Sbattuta la vittima in Prima Pagina come se fosse il mostro. In atto il becero tentativo di cancellare il giornalismo d’inchiesta dal servizio pubblico italiano silenziando un giornalista di razza
Redazione- Ci hanno messo anni. Ma alla fine, anche se hanno dovuto arrampicarsi sugli specchi, diventando perfino grotteschi, ci sono riusciti. Non vedevano l’ora! Hanno colto l’attimo. E hanno cavalcato la vergognosa campagna mediatica ai danni di Report e di Sigfrido Ranucci, intervenendo anche su questioni private e personali, mettendo bocca da veri moralisti perbenisti persino sulle amicizie. Stanno cercando di trasformare la vittima in carnefice. Hanno dato solidarietà a fatica nel momento dell’attentato – che per fortuna non ha provocato morti e feriti – per poi oggi esultare, nella speranza che – se anche quell’attentato non e’ per nulla sensato e verosimile che se lo siano fatti da soli – a forza di sussurrare, insinuare, alludere, forse nell’opinione pubblica qualcosa di questo chiacchiericcio rimarrà.
Si sa… la calunnia e’ un venticello….
E così il vero risultato lo hanno raggiunto. Il vero attentato a Ranucci ha avuto esito positivo. La bomba mediatica è esplosa e ha già fatto i primi feriti: le repliche di Report previste nel Palinsesto estivo della Rai non andranno in onda. Perché la Rai deve tutelarsi. La domanda sorge spontanea: da che? E da chi ?
Forse nelle puntate già andate in onda c’erano informazioni false? Non credo! E quindi? Quelle puntate davano fastidio a qualcuno ?
Evidentemente SI, altrimenti perché sospendere le repliche di Report alcune delle quali di grandissimo interesse, vedi ad esempio il Ponte Morandi?
Le cordate di potere che muovono da quasi quarant’anni le grandi leve del Paese da oggi potranno dormire sonni tranquilli: finalmente sono riuscite ad espellere definitivamente dalla Rai il giornalismo d’inchiesta.
Dopo l’editto bulgaro che fece fuori Michele Santoro dalla Rai con una vicenda giuridica acceleratissima, da record – che fu una vergogna, una vera e propria indecenza ma almeno ebbero l’ardire di metterci la faccia con Mauro Masi che intervenne telefonicamente in diretta probabilmente leggendo un copione scritto da altri – oggi riescono persino a dare una spallata definitiva senza neanche doverci mettere la faccia. Anonima.
Un capolavoro di vigliaccheria e arroganza. Un vero e proprio attentato andato a segno. Senza esecutori materiali.
La cosa che dispiace di più sono le ricostruzioni moraleggianti, i pezzi fatti con livore e invidia malcelata che provano ad infangare, con il rischio che decenni di inchieste importanti finiscano nel dimenticatoio.
Stupisce chi si scandalizza per l’amicizia tra Ranucci e Lavitola, come se non esistessero direttori che una volta si professavano di sinistra e che erano e sono tuttora molto amici di Dell’Utri e che magari oggi dirigono un Giornale di destra.
I rapporti di amicizia, quando sono disinteressati, spesso e per fortuna prescindono dai ruoli. Il problema nasce quando l’amicizia diventa il criterio per fare le nomine o affidare incarichi pubblici di prestigio come sta avvenendo purtroppo in maniera sistematica e asfittica in questi ultimi anni, senza possibilità che cadano nemmeno le briciole dal tavolo.
L’amichettismo come nuovo vangelo della politica fa più danni di una strage. E’ devastante perché uccide il merito e affossa le speranze.
Valter Lavitola e’ senza dubbio una persona molto intelligente, ha pagato sicuramente più di altri il suo ruolo di vicinanza vera a Silvio Berlusconi e non ha goduto delle rendite di posizione di cui godono tutt’oggi altri che miracolosamente non sono nemmeno stati sfiorati da inchieste di nessun tipo. Non è una persona che frequento, ma sicuramente confrontarsi con un cervello vivo e pensante come il suo e’ cosa migliore che appiattirsi al conformismo di troppi.
Quanto all’idea di Lavitola di ipotizzare per Ranucci un futuro da leader di centrosinistra, e aver commissionato un sondaggio con domande molto pertinenti supervisionate da due professionisti del calibro di Mieli e Cappellini non ci vedo nulla di male.
E’ legittimo pensare politicamente anche se non si hanno più ruoli politici e decisionali. E anche se non si è più nella condizione di incidere.
Anche Armando Cossutta, all’epoca Presidente dei Comunisti italiani, nei primi anni 2000, e in particolare tra il 2002 e il 2003, ha sostenuto e caldeggiato la figura di Sergio Cofferati, storico segretario della CGIL, come possibile nuovo leader unitario per l’intera sinistra.
Invece Cofferati, che in quel periodo riempiva le piazze ed era perfetto per il ruolo di leader – a mio parere sbagliando – disse no a Cossutta, non diede la propria disponibilità probabilmente perché finì al centro di violente polemiche mediatiche scatenate da alcune lettere in cui Marco Biagi esprimeva preoccupazione per essere stato “criminalizzato” dagli avversari. La sua passione per la politica era evidente tant’è’ che anni dopo finì a fare il sindaco di Bologna nonostante abitasse a Genova.
Oggi Sigfrido Ranucci – a causa di questa bomba mediatica persa ora senza alcun fondamento visto che il teorema di Lavitola mandante e’ ancora tutto da provare – e’ rovinato come giornalista perché la Rai dimostra di non difenderlo e forse la sinistra, dopo aver appreso del sondaggio di Lavitola, oggi lo vede come una minaccia.
Questa vicenda però induce anche ad una altra riflessione. Che il campo largo finora e’ esistito solo quando il candidato proveniva dei 5 stelle perché il popolo grillino tendenzialmente non va a votare quando il candidato e’ del Pd. Quindi la pensata di Lavitola può rivelarsi una vera genialata: una figura terza e civica come Ranucci potrebbe infatti risolvere questa questione, molto più e molto meglio delle primarie, sancendo la nascita nei fatti di un vero e proprio campo largo con un leader riconoscibile.
Oppure, se non ci fossero i margini programmatici per l’accordo tra Pd, M5S e AVS – e quindi wuesta pensata non fosse realizzabile, il Movimento 5 stelle – se Ranucci accettasse di mettersi in gioco – avrebbe la possibilità di cimentarsi su un nome che potrebbe andare in tandem a quello di Giuseppe Conte, allargando il consenso dei 5 stelle. Se decidessero di correre da soli.
Ormai che la bomba mediatica è esplosa e ha fatto i primi morti e feriti, tanto vale cavalcare l’onda. Perché non c’è miglior difesa dell’attacco. E un bagno di consenso popolare potrebbe rimettere le cose a posto e restituire a Ranucci quella autorevolezza che qualcuno oggi sta tentando di togliergli.
Immaginate poi se – al termine delle indagini e della verifica dei riscontri – venisse fuori che Lavitola non e’ il mandante dell’attentato ed e’ completamente estraneo rispetto alle contestazioni che oggi gli vengono mosse e che gli hanno comunque provocato non solo un enorme danno di immagine, ma anche un ingente contraccolpo economico rispetto al suo ristorante Cefalu’.
Lavitola sarebbe a sua volta una vittima e si ritroverebbe ad aver contribuito a sua insaputa e senza volerlo all’omicidio mediatico di un amico. Sperando che tutto questo clamore non abbia rovinato pure i rapporti umani.
Di Monica Macchioni
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