Recuperare la memoria e il rispetto


L’attivista internazionale Hooso Ramos, portavoce delle comunità Yoreme e Chichimeca.

La scelta di combattere la violenza razziale ed etnica obbliga a una profonda rivoluzione culturale organizzata attorno all’uso responsabile delle parole e della comunicazione che ne segue. In questa società, seppur molto più moderna e attenta alle questioni sociali rispetto alle comunità umane precedentemente esistite, si annidano numerose forme discriminatorie unitamente ad atti di indifferenza e ipocrisia. La parola non denuncia soltanto il male fatto subire a molti gruppi umani, bensì va a interrompere un assordante e omertoso silenzio. Di conseguenza, si può vivere bene solo nel rispetto incondizionato dell’altro e della sua dignità. Ed è in questo panorama che vi presento l’intervistato di oggi, ossia Hooso Ramos. Lo stesso è preceduto dalla sua fama di essere tra i più noti attivisti internazionali e odierni, che si fa portavoce del suo popolo, dei racconti della sua gente e delle verità sui soprusi subiti. Mantenere viva questa memoria storica è fondamentale affinché simili orrori non possano mai più accadere.

“Radici e identità”

Carissimo Hooso, ancora una volta, sottolineo la gioia di poterla intervistare e discutere con lei di alcune difficoltà che ancora oggi toccano la sua cultura e il suo popolo. La prima domanda che le pongo, però, è una curiosità rispetto proprio alla sua comunità di appartenenza e a quanto le tradizioni culturali e familiari hanno plasmato la sua visione del mondo, tanto da portarla attivamente a impegnarsi nell’educazione e nella tutela dei diritti etnici e umani in generale?

Grazie per avermi tenuto in considerazione per questa intervista, è un onore far parte del tuo giornale. La mia è davvero una storia di riscoperta. Sono stato affidato in tenera età e adottato ad appena un anno di vita da due genitori non indigeni. Sono cresciuto in un’area etnica prevalentemente bianca della California settentrionale, dove ho dovuto cercare e rivendicare attivamente la mia identità indigena da solo. La mia eredità è Yoreme da parte paterna, di Sinaloa, nel Messico settentrionale, e Chichimeca da parte materna, di Guanajuato, nel Messico centrale. Il mio percorso di decolonizzazione e di riconnessione con queste radici è stato trasformativo. Più scoprivo da dove provenivo, più mi appassionavo alla difesa dei diritti dei nativi e alla rinascita indigena. Quel viaggio personale alla scoperta della mia storia è ciò che ha acceso la mia voce nell’attivismo.

L’educazione come scudo a contrasto del pregiudizio”

Vorrei focalizzare l’attenzione della nostra intervista sull’importanza della conoscenza e della continua comunicazione storica e socio-politica volta ai giovani e finalizzata a contrastare pregiudizi e forme di stigmatizzazione sociale. Come, dunque, la comunità mondiale e odierna può concretamente supportare la trasmissione conoscitiva della storia del suo popolo con grande rispetto che merita e valore alle generazioni successive? E ancora, come i giovanissimi nativi possono affrontare il sistema scolastico e formativo nazionale senza essere oggetto di scherni, azioni violente e bullismo, secondo il suo punto di vista?

Tutto incomincia con un’educazione votata all’universalità delle cose e alla riconnessione delle persone alla terra. L’ignoranza è, purtroppo, ciò che alimenta l’odio. Abbiamo bisogno di programmi scolastici che rappresentino accuratamente le storie e i contributi degli indigeni, insegnati con lo stesso peso delle altre storie. Per i giovani indigeni, creare spazi sicuri all’interno delle scuole, magari attraverso club culturali, programmi di tutoraggio o politiche inclusive, è essenziale. Ma il peso non deve ricadere solo su di loro; abbiamo bisogno di un cambiamento sistemico che affronti le cause alla radice della discriminazione.

Smantellare le false narrazioni e ripristinare la verità

Vorrei toccare con lei, qualora d’accordo, i danni storici che i popoli nativi di tutto il mondo hanno subito. Si parla di un vero e proprio etnocidio sistematico e forzato ai danni dell’identità nativa, operato per decenni da parte degli Stati occidentali e, in particolar modo, da alcune delle istituzioni statali più significative. Ecco, come si può restituire centralità alle proprie radici, anche attraverso quelle testimonianze feroci e drammatiche che si è iniziato finalmente a denunciare?

Dobbiamo smantellare la falsa narrazione secondo cui l’identità indigena sia sinonimo di una comunità di “arretrati” o di “regressivi”. Siamo un popolo bellissimo con una storia potente e resiliente. Ciò richiede di chiedere conto ai sistemi delle ingiustizie passate e presenti, guarendo al contempo attraverso l’educazione. Ad esempio, insegnando le storie indigene non come note a piè di pagina, ma come fili essenziali nel tessuto della storia umana. Raccontare la verità fa parte di questo ripristino.

Sovranità, battaglie legali e giustizia ambientale

Uno dei maggiori limiti per combattere le difficoltà causate ai popoli nativi, tuttora perpetuate a loro danno da alcuni Stati occidentali, sono gli strumenti legislativi e burocratici. Una problematica provocata anche dalla complessità legale statale-federale che si scontra con l’autogoverno delle riserve. Attualmente quali sono le sfide legali e sociali più urgenti per la tutela del territorio e delle risorse?

La sfida più grande è legata ai sistemi giuridici coloniali, che non sono mai stati progettati per riconoscere la sovranità indigena, al contrario questi tendono a cancellarla. Combattiamo costantemente contro un sistema che tratta i nostri diritti sulla terra come negoziabili e subordinati agli interessi statali e federali. Diritti idrici, concessioni minerarie e approvazioni di oleodotti: queste decisioni vengono prese su di noi, ma raramente con noi. In Messico e negli Stati Uniti c’è questa continua tensione per cui le multinazionali possono ottenere permessi per estrarre risorse dai territori indigeni senza un reale consenso libero, preventivo e informato. La burocrazia si muove velocemente per il profitto, ma a passo di lumaca per la giustizia. Abbiamo bisogno di quadri giuridici che riconoscano la giurisdizione indigena sulle proprie terre — non solo una consultazione, ma un effettivo potere decisionale. La tutela dell’ambiente e i diritti degli indigeni sono inseparabili; quando abbiamo l’autorità sui nostri territori, la terra guarisce. Quando i sistemi esterni ci scavalcano, soffrono sia le persone sia la terra.

Una visione per il futuro e un appello alla gioventù globale

A conclusione di ognuna delle mie interviste, chiedo ai miei auditi di volgere lo sguardo al futuro. Quale messaggio e consiglio vorrebbe trasmettere ai giovani di tutto il mondo e, in particolar modo, a quelli italiani, affinché siano abbattute definitivamente le condotte razziali e irrispettose verso il suo popolo e la sua storia? Grazie.

Iniziate col mettere in discussione ciò che vi è stato insegnato. La storia è stata scritta dai vincitori, e quel racconto ci cancella. Ai giovani italiani nello specifico: il vostro Paese custodisce una storia incredibile, ma lo stesso vale per il resto del mondo. Accostatevi alle culture indigene con umiltà e curiosità, non come a qualcosa di esotico da consumare, ma come a sistemi di conoscenza vivi e in continua evoluzione che hanno qualcosa di vitale da insegnarvi. Costruite relazioni autentiche. Schieratevi con noi quando conta, ma non parlate al posto nostro. Imparate le nostre vere storie, non le caricature, non gli stereotipi.

E ricordate: il rispetto inizia con il riconoscimento della nostra umanità. Non siamo mascotte, non siamo miti, non siamo il passato. Siamo qui, stiamo prosperando e il futuro è indigeno. Tutto risulterà, però, migliore quando inizierete a camminere al nostro fianco e non davanti a noi.

Se anche voi avete amato la storia di Hooso e le sue battaglie legali e comunitarie a supporto della popolazione indigena e il recupero delle origini storiche e socio-culturali a livello internazionale delle popolazioni dei nativi potete contattarlo ai seguenti indirizzi:

hoosogabriel@gmail.com

https://www.instagram.com/__hooso__/

 

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 Viviana Ricci

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