L’Italia e l’Occidente hanno assoluto bisogno di Count Binface


C’è un uomo che si aggira per i comizi elettorali britannici avvolto in una tuta spaziale, un mantello argentato e un vero bidone della spazzatura metallico infilato sulla testa. Si presenta come un guerriero intergalattico di 5.000 anni. Sotto quell’armatura improbabile si cela Jon Harvey, uno sceneggiatore e comico inglese che ha elevato la satira politica a opera d’arte.

Il suo nome di battaglia? Count Binface (il Conte Faccia da Bidone).

Non si tratta di una macchietta da seconda serata, ma forse della più seria arma di dissenso politico che l’Occidente abbia scoperto negli ultimi anni.

La dimostrazione definitiva è arrivata a Clacton, cittadina costiera inglese e feudo elettorale di Nigel Farage, leader del partito populista di destra Reform UK (nonché l’uomo che ha convinto milioni di britannici che la Brexit avrebbe trasformato il Regno Unito nel paese del Bengodi).

Travolto dalle polemiche e sotto indagine parlamentare per finanziamenti non dichiarati, Farage ha tentato la classica “mossa del cavallo”: dimettersi da deputato per auto-convocare un’elezione suppletiva (by-election). L’obiettivo era chiaro: ottenere un plebiscito personale, gridare al complotto dei poteri forti e ripulirsi l’immagine. Come da manuale del perfetto moralista e demagogo colto con le mani nel sacco, non ha fatto una piega e ha cercato l’escamotage per trasformare il voto in una sfida epica tra “il popolo” e “la casta”.

I partiti tradizionali (Laburisti, Conservatori e Liberaldemocratici) hanno fiutato la trappola e hanno boicottato il voto per non fare da spalla al suo show. Farage pensava così di correre verso una facile incoronazione solitaria.

Non aveva fatto i conti con il Bidone.

Il paradosso del piccione e la Legge di Brandolini

Tentare di confutare un demagogo con argomenti razionali è una partita persa in partenza. Lo spiega la celebre Legge di Brandolini (o principio dell’asimmetria delle stronzate):

L’energia necessaria a confutare una sciocchezza è di un ordine di grandezza superiore a quella necessaria a produrla.

Mentre il politico serio analizza i dati, cita le fonti e articola il discorso, il populista ha già sparato altre dieci bufale, una più iperbolica dell’altra. È come giocare a scacchi con un piccione: il piccione non conosce le regole, rovescia i pezzi, sporca la scacchiera e se ne va convinto di aver vinto.

Ecco perché l’unica risorsa rimasta è cambiare gioco. Ed è qui che entra in scena l’eccentrico Conte.

Judo politico: disarmare il populismo con l’assurdo

Il populista vive di polarizzazione. Ha un disperato bisogno di un nemico “serio”, “snob” e “di sistema” – il professore, il giornalista, il politico di lungo corso – per accreditarsi come paladino del popolo oppresso. Se lo attacca un politico tradizionale o anche una persona competente, il demagogo grida alla difesa dei privilegi e si rafforza.

Ma se lo attacca Count Binface, la narrazione crolla.

Un leader populista non può fare la vittima del “mainstream” se il suo principale oppositore è un
uomo con un secchio in testa che promette di:
• Nazionalizzare la cantante Adele.
• Asfaltare i binari del treno con il purè di patate.
• Fissare il prezzo dei croissant a un massimo di una sterlina.

Il vittimismo, vero carburante del populismo, si spegne nel ridicolo. Non c’è indignazione che tenga quando il tuo avversario ti guarda dall’alto di un bidone di latta.

I demagoghi moderni usano il trolling e il grottesco volontario (le felpe tattiche, i tweet provocatori, le sparate pseudoscientifiche). Se rispondi con sdegno moralistico, amplifichi il loro messaggio. Il candidato satirico fa l’esatto opposto: applica il judo politico. Prende l’estremismo del demagogo e lo spinge un passo più in là, verso l’assurdo cosmico.
• Se il demagogo urla: “Dobbiamo difendere i confini dai barbari!”
• Binface risponde: “Dobbiamo costruire uno scudo spaziale contro l’invasione dei cloni di
Marte!”

Così facendo, smonta l’armamentario retorico dell’avversario, mostrandone la totale vacuità per contrasto.

Un “dito medio” democratico e sicuro

Spesso il voto per gli estremisti è un voto di pura protesta: un dito medio alzato contro un sistema percepito come sordo, magari anche per scaricare su altri la colpa delle proprie sconfitte. Incanalare questa frustrazione verso una figura dichiaratamente satirica offre agli elettori arrabbiati una valvola di sfogo alternativa.

Votare Count Binface permette di mandare tutti a quel paese senza però consegnare le chiavi del governo a un incompetente o a un reazionario pericoloso. È la dimostrazione che si può ridere del sistema senza doverlo necessariamente sfasciare.

Il caso Italia: curare il nostro terrapiattismo politico

E l’Italia? Il nostro Paese ha un disperato bisogno di una figura simile. Come si può imbastire un
confronto razionale con una classe politica che, con toni da bar e totale spregiudicatezza, ha sostenuto
tesi come queste?
• I vaccini come piano di sterminio di massa.
• Putin che “vuole solo la pace” (mentre bombarda i civili).
• Le scie chimiche spruzzate per controllare il clima e manipolare le menti.
• I dazi che “non sono tasse e comunque li paga chi esporta”, sfidando qualsiasi manuale di economia.
• L’abolizione della povertà per decreto con 500 euro.
• L’Unione Europea che non è una organizzazione democratica e per giunta vuole vietare la lasagna per costringerci a mangiare insetti.
• I mini-BOT come soluzione per azzerare il debito pubblico stampando le banconote del Monopoli.
• La Flat Tax universale come cura a tutti i mali, mentre la sanità pubblica affonda.

Questo “terrapiattismo politico” non è una deviazione temporanea: è la colonna portante di una proposta populista che inquina il dibattito pubblico da anni ed ha persino conquistato la maggioranza politica con un preciso governo passato.

Di fronte a questo circo mediatico, l’arma della ragione è spuntata. La satira, invece, è l’unica trincea che regge. Count Binface non è una semplice trovata comica; è l’antidoto perfetto al virus dell’irrazionalità. Ci ricorda che, per sconfiggere l’assurdo, a volte non basta essere seri: bisogna essere più assurdi del nemico, ma con una coscienza.

Speriamo che presto qualcuno, da queste parti, decida di seguire il suo esempio. Con un bidone in testa, magari, ma con le idee chiarissime.

A cura di Lorenzo D’Apolito.


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