“Mentre l’amministrazione Celentano continua a raccontare di investimenti sulla scuola e di risorse PNRR intercettate da investire entro e non oltre il 31 agosto, alle famiglie di Latina viene consegnato un dato molto più concreto: il servizio mensa parte più tardi e chiude prima. E questo significa meno servizio, più difficoltà per i genitori e un ulteriore arretramento nel sostegno alle famiglie”.
A dirlo sono la segretaria di Latina Bene Comune Elettra Ortu La Barbera e i consiglieri comunali Dario Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta e Loretta Isotton, che intervengono sull’avvio del servizio di refezione scolastica previsto per il prossimo anno scolastico: 5 ottobre per la scuola primaria e 12 ottobre per la scuola dell’infanzia. Chiusura per tutti a metà giugno anche se le scuole materne chiudono il 30 giugno.
“L’assessora alla Scuola Federica Censi – affermano – deve spiegare alle famiglie di Latina perché, invece di migliorare e ampliare un servizio essenziale, si scelga di ridurlo nonostante nella Commissione scuola si sia dato mandato per reperire le risorse necessarie quantomeno a mantenerlo inalterato. Per quei bambini che hanno due genitori che lavorano, che non possono contare sui nonni, per quei genitori che devono organizzare ogni giorno lavoro e cura dei figli, non si tratta di un dettaglio organizzativo. Si tratta di un problema concreto”.
A LBC sono arrivate anche le segnalazioni di numerose famiglie: “Ci è stato raccontato il disagio di genitori che si trovano a dover gestire l’intero mese di settembre senza mensa, senza il supporto dei centri estivi pomeridiani ormai conclusi e senza una rete familiare su cui poter contare. È una situazione che l’amministrazione dovrebbe conoscere e affrontare, non scaricare sulle famiglie”.
“E il problema non riguarda soltanto le famiglie. Come emerge anche dall’articolo pubblicato oggi sulla stampa, ci sono preoccupazioni anche tra i lavoratori della Vivenda, che nei mesi in cui il servizio di refezione è fermo non percepiscono lo stipendio. Anche questo è un aspetto che l’amministrazione non può ignorare. Dietro il servizio mensa ci sono infatti lavoratrici e lavoratori che vivono di questo lavoro e che subiscono direttamente le conseguenze del prolungamento del periodo di sospensione del servizio. Parliamo quindi di famiglie che hanno bisogno della mensa per organizzare il proprio lavoro e, contemporaneamente, di lavoratori che hanno bisogno che il servizio parta e venga garantito. È una questione sociale e occupazionale che la politica non può trattare come un semplice problema organizzativo”.
“E c’è un paradosso ancora più evidente – proseguono da LBC–: nel Paese della natalità zero si parla continuamente di sostegno alla genitorialità, di attenzione alle famiglie e di investimento sulla scuola, ma poi quando si arriva ai servizi che consentono concretamente alle persone di programmare una vita, di lavorare e ai bambini di vivere pienamente la scuola, si arretra”. “Vale la pena ricordare che negli anni dell’amministrazione Coletta – sottolineano i rappresentanti di LBC – l’ex assessore alla Pubblica Istruzione Gianmarco Proietti aveva fatto del tempo pieno e della refezione scolastica uno dei pilastri delle politiche educative della città.
“Quando nel 2021 vennero annunciate le nuove classi a tempo pieno – ricordano – l’assessore Proietti parlava di 46 classi a tempo pieno, partendo dalle sole 5 operative fino al 2018: 30 nuove classi attivate e altre 11 previste per l’anno successivo. E lo diceva con chiarezza: investire sul tempo pieno significa investire sulla qualità della scuola e sostenere le famiglie”. Un investimento che aveva riguardato anche le strutture: la nuova mensa della scuola De Amicis, ad esempio, fu realizzata contestualmente all’attivazione del tempo pieno.
“Quella era una precisa idea di città – affermano –: ampliare il tempo scuola, costruire nuove mense, migliorare la qualità della refezione e utilizzare la scuola anche come strumento di sostegno concreto alle famiglie”. “Non è un caso – aggiungono – che nel maggio 2023 Latina fosse indicata da Cittadinanzattiva tra le dieci città italiane con il costo della mensa scolastica più basso. Quel risultato era il frutto di un lavoro politico preciso, che aveva ampliato l’accesso al servizio e puntato contemporaneamente sulla qualità dei pasti introducendo alimenti biologici e a km zero e trasfomando le mense in modalità plastic free.
“Questa è la differenza tra governare un servizio e amministrarne semplicemente l’ordinaria gestione”, aggiungono la segretaria e i consiglieri LBC. “Non abbiamo alcuna intenzione di contestare l’assegnazione dei fondi PNRR per le mense – precisa LBC –. Anzi: siamo i primi a dire che 1,2 milioni di euro per la ristrutturazione e l’ammodernamento delle mense di via Po, via Bachelet e piazza Dante sono una buona notizia”. “Ma proprio per questo chiediamo all’amministrazione Celentano e all’assessora Censi: quale sarà il cronoprogramma reale? Quando partiranno concretamente gli interventi? E soprattutto, l’amministrazione è nelle condizioni di utilizzare queste risorse nei tempi previsti dal PNRR?”.
Il finanziamento, annunciato dal Comune il 16 marzo 2026, è destinato al cosiddetto “Nuovo piano mense scolastiche” e dovrebbe contribuire anche all’estensione del tempo pieno. “Bisogna però evitare che l’annuncio dei fondi PNRR diventi l’ennesimo alibi per non rispondere ai problemi che le famiglie hanno oggi. “Perché mentre la giunta annuncia finanziamenti, le famiglie devono fare i conti con una mensa che parte più tardi. E mentre si parla di estendere il tempo pieno, da questa amministrazione non è arrivata, negli anni, una strategia politica paragonabile a quella che aveva portato Latina da 5 a 46 classi a tempo pieno”.
“Il tema – aggiungono – non è quindi soltanto la mensa. È l’idea di scuola e di città che questa amministrazione vuole portare avanti. La scuola è un servizio pubblico essenziale, il tempo pieno è uno strumento di uguaglianza e la mensa è una parte fondamentale delle politiche di conciliazione tra lavoro e vita familiare.”
“E proprio per questo è grave che, invece di rafforzare questi servizi, oggi si chieda alle famiglie di aspettare”. “L’assessora Censi – concludono Ortu La Barbera, Bellini, Damiano Coletta, Floriana Coletta e Isotton – dovrebbe spiegare perché il servizio mensa viene posticipato e quale sia la visione dell’amministrazione sul tempo pieno. Dovrebbe dire quante nuove classi intende attivare, con quali risorse e in quali tempi. Negli anni dell’amministrazione Coletta la direzione era chiara: più tempo pieno, più mense, più qualità e sostegno alla genitorialità. “Alle famiglie di Latina non servono annunci. Servono servizi. E su questo l’assessora Censi e la giunta Celentano devono rispondere”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Comunicato Stampa
Source link



