Redazione-  – C’è un treno che sta sfrecciando a velocità inaudita verso il futuro globale, e si chiama “Rivoluzione Tecnologica”. Un treno fatto di Intelligenza Artificiale, supercalcolatori, robotica umanoide e manifattura avanzata, il cui macchinista principale risponde al nome di Elon Musk. E l’Italia, nazione un tempo leader indiscussa nel settore automobilistico e industriale, non può e non deve limitarsi a guardare questo treno passare dal binario. È da questa fortissima consapevolezza che nasce l’ambiziosa proposta lanciata da Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, che dalla suggestiva cornice del Castello Sforzini di Castellar Ponzano ha deciso di indirizzare una vibrante lettera aperta proprio al magnate sudafricano fondatore di Tesla, SpaceX e xAI.

“Non col cappello in mano, ma con un progetto industriale”

Il cuore del messaggio di Sforzini è tanto semplice quanto rivoluzionario per la mentalità politica italiana: smetterla di elemosinare pietosamente posti di lavoro per salvare stabilimenti decotti, e iniziare a proporre un’offerta industriale di altissimo livello. «L’Italia non deve andare dai grandi investitori con il cappello in mano», tuona Sforzini. Il nostro Paese possiede talenti ingegneristici, la gloriosa filiera della Motor Valley e un know-how ineguagliabile nella meccatronica. Due le proposte concrete messe sul tavolo da Rinascimento Nazionale: un Polo della Robotica e della Manifattura Avanzata (per attrarre la filiera dei robot umanoidi “Optimus” di Musk) e un Hub della Capacità di Calcolo e dell’AI, sfruttando le agevolazioni della ZES Unica del Mezzogiorno per costruire i colossali Data Center del futuro. Perché, come ricorda Sforzini, l’Intelligenza Artificiale e i dati sono a tutti gli effetti le acciaierie del XXI secolo.

Di seguito, vi proponiamo il testo integrale della Lettera Aperta a Elon Musk, un manifesto programmatico per la rinascita industriale italiana.


Lettera aperta a Elon Musk

di Luca Sforzini
Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale

Parto da una domanda, suggerita da Nietzsche e dal suo celebre gioco di sguardi con l’abisso: se Elon Musk guarda con attenzione a ciò che accade in Italia, perché l’Italia non dovrebbe provare a guardare con altrettanta attenzione a Elon Musk? E non penso soltanto alla politica. Penso all’industria.

L’Italia è stata una grande potenza automobilistica e oggi vive una transizione complessa. Abbiamo perso volumi produttivi, stabilimenti, occupazione e quote di mercato, ma non abbiamo perduto le risorse fondamentali per l’industria del futuro: competenze ingegneristiche di altissimo livello, una filiera d’eccellenza nella robotica e nell’automazione industriale, ricerca sui materiali avanzati, meccatronica di precisione, università, tecnici e una densità di talenti che rende la nostra Motor Valley un unicum globale. Soprattutto, non abbiamo perduto una parola che nel mondo dell’automobile e della manifattura conserva ancora una forza straordinaria: Italia.

Nel frattempo l’industria globale sta attraversando una trasformazione profonda. L’elettrico e le nuove forme di mobilità continueranno a rappresentare il futuro; ma la transizione richiede pragmatismo e velocità. Elon Musk ha scommesso sulle tecnologie di frontiera quando molti altri non ci credevano, costruendo un ecosistema globale. Non avrebbe quindi senso spiegare a Musk quali scelte tecnologiche compiere. Sarebbe assai più interessante rivolgergli un’altra domanda: quale parte della prossima rivoluzione industriale e tecnologica potrebbe essere costruita e co-sviluppata in Italia?

L’universo industriale costruito da Musk non riguarda più soltanto l’automobile tradizionalmente intesa: è energia, batterie, software, intelligenza artificiale, automazione, robotica e capacità di calcolo. Ed è precisamente qui che la questione industriale incontra quella della sovranità tecnologica.

L’intelligenza artificiale e la capacità di calcolo sono le nuove acciaierie del XXI secolo. Nel Novecento una nazione priva di acciaio era condannata alla dipendenza industriale; nel nostro secolo una nazione priva di infrastrutture digitali rischia la dipendenza strategica. Ma la vera sovranità tecnologica non nasce dall’isolamento o dall’autarchia: nasce dalla capacità di stringere partnership strategiche di co-sviluppo. Integrare le competenze italiane nella manifattura avanzata con le piattaforme di calcolo dell’ecosistema Musk non significa cedere sovranità, ma ancorare l’Italia alla frontiera dell’innovazione globale.

Per questo l’Italia non deve presentarsi con un generico catalogo di buone intenzioni, ma mettere sul tavolo due proposte industriali immediatamente concrete.

Il Polo della Robotica e della Manifattura Avanzata: mettere la filiera della Motor Valley e l’eccellenza italiana nell’automazione industriale al servizio dello sviluppo della robotica, della meccatronica e dei veicoli di nuova generazione, costruendo una piattaforma produttiva capace di candidarsi a entrare anche nelle future filiere della robotica umanoide, a cominciare da Optimus.

L’Hub della Capacità di Calcolo e dell’AI: utilizzare gli strumenti di incentivazione e semplificazione territoriale disponibili, a partire dalla ZES Unica del Mezzogiorno, insieme alla posizione geografica dell’Italia al centro del Mediterraneo, per favorire l’insediamento di infrastrutture di calcolo e data center per l’intelligenza artificiale. Con piani di approvvigionamento energetico dedicati e iter autorizzativi accelerati, affrontando uno degli storici svantaggi competitivi italiani: il costo dell’energia.

Non partiamo da zero e non dobbiamo presentarci ai grandi investitori internazionali con il cappello in mano, chiedendo che qualche posto di lavoro venga pietosamente risparmiato. Dobbiamo invece proporre un progetto industriale credibile, concreto e conveniente: mostrare ciò che possiamo offrire e cambiare con coraggio ciò che oggi rende ancora troppo spesso più conveniente investire altrove.

Chi guarda davvero al futuro della Nazione deve avere questa ambizione: creare le condizioni perché tornare a produrre, ricercare e innovare in Italia sia un affare reciproco. Fiscalità competitiva, autorizzazioni veloci, certezza delle regole, formazione tecnica e libertà tecnologica.

Il capitale e i talenti internazionali non devono spaventarci quando vengono in Italia per costruire, produrre, assumere ed esportare. Essere sovrani significa essere abbastanza forti da scegliere con chi costruire il proprio futuro. Se esiste un interesse per l’Italia dall’altra parte dell’Atlantico, parliamo di progetti concreti. Parliamo di come trasformare il nostro Paese nella piattaforma europea per la manifattura intelligente e l’intelligenza artificiale applicata.

Il Centro Studi Rinascimento Nazionale è pronto a fare la propria parte: studiare territori, filiere, strumenti fiscali e contesti normativi per contribuire a mettere sul tavolo una proposta italiana seria e competitiva. Non so se Elon Musk abbia mai pensato di realizzare in Italia una parte dei suoi prossimi progetti industriali. So però che noi dovremmo pensare seriamente a convincerlo a farlo. Perché una politica seria non aspetta che gli investimenti arrivino: crea le condizioni e va a cercarli.

E se Elon Musk guarda all’Italia, è tempo che l’Italia gli dia una buona ragione per continuare a guardare.


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 Valentina Corrao

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