Operazione “Risiko”, chiesta la condanna, nel rito abbreviato, per il narcotrafficante di Fondi, Massimiliano Del Vecchio
La Procura/DDA di Roma ha chiesto la condanna a 20 anni di reclusione per Massimiliano Del Vecchio, il narcotrafficate di Fondi che, negli anni, ha accresciuto potere e ambizioni nella malavita pontina e oltre, fino ad avere addentellati con la rete del traffico internazionale di stupefacenti e gli ambienti romani più criminalmente elevati. La condanna è stata richiesta lo scorso 23 giugno. Oggi, 14 luglio, l’avvocato difensore Oreste Palmieri ha svolta la sua arringa e l’udienza preliminare è stata rinviata in autunno dal giudice del Tribunale di Roma chiamato a giudicare il 43enne con il rito abbreviato.
Del Vecchio, negli ultimi anni, ha collezionato una serie di primati nel crimine pontino. Tra questi, è il primo detenuto pontino a cui è stata applicato il 41 bis, ossia il carcere duro che si stabilisce per i più pericolosi boss di mafia, ‘ndrangheta e camorra. La misura prevede rilevanti limitazioni alla vita carceraria di un detenuto. Del Vecchio, latitante per circa due anni, fino all’agosto 2025, è stato arrestato in Spagna dai Carabinieri di Latina e dalla Guardia Civil iberica.
Sono stati i Carabinieri del Nucleo Investigativo, guidati dal tenente colonnello Antonio De Lise (ora in servizio a Roma e nuovo comandante del Nucleo Investigativo capitolino) e la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma a chiedere che a Del Vecchio fosse applicato il 41 bis. Così, è arrivato il decreto di applicazione del carcere duro da parte del Ministero della Giustizia, retto da Carlo Nordio.
Su Del Vecchio pende il futuro processo derivante dall’inchiesta “Risiko” che, in abbreviato, ha già portato a pene pesanti, anche da 18 anni, per suo fratello Gianluca Del Vecchio e altri sodali della rete che si era ramificata fino a Latina e oltre, con agganci importanti come Luigi Buonocore, “narco” e cinta di collegamento con la camorra romana di Senese e la ‘ndrangheta.
I fatti di cui deve rispondere Del Vecchio nel rito abbreviato sono contenuti nella maxi operazione che ha portato a 16 arresti tra Fondi e Latina nel novembre 2024, tra cui il suo ex amico Johnny Lauretti, diventato collaboratore di giustizia. Un gruppo, quello di Del Vecchio, che aveva dettato legge nella piana, attraverso la violenza e gli attentati dinamitardi contro il sodalizio Ferri-Pannone, attualmente a processo a Latina in seguito all’operazione “Jars”. Del Vecchio, però, era riuscito a imporre la sua leadership anche a Latina con personaggi come Roberto Ciarelli, figlio del boss rom Ferdinando Ciarelli detto “Furt”, e a Formia, guadagnando il rispetto di Gustavo Bardellino, nipote del fondatore del clan dei Casalesi, Antonio Bardellino.
Al momento, il 43enne rischia una condanna esemplare e il provvedimento del 41 bis, arrivato lo scorso febbraio, arriva come uno spartiacque per la sua vita futura. La misura gli consente di avere colloqui con i famigliari solo una volta al mese, oltreché a severe limitazioni, proprio come un capo di “alto rango”.
Leggi anche:
“RISIKO”, ARRIVANO LE CONDANNE PER LA GANG DI DEL VECCHIO: QUASI UN SECOLO E MEZZO DI RECLUSIONE
Tanto per capire il peso criminale, nel 2022, Massimiliano Del Vecchio, insieme al gemello Gianluca, fu arrestati in una operazione della Guardia di Finanza, coordinata dalla DDA di Napoli, che aveva messo in luce le rotte della droga che dal Sud America andavano in Olanda e in Spagna per arrivare allo stoccaggio della droga tra Sezze e Latina. Anche in quel caso il legame di Del Vecchio con la terra iberica era evidentemente consolidato, con cocaina venduta a trentamila e cinquecento euro al chilo.
Nell’operazione “Risiko”, le investigazioni hanno consentito di ricostruire l’esistenza di un’associazione armata dedita al traffico di sostanze stupefacenti e operante in provincia di Latina. E gli indagati utilizzavano anche la il sistema criptato “Encrochat”, che è stato possibile decriptare grazie all’individuazione, in territorio francese, del server sul quale confluivano tutte le chat. Un sistema da criminalità di Seria A.
L’antipasto dell’indagine era stata la cosiddetta operazione “Jars”. In quell’operazione, eseguita dai Carabinieri ad aprile 2024, emergeva la guerra per lo spaccio, condita da minacce, armi e attentati incendiari tra il gruppo guidato dalla coppia Alessio Ferri (legato ad Aldo Trani, cognato dei fratelli Tripodo) e Andrea Pannone (un tempo collocato nel clan Zizzo) e il sodalizio capeggiato da Massimiliano Del Vecchio. Nella guerra dello spaccio fondano, il gruppo Del Vecchio è uscito vittorioso su quello Ferri-Pannone, a suon di attentati incendiari e armi da guerra. Ora, è probabile che con il gruppo Del Vecchio smembrato, il sodalizio soccombente abbia rialzato la testa.
Del Vecchio è stato giudicato separatamente dai suoi sodali fondani perché latitante al momento degli arresti eseguiti a novembre di due anni fa. È considerato capo e promotore dell’associazione per delinquere che è diventata molto temuta anche nel capoluogo di provincia dove aveva assoldato personaggi quali Alessandro Artusa e Roberto Ciarelli.
Lungo il curriculum criminale di Del Vecchio, personaggio che da Fondi è riuscito a farsi temere della mala pontina e oltre. Tra le altre, due le inchieste piuttosto esemplificative del suo raggio d’azione: i pranzi di lusso dentro il carcere di Latina per cui è stato condannato a oltre tre anni nel processo Astice e la seconda condanna ricevuta per i certificati falsi prodotti in suo favore dal medico del Csm di Fondi.
Ad agosto, la cattura a Barcellona mentre stava andando da un dentista. È stato trovato con soldi e orologi di pregio.
Leggi anche:
PRESO CON 100MILA EURO IN CONTANTI E IL DOCUMENTO FALSO: COSÌ È FINITA LA LATITANZA DI DEL VECCHIO
Da ultimo, l’inchiesta capitolina (l’ordinanza di arresto è del mese di maggio scorso) che lo ha visto coinvolti insieme a personaggi in contatto con pezzi da novante del narcotraffico romano come Leandro Bennato, Giuseppe Molisso e l’albanese Elvis Demce. Le accuse contestate a vario titolo sono pesanti: traffico internazionale di droga, spaccio, armi, sequestri, estorsioni, riciclaggio e tentati omicidi, con l’aggravante del metodo mafioso.
Emerge nell’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Ilaria Tarantino, di come Del Vecchio, chiamato anche “Pupone” (proprio come l’ex Capitano della As Roma, Francesco Totti), sia stato da sempre molto attivo nel narcotraffico anche dopo l’arresto eseguito in Spagna da Guardia Civil e Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina.
L’arresto con conseguente estradizione avviene ad agosto 2025. Ma il 25 ottobre 2025, Del Vecchio, avrebbe indicato a uno dei leader del sodalizio romano di vendere, in circostanze diverse, chili di cocaina a vari acquirenti.
Giuliano Cappoli, leader del sodlaizione romano e Mario Trano, fedelissimo del “Pupone” e originario di Sperlonga, inoltre, si sarebbero posti come intermediari per conto di Del Vecchio nell’acquisto di cinque chilo d’oro venduti da due soggetti al prezzo di 500mila euro. Una operazione che gli inquirenti considerano finalizzata a sostituire, ossia riciclare il denaro proveniente dalla organizzazione di Fondi capeggiata da Del Vecchio.
Il 23 ottobre 2025, Cappoli riceve un messaggio vocale dal carcere di Sulmona. È Del Vecchio che chiede di ricevere in carcere cellulari, carica batterie, cuffiette e schede telefoniche. Del Vecchio parlava dal carcere anche dopo l’arresto spagnolo e l’estradizione. Secondo gli inquirenti, Cappoli, una volta che Del Vecchio viene estradato ad ottobre scorso e incarcerato a Sulmona, si mette subito a disposizione, fornendo supporto all’associazione. Appena in carcere, Del Vecchio riesce ad avere sei telefoni criptati fatti recapitare proprio da Cappoli che cede in più occasioni la droga del gruppo del narco di Fondi.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Bernardo Bassoli
Source link




