Per Maria Alessandra Segantini architetto, docente internazionale e teorica del Future Heritage “La qualità non è un lusso, è una forma di giustizia sociale”
Mentre il Governo discute il nuovo Piano Casa, destinato a mobilitare circa 10 miliardi di euro per il recupero degli alloggi popolari inutilizzati e la realizzazione di nuovi interventi di housing sociale, il dibattito pubblico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sui numeri: quanti alloggi recuperare, quanti costruirne.
Per Maria Alessandra Segantini, co-fondatrice di C+S Architects, recentemente premiata come Architetto Italiano dell’Anno per le torri di housing sociale di Cascina Merlata a Milano, la questione è più profonda. “La vera domanda non è quante case costruiremo, la vera domanda è quale eredità lasceremo alle generazioni future con questa operazione. Il rischio è affrontare il problema dell’abitare senza affrontare il problema del patrimonio che vogliamo costruire” afferma Segantini.
Da oltre trent’anni il lavoro di Segantini si sviluppa attorno a una convinzione semplice: il patrimonio non coincide con la conservazione del passato, ma con la responsabilità verso il futuro. Da questa riflessione nasce il concetto di Future Heritage, una visione che attraversa la sua attività professionale, la ricerca e l’insegnamento in Europa e negli Stati Uniti.
“Future Heritage è un approccio all’architettura che nasce dallo studio delle stratificazioni storiche ed ecologiche dei luoghi, dei materiali e delle tecniche costruttive locali. Per troppo tempo l’idea di patrimonio si è rivolta esclusivamente al passato. Ma il patrimonio è ciò che scegliamo di portare nel futuro e il modo in cui lo facciamo. Ogni progetto dovrebbe contribuire a rafforzare il rapporto tra comunità, ambiente e memoria collettiva. La natura, prima ancora degli edifici, è il più antico patrimonio dell’umanità.”
In questa prospettiva il Piano Casa rappresenta un’opportunità storica. Non soltanto per affrontare l’emergenza abitativa, ma per ripensare il significato stesso dell’abitare nel XXI secolo. Secondo Segantini, la qualità dell’architettura non può essere separata dalla qualità della vita. “La qualità non è un lusso, è una forma di giustizia sociale”, dice. “Le persone che vivono nell’edilizia pubblica e nell’housing sociale hanno diritto alla stessa dignità spaziale, ambientale e costruttiva di chiunque altro. Costruire bene significa ridurre le disuguaglianze”.
Per questo la progettista pone al centro del dibattito un tema raramente affrontato nelle politiche dell’abitare: il tempo. “Continuiamo a valutare gli edifici e gli spazi pubblici sulla base del costo iniziale. Dovremmo invece giudicarli sulla loro capacità di durare. Un edificio che si degrada rapidamente produce costi economici, ambientali e sociali. Un edificio che invecchia bene genera valore per decenni. La manutenzione non è solo una questione tecnica. È una questione sociale. La qualità costruttiva non è un costo aggiuntivo. È un investimento che riduce i costi sociali, ambientali e manutentivi nel lungo periodo”.
Alla base del Future Heritage vi è l’idea che architettura, paesaggio e società non possano più essere considerati ambiti separati. Contro l’omologazione prodotta dalla globalizzazione, Segantini propone un’architettura capace di tradurre il DNA dei luoghi nei linguaggi contemporanei, valorizzando culture costruttive, biodiversità, lavoro artigianale e memoria materiale dei territori senza rinunciare all’innovazione.
Per Segantini il successo del Piano Casa non si misurerà soltanto nel numero di alloggi realizzati o recuperati, ma nella capacità degli interventi di costruire valore pubblico, identità urbana e senso di appartenenza. “Se sapremo utilizzare questa occasione per ricostruire il rapporto tra persone, natura e città, il Piano Casa potrà diventare molto più di un programma edilizio. Potrà diventare un progetto di Future Heritage. Un’eredità capace di generare dignità, appartenenza e valore per le generazioni che verranno. La vera misura del successo del Piano Casa non sarà il numero delle case realizzate, ma la qualità della società che quelle case avranno contribuito a costruire.”
Approfondimento C+S Architects
Fondato a Venezia nel 1994 da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S ARCHITECTS opera tra Londra e Treviso è uno studio di architettura, design e ricerca riconosciuto dalla critica come tra i più autorevoli protagonisti del panorama contemporaneo.
Lo studio è impegnato nella costruzione di un futuro equo e sostenibile. I progetti costruiti sviluppano una poetica fondata sul rapporto della materia con la luce, il tempo e la natura, nonché sulla ricchezza tattile dei materiali lavorati artigianalmente, celebrando la trasformazione come processo continuo. Ogni intervento diventa così un ponte tra costruito e non costruito, tra tradizione e innovazione, tra storia e futuro.
Emblematici del suo approccio sono la rigenerazione paesaggistica dell’isola di Sant’Erasmo nella laguna veneziana (candidata al Premio Mies van der Rohe 2009), i concorsi internazionali per il sito Panquin in Belgio, il nuovo museo GAMeC di Bergamo, gli uffici low-tech per Leiedal e l’Harbor Brain Building all’Arsenale di Venezia, primo edificio off-grid della città.
Tra le opere premiate figurano la cittadella della giustizia a Venezia (Premio Speciale della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012), le torri residenziali di Milano e la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, entrambe candidate al Premio Mies van der Rohe 2021 e 2023.
Nel 2022 i fondatori sono stati insigniti del titolo di Architetti Italiani dell’Anno e nel 2024 hanno ricevuto l’iscrizione all’Albo d’Oro della Repubblica di San Marino.
Visualizzazioni: 1
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Corriere PL
Source link




