Affitti d’oro e opportunità sprecate, M5S: “Il Comune di Aprilia riveda subito i contratti e fermi gli sprechi di denaro pubblico”
“Mantenere la macchina amministrativa di un Comune comporta costi imponenti, ma quando si parla di locazioni passive, ovvero gli immobili che la Pubblica Amministrazione prende in affitto da privati, il dovere prioritario è ottimizzare ogni singolo euro di denaro pubblico. Un principio che assume ancora più rilevanza nel delicato contesto finanziario che gli stessi Organi straordinari e commissariali dell’Ente hanno più volte richiamato.
Ad Aprilia, la vicenda dei locali di Piazza dei Bersaglieri sembra rappresentare un caso emblematico di gestione inefficiente su cui è doveroso far luce, sia per le scelte del passato, sia per le azioni correttive che oggi vanno pretese con urgenza.
Per comprendere la gravità dello squilibrio economico occorre riavvolgere il nastro al 2019. Fino al 2018, il Comune di Aprilia corrispondeva per la sede degli uffici comunali di Piazza dei Bersaglieri (dove si trovano l’Anagrafe, l’Ufficio tributi, ecc) un affitto annuo di circa 170.000 euro. Con la rinegoziazione del febbraio 2019 (Delibera di Giunta n. 14), il quadro è cambiato radicalmente.
Il Comune ha ceduto l’intero Primo Piano (oltre 2.020 mq), acquisendo in cambio un ampliamento degli spazi al piano terra (fino a 2.192 mq) e il piano interrato di ben 2.615 mq. Risultato? Il canone di locazione è letteralmente schizzato a 350.000 euro all’anno. In sostanza, scambiando un piano nobile fuori terra con un garage/seminterrato e una porzione di piano terra, l’affitto per le casse comunali è più che raddoppiato.
Un’attenta analisi dei valori locativi OMI (Osservatorio del Mercato Immobiliare) riferiti al 2° semestre 2025 evidenzia anomalie macroscopiche:
- I valori OMI ufficiali della zona:
- Uffici: da 5,70 € a 9,40 €/mq al mese (valore medio 7,55 €)
- Magazzini/Sotterranei: da 1,70 € a 3,40 €/mq al mese (valore medio 2,55 €)
- La discrepanza sulle superfici: Sembrerebbe esistere una difformità tra i metri quadri indicati nel contratto e le superfici catastali effettive, che sarebbero inferiori.
- Il calcolo con le superfici risultanti dal contratto: Trattandosi di un’ampia superficie locata ad un unico conduttore pubblico, la prassi immobiliare impone l’applicazione dei valori minimi della forbice OMI.
- Applicando le tariffe minime sulle superfici (1,70 €/mq per l’interrato e 7,60 €/mq per il piano terra), il canone annuo corretto si attesterebbe sui 250.000 euro.
- Considerando le dinamiche e le trattative del mercato attuale per metrature così imponenti, un accordo congruo per le casse comunali si dovrebbe chiudere intorno ai 185.000/200.000 euro all’anno.
Pagarne 350.000 significa aver riconosciuto una media di circa 6,50 €/mq applicata indistintamente anche agli enormi spazi sotterranei adibiti a semplice deposito o archivio (utilizzati peraltro solo al 50%). Ad oggi sembrerebbe un vero e proprio “favore” al locatore privato a spese dei cittadini, ma forse all’atto della stipula i prezzi erano congrui.
A rendere il quadro ancora più critico vi è un dettaglio contrattuale decisivo. L’articolo 24 del contratto del 2019 concedeva al Comune il diritto di opzione per l’acquisto definitivo dell’immobile al prezzo fissato di 3.700.000 euro.
La clausola prevedeva espressamente che, esercitando il riscatto alla scadenza del terzo anno, sarebbe stato scomputato dal prezzo il 30% di tutti i canoni versati fino a quel momento. Avendo corrisposto in quel triennio 1.050.000 euro di affitti, lo sconto perso per le casse pubbliche ammonta esattamente a 315.000 euro. L’Amministrazione civica dell’epoca ha invece lasciato scadere la finestra temporale, rinunciando al risparmio e rimanendo imbrigliata nel pagamento di un affitto a fondo perduto da 350.000 euro l’anno. In soli dieci anni di locazione continuativa, l’Ente finirà per sborsare in affitti una cifra pari a quella che sarebbe servita per acquisire la proprietà dell’immobile; un qualsiasi padre di famiglia, nella stessa situazione, avrebbe optato per l’acquisto e non per il pagamento a vuoto del mutuo, ma l’amministrazione civica dell’epoca seguì la linea opposta.
In questo scenario è essenziale mantenere totale chiarezza anche sulla destinazione degli immobili comunali. Il complesso de Il Tulipano, acquisito grazie ad un importante finanziamento PNRR di circa 1,5 milioni di euro, nasce con una destinazione precisa ed esclusiva: attività sociali e culturali.
Garantire che questi spazi vadano al mondo delle associazioni, del Terzo Settore e alle realtà di volontariato (come la Croce Rossa e gli operatori culturali che rischiano la privazione delle proprie sedi o dell’autoparco) non è soltanto un dovere formale legato ai vincoli dei fondi europei, ma è un impegno morale nei confronti della comunità. Le risorse europee ottenute per il sociale non vanno distolte né confuse con le esigenze logistiche degli uffici comunali.
Essendo oggi il Comune guidato da una commissione straordinaria, quale forza politica agiamo in qualità di promotori di proposte politiche responsabili e di denuncia degli sprechi. Chiediamo quindi agli organi competenti un cambio di rotta immediato basato su 4 punti chiari:
1. Denuncia e monitoraggio degli sprechi: Inserire la revisione di questo contratto tra le priorità del piano di riequilibrio e razionalizzazione della spesa dell’Ente.
2. Revisione e rimodulazione immediata del contratto: Chiedere subito la rinegoziazione delle condizioni contrattuali di Piazza dei Bersaglieri, abbattendo il costo al metro quadro e valutando l’eliminazione dal contratto della porzione del seminterrato adibita parzialmente ad archivio, trasferendolo nel seminterrato de Il Tulipano, dove comunque avanzerebbe spazio a sufficienza per le auto delle associazioni, riducendo così drasticamente l’attuale canone annuo.
3. Valutazione del riscatto/acquisto: Verificare la sostenibilità economica e finanziaria per procedere all’eventuale all’acquisto dell’immobile di Piazza dei Bersaglieri a condizioni e stime aggiornate, trasformando la spesa corrente in patrimonio dell’Ente.
4. Valorizzazione del patrimonio comunale alternativo: In subordine all’acquisto o alla rimodulazione del contratto, valutare il trasferimento strategico degli uffici e dei servizi in altri stabili di proprietà già a disposizione o valorizzabili dall’Ente (es. il patrimonio comunale di Piazza Roma, il complesso dell’Ex Claudia o altri immobili idonei), ottimizzando le sedi pubbliche senza penalizzare gli spazi destinati al sociale.
Continuare a versare un canone ai valori massimi di mercato per spazi inutilizzati o sproporzionati non è più tollerabile. Serve una gestione delle risorse pubbliche improntata al buon senso, alla trasparenza e al rispetto dei soldi dei cittadini e sono sicuro che la Commissione accoglierà queste riflessioni e procederà in tal senso”.
Così, in una nota, l’attivista del Movimento Cinque Stelle di Aprilia, Andrea Ragusa.
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Comunicato Stampa
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