Caro carburanti e proteste: in Sicilia i camionisti si fermano fino al 20 ottobre. Rischio banchi vuoti nei supermercati


Ha preso ufficialmente il via in tutta la Sicilia lo sciopero proclamato dal Comitato Trasporto Siciliano (CTS), che raggruppa circa 7.000 imprese iscritte all’albo di categoria. I camion e i Tir sono rimasti fermi nei piazzali aziendali e nei porti, rifiutandosi di effettuare lo scarico delle merci dalle navi cargo. Secondo il coordinatore della protesta, Salvatore Bella, l’adesione è stata totale (pari al 100%) e in tutta la regione non si registrano mezzi pesanti in circolazione. L’astensione dal lavoro, proclamata contro l’impennata del costo dei carburanti e l’aumento delle tariffe dei vettori marittimi, è prevista originariamente fino al 20 ottobre, ma i promotori si dicono pronti a proseguire ad oltranza se non giungeranno risposte concrete.

Le motivazioni del blocco: costi insostenibili per le imprese

Alla base della mobilitazione vi è una crisi di sostenibilità economica che colpisce duramente le aziende di trasporto del Mezzogiorno. Gli autotrasportatori denunciano un aumento del prezzo del gasolio salito ad oltre 2,16-2,30 euro al litro (+0,35 euro rispetto al mese di febbraio), con un aggravio stimato in circa 8.000 euro all’anno per ciascun veicolo che percorre 100.000 chilometri e costi aggiuntivi per ogni pieno di quasi 1.000 euro. A questo si sommano i rincari dei biglietti navali (con aumenti pari a circa 700 euro a viaggio), appesantiti anche dall’impatto della tassa sulle emissioni ETS, i cui costi vengono interamente ribaltati dalle compagnie marittime sui trasportatori senza che le committenze li riconoscano. Carmelo Arcoleo, titolare di una storica impresa palermitana attiva da cinque generazioni, e Vincenzo Aleccia, presidente del consorzio autotrasportatori di Trapani, segnalano come le aziende siano ormai in perdita, a rischio chiusura e costrette a preparare tagli al personale.

Le richieste al Governo e la delusione sui contributi promessi

La categoria contesta apertamente la gestione della crisi da parte delle istituzioni regionali e nazionali. Viene criticato il mancato arrivo delle risorse promesse, come i 400 milioni di euro previsti ad aprile sotto forma di credito d’imposta e il rifinanziamento del Marebonus. Si registra inoltre una forte spaccatura politica: il coordinatore Salvatore Bella ha espresso duro disappunto nei confronti del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, accusato di aver ignorato le richieste del Comitato e di aver convocato per il 27 ottobre soltanto le sigle sindacali nazionali che non partecipano allo sciopero. Un atteggiamento definito un “affronto” dal CTS, che ha abbandonato le sigle tradizionali ritenendole incapaci di tutelare il settore nel Mezzogiorno. Pari disappunto viene rivolto alla Regione Siciliana e al presidente Renato Schifani, giudicati del tutto assenti nel sostenere la vertenza.

Presidi sul territorio, i blocchi e la protesta a Gela

Nonostante la linea ufficiale del Comitato preveda di evitare blocchi stradali per non arrecare disagi ai cittadini lasciando i mezzi nei piazzali, si sono verificati momenti di tensione e presidi mirati nei punti nevralgici:

  • Palermo: Gli autotrasportatori hanno presidiato l’ingresso del molo Santa Lucia al porto di Palermo, bloccando e facendo rientrare un Tir che aveva caricato la merce per uscire. Alcuni manifestanti hanno sollevato perplessità sulle tempistiche d’avvio della protesta (iniziata di venerdì) e hanno evidenziato la necessità che siano le aziende del Nord a farsi carico dei trasporti da e per la Sicilia senza far viaggiare i Tir siciliani vuoti verso settentrione.

  • Gela e il settore agricolo: Alla rotonda d’ingresso di Gela si è saldata la protesta dei camionisti con il presidio allestito fin dal 28 settembre dagli agricoltori. Un corteo di mezzi agricoli e trattori ha sfilato lungo la statale Gela-Catania. Biagio Caci, rappresentante degli autotrasportatori locali, ha confermato lo stato di agitazione ritenendo insoddisfacente la convocazione del Ministero per il 27 ottobre.

L’impatto economico e la solidarietà dei cittadini

Il blocco rischia di determinare nei prossimi giorni una grave carenza di materie prime e prodotti destinati alla grande distribuzione organizzata. Tra i settori più penalizzati figura l’agricoltura: Salvatore Bella ha lanciato l’allarme sulla raccolta dell’uva Italia, che in mancanza di trasporti rischia di andare interamente distrutta. Nonostante le conseguenze sugli approvvigionamenti, i promotori riferiscono di aver ricevuto l’appoggio e la solidarietà di studenti, commercianti, agricoltori e operai, uniti dalla comune preoccupazione per l’impatto del caro carburante sul costo della vita e sui prezzi al consumo. Da parte sua, Confindustria Catania ha confermato la propria non adesione allo sciopero.

Federconsumatori Sicilia: i camionisti hanno ragione, ma siano responsabili

Federconsumatori Sicilia esprime solidarietà agli autotrasportatori che, da oggi, sono fermi nei piazzali per protestare contro il Governo Meloni, che non ha fatto abbastanza per frenare il caro gasolio e non ha ancora erogato due anni di contributi per il cosiddetto “Sea Modal Shift”. Tuttavia, l’associazione auspica che i camionisti agiscano con responsabilità e rispetto dei cittadini, che condividono gli stessi momenti di grande difficoltà.

Gli autotrasportatori hanno tutto il diritto di manifestare per un problema che per loro è vitale e hanno annunciato una forma di protesta tutto sommato rispettosa, senza blocchi delle strade ma solo con i camion fermi nei piazzali. E per questo li ringraziamo, sperando che non ci siano eccezioni.

Ma la protesta avrà un impatto enorme sui consumatori: cinque giorni di fermo quasi totale del trasporto merci da e per la Sicilia (si stima che l’80% dei camionisti incrocerà le braccia) potrebbero bloccare il rifornimento merci di gran parte della Grande Distribuzione Organizzata, soprattutto l’alimentare, e dei negozi più piccoli.

Ci saranno scaffali vuoti nei supermercati e soprattutto mancheranno i prodotti freschi, come frutta e verdura. Ci saranno anche ripercussioni pesanti sugli imprenditori agricoli, che come sappiamo in Sicilia sono in sofferenza da decenni.

Gli autotrasportatori chiedono il pagamento di due annualità del cosiddetto “Sea Modal Shift”, che è in pratica un incentivo economico per i camionisti che scelgono di fare una parte del viaggio via mare, in nave. Come Federconsumatori riteniamo questo mancato pagamento molto grave, perché spostare il trasporto merci dalla strada al mare fa bene all’ambiente e aumenta la sicurezza di tutti gli automobilisti.

Se un camionista deve caricare meloni a Paceco e portarli in una piattaforma della GDO in Emilia Romagna, infatti, ha solo due opzioni percorribili: o prende la nave a Palermo e sbarca a Napoli o Civitavecchia, oppure fa tutto il tragitto lungo la Palermo-Mazara e poi Palermo-Messina, per poi continuare su strada.

Visto lo stato di salute delle autostrade siciliane, recentemente certificato anche dalle ispezioni del Ministero dei Trasporti, è chiaro che la prima ipotesi è quella da incentivare per il bene di tutti.

Per quanto riguarda il caro gasolio, invece, i problemi dei camionisti sono gli stessi di tutti noi consumatori, ma al quadrato: un camion leggero ha un serbatoio che può arrivare ad un centinaio di litri, ma TIR a lunga percorrenza ha un serbatoio che va dai 500 ai 1500 litri.

Se le misure fino ad ora adottate dal Governo Meloni per frenare l’aumento del prezzo alla pompa si sono rivelate insufficienti per gli automobilisti, quindi, lo sono ben di più per chi deve fare il pieno ad un camion.

Il Governo Meloni ha fatto lo stesso errore di Trump: pensare che la guerra scatenata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran sarebbe durata un paio di settimane e che l’Iran non avrebbe mai chiuso lo stretto di Hormuz.

Facendo questo errore il Governo italiano è andato avanti con una serie di pannicelli caldi, di misure temporanee che sono costate tantissimo ma hanno solo tamponato (e nemmeno del tutto) il problema. Questa altalena degli sconti sulle accise ha favorito tra l’altro la speculazione, con alcuni impianti che hanno palesemente ritoccato verso l’alto i prezzi alla pompa poco prima di applicare gli sconti governativi.

Si sarebbe dovuto agire sin dall’inizio con l’idea che questo conflitto sarebbe durato per mesi. Quindi si sarebbe dovuto mettere mano ad un vero e proprio piano d’emergenza sui carburanti, con un intervento più strutturale sulle accise, che avrebbe quanto meno limitato le speculazioni.

Invece, nei giorni scorsi, il Governo ha ufficialmente rinunciato all’ipotesi delle accise mobili perché le maggiori compagnie petrolifere hanno accettato il tetto del prezzo a 2,19 euro. Se non fosse che questo è un tetto più virtuale che reale, come conferma il fatto che Eni nei giorni scorsi ha alzato di nuovo i prezzi quando è scaduto lo sconto sulle accise.

In questo contesto il contributo da 15 milioni promesso dalla Regione Siciliana ai camionisti è meglio di niente, ma oggettivamente è poco più di una carezza su una ferita sanguinante.

Il record del prezzo del petrolio negli ultimi 10 anni è stato toccato l’8 marzo 2022, cioè un paio di settimane dopo l’inizio della guerra in Ucraina, quando il barile era a 123 dollari e mezzo. In quei giorni il gasolio alla pompa era a circa 1,40 euro e la benzina a circa 1,55 euro.

Secondo Federconsumatori la speculazione sui prezzi è chiarissima: oggi ci sono circa 80 centesimi che non tornano nel prezzo del gasolio e circa 50 centesimi in quello della benzina. E questa è tutta speculazione sul prezzo da parte delle compagnie petrolifere, dovuta all’incertezza sul futuro e a mancati controlli da parte del Governo.

Ma non solo: possiamo persino dire che si tratta di “sovraspeculazione” perché anche volendo “ben pensare”, considerando il prezzo attuale del barile, il cambio euro-dollaro e tutti i vari sconti sulle accise, secondo i calcoli fatti dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori resta comunque un sovrapprezzo ingiustificabile pari a circa 20 centesimi sia su gasolio che su benzina.

Per non parlare dei casi di vera e propria truffa, con la benzina diluita con acqua o prodotti petroliferi di qualità inferiore agli standard di legge. In questo caso si rischiano anche danni ai motori, quindi un doppio danno al portafoglio.

In Sicilia abbiamo poi sia il danno che la beffa, visto che siamo una delle Regioni italiane con più raffinerie attive e dobbiamo subire l’inquinamento e le conseguenze sanitarie di questa industria ad altissimo impatto ambientale.

Federconsumatori chiede controlli seri e costanti sulla filiera dei prodotti petroliferi a livello nazionale. Chiediamo che le Forze dell’Ordine controllino attivamente gli impianti di vendita al pubblico dei carburanti, sia per monitorare i prezzi che per accertarsi che la qualità del carburante sia a norma.

Ci auguriamo che il Governo nazionale attui la riduzione generalizzata al 10% dell’IVA su tutti i prodotti energetici e vari una riforma delle accise, con un orizzonte almeno a medio termine, rimettendo in campo anche l’ipotesi delle accise mobili. Ci sono mille rivoli economici in cui cercare le coperture ed è il momento di esplorarli tutti.

Federdistribuzione, “Preoccupazione per il blocco dell’autotrasporto nel Sud Italia”

Anche Federdistribuzione esprime forte preoccupazione per la situazione che si sta delineando nel Sud Italia, in particolare in Sicilia e Puglia, dove proteste e blocchi dell’autotrasporto rischiano di compromettere la continuità delle attività economiche e di aggravare le difficoltà delle imprese e delle famiglie. L’associazione, si legge in un comunicato, rispetta il diritto a manifestare ma ritiene fondamentale che venga garantito l’ordine pubblico e che i blocchi non compromettano la mobilità delle merci, così come le attività produttive e commerciali e il lavoro delle imprese. «È urgente che il confronto tra istituzioni e le parti interessate porti a soluzioni concrete che consentano di affrontare l’aumento dei costi energetici e dare sollievo alle imprese, già sottoposte a forti pressioni sui costi di gestione», si legge nella nota diffusa da Federdistribuzione.


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