2026-08-11
VITERBO – Non è soltanto una questione di caldo. È anche il modo in cui Viterbo è costruita a rendere sempre più complicato affrontare estati come quella che stiamo vivendo. Le ondate di calore si susseguono e ciò che fino a qualche anno fa poteva essere considerato eccezionale rischia di diventare una condizione con cui dovremmo imparare a convivere.
Ed è qui che è normale porsi una certa domanda: Viterbo è pronta ad affrontare questa nuova tipologia di clima?
Ormai siamo ad agosto e buona parte dell’estate è alle nostre spalle. Sarebbe facile aspettare settembre, vedere scendere le temperature e dimenticare il disagio vissuto in queste settimane. Il problema è che estati particolarmente calde continuano a ripetersi e diventa quindi necessario interrogarsi non soltanto sulle temperature, ma anche su quanto le nostre città siano preparate ad affrontarle.
Viterbo come una grande batteria di calore
Il problema, infatti, non riguarda esclusivamente le temperature massime raggiunte durante il giorno. A fare la differenza sono soprattutto le ore successive al tramonto.
Basta spostarsi di pochi chilometri per accorgersene. Tra Viterbo e Bagnaia durante la notte possono esserci anche tre gradi di differenza. Lo stesso accade spostandosi verso San Martino al Cimino o, in misura minore, anche semplicemente allontanandosi dal centro urbano verso zone maggiormente circondate dal verde.
Una differenza apparentemente piccola, ma che significa passare da una notte con 22-23 gradi a una con 26-27.
Proprio in merito al tema ci siamo confrontati con Donato Ferrucci, Presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Viterbo, costruendo con lui una riflessione sul tema delle isole di calore urbane e della sostenibilità del verde urbano.
‘Sicuramente le zone urbane sono quelle che soffrono di più. Bagnaia è circondata dal verde e ha i Cimini sopra, ma anche nella stessa Viterbo, se ci si sposta verso i Cappuccini, si trova una temperatura diversa rispetto a quella che si registra dentro le mura’.
La città funziona, in sostanza, quasi come una grande batteria: asfalto, cemento, pietra e superfici urbane assorbono energia durante le ore diurne per poi rilasciare lentamente il calore accumulato quando il sole è ormai tramontato, peccato che, le ore a disposizione di buio, non bastano a far dissipare completamente il calore.
Il verde c’è, ma non è più sufficiente
La soluzione più immediata sembrerebbe semplice: aumentare il verde. Ma la questione è più complessa.
‘Secondo me a Viterbo il verde c’è, il problema è che ormai non è più sufficiente. Il verde non è fatto soltanto dagli alberi, ma da tanti elementi e noi ne abbiamo diversi. Con una densità adeguata può contribuire ad abbattere la temperatura anche di due o tre gradi, che si traducono poi in un importante risparmio energetico anche nell’utilizzo dei climatizzatori’.
Due o tre gradi che, soprattutto durante le ore notturne, possono fare una differenza enorme.
Per anni, però, le nostre città sono state costruite seguendo altre necessità. Servivano parcheggi, strade, supermercati e nuovi spazi destinati alle automobili. Il clima era differente e differenti erano anche le priorità.
Oggi qualcosa è cambiato.
‘Erano altre priorità. Adesso le priorità sono cambiate: non è soltanto avere parcheggi, ma avere alberi e avere verde. Fortunatamente esistono anche soluzioni come il verde verticale o sistemi legati al ricircolo dell’acqua. Dal punto di vista tecnologico c’è molto e questi interventi dovranno entrare sempre di più nelle priorità delle città’.
Piantare un albero è facile, mantenerlo molto meno
C’è però un altro lato della medaglia che spesso viene dimenticato quando si parla di nuove alberature.
Realizzare un’area verde ha un costo, ma soprattutto ne ha un altro mantenerla. Una questione che a Viterbo diventa evidente già durante la primavera, quando la manutenzione di aiuole e spazi verdi rappresenta periodicamente motivo di discussioni.
‘Non possiamo raccontare soltanto la parte positiva. La gestione del verde ha un costo e bisogna bilanciare tutto. Certamente si può fare, anzi si deve fare, perché ormai le città hanno bisogno di verde. Il problema è che si tratta di un settore nel quale si fa fatica proprio per la manutenzione. È facile mettere un ettaro di verde a Viterbo, è il costo per mantenerlo che diventa importante’.
Il punto, quindi, non è riempire indiscriminatamente la città di alberi, ma costruire un sistema di verde urbano che possa essere sostenibile anche nel tempo.
E se partecipassero anche i cittadini?
Una possibile strada arriva dalle esperienze già adottate in altre città italiane: affidare parte della manutenzione di piccoli spazi verdi anche a cittadini, associazioni e attività private.
‘In diverse città ci sono esperienze interessanti. In alcuni casi, per esempio, è stata concessa l’adozione delle aiuole ai privati o alle aziende ed è diventata quasi una gara a chi avesse l’aiuola più bella. Può essere un modo operativo, insieme alle possibilità di finanziamento che esistono. Dipende anche da quanto un’amministrazione decide di considerare questo tema una priorità’.
Un modello che non sostituirebbe naturalmente la gestione pubblica del verde, ma che potrebbe contribuire a costruire una maggiore collaborazione tra amministrazione, associazioni, professionisti e cittadini.
Le priorità di una città che cambia
Ed è forse proprio questa la questione centrale.
Non possiamo cambiare il clima di Viterbo, né eliminare le prossime ondate di calore. Possiamo però cambiare il modo in cui la città le affronta.
Più alberature, zone d’ombra, verde verticale, una migliore gestione dell’acqua e superfici urbane pensate anche per limitare l’accumulo di calore potrebbero diventare elementi sempre più importanti nella progettazione della Viterbo del futuro.
Perché se fino a qualche decennio fa la priorità poteva essere creare un parcheggio in più anche se tutt’ora sembra essere la priorità), oggi potrebbe essere necessario chiedersi anche quanto quel parcheggio, completamente esposto al sole, contribuirà a rendere ancora più caldo il quartiere che lo ospita.
Una volta si diceva che dopo Ferragosto l’estate fosse praticamente finita. Oggi non è più cosi, e dobbiamo essere noi a farcene carico.
E allora forse la domanda non è più se quella del 2026 sia stata un’estate eccezionalmente calda. La domanda è se, davanti a estati di questo tipo sempre più difficili da considerare un’eccezione, Viterbo sia pronta a cambiare insieme al clima che la circonda.
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Farronato Andrea
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