«Guardiola era tentato dalla Nazionale. Malagò cambiò gli accordi e ce ne andammo»


Un progetto ambizioso per cambiare il volto del calcio italiano, un incontro con Pep Guardiola che sembrava poter aprire le porte a una rivoluzione della Nazionale e, infine, la rottura con Giovanni Malagò. È il retroscena raccontato da Paolo Maldini, che ha ricostruito la sua breve esperienza ai vertici del calcio azzurro e le ragioni che lo portarono, insieme a Leonardo, a rinunciare all’incarico prima ancora dell’inizio ufficiale del contratto.

L’idea di fondo, nella ricostruzione dell’ex capitano del Milan, non riguardava soltanto la scelta del commissario tecnico, ma la costruzione di una vera direzione tecnica capace di incidere sul movimento italiano per un periodo di otto-dieci anni.

Il progetto: cambiare il calcio italiano

Tutto sarebbe partito da una telefonata di Malagò nel periodo di Pasqua, con la proposta a Maldini di entrare nel nuovo progetto federale. L’ex difensore accettò di mettersi a disposizione, immaginando una struttura che avrebbe dovuto collocarsi tra il commissario tecnico e la presidenza federale.

L’obiettivo era duplice: ottenere risultati immediati con la Nazionale maggiore e, allo stesso tempo, avviare una trasformazione più profonda del sistema, coinvolgendo Serie A, Serie B, Serie C, dilettanti, allenatori, calciatori e arbitri.

Al centro del progetto c’era soprattutto la formazione dei giovani. Secondo Maldini, il calcio italiano avrebbe dovuto puntare maggiormente sulla tecnica individuale, sull’uno contro uno e sulla mentalità offensiva, riducendo l’eccessiva attenzione alla tattica nelle categorie giovanili.

De Rossi, Grosso e Pirlo: i primi nomi

Per la panchina della Nazionale, inizialmente, erano stati individuati tre profili: Andrea Pirlo, Daniele De Rossi e Fabio Grosso, tutti campioni del mondo nel 2006 e considerati interpreti di un’idea di calcio più tecnica e offensiva.

Secondo Maldini, però, De Rossi e Grosso furono presto esclusi per un vincolo legato agli accordi che avevano accompagnato l’elezione di Malagò.

«Il presidente ci ha detto che, in base agli accordi che l’hanno portato all’elezione, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di Serie A», racconta Maldini.

La scelta si concentrò quindi su Pirlo, ma prima di arrivare all’ex centrocampista ci furono due tentativi particolarmente ambiziosi.

Da Ancelotti a Guardiola

Maldini e Leonardo contattarono innanzitutto Carlo Ancelotti, che però decise di non accettare la proposta dopo aver ricevuto la conferma della fiducia da parte del Brasile.

Poi arrivò il nome destinato a far sognare il nuovo progetto azzurro: Pep Guardiola.

Maldini racconta di aver incontrato l’allenatore catalano a Barcellona insieme a Leonardo. Un pranzo e una lunga giornata di confronto sul futuro della Nazionale italiana.

Secondo l’ex capitano rossonero, Guardiola sarebbe stato concretamente interessato alla proposta.

«Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli», racconta Maldini.Il denaro, sempre secondo la sua ricostruzione, non sarebbe stato un ostacolo. Guardiola avrebbe addirittura ipotizzato un compenso leggermente inferiore rispetto a quello del precedente commissario tecnico.

A pesare sarebbero state soprattutto la stanchezza accumulata dopo anni intensi in Premier League e la volontà dell’allenatore di concedersi un periodo di pausa, anche dopo un intervento alla schiena. Il confronto, però, andò molto oltre una semplice chiacchierata: Maldini e Guardiola avrebbero analizzato anche le rose delle Nazionali giovanili, compresa l’Under 17.

Pirlo al centro del progetto

Sfumata l’ipotesi Guardiola, la scelta sarebbe tornata su Andrea Pirlo. Maldini considerava l’ex centrocampista un profilo adatto alla filosofia del progetto, anche grazie alla possibilità di affiancargli una struttura tecnica più ampia, con un direttore tecnico e un advisor. L’idea non era chiedere a Pirlo di risolvere da solo i problemi della Nazionale, ma inserirlo all’interno di un sistema destinato a modificare progressivamente il modo di fare calcio in Italia.

La rottura con Malagò

A complicare la candidatura di Pirlo furono anche alcuni aspetti legati ai suoi rapporti professionali e a quelli dei rispettivi figli nel settore degli agenti. Maldini sostiene che non vi fossero impedimenti giuridici alla nomina e che le questioni sollevate potessero essere risolte senza compromettere il progetto.

Nella sua ricostruzione, però, fu proprio in questa fase che si consumò la rottura con Malagò. Il presidente avrebbe comunicato a Maldini e Leonardo un cambiamento sostanziale rispetto agli accordi iniziali: non sarebbe più stato il gruppo di lavoro a individuare il commissario tecnico, sottoponendolo poi all’approvazione del presidente, ma sarebbe stato Malagò ad assumere direttamente la decisione.

«Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate», è la frase che Maldini attribuisce a Malagò. Una condizione ritenuta incompatibile con il ruolo che gli era stato affidato. Maldini e Leonardo si presero quindi 24 ore di tempo e decisero di fare un passo indietro, prima dell’entrata in vigore del contratto quadriennale prevista per il primo agosto.

«Non c’erano più le condizioni di fiducia», spiega Maldini.

Un progetto rimasto sulla carta

Il vero rimpianto dell’ex difensore, però, non riguarda soltanto la mancata nomina di un commissario tecnico. Maldini immaginava una riforma strutturale dell’intero sistema: dalle Nazionali giovanili al calcio femminile, passando per futsal e beach soccer, con investimenti nei settori giovanili e interventi sulle strutture.

Nella sua analisi, l’Italia fatica a produrre con continuità giocatori di alto livello e avrebbe bisogno di un cambio di mentalità nella formazione dei giovani. A questo si aggiungono, secondo Maldini, stadi datati, centri sportivi inadeguati e la necessità di nuove regole e maggiori investimenti. Tra le proposte figurava anche un “Patto per le Nazionali”, con misure per favorire l’impiego dei calciatori italiani e rafforzare gli investimenti nei vivai.

Il rimpianto e il modello Guardiola

Ora il futuro della Nazionale dovrebbe passare da Claudio Ranieri, che Maldini considera una figura di grande valore. Il timore dell’ex capitano è però che l’attenzione possa concentrarsi prevalentemente sui risultati della prima squadra, lasciando in secondo piano la trasformazione strutturale del movimento.

È questo, in definitiva, il principale rimpianto di Maldini: la possibilità di costruire qualcosa destinato a durare nel tempo.

A convincerlo della bontà del progetto era stato anche il confronto con Guardiola. Durante l’incontro, il tecnico avrebbe raccontato a Maldini l’importanza avuta da Johan Cruijff nella trasformazione del calcio spagnolo e le difficoltà incontrate inizialmente nell’imporre una nuova filosofia.

Per Maldini quella avrebbe potuto essere la strada anche per l’Italia: una rivoluzione lunga, complessa, capace di produrre risultati non immediati ma di cambiare nel tempo l’identità del calcio nazionale.

Un progetto che, almeno per ora, è rimasto sulla carta.

«È un peccato. Un vero peccato», conclude Maldini.

Lo riporta Leggo.it


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