“Vi presento il partito del Sud”


Natale Cuccurese è nato ad Afragola, in provincia di Napoli, ma vive a Quattro Castella, dove ricopre l’incarico di assessore al turismo, valorizzazione territoriale, all’economia, lavoro, transizione ecologica, agricoltura e aree protette.

Dal 2013 è presidente del Partito del Sud, una tra le più longeve formazioni meridionaliste italiane, fondata nel 2007.

Come è nato il suo impegno meridionalista?
Sono sempre stato progressista e quindi contrario ad ogni tipo di discriminazione ed apartheid ovunque nel mondo e un appassionato di storia. Grazie soprattutto agli scritti di Gramsci, Salvemini e di alcuni ricercatori “revisionisti”, come Antonio Ciano, ho iniziato ad appassionarmi al tema per poi diventare un convinto meridionalista progressista. Ricordo che il meridionalismo non è una corrente politica, ma un’attività di ricerca e di analisi storica ed economica sulla questione meridionale al fine di risolverla.

Com’è strutturata la vostra organizzazione?
E’ un partito federale, presente a macchia di leopardo in tutto il Paese e anche all’estero. Le Regioni hanno autonomia organizzativa, anche se devono rispettare negli accordi politici territoriali i risultati congressuali. Il Partito del Sud ha inoltre un accordo di “Cooperazione rafforzata” con il Partito della Sinistra Europea. Non bisogna mai dimenticare che al Centro-Nord sono presenti più di 13 milioni di meridionali di prima o seconda generazione. Ugualmente non va dimenticato che l’intera Italia è Sud d’Europa. Ecco che un Partito del Sud ha molta più ragione di avere un orizzonte nazionale di chi professa da anni che viene “prima il Nord”…

Non siete però l’unica forza politica che si propone di battersi per la tutela dei cittadini meridionali. Cosa vi differenzia dalle altre?
“Come dicevo sopra siamo una delle poche forze politiche del Mezzogiorno, sicuramente la prima per nascita, da sempre schierate a sinistra. La nostra storia parla da sola, dal 2007 ad oggi abbiamo sempre partecipato, spesso col nostro simbolo, ad elezioni politiche europee, nazionali, regionali, provinciali (fin quando c’erano) e comunali, anche al Nord, da soli, soprattutto nei primi anni, o all’interno di coalizioni di sinistra”.

Perché vi definite gramsciani e, per l’appunto, di sinistra? Molti meridionalisti sostengono che la difesa del Sud dovrebbe prescindere dalle collocazioni negli schieramenti .
“Il né destra né sinistra non mi ha mai convinto e solitamente chi dice questo solitamente poi vira immancabilmente a destra. I primi anni provammo a fare alcuni tentativi in tal senso subito naufragati. Si perdeva più tempo a placare le discussioni interne che a fare politica attiva. Non basta l’appartenenza territoriale se per arrivare all’obiettivo le proposte e le strategie sul tavolo spesso sono diametralmente opposte. Il faro rimane per noi il Gramsci della “Questione Meridionale”.

Ritiene che il campo largo sia stretto proprio perché non ha, al suo interno, chi rappresenti i temi meridionalisti. Perché è così importante?
“La situazione del Sud, all’unità ad oggi, non è dissimile ‘a una colonizzazione imperialista’ dove i meridionali non hanno nessuna voce in capitolo. Non è altro che un momento della lotta di classe che si estrinseca attraverso la trasformazione delle masse dei colonizzati in una classe di lavoratori sottopagati. Il fine è quello della costruzione di una massa enorme di forza lavoro a disposizione delle industrie del Nord Italia ed Europa tecnologicamente avanzate e di discarica terzomondista per rifiuti di ogni genere e tipo, a partire dalle scorie nucleari presenti e future, sempre e solo al servizio dei Nord. Riprova è l’Autonomia differenziata di Calderoli dove si vuole addirittura per legge è l’apartheid economico e sociale, per legge, verso i cittadini (evidentemente di serie B) del Mezzogiorno.

A riprova la proposta della Lega di NON fare votare i fuori sede del Sud…
Nessuna soluzione a tutte queste emergenze perenni è stata proposta ad esempio l’8 luglio a Napoli nel comizio delle forze attuali del “Campo Largo” che così allargato però non appare. Qualche frase, comunque scontata, ma nulla di più. Proposte evidentemente giudicate poco credibile da chi era in piazza e soprattutto da chi in piazza non si è nemmeno recato.

Solo nel marzo scorso media e politici avevano sottolineato la grande forza espressa di cittadini del Sud nell’essere decisivi con il loro voto (Napoli e Palermo oltre il 75% di NO) per respingere la riforma della giustizia proposta dalla destra. In altre parole, Meloni e la sua proposta antipopolare e servile è stata messa alla porta e la Costituzione difesa. Se n’è parlato per una settimana, poi il Sud, come sempre, è scomparso totalmente dai radar.

Quella piazza vuota di Napoli, solo tre mesi dopo, è la risposta dei cittadini a questa perdurante sottovalutazione. Senza il Sud non si vince, così come avvenuto per il Referendum.
Bisognerebbe finalmente convincersi che per costruire l’alternativa popolare di sinistra alle parole d’ordine: antiliberista, ambientalista, anticapitalista, antifascista, femminista e pacifista, bisogna necessariamente aggiungere meridionalista”.

Lei vive da tanto tempo in Emilia Romagna, ha ormai anche l’accento reggiano, dunque si è integrato nel Nord Italia. Ha mai provato a parlare delle necessità dei meridionali alla gente che vive nella sua area geografica? Cosa ne pensano? Come vivono la possibilità che i meridionali possano organizzarsi politicamente per difendere i loro diritti?

“Ne parlo da anni e francamente vedo molto attenzione ai temi a noi cari soprattutto, ma non solo, fra i giovani emigrati dal Mezzogiorno che trovano finalmente spiegazione al perché sono dovuti emigrare, al perché le loro vite sono schiacciate da un razzismo di Stato che è una vergogna nazionale, anche sui media. L’Emilia è una terra “rossa” per cui non c’è nessuna emergenza razzismo, poi ovviamente l’idiota di turno si può sempre trovare. Il termine giusto è sensibilizzare e poi su questo costruire. Come Partito del Sud siamo ben presenti al Nord e senza particolari problemi, io ne sono testimonianza diretta”.

Perché dal Sud può arrivare una proposta politica che non solo risolva i divari che penalizzano i meridionali ma possa essere ritenuta desiderabile anche da un cittadino veneto o piemontese?
“Perché la proposta meridionalista è proprio quella che seve a rilanciare tutto il Paese. Qualche anno fa Bankitalia ha proposto un approccio totalmente diverso rispetto a quello proposto da sempre dai governi nazionali, basato su studi e tabelle inoppugnabili che dimostrano quello che appare sempre più evidente a tutti, tranne che ai liberisti al governo, e cioè che per crescere l’Italia deve ridurre il divario tra Nord e Sud e rilanciare gli investimenti pubblici al Sud. Una evidenza alla base del Pnrr, poi sprecato in mille rivoli. La competitività delle imprese è strettamente legata alla disponibilità di una rete adeguata di trasporti e di telecomunicazioni”, rete trasporti in particolare che, come risaputo, al Sud non è adeguata. Il Pil del Nord dipende meno di quanto si creda dalle esportazioni all’estero e più di quanto non si pensi dalla vendita dei prodotti al Sud.

La situazione di import-export tra Nord e Sud Italia è resa possibile proprio dai tanto discussi trasferimenti fiscali da Nord a Sud. Detto ancora più semplicemente: se fossero annullati o anche solo ridotti (come all’atto pratico si concretizzerebbe con l’ottenimento dell’autonomia differenziata), il primo a farne le spese sarebbe proprio il Nord, che ne subirebbe le conseguenze peggiori.

Come dimostra un altro studio della Banca d’Italia, i 45 miliardi di euro annui che in media, nel decennio 1995-2005, sono stati trasferiti da Nord a Sud sono tornati indietro con gli interessi grazie ai prodotti che il Nord gli ha nel frattempo venduto: 63 miliardi di euro all’anno. Miliardi che diventano 70,5 l’anno se si aggiungono i soldi che il Nord incassa per i rimborsi della mobilità sanitaria di cui abbiamo parlato sopra.

Ci sarebbe come trasferimento fiscale dal Sud al Nord anche la formazione dei giovani laureati che emigrano al Nord per lavorare. Sempre secondo Bankitalia, l’aumento di 1 solo euro del Pil al Sud produce una crescita di 40 centesimi del Pil al Centro-Nord. Mentre non accade il contrario. L’aumento del Pil di 1 euro al Centro-Nord determina infatti una crescita per l’intero Paese di soli 10 centesimi. Investire sulla crescita del Sud comporterebbe un guadagno per l’intero Paese 4 volte maggiore. Un aumento di spesa dei consumatori del Sud di 100 euro innalza la produzione al Centro-Nord di 51,8 euro (di 20,2 euro al Nord-Ovest, di 14,3 euro al Nord-Est e di 17,3 al Centro).

Secondo molti analisti e studiosi, ‘se l’Italia, dunque, superasse le sue miopi illusioni di poter procedere a pezzi semi-separati, tornando a considerarsi Paese e sviluppando quindi anche il Sud, diverrebbe il Paese più competitivo d’Europa e forse del mondo’.
Purtroppo, gli appelli ripetuti non paiono aver suscitato particolare attenzione nel Governo attuale che è sicuramente il più antimeridionalista della storia d’Italia. Il Sud oggi sembra quasi una nazione a parte ed è senza una real e rappresentanza politica a schiena dritta. È un limite che non possiamo più permetterci. Cosa manca, in definitiva, alle forze politiche del Sud per creare un’unica forza meridionalista che possa condizionare la politica italiana, limitando lo strapotere nordcentrico della Lega e degli altri soggetti politici che in questi anni hanno avallato politiche antimeridionali?

“La Lega è riuscita nell’impresa di riunire i vari gruppi presenti allora (ma ancora oggi ne rimangono) al Nord perché aveva il collante del razzismo antimeridionale ed erano sostenuti dal potere economico e dai media nazionali (controllati dagli stessi prenditori) in funzione coloniale estrattiva nei confronti del Mezzogiorno. Da qui la nascita della Teoria della Locomotiva. Ricordo che qualche anno fa Guido Tabellini, già rettore della Bocconi, affermò che “per far correre Milano occorre rallentare Napoli”. E’ tutto qui.

Ricordo che nell’aprile 2021 Biden si era schierato contro la teoria che in Italia chiamiamo della “Locomotiva” e aveva dichiarato come l’evidenza empirica mostra che l’economia del trickle-down (loro la chiamano dello sgocciolamento) sostenuta dagli economisti liberisti non funziona: la crescita economica NON fa bene a tutti, ma (senza le giuste politiche correttive) avvantaggia solo i più ricchi. Ormai questo (dopo le ultime pubblicazioni in campo economico di famosi economisti americani) è una tale evidenza che anche il Presidente USA Biden si era sentito in dovere di affermarlo. Dai territori più ricchi non “sgocciola” nulla verso i territori più poveri e la “locomotiva” tira solo i primi vagoni, gli altri deragliano…

Come ho spiegato in precedenza bisogna invertire la prospettiva geografica altrimenti questo Paese si frantumerà inevitabilmente, con il via libera all’Autonomia differenziata. Ovvio che al Sud, mancando le caratteristiche viste sopra che portarono alla nascita della Lega, a partire dal potere economico e mediatico, unirsi tutti sotto un’unica bandiera è molto più difficile.
Però “mi sono convinto che anche quando tutto è o pare perduto, bisogna rimettersi tranquillamente all’opera, Ricominciando dall’inizio. Mi sono convinto che bisogna contare sempre su se stessi e sulle proprie forze; non attendersi niente da nessuno e quindi non procurarsi delusioni”.

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 Redazione Corriere PL

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