Mosè che sfidò Golia – Corriere di Puglia e Lucania


Intervista al presidente della Rete civica meridionale, oggi a Taranto per l’evento “Lago Mediterraneo”.

Questa è una storia in cui, per uno scherzo del caso, i riferimenti biblici si sono combinati diversamente da come li abbiamo sempre sentiti raccontare. L’uomo che combatte il Golia che vuole schiacciare il Mezzogiorno d’Italia, quel sistema politico-statuale-economico che da troppo tempo ha smesso di essere imparziale prediligendo una parte anziché tutto il suo territorio, non si chiama Davide ma Mosè. Mosè Antonio Troiano.

È il sindaco di San Paolo Albanese, il meno popoloso dei Comuni lucani, poco più di duecento abitanti. Ma con la saggezza e la forza che gli derivano dall’appartenenza a una delle più antiche minoranze d’Italia, quella degli albanesi che si insediarono in Italia tra il Quattro e il Cinquecento, si è messo sulle spalle venti milioni di cittadini. Quanti sono, cioè, gli abitanti del Sud Italia che non riescono a ottenere di essere trattati alla pari degli altri quaranta milioni. Rappresentando, di fatto, la più grande minoranza discriminata del mondo occidentale.

Lei è il presidente della Rete civica meridionale. Ci spiega di cosa si tratta.

“La Rete Civica Meridionale è il naturale sviluppo di un’esperienza nata nel 2021 con Recovery Sud, una rete che riuniva oltre 300 sindaci del Mezzogiorno.

In quel periodo ci siamo impegnati ad analizzare i dati del PNRR e a vigilare affinché le risorse fossero distribuite in modo equo, senza penalizzare il Sud. Credo che il nostro lavoro abbia contribuito a far riconoscere al Mezzogiorno una quota del 40% delle risorse del PNRR. A nostro giudizio, però, quella percentuale non era ancora sufficiente: ritenevamo infatti che dovesse essere rispettato il criterio del 68%, in coerenza con le esigenze di riequilibrio territoriale e con il principio di ridurre il divario tra le diverse aree del Paese.

Da quell’esperienza abbiamo capito che era necessario fare un passo in più. Così è nata la Rete Civica Meridionale: un movimento civico che riunisce amministratori, professionisti, associazioni e cittadini accomunati da un unico obiettivo, quello di dare voce al Mezzogiorno e difenderne i diritti.

Il nostro impegno non si limita al contrasto dell’autonomia differenziata, che riteniamo possa accentuare le disuguaglianze territoriali. Lavoriamo anche per promuovere infrastrutture, sanità, scuola, lavoro, investimenti e politiche di sviluppo che consentano ai giovani di costruire il proprio futuro al Sud, senza essere costretti a cercare altrove le opportunità che dovrebbero trovare nella propria terra. Il nostro obiettivo è contribuire alla costruzione di un’Italia più equilibrata, nella quale il Mezzogiorno non sia più considerato un problema, ma una risorsa strategica per la crescita dell’intero Paese”.

 Il 15 luglio sarà a Taranto per partecipare a un incontro con tre consiglieri regionali di varie regioni del Sud e con il direttore di un quotidiano del Sud. Cosa state cercando di organizzare?

 “Ho accolto con grande piacere l’invito del Comune di Taranto perché il tema del convegno è perfettamente in linea con la missione della Rete Civica Meridionale. Parlare oggi di Mediterraneo e di Mezzogiorno significa interrogarsi sul futuro di un’area strategica per l’Italia e per l’Europa, ma che continua a convivere con criticità ormai strutturali.

Il Mezzogiorno è chiamato ad affrontare sfide decisive: il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione, la continua emigrazione dei giovani, una crescita economica ancora insufficiente e le persistenti carenze nei servizi essenziali, dalla sanità alla scuola, fino ai trasporti e alla mobilità. Sono fattori che alimentano un circolo vizioso di spopolamento e marginalizzazione, particolarmente evidente nelle aree interne.

A questi fenomeni se ne aggiunge uno meno conosciuto, ma altrettanto preoccupante: la crescente migrazione dei pensionati. Sempre più persone scelgono di lasciare il Mezzogiorno per raggiungere i propri figli in altre regioni, non solo per motivi affettivi, ma anche perché lì trovano servizi sanitari e assistenziali più efficienti e un maggiore senso di sicurezza. È un segnale che racconta quanto sia urgente restituire qualità della vita ai nostri territori.

Per questo considero particolarmente importante il confronto con i tre Consiglieri regionali, provenienti da diverse realtà del Sud. Mettere insieme esperienze, idee e buone pratiche può aiutarci a costruire una visione comune e una strategia condivisa per ridurre il divario territoriale e valorizzare le enormi potenzialità del Mezzogiorno.

Taranto non è stata scelta a caso. È una città simbolo delle grandi contraddizioni del Sud, ma anche delle sue straordinarie possibilità di riscatto. Da qui può partire un nuovo percorso, fondato sul dialogo tra istituzioni, amministratori, mondo dell’informazione e società civile. Il “Pensiero Meridiano” non deve restare una riflessione culturale, ma trasformarsi in una proposta concreta di sviluppo, capace di restituire al Mezzogiorno il ruolo centrale che merita nel Mediterraneo e nell’Italia del futuro”.

Con la sua Rete ha presentato un’istanza al dipartimento coesione della presidenza del consiglio dei ministri, per conoscere la verità sui finanziamenti distribuiti finora al Sud. Ci spiega un po’ meglio cosa volevate sapere?

“Tutto nasce da una nota di Eurispes che ha stimato come, nell’arco di 17 anni, al Mezzogiorno siano mancati circa 840 miliardi di euro di spesa pubblica. Si tratta di una stima molto rilevante, che ha alimentato un ampio dibattito. Alcuni osservatori ne hanno ridimensionato l’entità, ma nessuno ha mai smentito il punto centrale della questione: esiste un problema strutturale nella distribuzione delle risorse pubbliche e, anno dopo anno, al Mezzogiorno vengono destinate risorse inferiori a quelle previste dalla normativa.

 

Proprio per questo abbiamo ritenuto necessario andare oltre il dibattito sulle stime e chiedere i dati ufficiali. Il 16 aprile 2026 Rete Civica Meridionale ha quindi presentato al Ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR un’istanza di accesso civico generalizzato, sottoscritta da oltre 120 firmatari.

 

L’obiettivo è molto semplice: conoscere, con la massima trasparenza, come sia stata applicata la cosiddetta “clausola del 40%”. Abbiamo chiesto la trasmissione dell’elenco dei programmi di spesa ordinaria previsti dall’articolo 7-bis del decreto-legge n. 243 del 2016, la norma che impone alle Amministrazioni centrali dello Stato di destinare alle regioni del Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse ordinarie in conto capitale destinate agli investimenti e alla crescita, nei casi in cui non esistano specifici criteri di riparto. In precedenza questa quota era fissata al 34%.

 

In sostanza, non chiediamo valutazioni politiche, ma dati oggettivi e verificabili. Vogliamo sapere quali programmi siano stati assoggettati alla clausola, quali risorse siano state effettivamente destinate al Mezzogiorno e se la legge sia stata rispettata. Solo partendo da informazioni ufficiali sarà possibile accertare se esista davvero un divario tra quanto previsto dalla normativa e quanto concretamente assegnato, superando polemiche e ricostruzioni basate esclusivamente su stime”.

 

Avete ottenuto risposte?

 

“In un primo momento no. Alla nostra istanza di accesso civico generalizzato non è stata fornita alcuna risposta nei termini previsti. Per questo abbiamo presentato un’istanza di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come previsto dalla normativa.

 

A seguito del riesame, dopo 31 giorni, la Presidenza del Consiglio ci ha trasmesso una documentazione relativa al periodo 2021-2025.

Il problema, però, è un altro. Non si tratta di una risposta che consenta di verificare con immediatezza il rispetto della legge. Abbiamo ricevuto circa 40 cartelle contenenti almeno 80 file Excel, ciascuno articolato in più fogli di lavoro, per una mole di dati estremamente complessa da analizzare.

 

Proprio per questo abbiamo coinvolto esperti del settore, affinché possano esaminare la documentazione e verificare se la clausola del 40% sia stata effettivamente rispettata.

 

Ad oggi, ciò che possiamo dire è che la documentazione trasmessa non fornisce una risposta chiara e immediatamente verificabile alla domanda fondamentale: le Amministrazioni centrali dello Stato hanno realmente destinato al Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse ordinarie in conto capitale, come impone la legge? È proprio questo l’accertamento che stiamo cercando di compiere”.

 

Avete fatto vostra anche la battaglia di Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, per il treno frecciarossa Taranto-Roma e vorreste coinvolgere anche le altre associazioni e i partiti meridionalisti per una forte mobilitazione unitaria. Perché è così importante?

 

“Quando un amministratore pone un tema che riguarda i diritti dei cittadini e lo sviluppo del Mezzogiorno, riteniamo che la questione vada valutata nel merito, indipendentemente dall’appartenenza politica. In questo caso condividiamo la battaglia del presidente Antonio Decaro perché richiama l’attenzione su un problema reale.

 

Quando si parla di infrastrutture, infatti, non si discute soltanto di treni o di binari. Si parla del diritto alla mobilità, della competitività delle imprese, dell’attrattività dei territori e delle opportunità offerte a cittadini, studenti, lavoratori e turisti.

 

Collegamenti efficienti significano più sviluppo economico, più investimenti e una migliore qualità della vita.

Allo stesso tempo è importante evitare equivoci: un Frecciarossa, da solo, non trasforma una linea ferroviaria ordinaria in una linea ad alta velocità. Se l’infrastruttura presenta limiti strutturali, il servizio continuerà a risentirne. Per questo è necessario investire nell’ammodernamento della rete ferroviaria del Mezzogiorno, affinché i collegamenti siano stabili, veloci e competitivi.

 

C’è poi un altro aspetto che riteniamo difficilmente giustificabile. Da quanto emerge dalle notizie di stampa, per mantenere il collegamento Frecciarossa fino a Taranto è stato necessario un contributo straordinario delle Regioni: circa 4 milioni di euro a carico della Basilicata e 1,5 milioni della Puglia. È legittimo domandarsi perché un servizio ferroviario di interesse nazionale debba gravare in misura così significativa sui bilanci regionali per garantire un collegamento che dovrebbe rientrare nella normale programmazione del sistema ferroviario italiano.

Per questo auspichiamo una mobilitazione unitaria di associazioni, amministratori e forze politiche meridionaliste. Non è una battaglia per una singola città o per una singola regione: è una questione che riguarda il diritto del Mezzogiorno ad avere infrastrutture moderne e servizi di trasporto adeguati, al pari del resto del Paese”.

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