Sergio Rizzo, il giornalista del Corriere della Sera e poi di Repubblica noto per il bestseller La Casta e per una particolare attenzione al tema, nel libro Se muore il Sud del 2013, scritto insieme a Gian Antonio Stella, mette tra i primi mali del nostro Mezzogiorno “la burocrazia asfissiante”, indicando nella semplificazione la svolta epocale per le regioni del meridione. Sacrosanta verità.
Le lungaggini imposte dalla macchina amministrativa, uno dei tanti esiti della burocrazia elefantiaca, costituiscono il freno più evidente allo sviluppo. Dilatare strutturalmente i tempi per qualsiasi iter gestionale da parte di un ente locale, richiedere una montagna di documenti spesso inutili, offrire portali web superati e frammentati, imporre tempi lunghi di risposta, presentare scarsa trasparenza equivale non soltanto ad una somma di problemi specie per chi fa impresa (e per chi vuole lavorare), ma anche minore attrattività di un territorio, per cui emergono enormi difficoltà nell’intercettare investitori. E se l’economia non gira, una delle conseguenze è la desertificazione principalmente delle zone interne del Mezzogiorno, come purtroppo sta avvenendo con le centinaia di migliaia di trasferimenti verso il Nord Italia o l’estero principalmente da parte delle forze migliori, giovani e laureati.
Non è un caso se a richiedere meno burocrazia in prima fila troviamo imprese e territori locali, tenendo presente che le criticità sono frutto principalmente dell’eterno centralismo. Del resto ogni tentativo di serio decentramento è stato fallimentare, spesso controproducente.
Scriveva profeticamente Giolitti oltre un secolo fa che “il miglior sedativo per le smanie rivoluzionarie consiste in una poltrona ministeriale che trasforma un insorto in un burocrate”. Una verità attualissima: le spinte innovative e anticasta di nuove forze politiche, di “superamento della vecchia politica”, negli ultimi anni si sono smorzate non appena queste formazioni sono finite nelle stanze dei bottoni, in particolare alle prese con meccanismi farraginosi di funzionamento della macchina parlamentare.
La burocrazia, del resto, non è causale. È quasi sempre frutto di una cultura atavica incentrata su rapporti tossici tra potere e cittadino. La semplificazione, spesso, è vista dall’alto come riduzione dell’autorità e dei controlli formalmente effettuati grazie ad una montagna di scartoffie. Il problema non è soltanto nell’eccessiva produzione di norme, ma anche nella loro disordinata applicazione tra mancanza di razionalità, di coordinamento, di accessibilità, di funzionamento.
Se le riforme Bassanini hanno provato a sfalciare il campo, talvolta l’applicazione di una norma resta differente tra un comune e un altro. La trasparenza e l’accessibilità sono quasi sempre contrastate dal diritto alla privacy. Così come per l’autocertificazione non è facile scardinare il castello di certificati. Tanti adempimenti restano inutili e talvolta manca il collegamento tra le istituzioni, anche quello digitale (si pensi al caos di molti uffici del catasto).
Tutto ciò è propenso e compiacente per accrescere, paradossalmente, “l’irregolarità finalizzata alla regolarità”, cioè la classica necessità di oliare situazioni (dolosamente?) irrigidite o la “stampella” della conoscenza che crea disparità tra cittadini di serie A e di serie B. Occorrerebbe rendere più semplice l’esistenza alle aziende regolari e più ostica quella di chi opera nell’illegalità.
Nel contempo le anomalie producono ulteriori intralci, ad esempio con gli infiniti contenziosi, con le soluzioni “all’italiana”, ma anche con le scorciatoie che evitano la conformità quali il lavoro nero, l’abusivismo, l’affitto non regolare, l’usura, il caporalato fino alla delega diretta alla criminalità organizzata. Gli espedienti finiscono anche per ridurre le tutele, aumentando l’insicurezza nei posti di lavoro.
In estate, dove le attività stagionali acquisiscono un importante ruolo, tutto ciò si accentua. La ricettività, la ristorazione, gli stabilimenti balneari, i campeggi, i centri estivi, il turismo in genere, l’agricoltura, l’industria del divertimento, il commercio ambulante, i servizi stagionali diventano protagonisti, alimentando imprese e assorbendo nuovo personale. Si pensi ai tanti camerieri o cuochi estivi, ai bagnini al mare o nelle piscine, agli animatori turistici, ma anche ai raccoglitori stagionali in agricoltura. Sono tanti, ad esempio, gli studenti che approfittano della bella stagione per trovare un lavoro di qualche settimana per pagarsi una vacanza o gli studi, ma anche per svolgere un’esperienza.
L’estate, insomma, rappresenta non soltanto la fase del meritato riposo, ma anche un’occasione importante per l’intera economia, specie nel nostro Paese, da sempre votato al turismo e alle produzioni agricole d’eccellenza.
I dati dell’Istat confermano l’ulteriore crescita del settore turistico: nel primo trimestre 2026 gli esercizi ricettivi hanno registrato 23 milioni di arrivi e 71,6 milioni di presenze turistiche, con un aumento degli arrivi del 4,2 per cento e delle presenze del 7,5 per cento, di cui il 54,6 per cento è rappresentato da cittadini stranieri (più 12,3 per cento).
Per operare, da parte delle imprese (e non solo) c’è però bisogno principalmente di norme chiare e celerità decisionale. La burocrazia, purtroppo, va nella direzione opposta: le regole cambiano di frequente rendendo problematica la puntuale programmazione delle attività (si pensi alle complessità delle procedure legate alle assunzioni stagionali o alla necessità di formazione celere) e incidendo negativamente sull’organizzazione degli adempimenti e quindi dei tempi.
Per snellire servono quindi sportelli unici realmente digitali, una modulistica uniforme, l’applicazione puntuale della legge 241 (silenzio-assenso), l’interoperabilità tra banche dati pubbliche, tempi certi, formazione celere, procedure più semplici per assunzioni stagionali e lavoro regolare.
La vera semplificazione, pertanto, non è nella mancanza di regole, ma nella volontà di adottarle senza generare ostacoli inutili – o danni – a chi le rispetta.
In questo percorso, le associazioni datoriali e i corpi intermedi hanno un ruolo decisivo. Unsic, attraverso la propria rete territoriale, i servizi alle imprese, il patronato, il Caf, il Caa, la formazione e le strutture collegate, vive ogni giorno il rapporto concreto tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Conosciamo le difficoltà reali, ma percepiamo anche il valore di chi, nonostante tutto, continua a investire, assumere, produrre e creare occupazione.
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Domenico Mamone
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