FOGGIA – Un sistema di relazioni tra criminalità organizzata, mondo imprenditoriale, politica e pubblica amministrazione. È questo il quadro delineato dalla Squadra mobile di Foggia nell’informativa denominata “Terzo livello”, confluita nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Il rapporto investigativo, composto da 319 pagine e circa 850 pagine di allegati, raccoglie intercettazioni, testimonianze, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, denunce e documentazione amministrativa.
Al centro dell’attività investigativa compare la figura dell’imprenditore Antonio Fratianni, indicato dagli inquirenti come un soggetto che avrebbe intrattenuto rapporti di contiguità con il clan Sinesi-Francavilla.
«È parere di questi investigatori che il costruttore Antonio Fratianni rappresenti quello che potremmo definire il doppio sistema della contiguità mafiosa», si legge nell’informativa.
Secondo la ricostruzione della Polizia, da un lato Fratianni avrebbe contribuito agli affari del clan, agevolandone gli interessi illeciti; dall’altro, le sue frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata gli avrebbero consentito di acquisire un metodo utile al perseguimento dei propri interessi imprenditoriali.
Le accuse dovranno essere verificate nelle sedi giudiziarie competenti e, per tutti gli indagati e imputati, resta valido il principio della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
L’inchiesta “Terzo livello”
L’informativa riguarda quindici persone tra presunti esponenti della criminalità organizzata, imprenditori ed ex amministratori comunali, denunciati alla fine di dicembre 2022 per reati contestati, a vario titolo, quali associazione mafiosa, concorso esterno, riciclaggio, tentata estorsione e intestazione fittizia di beni.
Il rapporto è stato successivamente acquisito nell’inchiesta della Dda sfociata, nel giugno scorso, nell’arresto dei fratelli Antonello ed Emiliano Francavilla, di Ivan Narciso, Daniele Barbaro e Alessandro Moffa, accusati di associazione mafiosa.
Fratianni è invece accusato di riciclaggio. Secondo l’ipotesi della Procura, tra il 2011 e il 2012 avrebbe reinvestito nel settore edilizio circa 600mila euro di provenienza illecita, ricevuti da Antonello Francavilla e utilizzati per la costruzione di un immobile in viale Giotto, a Foggia.
Uno degli aspetti approfonditi dagli investigatori riguarda inoltre l’approvazione, da parte del Consiglio comunale, di un progetto urbanistico al quale sarebbe stato interessato lo stesso Fratianni e, indirettamente, il clan Sinesi-Francavilla.
“Figura cardine degli interessi illeciti”
«Questa attività di indagine si è posta la finalità di individuare i nodi di connessione instaurati tra i clan mafiosi, la politica, la pubblica amministrazione e il tessuto produttivo del territorio», scrive la Squadra mobile.
Nel rapporto, Fratianni viene definito una «figura cardine» e un possibile «epicentro di interessi illeciti», in rapporti stabili con esponenti della cosiddetta “Società foggiana”.
I suoi legami, secondo gli investigatori, sarebbero iniziati con Mario Francavilla, detto “il Nero”, ucciso il 22 gennaio 1998 durante una guerra di mafia, per poi proseguire con i figli, in particolare con Antonello Francavilla.
Fratianni, inizialmente attivo come termoidraulico, sarebbe progressivamente diventato un affermato imprenditore edile. Per l’accusa, avrebbe rappresentato lo strumento attraverso il quale i Francavilla sarebbero riusciti a inserirsi nel settore delle costruzioni foggiane.
Il clan lo avrebbe finanziato con ingenti somme di denaro provenienti da attività illecite, consentendogli prima di diventare socio e successivamente amministratore della Di Santo Srl, una delle imprese di costruzione più conosciute del capoluogo.
Il tentato omicidio di Nettuno
Nel febbraio scorso Fratianni è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Velletri a 18 anni di reclusione per il duplice tentato omicidio di Antonello Francavilla e del figlio, all’epoca quindicenne, avvenuto a Nettuno il 2 marzo 2022.
Secondo l’accusa, Fratianni avrebbe sparato al presunto boss per evitare di restituire i 600mila euro che avrebbe ricevuto dal clan per reinvestirli.
L’imprenditore ha sempre respinto ogni responsabilità.
L’incontro con Iaccarino e Capotosto
Un altro passaggio significativo dell’informativa riguarda un incontro avvenuto il 7 ottobre 2020 tra Fratianni, l’allora presidente del Consiglio comunale di Foggia Leonardo Iaccarino e il consigliere di maggioranza Antonio Capotosto.
Iaccarino e Capotosto sono attualmente sotto processo nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte tangenti al Comune di Foggia. Anche nei loro confronti vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
Il colloquio, intercettato dagli investigatori, sarebbe stato organizzato dopo che Fratianni aveva manifestato forte irritazione per l’atteggiamento di alcuni consiglieri comunali, accusati di rallentare l’iter amministrativo di una delibera relativa a un intervento di riqualificazione urbana nell’area compresa tra via Lucera e viale Giotto.
L’appalto, del valore di circa un milione e 75mila euro, era stato assegnato alla Di Santo Costruzioni nell’ambito di opere deliberate dalla Regione.
Secondo la Polizia, durante l’incontro Fratianni avrebbe mostrato la capacità di esercitare pressioni e di intimorire i propri interlocutori, chiedendo a Iaccarino di convocare tutti i consiglieri interessati.
«Tu mi devi fare la sacrosanta cortesia di radunarli tutti quanti», avrebbe affermato l’imprenditore nel corso del colloquio intercettato. «Visto che si deve parlare di me, devo stare presente. Voglio incontrare queste persone e guardarle in faccia».
Riferendosi poi a Capotosto, Fratianni avrebbe aggiunto: «Tonino non ha capito chi sono io e che cos’è la Di Santo».
Per gli investigatori, quelle conversazioni rappresenterebbero uno degli elementi utili a ricostruire il presunto sistema di relazioni tra interessi imprenditoriali, amministrazione pubblica e ambienti criminali.
Un intreccio sul quale sarà ora la magistratura a dover fare piena luce. Lo riporta La Gazzetta del Mezzogiorno.it
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