Le agevolazioni fiscali italiane presentano un panorama variegato che le imprese devono guardare con grande attenzione per cogliere ogni prospettiva. I principali incentivi, oggi poco calibrati invero su produttività e risultati delle aziende, quali crediti ZES e ZLS, iperammortamento, credito R&S e patent box, possono accompagnare la scelta di un territorio, di acquistare o meno un bene e di intraprendere un progetto innovativo. La loro efficacia dipende dalla possibilità dell’impresa di qualificare il progetto, rispettare tempi e condizioni, documentare le spese e misurare il beneficio effettivo dopo il cumulo. Di questo (e di molto altro) si parlerà nel corso del XV Forum FISCALE, in programma a Milano il 3 novembre 2026.
La costruzione di un nuovo stabilimento, l’ampliamento di una linea produttiva, la digitalizzazione dei processi, lo sviluppo di un progetto innovativo sono decisioni industriali che coinvolgono beni, persone e tempi differenti.
Su queste decisioni gioca un ruolo spesso determinante la leva fiscale. Le scelte politiche in questo ambito e (soprattutto) i loro impatti macroeconomici vanno quindi attentamente ponderati. L’audizione del 29 settembre alla Commissione attività produttive della Camera dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) è una buona occasione per riflettere appunto sugli impatti delle agevolazioni e meglio orientare il futuro.
Crediti di imposta e maggiorazioni di costi e ammortamenti: modelli a confronto
Le due principali forme di incentivo sono i crediti di imposta e le maggiorazioni di ammortamenti e costi.
I crediti di imposta, che raggiungono una platea più vasta di soggetti, anche nel Mezzogiorno, avvicinano il beneficio al momento dell’investimento e funzionano (di solito, il credito ZES è in parte una eccezione, essendo fruibile solo in compensazione con altre imposte) anche senza che l’impresa abbia reddito imponibile. Sono quindi immediati ma rappresentano una incertezza per i conti pubblici (l’esempio plastico è il famigerato superbonus nell’edilizia).
Le maggiorazioni di costi e ammortamenti distribuiscono invece il beneficio fiscale nel tempo e ciò consente un maggior controllo della spesa. In questa macro area insistono poi incentivi ancor più collegati alla produzione di utili per le imprese, come il “vecchio” Patent box (quello attuale è invece, anche lui, una maggiorazione di deducibilità dei costi).
Infine, agevolazioni di (potenziale) grande rilievo sistemico sono quelle che mirano a orientare il risparmio verso l’economia reale (su cui ci sarebbe tanto da fare, per uscire dal nanismo della nostra Borsa e per orientare le scelte di casse di previdenza, fondi pensione e investitori in generale).
Il primo passo: chiarire gli obiettivi
Il tema centrale, anche alla luce delle esperienze passate, è schiarirsi le idee sugli obiettivi. Se si vuole puntare nel breve a stimolare gli investimenti come componente della domanda aggregata, il quesito cui rispondere è quale incentivo generi più spesa al minor costo per il bilancio pubblico.
Al contrario, se si punta, come si dovrebbe assolutamente fare in un Paese fermo, vecchio e che cresce a ritmi irrisori, ad aumentare produttività, ricerca e innovazione, il quesito a cui rispondere è come creare le condizioni per stimolare il rischio imprenditoriale spostando gli incentivi sui risultati (un po’ come faceva il già citato “vecchio” Patent box, che consisteva in una detassazione degli utili rivenienti da attività di ricerca e sviluppo) e anche sulla patrimonializzazione delle imprese (come faceva l’ACE, Aiuto alla crescita economica, ora soppresso).
Incentivi fiscali nel panorama internazionale
Ovviamente non può affermarsi che la minimum tax annulli un beneficio piuttosto che un altro, né assumere che il valore nominale dell’incentivo coincida sempre con il valore economico netto per il gruppo, occorre fare un’analisi per ogni singolo Paese e misura ma sicuramente gli Stati, compresa l’Italia, nello scegliere quali incentivi promuovere devono considerare anche questo aspetto.
La situazione italiana: un panorama variegato
Ma caliamoci nelle principali agevolazioni fiscali italiane. Troviamo un panorama variegato, con l’unico tratto comune, come si diceva, di essere poco calibrate sui risultati.
Le agevolazioni in vigore attribuiscono rilievo a presupposti applicativi, appunto, diversi. I crediti ZES Unica e ZLS guardano alla localizzazione dell’investimento produttivo; l’iperammortamento alle caratteristiche dei beni strumentali; il credito ricerca e sviluppo alle attività effettivamente svolte, così come anche il “nuovo” Patent box.
ZES Unica e ZLS: incentivi agli investimenti territoriali
La ZES Unica interessa le aree ammesse del Mezzogiorno e comprende anche Marche e Umbria (per la parte di agevolazioni amministrative, il governo ha annunciato l’estensione a tutto il territorio nazionale). Le ZLS hanno un perimetro proprio, determinato dai provvedimenti istitutivi e dalle aree ammissibili agli aiuti regionali. In entrambe le ipotesi, non è decisiva la sede legale del beneficiario: occorre verificare dove si trova la struttura produttiva cui sono destinati i beni.
Cos’è un progetto di investimento iniziale
L’agevolazione si rivolge alle imprese già operative o che si insediano nell’area agevolata, fermo il rispetto delle esclusioni soggettive e settoriali previste dalla disciplina. La condizione oggettiva centrale è l’inserimento degli acquisti in un “progetto di investimento iniziale“. Può trattarsi della creazione di un nuovo stabilimento, dell’ampliamento della capacità di uno stabilimento esistente, della diversificazione della produzione o di un cambiamento fondamentale del processo produttivo. La mera sostituzione di un bene già utilizzato non integra, da sola, una di queste fattispecie.
Beni agevolabili e limiti di spesa
Terreni e immobili possono concorrere all’investimento quando siano strumentali al progetto ed effettivamente utilizzati nella struttura produttiva. Per gli immobili, diversamente dai macchinari, la disciplina consente in determinate ipotesi anche l’acquisizione di beni già utilizzati. Il valore agevolato di terreni e immobili non può comunque superare il 50% del valore complessivo dell’investimento agevolato: un costo immobiliare superiore richiede di determinare la quota ammissibile, senza escludere automaticamente l’intero progetto.
Il costo complessivo agevolabile incontra il limite di 100 milioni di euro per progetto e la soglia minima di 200.000 euro. È il progetto, pertanto, a costituire l’unità logica dell’analisi; la scansione annuale delle comunicazioni, tuttavia, può rendere complessa la verifica quando acquisto del fabbricato e installazione dei macchinari ricadono in esercizi differenti.
Comunicazioni e adempimenti richiesti
La procedura 2026-2028 è articolata, per ciascuna annualità, in una comunicazione iniziale delle spese sostenute e previste e in una comunicazione integrativa, da inviare a pena di decadenza per attestare gli investimenti realizzati. Per l’anno 2026 la prima finestra si è chiusa il 1° giugno, in ragione del differimento del termine caduto di sabato; la comunicazione integrativa è prevista dal 3 al 18 gennaio 2027, considerato il differimento del termine finale caduto di domenica. La documentazione delle spese e la coerenza tra i dati delle due comunicazioni sono parte sostanziale della procedura.
Il credito spettante in base all’intensità massima regionale non coincide necessariamente con quello che l’impresa potrà utilizzare. Per la ZES sono stanziati 2,3 miliardi di euro nel 2026, un miliardo nel 2027 e 750 milioni nel 2028; per le ZLS, 100 milioni per ciascun anno.
ZES e ZLS sono strumenti che vanno nella direzione corretta e dovrebbero anzi portare alla creazione di vere e proprie zone franche per fare dell’Italia un hub nel Mediterraneo valorizzando la nostra posizione strategica.
Iperammortamento: come funziona la maggiorazione fiscale
L’iperammortamento, (re)introdotto dall’art. 1, commi 427-436, della legge di Bilancio 2026, opera mediante una maggiorazione del costo dei beni rilevante ai soli fini delle imposte sui redditi. La maggiore deduzione riguarda le quote di ammortamento o i canoni di leasing; non si tratta di un credito utilizzabile in F24 e la maggiorazione non rileva ai fini IRAP. Il vantaggio fiscale si manifesta lungo il periodo di deduzione del bene, con effetti sul valore attuale e sui flussi finanziari del progetto.
Gli investimenti agevolabili sono effettuati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028. La misura comprende i beni materiali e immateriali nuovi, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale e interconnessi, nonché determinati beni materiali destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo, inclusi i sistemi di accumulo. Il vincolo originario relativo alla produzione dei beni nell’Unione europea o nello Spazio economico europeo è stato eliminato con efficacia dal 1° gennaio 2026.
Come si calcola il beneficio fiscale
Per i beni materiali e gli impianti ammessi, la maggiorazione è del 180% per la quota di investimento fino a 2,5 milioni di euro, del 100% per la quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni e del 50% oltre 10 e fino a 20 milioni. Le percentuali esprimono una deduzione aggiuntiva, non la quota del costo rimborsata all’impresa.
Un bene del costo di 250.000 euro, interamente compreso nel primo scaglione, può generare 450.000 euro di deduzione aggiuntiva. Assumendo per semplicità un’aliquota IRES del 24%, il risparmio teorico complessivo sarebbe di 108.000 euro. Questo importo non diventa disponibile al momento dell’acquisto: segue la deduzione delle maggiori quote e dipende dalla posizione fiscale dell’impresa. La stima del beneficio dovrebbe dunque considerarne anche la distribuzione temporale.
Credito di imposta per ricerca e sviluppo: requisiti
Il credito per ricerca e sviluppo riguarda l’attività svolta dall’impresa e i costi a essa imputabili, non l’acquisto del bene in quanto tale. Per le attività ammissibili di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale, è previsto nella misura del 10% della base di calcolo, nel limite massimo annuale di cinque milioni di euro, fino al periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2031. Innovazione tecnologica e design sono categorie distinte, con presupposti e periodi di applicazione propri.
Per qualificare il progetto occorre documentarne obiettivi, attività, contenuti tecnici e risultati. Un macchinario tecnologicamente avanzato può essere agevolabile con l’iperammortamento senza dimostrare, per ciò solo, l’esistenza di ricerca e sviluppo. Viceversa, in un progetto di ricerca possono assumere rilievo, nei limiti previsti, costi di personale, contratti di ricerca e quote relative ai beni impiegati nelle attività. La legge richiede la certificazione delle spese e una relazione tecnica asseverata.
Patent box: dal sostegno ai redditi al sostegno ai costi
Il Patent box mostra bene come la scelta del meccanismo agevolativo possa cambiare la finalità dell’incentivo.
Il vecchio regime detassava il 50% della quota agevolabile dei redditi derivanti dallo sfruttamento dei beni immateriali, premiando la capacità dell’innovazione di generare risultati economici.
Un’impostazione criticata da Assonime, perché può comportare un esborso immediato a fronte di un risparmio differito o, per l’IRAP incapiente, non realizzato: un ulteriore esempio di quanto contino, oltre alla misura nominale dell’incentivo, i tempi e le condizioni del suo utilizzo.
Cumulo e valore effettivo dei benefici
Un medesimo progetto industriale può presentare i requisiti di più agevolazioni (ad esempio ZES e iperammortamento), ma la somma dei benefici teorici non rappresenta il vantaggio effettivamente spettante. Occorre separare le spese immobiliari, il costo dei singoli beni e le attività di ricerca; applicare a ciascuna voce la sua disciplina; verificare i massimali di intensità degli aiuti e il divieto di doppio finanziamento. L’eventuale contributo riferito ai medesimi costi può incidere sulla base della maggiorazione o del credito calcolato secondo altre regole.
Per un’impresa che realizzi un nuovo stabilimento e vi installi beni digitali, il calcolo dovrebbe partire da un prospetto che riconcili contratti, fatture, consegne, valori iscritti in contabilità, altri contributi e comunicazioni trasmesse. È questo prospetto, verificabile bene per bene e progetto per progetto, a consentire la stima della liquidità derivante dai crediti e del risparmio fiscale prodotto negli anni dalla maggiore deduzione.
Incentivi fiscali: quali sfide per imprese e legislatore?
I crediti ZES e ZLS, l’iperammortamento, il credito per ricerca e sviluppo e il patent box possono accompagnare la scelta di un territorio, di acquistare o meno un bene e di intraprendere un progetto innovativo. La loro efficacia dipende tuttavia dalla possibilità dell’impresa di qualificare il progetto, rispettare tempi e condizioni, documentare le spese e misurare il beneficio effettivo dopo il cumulo.
Occorre senz’altro migliorare la politica degli incentivi e delle semplificazioni, anche se ci avviamo a chiudere il PNRR e sul fronte risorse occorrerà più coraggio. Ciò, come si diceva nell’incipit, alla luce di una riflessione sul quadro generale e sugli impatti macroeconomici delle politiche di incentivazione, posto che tali politiche devono soprattutto essere attente a contribuire alla produttività, alla innovazione e alla crescita delle nostre aziende e (quindi) del nostro Paese.
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