Sportelli bancari in Toscana dimezzati in 17 anni: a rischio 109 comuni


Gli sportelli bancari in Toscana sono scesi da 2.541 nel 2008 a 1.410 nel 2025, con un calo del 44,5% in 17 anni. Il dato, in linea con la tendenza nazionale e dell’area euro, emerge dal rapporto sulla rarefazione dei servizi bancari curato da Irpet e presentato martedì 6 ottobre 2026 a Palazzo Strozzi Sacrati. Le aree più a rischio sono oltre cento comuni toscani, situati in zone interne o periferiche e in contesti produttivi di piccole dimensioni.

Il quadro della contrazione

A livello nazionale, nello stesso arco di tempo, gli sportelli sono passati da 34.146 a 19.140, una riduzione che si avvicina al 44%. In Toscana la contrazione è stata particolarmente intensa tra il 2015 e il 2025, con gli sportelli scesi da 2.265 a 1.410. In parallelo, i comuni privi di sportello sono cresciuti da 12 a 31, e quelli con un solo sportello da 39 a 58.

Lo studio non si limita a contare le chiusure: punta soprattutto a individuare i territori dove la perdita del presidio fisico incontra una domanda locale più fragile o meno capace di usare canali alternativi, come home banking e app. La digitalizzazione ha compensato l’accesso ai servizi di base, ma non per tutti: anziani, residenti in case sparse e micro imprese restano più esposti, anche sul fronte del credito e della nascita di nuove imprese.

L’indice di esposizione

Il rapporto costruisce un indice comunale di esposizione alla rarefazione dei servizi bancari — basato su dati Istat, Abi, Poste e Banca d’Italia — articolato su tre dimensioni: la presenza fisica del servizio (assenza di sportelli, un solo sportello, distanza dal più vicino, assenza di ufficio postale e Atm); l’intensità dell’offerta rispetto alla domanda di residenti e imprese; la vulnerabilità demografico-insediativa (quota di over 75 e di residenti in case sparse).

Le criticità maggiori riguardano 109 comuni, il 40% del totale, dove però vive soltanto quasi il 12% della popolazione e vi è insediato il 9% delle imprese. Il gruppo con l’indice più alto presenta una popolazione media sotto i 1.700 abitanti e una densità occupazionale inferiore alla media regionale.

Le aree considerate più a rischio sono quelle dove il presidio debole si somma a popolazione anziana e dispersa: Lunigiana, Garfagnana, Montagna pistoiese, Casentino, Valtiberina, Amiata, Val d’Orcia e Maremma interna. Vi sono poi aree intermedie e produttive, dove lo sportello c’è ma è sottodimensionato rispetto a residenti e imprese: Valdinievole, Valbisenzio, Piana pratese, Media Valle del Serchio, Valdarno. Le province più esposte sono Massa-Carrara, Lucca e Pistoia; Prato è un caso a sé, senza isolamento fisico ma con una forte sproporzione tra domanda e offerta. Le maggiori fragilità riguardano un gruppo di 38 comuni — l’1,9% della popolazione — deficitari in tutte e tre le dimensioni, soprattutto in Garfagnana, Casentino, Valtiberina e Amiata.

Le possibili soluzioni

Il report non indica la riapertura di filiali fisiche ovunque secondo il vecchio modello, ma suggerisce un livello minimo di accesso ai servizi essenziali con strumenti diversificati: sportelli itineranti e presidi condivisi tra più banche o con altre istituzioni dove manca il presidio; rafforzamento selettivo della rete dove l’offerta è sottodimensionata; educazione finanziaria e digitale e servizi di assistenza dove gli utenti sono più fragili.

Il presidente Eugenio Giani ha sottolineato la trasversalità del fenomeno: “Non è un fenomeno che riguarda solo le aree periferiche o montane – ha commentato -, coinvolge anche quelle che vedono la presenza di piccole attività industriali e manifatturiere, dove una presenza fisica della banca potrebbe rivelarsi utile. Abbiamo istituito più di un anno fa l’Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria per monitorare il fenomeno ed analizzare l’impatto sui territori e individuare soluzioni a tutela di cittadini e imprese. La politica però non può incidere sulle scelte commerciali di istituti privati, ma può tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica. In Toscana, rispetto ad altre regioni, la presenza resta abbastanza diffusa, ma la digitalizzazione dei servizi avanza in modo inesorabile, modificando radicalmente le abitudini degli utenti abituati ad un contatto fisico, soprattutto le persone anziane”.

L’assessore a economia, turismo e agricoltura Leonardo Marras ha posto l’accento sul ruolo della banca come interlocutore di prossimità: “La banca – ha detto – non è soltanto il luogo in cui si svolgono operazioni: per le famiglie e, in particolare, per le micro e piccole imprese è anche un presidio di relazione e un interlocutore importante per l’accesso al credito. La digitalizzazione è una grande opportunità, ma deve accompagnarsi a servizi capaci di rispondere alle diverse condizioni dei territori e delle persone. Il rapporto Irpet ci offre una base di conoscenza concreta per individuare le soluzioni più adatte: servizi mobili o condivisi dove pesa la distanza, assistenza e formazione digitale dove gli utenti sono più fragili. Dobbiamo lavorare insieme al sistema bancario e alle comunità locali per mantenere un accesso effettivo ai servizi essenziali in tutta la Toscana”.

Il direttore di Irpet Nicola Sciclone ha inquadrato il problema in modo netto: “La digitalizzazione – ha spiegato – ha cambiato radicalmente il modo con cui utilizziamo la banca, pensare di ricostruire la rete bancaria di dieci o venti anni fa ha poco senso. Tuttavia un eccesso di rarefazione può costituire un problema: lo sportello resta comunque un presidio di prossimità sia per le moltissime piccole e micro imprese che caratterizzano il tessuto economico, che per le famiglie, considerata l’alta incidenza di popolazione anziana che ha una minore accessibilità ai canali digitali bancari. La rarefazione dell’offerta bancaria non è un problema solo per i comuni montani o periferici, ma anche per quelli intermedi e produttivi dove magari lo sportello esiste, ma la rete di servizi è sottodimensionata rispetto alla popolazione e alle imprese esistenti. Il punto – ha concluso – è quindi non tanto il numero di sportelli persi, quanto piuttosto come questa riduzione è divenuta una perdita di accessibilità, relazioni e opportunità per famiglie e imprese”.


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