BSW apre ad AfD: strategia politica o mossa disperata?


Doveva succedere e alla fine è successo: il BSW, ovvero l’Alleanza Sahra Wagenknecht, il partito che in Germania doveva puntare a coprire la fiancata sinistra del populismo, ha teso la mano all’ultradestra di AfD, aprendo a una collaborazione. 

Al momento in cui viene scritto questo articolo, AfD non ha ancora risposto, tuttavia, indipendentemente da un’eventuale risposta di Chrupalla e Weidel, vale la pena fermarsi ad analizzare il significato di questo gesto da parte del BSW.

I fatti: Fabio De Masi e Amira Mohamed Ali del BSW hanno scritto una lettera con una proposta politica per Alice Weidel e Tino Chrupalla di AfD

In Germania, il testo della lettera è stato reso noto lunedì da una delle principali agenzie di stampa. Nel testo si chiede, in sintesi, di abbattere il “Brandmauer”, quello che nel resto d’Europa si chiama “cordone sanitario” eretto intorno all’ultradestra, e di tendersi la mano in occasione delle prossime elezioni in due Länder dell’est: Sassonia Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore.

L’invito non è esplicitamente a una collaborazione. Si parte con due “duelli” pre-elettorali, uno a Magdeburgo e uno a Schwerin, da gestire con correttezza e senza pregiudizi. Si punta a un dibattito “in una grande piazza dell’est della Repubblica”. In questo caso, il dibattito dovrebbe essere fra Alice Weidel e la fondatrice del BSW Sahra Wagenknecht, nonostante questa abbia assunto un ruolo di secondo piano, dopo la debacle delle elezioni federali, e lasciato la conduzione della sua formazione politica ad Amira Mohamed Ali e Fabio De Masi, entrambi, come Wagenknecht, ex-Die Linke.

Alice Weidel, congresso di Alternativa per la Germania. Riesa, 11 gennaio 2025. Photo credits: EPA-EFE/MARTIN DIVISEK

I punti in comune, nel punto di vista espresso dal BSW, sono facili da trovare: entrambi i partiti sono anti-sistema, entrambi sarebbero “osteggiati dal mainstream per motivi diversi”. Inoltre, si lamenta nella lettera, il BSW non ha “praticamente più voce in capitolo” nelle emittenti pubbliche. Senza volerci imbarcare nella difesa d’ufficio di ARD o del Tagesschau, vale la pena notare che una vera voce in capitolo, sui grandi media, il BSW non l’ha avuta mai: dopo la prima fase in cui rappresentava una novità politica ed esprimeva enormi ambizioni elettorali soprattutto nella Germania orientale, il partito ha rapidamente dimostrato di portare con sé un seguito ridottissimo e l’attenzione dei media si è naturalmente spostata verso le formazioni che pesano di più nel panorama tedesco.

Proseguendo con la lettera, De Masi e Mohamed Ali presentano una proposta di collaborazione politica concreta ai loro corrispettivi di AfD: puntare ad avere, nei parlamenti regionali (Landtag) dei due stati in questione, ministri presidenti “apartitici”, i quali  governino “con maggioranze variabili, coinvolgendo AfD”. Questo vorrebbe dire, quindi, non una partecipazione di AfD al governo, ma la possibilità di incidere volta per volta sulle decisioni del Landtag, partecipando alla costituzione delle maggioranze. È proprio questo il nodo centrale: tutti gli altri partiti, formalmente, dichiarano che non voteranno mai con AfD.

Infine, in materia di politiche vere e proprie, il BSW punta sulle già note convergenze programmatiche con AfD, come  il “ritorno al petrolio e al gas russi” o una “riduzione dell’immigrazione” con espulsione di tutti coloro che commettono reati “perché la Germania è sovraccarica” e, naturalmente la lotta contro lo scarso accesso ai media e quelli che i due firmatari chiamano i “corridoi di opinione sempre più ristretti” (espressione che richiama fortemente il dogwhistle sulla “dittatura del pensiero unico”) che impediscono di esprimere opinioni antisistema sui media nazionali e soprattutto sulla TV di Stato.

L’analisi: il cortocircuito destra-sinistra

Per chi avesse una conoscenza parziale delle dinamiche della politica tedesca può apparire strano che un partito nato come costola ribelle della sinistra di Die Linke tenda la mano a una destra talmente a destra da essere sospettata di anticostituzionalità. In realtà, in questo non c’è nulla di strano, né nella situazione particolare della Germania né nell’assetto che stanno assumendo le formazioni politiche e i concetti stessi di “destra” e “sinistra” a livello globale.

D’altra parte, se è vero che nel BSW sono confluite le anime che una parte della Linke considerava, più o meno segretamente, impresentabili perché ancora vicine a ciò che restava dei governi della SED nella DDR (Wagenknecht in testa) è pure vero che molti dei nostalgici del regime dell’est e di coloro che in tale regime prosperavano si sono rivolti politicamente proprio ad AfD. In un recente caso in Brandeburgo, sono stati proprio 4 politici di AfD a finire in un rapporto sui legami con la Stasi.

Non bisogna neppure dimenticare che, quando Sahra Wagenknecht, fresca di fuoriuscita da Die Linke, iniziò a manifestare il desiderio di crearsi un’identità politica a parte, fu nientemeno che Björn Höcke, il controverso leader di AfD in Turingia, condannato per aver utilizzato intenzionalmente uno slogan delle SA, a tenderle la mano, invitandola a entrare in AfD, dove senza dubbio avrebbe potuto mettere in pratica le sue idee.

Björn Höcke radicalizzando AfD
Björn Höcke. Foto: EPA/FILIP SINGER

Nella frattura politica che si è allargata inesorabilmente dal crollo della cortina di ferro in poi e che si è spalancata ulteriormente con il consolidamento delle superpotenze attuali, ci sono elementi dei concetti di “destra” e “sinistra” che devono necessariamente essere ridiscussi. Per quanto, infatti, il BSW sia sempre stato molto attento a non spaventare il proprio (sopravvalutato) target elettorale presentandosi come un partito “di destra”, resta comunque difficile considerarla una formazione propriamente “di sinistra”, in primis proprio per la simpatia con la quale guarda alla Russia di Putin e per le posizioni sull’immigrazione. Non a caso, il soprannome di Wagenknecht, in alcuni ambienti, è passato da essere “Sahra la rossa” a “Sahra la rosso-bruna”.

Volendo fare un parallelo (assolutamente imperfetto sia nella forma che nel contenuto) con la situazione italiana, il BSW ha qualcosa in comune con il Movimento Cinque Stelle degli inizi, quello che correva soprattutto su temi antieuropeisti e non di rado complottari, quello di Beppe Grillo che si dimostrava possibilista rispetto all’ingresso di membri di Casapound fra le sue fila perché si trattava di “bravi ragazzi”. Continuando i paralleli nostrani, però, il BSW di oggi ricorda più un Marco Rizzo, specialmente per rilevanza politica, e niente affatto un Giuseppe Conte. Se però guardiamo ai potenziali alleati internazionali, le simpatie marcate verso la Russia attuale fanno pensare assai più alla Lega di qualche anno fa, prima che il ruolo di governo obbligasse Salvini e i suoi a schierarsi dalla parte dell’Ucraina e a riporre nel cassetto le t-shirt con la faccia di Putin.

Al di là dei paragoni con gli attori politici di casa nostra, al momento il panorama delle forze in campo, in Germania, come nel resto d’Europa, è solo in parte riconducibile alle categorie tradizionali di destra e sinistra. La spaccatura è su macro-temi che attraversano l’economia, la politica, la tutela dell’ambiente, il riconoscimento del valore dell’antifascismo, la politica internazionale, l’approvvigionamento energetico e molti altri nei quali non abbiamo lo spazio per addentrarci in questo momento.

A chi conviene una collaborazione fra AfD e BSW?

In breve: solo al BSW. Perché è vero che gli altri partiti hanno giurato di non lavorare mai con AfD, ma è vero anche che l’Unione ha tradito questa promessa più volte, tanto al parlamento tedesco quanto a quello europeo e in situazioni locali di portata più ristretta, quindi AfD non ha motivo di credere che il “cordone sanitario” resterà intatto. Ed è anche vero che, comunque, AfD è il partito più in alto nei sondaggi a livello federale e in diversi Länder, soprattutto all’est, mentre i numeri del BSW sono irrisori, per quanto marginalmente migliori nella Germania Orientale.

Dopo essersi lanciato sulla scena come un interessante e aggressivo nuovo attore politico, il partito si è schiantato clamorosamente contro la soglia di sbarramento del 5% alle elezioni politiche e sembra destinato a fare lo stesso anche in Sassonia Anhalt, con la possibilità, forse, di entrare per la prima volta, con qualche seggio, al Landtag del Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Perché mai AfD dovrebbe essere interessata a cambiare la propria strategia politica, presentando candidati apartitici, per un potenziale alleato così debole e con così poco seguito? Specialmente considerando che punta, al momento, su candidati forti come Ulrich Siegmund, che potrebbe diventare il nuovo ministro presidente della Sassonia-Anhalt, il primo politico di AfD ad assumere questa carica? Davvero sono così basse le possibilità che si formi un governo di coalizione con l’Unione da rinunciare al proprio candidato per scegliere un indipendente e poi votare insieme al BSW, qualora quest’ultimo decidesse di supportare l’ultradestra su singoli temi? Più probabile è che, in caso di vittoria, AfD vada a recuperare i voti del BSW in seconda battuta, ma senza rinunciare ai propri candidati.

Diverso invece è il discorso del dibattito pre-elettorale, che potrebbe comunque offrire una buona piattaforma a Weidel, se non altro per il valore di intrattenimento politico di un incontro del genere con Wagenknecht.

BSW
Sahra Wagenknecht, leader del BSW. Foto: EPA/Filip Singer

Ovviamente, Mohamed Ali non ha mancato di dare anche un colpo alla botte, rendendo un paio di dichiarazioni pubbliche che puntano a rassicurare quel sottogruppo di elettori del BSW che ci tengono a considerarsi di sinistra: la proposta deriverebbe, ha dichiarato, solo da un desiderio di discutere con tutti senza escludere nessuno, anche perché la strategia di esclusione totale di AfD ha finito per fare il gioco di AfD e perché, confrontandosi in campo aperto, in un duello pubblico, il partito non potrebbe più “nascondersi comodamente dietro il Brandmauer”. Il problema è che AfD non si nasconde affatto: se c’è una cosa che il partito non ha remore a fare è far circolare le proprie promesse elettorali e i punti forti del proprio programma, specialmente quelli più a destra, con tutti i mezzi possibili e con successo.

Che questa sia, da parte del BSW, una mossa per tentare di recuperare le sorti di un partito che ha iniziato ad affondare praticamente appena nato non c’è dubbio. Assai meno certo, però, è che ad AfD possa importare alcunché di farsi carico della salvezza politica di Wagenknecht e soci. Verrebbe in mente la favoletta della rana e dello scorpione, se non fosse che in questo caso è la rana ad aver bisogno di essere traghettata sull’altra sponda delle elezioni, perché a quanto pare fa fatica a nuotare.


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 Angela Fiore

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