A che punto siamo con la parità di genere negli enti locali?


La parità di genere costituisce una delle tre priorità trasversali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), insieme alle politiche giovanili e al riequilibrio territoriale. L’architettura del Piano ha integrato una serie di interventi finalizzati a generare impatti strutturali sull’occupazione femminile, sui modelli di conciliazione vita-lavoro e sull’accessibilità ai servizi di welfare.

Tuttavia, l’andamento della fase attuativa ha evidenziato una progressiva contrazione della centralità del tema nel dibattito pubblico. La stringente necessità di accelerare la spesa e di traguardare le scadenze concordate con le istituzioni europee ha indotto i soggetti attuatori a focalizzarsi prioritariamente sulla cantierabilità e sulla realizzazione materiale delle opere, riducendo l’attenzione sui target di inclusione sociale.

Il Pnrr e la parità di genere, uno sguardo d’insieme

Il monitoraggio ufficiale delle misure di OpenPolis – basato sulle rilevazioni del portale Italia domani, della Camera dei deputati e della relazione della Corte dei conti di maggio 2024 – censisce complessivamente 56 misure riconducibili alla parità di genere. L’impatto finanziario complessivo è pari a 98,4 miliardi di euro, distribuiti su un portafoglio di 99.749 progetti.

Sotto il profilo della performance finanziaria, al 31 dicembre 2025 la spesa erogata si attestava a una media del 45,5% delle risorse stanziate. Tale dato evidenzia una criticità nell’assorbimento dei fondi in coincidenza con la fase conclusiva del Piano.

L’analisi tecnica evidenzia due macro-categorie di interventi in base al grado di correlazione con l’obiettivo:

  • Interventi a impatto diretto: misure finalizzate al potenziamento dei servizi educativi per l’infanzia (asili nido), all’estensione del tempo pieno scolastico (leve fondamentali per la conciliazione dei tempi di vita) e al superamento del divario di genere nelle discipline Stem.
  • Interventi a impatto indiretto: progettualità eterogenee afferenti alla digitalizzazione (banda larga), alle infrastrutture di trasporto, all’efficientamento energetico (Superbonus) e alla valorizzazione turistico-culturale. In questi casi, il nesso causale risiede nell’incremento dell’occupazione nei settori ad alta intensità di lavoro femminile o nel miglioramento della mobilità interna per l’accesso ai servizi.

I rilievi di Anac sui bandi Pnrr e l’applicazione delle clausole sociali

L’art. 47 del D.L. 77/2021 introduce l’obbligo normativo, per gli operatori economici aggiudicatari di appalti Pnrr, di riservare una quota pari ad almeno il 30% delle nuove assunzioni all’occupazione giovanile (under 36) e femminile. Le linee guida attuative qualificano l’adempimento di tali clausole sociali come condizione necessaria per la regolarità della spesa e la conseguente ammissibilità al rimborso UE.

I dati della vigilanza Anac aggiornati ad aprile 2026 rilevano forti scostamenti rispetto alle previsioni normative:

  • Su oltre 316mila procedure di gara avviate dall’inizio della programmazione, la clausola occupazionale è presente solo nel 34% dei casi.
  • Nel 50,8% dei bandi l’obbligo risulta omesso.
  • Nel 15,5% delle procedure l’informazione non è tracciata. Nel corso dell’esercizio 2025, la percentuale di procedure Pnrr che ha integrato correttamente i criteri di premialità e le riserve occupazionali si è attestata al 7,3%.

Tale quadro è determinato dal ricorso sistematico al regime derogatorio. La normativa prevede 9 fattispecie di esclusione dall’obbligo del 30%: il valore economico ridotto dell’appalto rappresenta la motivazione principale (44,2% delle deroghe), seguito dal 39% di motivazioni generiche registrate come “altro” e da specifiche esigenze connesse a profili professionali o certificazioni tecniche.

Nelle relazioni relative alle attività ispettive condotte nel 2025, Anac ha censurato formalmente la condotta delle stazioni appaltanti, qualificando l’assenza delle clausole come “violazione” di obblighi non facoltativi. L’Autorità ha richiamato i RUP (ora Responsabili Unici di Progetto) alla rigorosa applicazione delle penali contrattuali e, nei casi di persistente inadempimento dell’appaltatore, alla valutazione della risoluzione del contratto.

Le misure del Pnrr per l’imprenditoria femminile

Le linee di intervento dedicate al riequilibrio di genere nel mercato del lavoro si concentrano su due direttrici: il sostegno alla creazione d’impresa e il consolidamento dei sistemi di certificazione aziendale. Al 26 febbraio 2026, la combinazione di queste due misure registra 4.144 progetti finanziati sul territorio nazionale. La ripartizione territoriale vede una maggiore concentrazione di risorse in Campania (57,8 milioni di euro), Lazio (51,9 milioni) e Lombardia (44,7 milioni), oltre a 36,1 milioni vincolati a interventi di rilevanza nazionale non parcellizzabili.

Creazione di imprese femminili

La misura, dotata di un fondo complessivo di 400 milioni di euro, agisce tramite gli strumenti agevolativi gestiti da Invitalia (Fondo impresa femminile, Nuove imprese a tasso zero, Smart&Start), coniugando incentivi finanziari a servizi di accompagnamento e mentoring tecnico-gestionale.

Le rimodulazioni finanziarie operate dal governo hanno progressivamente incrementato la dotazione del Fondo impresa femminile a scapito della linea Smart&Start e dei servizi sussidiari. A fronte di oltre 13mila istanze presentate agli sportelli tra maggio e giugno 2022, il target intermedio europeo (fissato a 700 imprese) è stato superato a giugno 2023 con 925 decreti di concessione. Entro il mese di giugno si prevede il completamento delle procedure di sostegno per ulteriori 2.400 realtà aziendali. Si rileva tuttavia un disallineamento nella spesa effettiva, che al 31 dicembre 2025 risultava ferma al 39,7% dello stanziamento.

Sistema di certificazione della parità di genere

La linea di intervento, disciplinata dalla legge 162/2021 e dotata di 10 milioni di euro, mira all’abbattimento del divario retributivo (gender pay gap), alla tutela della maternità e alla progressione di carriera all’interno delle organizzazioni aziendali. Lo strumento opera come incentivo di mercato, garantendo alle imprese certificate sgravi contributivi e punteggi premiali nelle procedure di affidamento dei contratti pubblici.

Il sistema, operativo dal termine del 2022, ha registrato una forte accelerazione. L’accordo di revisione dei target siglato con la Commissione europea fissa l’obiettivo finale a quota 3mila imprese certificate entro giugno 2026 (con una riserva minima di 1.800 Pmi). Secondo i dati della settima relazione governativa sullo stato di attuazione del Pnrr, il target è stato ampiamente superato, con 8.798 certificazioni rilasciate da 61 organismi di certificazione accreditati.

Integrazione dei servizi territoriali: le Case della comunità

In termini di impatto socio-sanitario e di potenziamento del welfare territoriale, la programmazione Pnrr destina 2 miliardi di euro alla realizzazione delle Case della comunità.

Per i decisori pubblici e gli amministratori locali, queste strutture rappresentano il fulcro della riorganizzazione dell’assistenza di prossimità. La valenza strategica delle Case della comunità in ottica di genere risiede nell’integrazione obbligatoria all’interno della rete dei servizi dei consultori familiari e nello sviluppo di percorsi assistenziali protetti e dedicati alle donne vittime di violenza, garantendo una presa in carico multidimensionale sul territorio.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Ufficio Stampa

Source link

Di