La storia e il folklore ci regalano da sempre un patrimonio intangibile. È proprio in questo immenso background culturale che si sono andate a celare le paure più intime unitamente alle speranze degli uomini, che per secoli hanno alimentato quell’immaginario collettivo tanto della Campania quanto della Basilicata. Per lungo tempo, tutto questo è stato relegato a semplici curiosità oppure liquidato sotto la lente dello stereotipo, l’esoterismo e la magia popolare. Al contrario, queste realtà sono veri e propri fenomeni culturali complessi, in grado di dialogare con la psicologia, la filosofia e la storia delle religioni.
Ad oggi, a costruire un ponte così rigoroso tra la ricerca più accademica e indipendente e la divulgazione pop vi è Luisa Poledro, autrice e mente del progetto social WitChannel. Con oltre venticinque anni di studi alle spalle e quindici anni di presenza online, Luisa si dedica a de-costruire quei cliché legati alla figura della “strega” e ai riti del Mezzogiorno, restituendo a queste tradizioni la loro dignità di beni culturali.
In questa intervista, l’obiettivo è proprio quello di capire come il rigore storico possa trasformare vecchie credenze in preziose chiavi di lettura del presente e, perché no, anche del futuro.
Tra rigore scientifico e social: “il metodo WitChannel”
Cara Luisa, come ho tenuto ad anticipare nell’introduzione alla tua persona e alla tua indagine, da ben oltre venticinque anni porti avanti una ricerca indipendente, nella quale si intrecciano perfettamente discipline come l’antropologia, la storia delle religioni e la psicologia. Tutto questo riesci efficacemente a trattarlo anche sui social e, in particolar modo, sul canale Instagram, dove ti esponi direttamente a un pubblico vasto e moderno. Ecco, come riesci a de-costruire gli stereotipi sulla stregoneria e sulla magia popolare senza perderne il fascino, mantenendo comunque il rigore scientifico che distingue la storia dal folklore e dalle reinterpretazioni contemporanee?
Credo che il fascino non nasca dal mistero fine a sé stesso, ma dalla conoscenza. Per molti anni ci è stato raccontato che, per rendere interessante un argomento, fosse necessario romanzarlo. Io penso l’esatto contrario: la realtà è spesso molto più affascinante delle leggende costruite attorno ad essa.
Il mio lavoro consiste proprio nel distinguere i diversi livelli del racconto. Cerco di spiegare cosa appartiene alla documentazione storica, cosa al folklore, cosa alla tradizione orale e cosa, invece, rappresenta una reinterpretazione moderna. Nessuno di questi livelli è meno importante degli altri, purché venga presentato per ciò che realmente è.
I social sono uno strumento straordinario, ma richiedono un linguaggio accessibile. Il mio obiettivo non è semplificare i contenuti, bensì renderli comprensibili senza impoverirli. Se una persona, dopo aver visto un mio video, sente il desiderio di approfondire, allora considero raggiunto il mio scopo.
Campania, Basilicata e il valore antropologico della magia popolare
Le tue ricerche si sono concentrate a lungo sul territorio tra Campania e Basilicata, terre ricchissime di fascino, pratiche guaritrici, rituali e leggende. Qual è il contributo più sorprendente che la magia popolare di queste regioni ha dato all’immaginario collettivo e perché è fondamentale riscoprirlo oggi come vero e proprio patrimonio culturale da tutelare?
La cosa che mi ha sempre colpita è che la magia popolare racconta molto meno il soprannaturale e molto di più l’essere umano.
Dietro un rito contro il malocchio, una guarigione tradizionale, un gesto tramandato o una formula recitata sottovoce non c’è soltanto la credenza religiosa o magica, ma una comunità che cerca di dare un senso alla sofferenza, all’incertezza, alla malattia, alla perdita e perfino alla speranza.
Campania e Basilicata custodiscono un patrimonio immenso fatto di racconti, pratiche, simboli e memorie familiari che rischiano di scomparire insieme alle ultime generazioni che li hanno vissuti direttamente.
Tutelare questo patrimonio non significa stabilire se quelle pratiche, all’epoca in cui erano adottare, “funzionassero” oppure no. Significa riconoscere il loro valore antropologico e culturale, perché raccontano chi siamo stati e, in parte, chi continuiamo a essere.
Simboli, paure e bisogni: “l’esoterismo come lente del presente”
Nel tuo approccio non ti limiti alla cronaca o alla curiosità. Attingi frequentemente a discipline come la filosofia e la letteratura per spiegare fenomeni, che spesso sono fraintesi. In che modo lo studio dell’esoterismo e delle pratiche popolari ci aiuta a comprendere non solo il passato, ma anche le paure, i bisogni e la psiche dell’essere umano più contemporaneo?
L’esoterismo, quando viene studiato seriamente, rappresenta una straordinaria lente attraverso cui “osservare” l’essere umano.
Non mi interessa affrontarlo come un elenco di pratiche o di rituali, ma come fenomeno culturale. Filosofia, psicologia, antropologia e letteratura permettono di comprendere perché determinati simboli continuino a parlare all’uomo contemporaneo.
Le nostre paure sono cambiate molto meno di quanto immaginiamo. Cambiano gli strumenti, cambia il linguaggio, ma restano il bisogno di controllo, il desiderio di trovare significato, la ricerca di protezione, la paura dell’ignoto e della morte.
Studiare questi fenomeni significa comprendere come le società abbiano elaborato tali bisogni nel corso dei secoli. E questo ci aiuta anche a leggere il presente con maggiore consapevolezza.
Oltre il sensazionalismo: “la divulgazione culturale sui social”
La figura della “strega” e l’immaginario magico hanno subito enormi trasformazioni nei secoli, fino ad approdare sui social media. Come è cambiato il modo di fare informazione su questi temi in oltre quindici anni di tua presenza online, e qual è la risposta del pubblico di fronte a un’informazione che supera la solita narrazione sensazionalistica?
Quando ho iniziato a parlare di questi argomenti online, il panorama era molto diverso. Si trovavano quasi esclusivamente due estremi: da una parte il sensazionalismo e dall’altra la derisione.
Negli anni ho visto crescere un pubblico sempre più desideroso di approfondire e meno disposto ad accontentarsi delle spiegazioni semplicistiche.
Naturalmente i social premiano spesso contenuti rapidi e d’impatto, ma credo che stia crescendo anche una comunità che cerca rigore, fonti e contesto.
Ricevo, infatti, moltissimi messaggi di persone che mi dicono “Non avevo mai visto affrontare questi argomenti in questo modo!” È probabilmente il complimento più bello che possa ricevere, perché significa aver contribuito a creare curiosità critica, invece, che semplice intrattenimento.
Nuove mappe e ricerche future
Guardando al futuro della tua ricerca e del progetto WitChannel, quali sono le nuove direzioni e i tabù culturali legati alla magia popolare e all’esoterismo che senti l’urgenza di esplorare e raccontare alle prossime generazioni? Grazie.
Mi interessa continuare a esplorare il rapporto tra la magia popolare, le tradizioni esoteriche, il folklore, la storia delle religioni e l’antropologia culturale, mostrando come siano realtà differenti ma spesso intrecciate nella costruzione dell’immaginario collettivo. Uno degli aspetti che considero più importanti è proprio distinguerli, perché troppo spesso vengono sovrapposti o confusi, quando, in realtà, hanno origini, funzioni e modalità di trasmissione profondamente diverse.
Negli ultimi mesi, ad esempio, ho trascorso un periodo a New York per approfondire alcune ricerche legate al mio prossimo libro. Può sembrare curioso dirlo, ma quella città riesce sempre a darmi una sensazione di casa. È una metropoli che la maggior parte delle persone identifica con i grattacieli, il cinema e la frenesia urbana; io, invece, ho scelto di percorrerla seguendo un’altra mappa, fatta di simboli, folklore, luoghi poco conosciuti, vicende dimenticate e narrazioni che raramente trovano spazio nel racconto più comune della città. È stato un viaggio di ricerca, prima ancora che un viaggio geografico, e spero di poter condividere presto questo lavoro con i lettori.
Parallelamente sto lavorando a un saggio nel quale saranno raccolti oltre venticinque anni di studi e riflessioni. Il mio intento non è offrire ricette magiche e facili risposte, ma proporre uno strumento che aiuti a comprendere la figura della strega, la magia popolare e le tradizioni esoteriche attraverso una prospettiva storica, antropologica e culturale, distinguendo ciò che appartiene alle fonti, ciò che deriva dal folklore e ciò che è frutto di interpretazioni contemporanee.
Se c’è una cosa che vorrei lasciare alle nuove generazioni è soprattutto un metodo. Non chiedo alle persone di credere a ciò che racconto; le invito a studiare, a verificare le fonti, a confrontare punti di vista diversi e a coltivare quella curiosità che rappresenta il motore di ogni ricerca autentica.
Perché la conoscenza non dissolve il mistero: ci permette di comprenderlo meglio. E credo che sia questo il modo più autentico per rispettare e preservare un patrimonio culturale tanto ricco quanto spesso frainteso.
Se anche voi avete apprezzato la riflessione condotta dalla fantastica Luisa Poledro e volete continuare a seguire i suoi studi e progetti futuri e, laddove, possibile, contattarla anche direttamente, allora, potete farlo attraverso i suoi principali riferimenti. Questi sono così riassumibili nell’indirizzo email witchannelofficial@gmail.com, nei suoi canali personali, quali il profilo Instagram https://www.instagram.com/witchannel/, quello di Facebook https://www.facebook.com/witchannel e il suo sito web https://www.witchannel.it/. E ancora, nel suo popolarissimo account YouTube https://www.youtube.com/@witchannel
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Viviana Ricci
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