Nella società attuale, l’impresa più ardua è quella di riuscire a conciliare con sapienza i ritmi frenetici della genitorialità con uno stile di vita salutare oltre che etico. Ciò significa, non semplicemente, adottare un’alimentazione a base vegetale, bensì questo comporta anche il dare un’alta considerazione e rispetto all’ambiente in cui si abita. C’è chi quotidianamente porta avanti questa meravigliosa missione, divenendo anche un faro per un’intera community. Stiamo parlando della straordinaria @eco_vegan_mama, che attraverso i suoi canali social dimostra ogni giorno come maternità, veganismo e sostenibilità possano intrecciarsi in modo naturale, profondo e gioioso.
Le scelte green che la stessa porta avanti abbattono con forza pregiudizi e stereotipi, a favore di uno spazio sicuro e ricco di spunti pratici per chi desidera crescere i propri figli all’insegna dell’empatia verso gli animali e la cura del Pianeta.
Oggi, verremmo a esplorare alcune delle strategie zero waste e a misura di bambino oltre che di importanza vitale nel fare rete per lasciare un’eredità migliore alle generazioni future.
La “scintilla” che ha dato vita a Eco Vegan Mama
Carissima, il suo profilo Instagram è unico nel suo genere, in quanto è in grado di unire due mondi immensi, ma profondamente connessi, quali la maternità e lo stile di vita eco-vegan. Ma qual è stato quel momento preciso nella sua vita, magari proprio con l’arrivo della maternità, che ha fatto scattare in lei il desiderio di ridefinire le sue abitudini e dare vita al progetto @eco_vegan_mama?
In realtà il veganismo e la maternità sono entrati nella mia vita in due momenti diversi. Ho scelto un’alimentazione vegetale molti anni prima di diventare mamma, perché sentivo sempre più forte il desiderio di vivere in modo coerente con i miei valori e con il rispetto per gli animali. La maternità ha, però, cambiato completamente il mio modo di guardare al mondo. Ho iniziato, infatti, a chiedermi che pianeta avremmo lasciato ai nostri figli e mi sono resa conto che non bastava più fare attenzione a cosa avrei potuto mettere nel piatto. Ho iniziato a riflettere sul nostro modo di consumare, sugli sprechi, sugli oggetti che entravano in casa, su tutto ciò che potevamo fare, nel nostro piccolo, per avere un impatto più leggero. Inoltre, quando è arrivata la mia prima gravidanza, mi sono resa conto di non sapere praticamente nulla sui bambini. Ero una vera tabula rasa. Così ho passato quei nove mesi a leggere, studiare e soprattutto a divorare video su YouTube. Ho imparato tantissimo da creator che parlavano di maternità, educazione e vita familiare, e mi sono affezionata a quelle persone, perché sentivo che condividevano i miei stessi valori.
In quel periodo ho capito quanto i contenuti online possano fare davvero la differenza nella vita di qualcuno. Io avevo ricevuto tantissimo, gratuitamente, da persone che nemmeno conoscevo. È nata così la voglia di restituire quel valore, condividendo a mia volta la mia esperienza. All’epoca, in Italia, quasi nessuno parlava di veganismo e sostenibilità dal punto di vista di una famiglia con bambini. C’erano creator che trattavano questi temi separatamente, ma mancava qualcuno che li unisse nella quotidianità di una casa, con tutte le sfide e le gioie che questo comporta. Ho pensato che forse avrei potuto dare il mio contributo. Così è nato Eco Vegan Mama. All’inizio senza grandi aspettative: volevo semplicemente raccontare quello che imparavo e cosa funzionava nella nostra famiglia, nella speranza che potesse essere utile anche ad altri. Ancora oggi è questo lo spirito con cui creo contenuti.
Non voglio dire alle persone come dovrebbero vivere, ma offrire idee, ispirazione e strumenti concreti, perché credo che ogni piccolo passo verso uno stile di vita più etico e sostenibile abbia valore.
Superare gli stereotipi sulla genitorialità vegetale
Sorge spontaneo chiederle come è, dunque, crescere i propri figli con un’alimentazione a base vegetale e un’educazione orientata alla sostenibilità in una società come quella attuale? Insomma, quanto è difficile superare scetticismi e stereotipi sociali, che ancora persistono? E soprattutto, quali sono le barriere e le paure che incontra e che cerca di far superare alle persone che a lei si rivolgono?
Devo dire che oggi è molto più semplice rispetto a quando ho iniziato. Dieci o quindici anni fa parlare di bambini vegani o di sostenibilità in famiglia era quasi impensabile. Oggi c’è molta più informazione, più prodotti disponibili e anche più apertura. Certo, gli stereotipi esistono ancora, ma sono decisamente diminuiti. Credo che le paure nascano quasi sempre dalla disinformazione. Sul veganismo, ad esempio, la domanda che mi viene fatta più spesso è se un bambino possa crescere sano con un’alimentazione vegetale. La mia risposta è sempre la stessa: non è il fatto che sia vegana a renderla sana, ma il fatto che sia ben pianificata. Esattamente come qualsiasi altro tipo di alimentazione.
Per quanto riguarda la sostenibilità, invece, noto che molte persone pensano di dover cambiare completamente vita per fare la differenza. Si sentono sopraffatte dall’idea di dover essere perfette e questo, paradossalmente, finisce per bloccarle ancora prima di iniziare. Se c’è una cosa che ho imparato in questi anni è che le persone hanno bisogno soprattutto di esempi. Hanno bisogno di vedere che un cambiamento è possibile nella vita reale, con tutti i suoi limiti e le sue imperfezioni. Hanno bisogno di consigli concreti, di idee semplici da mettere in pratica e, ogni tanto, anche di qualche contenuto che le faccia fermare un attimo e mettere in discussione alcune convinzioni o abitudini.
È proprio così che cerco di creare i miei contenuti: un equilibrio tra accoglienza e stimolo. Da una parte voglio che chi mi segue si senta a casa, senza sensi di colpa e senza la pressione di dover essere perfetto. Dall’altra credo che, se vogliamo cambiare qualcosa, ogni tanto sia necessario anche uscire dalla nostra zona di comfort. Se un mio video, ad esempio, riesce a farti guardare una situazione da una prospettiva diversa e ti porta a fare una scelta più consapevole, anche piccola, allora ha raggiunto il suo obiettivo.
La guida al riuso senza stress quotidiano
Gran parte delle persone credono che la sostenibilità e la riduzione dei rifiuti, la cui pratica è ormai nota anche come zero waste, siano difficili da conciliare con i ritmi frenetici di una famiglia con bambini. Può svelare alcuni dei suoi piccoli trucchi e i consigli pratici per rendere la propria casa più green senza dover impazzire?
Credo che il primo passo sia cambiare prospettiva. Se il nostro obiettivo è vivere in modo più sostenibile e lasciare un pianeta migliore ai nostri figli, dobbiamo accettare che la comodità non possa essere sempre la nostra priorità assoluta. Lo dico con molta onestà: alcune scelte richiedono un pizzico di impegno in più. Non voglio indorare la pillola.
Allo stesso tempo, penso che oggi la sostenibilità sia molto più semplice di quanto immaginiamo. Non serve fare sacrifici estremi o stravolgere completamente la propria vita. Basta iniziare da ciò che ha davvero un impatto.
Personalmente mi concentro soprattutto sul sostituire i prodotti usa e getta con alternative riutilizzabili. È probabilmente il cambiamento che consiglio più spesso perché, una volta presa l’abitudine, diventa quasi automatico. Penso ai tovaglioli di stoffa, agli stracci lavabili al posto dello scottex, ai contenitori invece della pellicola, alle alternative riutilizzabili per la carta forno, ai dischetti struccanti e ai prodotti per l’igiene mestruale lavabili.
Oggi quasi tutte le famiglie hanno una lavatrice e molte anche un’asciugatrice. A quel punto mi viene spontaneo chiedermi: perché continuare a comprare qualcosa che usiamo cinque minuti e poi buttiamo, quando esiste un’alternativa che dura anni, funziona altrettanto bene ed è spesso anche più bella e piacevole da usare? Pensiamo ai tovaglioli di stoffa: oltre a evitare centinaia di tovaglioli di carta, rendono anche la tavola più accogliente. Alla fine è questo il messaggio che cerco sempre di trasmettere: la sostenibilità non è fatta di gesti eroici, ma di tante piccole abitudini che, una volta entrate nella routine, non pesano più e fanno una differenza concreta. Anche in una casa piena di bambini.
La ricchezza dello scambio reciproco
La sua pagina Instagram è, comunque, un importante punto di riferimento per moltissimi genitori che adottano un approccio empatico, ecologico e cruelty-free. Quanto è importante per lei il supporto reciproco all’interno della sua community e cosa le dà più soddisfazione del dialogo quotidiano con chi la segue?
La mia community è senza dubbio la parte più bella di questo lavoro. Certo, io condivido la mia esperienza e cerco di offrire spunti, idee e strumenti pratici, ma sarebbe sbagliato pensare che il rapporto vada in una sola direzione. In realtà imparo tantissimo anche dalle persone che mi seguono.
Ogni giorno ricevo racconti, domande, dubbi, successi e anche difficoltà. C’è chi mi scrive perché grazie a una ricetta è riuscito a far mangiare i legumi ai propri figli, chi ha deciso di eliminare la plastica monouso dalla propria cucina, chi ha iniziato a mettere in discussione alcune abitudini che dava per scontate. Sono piccoli cambiamenti, ma quando li moltiplichi per migliaia di persone ti rendi conto che possono avere un impatto enorme.
La soddisfazione più grande, però, è quando qualcuno mi dice “Non mi hai fatto sentire giudicato.” È probabilmente il complimento più bello che possa ricevere. Cerco sempre di comunicare con rispetto, senza creare sensi di colpa e senza pretendere che tutti facciano il mio stesso percorso. Ognuno parte da un punto diverso e ha tempi diversi.
Mi piace pensare che la mia pagina sia un luogo dove ci si può ispirare a vicenda. Io porto la mia esperienza, ma la community porta ogni giorno nuove idee, punti di vista e riflessioni. È questo scambio continuo che, dopo tutti questi anni, mi fa ancora amare profondamente quello che faccio.
Futuro, spirito critico e nuovi sogni nel cassette
Volgendo lo sguardo al futuro, qual è l’augurio che vuole fare ai propri figli e alle nuove generazioni? E rispetto al canale @eco_vegan_mama, quali sono i nuovi progetti, sfide e sogni nel cassetto che le piacerebbe realizzare nei prossimi anni? Grazie.
L’augurio che faccio ai miei figli è di non perdere mai la capacità di farsi domande. Viviamo in un mondo che ci spinge continuamente a consumare di più, ad andare più veloci e ad accettare tante cose come “normali”. Io spero che crescano con uno spirito critico, che imparino a scegliere con la propria testa e che abbiano sempre rispetto per gli altri, siano essi persone, animali o l’ambiente che li circonda. Se riusciranno a diventare adulti curiosi, empatici e consapevoli, sentirò di aver fatto un buon lavoro come mamma.
Per quanto riguarda Eco Vegan Mama, in realtà il mio sogno è sempre lo stesso: continuare a creare contenuti che abbiano un impatto positivo nella vita delle persone. Negli anni sono cambiate le piattaforme, i formati e gli algoritmi, ma la mia motivazione è rimasta identica. Vorrei continuare a divulgare in modo semplice e accessibile, raggiungendo sempre più famiglie e dimostrando che vivere in modo più etico e sostenibile non significa rinunciare alla felicità, ma spesso trovarne una forma ancora più autentica.
Mi piacerebbe anche portare questo progetto oltre i social, con nuovi libri, corsi e strumenti pratici che possano accompagnare le persone nel loro percorso. E poi c’è un sogno che coltivo da sempre: continuare a raccontare la nostra vita con onestà, senza inseguire le mode o i numeri a tutti i costi. Se tra dieci anni qualcuno mi dirà che grazie a un mio video ha iniziato a vedere il mondo con occhi diversi, credo che sarà quello il traguardo di cui andar più fiera.
Se questa intervista vi ha ispirato e desiderate entrare in contatto con Eco Vegan Mama per domande, collaborazioni o semplicemente per seguire la sua community, potete scriverle a ecoveganmama@yahoo.com o trovarla ogni giorno su Instagram su @eco_vegan_mama.
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Viviana Ricci
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