Case sempre più care in Europa: prezzi +4,7%, salgono anche gli affitti. In Italia mercato in frenata


Eurostat fotografa una nuova crescita del costo dell’abitare: nel secondo trimestre 2026 abitazioni +4,7% e canoni +3% nell’Ue. In Italia i prezzi aumentano del 4% su base annua, mentre le compravendite rallentano. Governo e maggioranza studiano nuove misure per giovani e affitti

Comprare o affittare una casa continua a diventare più costoso in gran parte d’Europa. Nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni nell’Unione europea sono aumentati del 4,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre gli affitti sono cresciuti del 3%.

A fotografare il fenomeno è Eurostat, che registra una pressione ancora diffusa sul mercato immobiliare europeo nonostante le differenze, anche molto marcate, tra i singoli Paesi. Rispetto ai primi tre mesi dell’anno, i prezzi delle case sono saliti dell’1,2%, mentre i canoni di locazione hanno registrato un aumento dello 0,7%.

Il dato riporta al centro un problema ormai strutturale per molte economie europee: l’accesso alla casa, soprattutto per giovani, famiglie con redditi medio-bassi e lavoratori che vivono nelle grandi città.

Il quadro europeo mostra una tendenza prevalentemente al rialzo.

Nel confronto tra il secondo trimestre 2026 e lo stesso periodo del 2025, i prezzi delle abitazioni sono diminuiti soltanto in Finlandia (-2,7%), Lussemburgo (-2,2%) e Francia (-0,8%).

Gli incrementi maggiori sono stati invece registrati in Portogallo (+16,5%), Bulgaria (+15,5%) e Lituania (+14,3%).

Anche gli affitti continuano a crescere. Considerando il confronto tra la media del 2025 e il secondo trimestre del 2026, Eurostat rileva aumenti dei canoni in tutti i Paesi dell’Unione per i quali sono disponibili dati.

Nello stesso periodo i prezzi delle abitazioni hanno corso più rapidamente degli affitti in 18 Stati membri.

La dinamica conferma una tendenza di lungo periodo: negli ultimi anni il costo degli immobili è cresciuto molto più velocemente dei redditi in diverse aree europee, rendendo sempre più difficile l’acquisto della prima casa per una parte della popolazione.

Anche l’Italia resta inserita nella fase di crescita, sebbene con valori leggermente inferiori alla media europea.

Secondo l’Istat, nel secondo trimestre del 2026 l’indice dei prezzi delle abitazioni è aumentato dell’1,7% rispetto al trimestre precedente e del 4% rispetto allo stesso periodo del 2025.

Il ritmo è in rallentamento rispetto al +5,1% registrato nei primi tre mesi dell’anno.

La crescita riguarda sia le case nuove sia quelle già esistenti.

Nel dettaglio:

le abitazioni nuove costano il 5% in più rispetto a un anno prima;

quelle esistenti registrano un incremento del 3,7%.

Anche in questo caso la velocità degli aumenti si è ridotta rispetto al trimestre precedente.

Le differenze territoriali restano significative. Il Centro mostra l’incremento più elevato, pari al 5,1%, seguito dal Nord-Est con il 4,2% e dal Nord-Ovest con il 3,9%. Più contenuta la crescita nel Sud e nelle Isole, al 2,6%.

Tra le grandi città spicca Torino, +8,5% su base annua, mentre Roma registra un +6,4% e Milano un aumento più moderato del 2,4%.

Se i prezzi salgono, il numero delle transazioni mostra invece segnali di raffreddamento.

Dopo circa due anni di espansione, nel secondo trimestre del 2026 le compravendite residenziali in Italia sono rimaste sostanzialmente stabili: +0,1% rispetto allo stesso periodo del 2025, dopo il +4,4% registrato nel primo trimestre.

È un dato importante perché segnala come la domanda inizi a incontrare maggiori difficoltà, anche sul fronte dell’accesso al credito.

Su scala europea, invece, i dati completi disponibili riguardano il 2025. Eurostat segnala che le vendite di abitazioni sono aumentate nella maggior parte dei 18 Paesi per i quali esistono statistiche comparabili.

Gli incrementi maggiori sono stati registrati in Slovenia (+29,9%), Lituania (+22,8%) e Austria (+21,4%). Solo Croazia, Bulgaria e Polonia hanno segnato una flessione.

Eurostat precisa tuttavia che le statistiche sulle compravendite vengono fornite dagli Stati su base volontaria e non coprono quindi uniformemente l’intera Unione.

Una fotografia più recente del mercato italiano arriva da Idealista, basata però sui prezzi richiesti negli annunci immobiliari, e dunque non direttamente sovrapponibile all’indice ufficiale Istat relativo alle transazioni.

Secondo il portale, il terzo trimestre del 2026 si è chiuso con un calo dell’1,1% dei prezzi richiesti rispetto ai tre mesi precedenti.

Il valore medio nazionale si attesta a 2.031 euro al metro quadrato.

Su base annua, tuttavia, il dato resta positivo: a settembre le richieste risultano superiori del 3,3% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre rispetto ad agosto sono rimaste sostanzialmente ferme.

Il 62% dei capoluoghi continua inoltre a registrare rincari.

Milano rimane la città più cara d’Italia con una media di 5.659 euro al metro quadrato, seguita da Venezia, Bolzano e Firenze. Roma si attesta a circa 3.810 euro al metro quadrato.

Secondo Vincenzo De Tommaso, responsabile dell’Ufficio Studi di Idealista, il calo trimestrale risentirebbe anche dell’effetto ritardato delle condizioni restrittive del credito: mutui ancora costosi limitano una parte della domanda potenziale, soprattutto nelle periferie e nel segmento medio. Le grandi città, invece, mostrano maggiore tenuta.

L’aumento del prezzo degli immobili non può essere letto separatamente dall’andamento di salari e occupazione.

Il problema dell’abitare diventa infatti particolarmente pesante quando l’aumento di canoni e valori immobiliari procede più rapidamente della capacità di spesa delle famiglie.

Per i giovani significa spesso rinviare l’uscita dalla famiglia d’origine, l’acquisto di un’abitazione o la formazione di un nuovo nucleo familiare.

È proprio su questo collegamento che il governo ha insistito negli ultimi mesi.

Giorgia Meloni ha più volte collegato le politiche abitative alla stabilità lavorativa e alla possibilità di costruire una famiglia. Il Piano Casa, diventato legge a luglio, punta tra l’altro al recupero e alla riqualificazione di circa 60mila alloggi popolari e prevede particolare attenzione alle giovani coppie e agli affitti a prezzi calmierati.

In vista della prossima legge di Bilancio il dossier casa potrebbe tornare al centro del confronto politico.

Fra le ipotesi allo studio ci sono nuovi incentivi per facilitare l’accesso dei giovani alla prima abitazione e agevolazioni fiscali sul mercato delle locazioni.

Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha spiegato, ad esempio, che il governo sta valutando la possibilità di ridurre dal 10% al 5% l’Iva sugli affitti di abitazioni quando il locatore è un’impresa di costruzioni, subordinando però qualsiasi intervento alla disponibilità delle risorse.

È invece una proposta del leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, e non ancora una misura governativa definita, l’ipotesi di una cedolare secca al 5% per le locazioni a lungo termine, pensata soprattutto per favorire l’offerta di abitazioni ai giovani.

Sul tavolo vengono inoltre indicate altre possibili misure, come il rafforzamento delle agevolazioni per l’acquisto della prima casa degli under 36.

Il nodo, anche in questo caso, resta quello delle coperture finanziarie.

Al problema dei prezzi si aggiunge poi quello della riqualificazione energetica degli edifici.

Il primo ottobre la Commissione europea ha inviato un parere motivato all’Italia e ad altri otto Stati membri per non aver ancora trasmesso il progetto del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici previsto dalla nuova direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli immobili.

Oltre all’Italia, la procedura riguarda Belgio, Repubblica Ceca, Irlanda, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Polonia e Slovacchia.

I piani avrebbero dovuto essere presentati entro il 31 dicembre 2025.

I nove Paesi hanno ora due mesi per rispondere e trasmettere i documenti mancanti. In caso contrario Bruxelles potrà decidere di portare il dossier davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea.

La cosiddetta direttiva “case green” mira a rendere progressivamente più efficiente e decarbonizzato il patrimonio edilizio europeo entro il 2050.

Il tema della casa ha assunto nel frattempo una dimensione politica particolarmente forte in Spagna, dove la crescita dei prezzi e degli affitti ha alimentato negli ultimi mesi proteste e mobilitazioni.

Il problema è particolarmente evidente nelle grandi città e nelle zone turistiche, dove alla scarsità di abitazioni disponibili per i residenti si aggiunge la pressione degli affitti brevi.

Il caso spagnolo mostra come la crisi dell’abitare non sia più soltanto una questione immobiliare, ma tocchi direttamente il potere d’acquisto, la qualità del lavoro e la stabilità sociale.

I nuovi numeri europei restituiscono quindi un mercato ancora caratterizzato da forti tensioni.

I prezzi continuano a crescere in quasi tutta l’Unione e gli affitti non mostrano segnali di inversione. In Italia l’aumento annuo rimane significativo, anche se le compravendite hanno quasi smesso di crescere e nel terzo trimestre i prezzi richiesti negli annunci hanno mostrato una prima correzione.

Il punto centrale diventa così sempre meno soltanto quanto costa un metro quadrato e sempre più quanto di quello spazio una famiglia può realmente permettersi.

È su questo terreno che si incontrano politiche abitative, salari, disponibilità di credito, affitti brevi e riqualificazione energetica degli edifici.

E mentre Bruxelles chiede agli Stati di accelerare sulla trasformazione del patrimonio immobiliare, per milioni di europei la priorità rimane più immediata: riuscire a trovare una casa a un prezzo compatibile con il proprio reddito.


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