L’Aquila – Nel panorama socio-economico contemporaneo dell’Eurozona, la pianificazione delle politiche abitative e la gestione dell’edilizia residenziale pubblica (ERP) costituiscono variabili macroeconomiche fondamentali per garantire la coesione civile e contrastare i fenomeni di emarginazione urbana. Lunedì 27 luglio 2026, la storica cornice del Palazzetto dei Nobili all’Aquila ha ospitato un importante convegno di sensibilizzazione interamente incentrato sull’emergenza abitativa e sulle possibili soluzioni alla crisi degli alloggi. L’incontro, volto a monitorare lo stato di avanzamento del progetto nazionale “La Casa Include”, è stato promosso congiuntamente da Uniat APS Nazionale e Uniat Abruzzo, beneficiando del fondamentale supporto finanziario e mecenatismo dell’ente bilaterale Ebitemp, richiamando al tavolo dei relatori i massimi vertici delle sigle sindacali, delle aziende territoriali per l’edilizia e dei dicasteri sociali regionali.
La critica sindacale al Piano Casa e il laboratorio post-sisma del Progetto C.A.S.E.
L’asse portante del dibattito si è sviluppato intorno all’analisi dei correnti dispositivi normativi statali e alla specificità del modello aquilano a diciassette anni dal sisma del 2009. Il Segretario Generale della Uil Abruzzo, Michele Lombardo, ha espresso una ferma riserva sull’efficacia dell’attuale Piano Casa varato dall’esecutivo, giudicandolo insufficiente a garantire in modo esteso il diritto costituzionale all’abitare, e ha invocato una radicale revisione dei testi normativi approvati per blindare la stabilità sociale dei nuclei familiari meno abbienti. In una sponda istituzionale complementare, l’assessore alle Politiche Sociali del Comune dell’Aquila, Manuela Tursini, ha evidenziato il paradosso virtuoso della ricostruzione locale. L’infrastruttura d’emergenza del Progetto C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) e i moduli abitativi provvisori, concepiti originariamente per la gestione della prima transizione post-sismica, si convertono oggi in un’ancora di salvataggio strutturale, offrendo alla municipalità una disponibilità diffusa di alloggi pubblici che attutisce l’onda d’urto della crisi e della precarietà abitativa moderna.
Il paradosso della morosità Ater e il recupero edilizio tramite i fondi PNRR
La disamina dei bilanci operativi e dello stato conservativo degli immobili pubblici ha registrato una netta divergenza di scenari tra i diversi distretti provinciali. Il direttore dell’Ater dell’Aquila, Giancarlo Alterio, ha snocciolato dati analitici di rilievo in ordine alla sostenibilità dei canoni storici di locazione sociale, evidenziando una criticità strutturale: a fronte di un canone medio mensile fissato all’esigua quota di 14,93 euro a nucleo, l’azienda riscontra indici di morosità estremamente elevati da parte degli inquilini. Tale deficit di cassa paralizza la pianificazione delle manutenzioni ordinarie e costringe l’ente all’attivazione di procedure coatte di riscossione coattiva, alimentando un pesante contenzioso legale. In una prospettiva opposta e orientata all’espansione patrimoniale, il presidente dell’Ater di Pescara, Domenico Di Meo, ha rivendicato lo sforzo straordinario compiuto per valorizzare il patrimonio immobiliare costiero, sfruttando l’immissione di liquidità dei fondi europei del PNRR e di altri stanziamenti straordinari per completare complessi interventi di efficientamento energetico nZEB e messa in sicurezza sismica a favore delle famiglie inserite in graduatoria.
La povertà energetica per la senatrice Di Girolamo e la crisi degli alloggi ADSU
Il nesso di causalità tra l’asfissia economica delle famiglie e i costi strutturali delle utenze domestiche è stato posto al centro della relazione firmata dalla senatrice Gabriella Di Girolamo. La parlamentare ha denunciato la sovrapposizione tra crisi abitativa e povertà energetica, censurando con durezza la scelta governativa di azzerare o ridurre drasticamente i finanziamenti storici destinati al Fondo nazionale per la morosità incolpevole, una contrazione del welfare statale che rischia di amplificare l’emarginazione nei quartieri periferici. Sul fronte del diritto allo studio e della logistica universitaria, il direttore dell’ADSU dell’Aquila (Azienda per il Diritto agli Studi Universitari), Michele Soriani, ha confermato l’impegno dell’ente nel calmierare i prezzi dei posti letto per i fuori sede, denunciando tuttavia l’urgenza non più differibile di edificare nuovi studentati pubblici per fare fronte alla massiccia e crescente domanda di immatricolazioni che satura i mercati privati della locazione.
La proposta dell’abitare condiviso e il network di sussidiarietà dell’Uniat
In ultima analisi, il forum del Palazzetto dei Nobili ha registrato la formulazione di risposte pragmatiche e a basso impatto finanziario basate sui principi dell’economia della condivisione e della sussidarietà circolare. Lino Cipollone, presidente dell’Ada Marsica (Associazione Diritti degli Anziani), ha lanciato la proposta dell’abitare condiviso intergenerazionale, un modello di co-housing sociale volto a offrire alloggio gratuito o a canone calmierato agli studenti universitari fuori sede all’interno delle volumetrie residenziali degli anziani che vivono in condizione di solitudine biologica, coniugando il mutuo aiuto al contrasto dello spopolamento. Le conclusioni programmatiche sono state affidate alla direttrice nazionale di Uniat APS, Ofelia Oliva, la quale ha ribadito la necessità di superare la frammentazione degli interventi isolati: solo la tessitura di una solida rete di cooperazione istituzionale tra sindacati degli inquilini, aziende Ater, amministrazioni locali e istituti universitari permetterà di convertire le singole buone pratiche locali in modelli strutturali di welfare di comunità in grado di garantire inclusione, merito e coesione civile sul territorio.
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