Non è tempo di riabilitazioni. È tempo di costruire un’altra Foggia


FOGGIA – «Non è tempo di riabilitazioni politiche, ma di costruire un’altra Foggia». È la posizione espressa da Giuseppe Mainiero, consigliere comunale di Foggia, intervenuto nel dibattito sulla proposta avanzata da alcuni esponenti del centrodestra cittadino di rileggere le vicende che portarono allo scioglimento del Consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.

Secondo Mainiero, l’iniziativa rischia di trasformarsi in un tentativo di riscrivere la storia e di recuperare politicamente una stagione amministrativa conclusasi con il decreto di scioglimento del 6 agosto 2021 e con il successivo commissariamento del Comune.

«Non basta una riunione, una chat o un comitato autoproclamato per parlare a nome dell’intero centrodestra foggiano», afferma il consigliere comunale, sottolineando come un’operazione di questo tipo potrebbe compromettere il percorso di rinnovamento avviato negli ultimi anni dalla coalizione.

Mainiero ritiene legittimo discutere dell’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, della sua applicazione e delle differenze di trattamento tra i diversi territori. Tuttavia, precisa, «una cosa è proporre una riflessione sulla legge, altra cosa è utilizzare quella riflessione per costruire una riabilitazione postuma della vecchia classe dirigente».

«Lo scioglimento non fu una condanna contro tutto il centrodestra»

Il consigliere comunale ricorda che lo scioglimento per infiltrazioni mafiose non rappresenta una sentenza penale e non determina una responsabilità collettiva di tutti gli amministratori o di tutti gli esponenti della coalizione che governava la città.

«È sbagliato sostenere che il centrodestra abbia portato la mafia nel Comune di Foggia – dichiara Mainiero –. Si tratta di una lettura semplicistica e politicamente strumentale, utilizzata troppo spesso dall’attuale campo largo per sottrarsi al giudizio sul proprio operato».

Allo stesso tempo, però, sarebbe altrettanto sbagliato sostenere che non sia accaduto nulla o che lo scioglimento sia stato soltanto il risultato di un’operazione politica.

Mainiero evidenzia come la relazione prefettizia abbia ricostruito un sistema di criticità sviluppatosi nel corso di più stagioni amministrative, riguardante società partecipate, servizi pubblici, affidamenti, cooperative, riscossione dei tributi e apparati burocratici.

Tra gli episodi riportati nella relazione figura anche l’intimidazione subita dallo stesso Mainiero nell’ottobre del 2014, quando furono affissi manifesti funebri con il suo nome.

All’epoca Mainiero era capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale ed era impegnato in attività di verifica sul sistema di riscossione dei tributi e sulla gestione AIPA.

«Quella intimidazione dimostra quanto sia falsa una lettura costruita esclusivamente sulla contrapposizione tra schieramenti – sostiene –. Anche all’interno della maggioranza di centrodestra c’erano persone che denunciavano anomalie, contrastavano interessi opachi e per questo subivano minacce».

«I giudici non hanno cancellato lo scioglimento»

Mainiero richiama anche le pronunce della giustizia amministrativa.

Il TAR del Lazio, con la sentenza numero 17099 del 2 ottobre 2024, ha respinto il ricorso presentato contro il decreto, ritenendo legittimo lo scioglimento e adeguatamente rappresentati i rapporti di cointeressenza e le carenze nell’attività di vigilanza e controllo degli organi politico-amministrativi.

Il successivo giudizio davanti al Consiglio di Stato non ha portato all’annullamento del provvedimento, poiché l’appello è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse.

«Si può non condividere il decreto, si può criticare la normativa e si possono evidenziare disparità rispetto ad altri Comuni – osserva Mainiero – ma non si può sostenere che lo scioglimento sia stato smentito dai giudici. Il provvedimento è rimasto pienamente efficace».

I casi di Bari e Roma

Il consigliere comunale ritiene comunque necessario aprire un confronto nazionale sui criteri di applicazione dell’articolo 143.

Mainiero ricorda il caso di Roma Capitale, sottoposta a una commissione di accesso dopo l’inchiesta “Mafia Capitale”, ma non sciolta nella sua interezza. In quel caso venne sciolto il Municipio X di Ostia.

Anche Bari è stata interessata da una commissione di accesso, senza arrivare allo scioglimento del Consiglio comunale, pur con l’adozione di specifiche misure di prevenzione riguardanti alcune società partecipate.

«È legittimo domandarsi se la normativa sia stata applicata in maniera uniforme e se il peso politico, istituzionale e mediatico di una comunità possa incidere sugli esiti», dichiara Mainiero.

Secondo il consigliere, Foggia è apparsa troppo spesso come una città sacrificabile, debole nella propria rappresentanza istituzionale e incapace di rivendicare una parità di trattamento con le grandi realtà metropolitane.

«Ma questa possibile disparità non può diventare un alibi – aggiunge –. Il fatto che Bari o Roma abbiano avuto esiti differenti non dimostra automaticamente che lo scioglimento di Foggia fosse infondato. Dimostra che è necessario discutere seriamente della legge e delle garanzie offerte agli enti sottoposti ad accesso».

«La politica deve arrivare prima della magistratura»

Mainiero interviene anche sulle recenti indagini della Direzione distrettuale antimafia riguardanti alcuni ex amministratori comunali, ricordando che le persone coinvolte hanno militato, in momenti differenti, sia nel centrodestra sia nel centrosinistra.

«Resta ferma la presunzione di non colpevolezza – precisa –. Le indagini non sono sentenze e nessuno può essere considerato responsabile prima di una pronuncia definitiva».

La valutazione politica, tuttavia, secondo Mainiero deve seguire criteri differenti rispetto a quella penale.

«La politica non può aspettare una condanna definitiva per scegliere chi sia credibile e adeguato a rappresentare una comunità. Quando emergono ombre, relazioni controverse o comportamenti incompatibili con la trasparenza, i partiti devono assumersi la responsabilità delle proprie scelte».

Per Mainiero è questo il significato della questione morale: non anticipare una condanna giudiziaria, ma valutare l’autorevolezza e l’opportunità politica di chi aspira a rappresentare le istituzioni.

«Il centrodestra non deve tornare indietro»

Secondo il consigliere comunale, il centrodestra foggiano ha pagato un prezzo elettorale molto alto per le vicende della precedente amministrazione.

Mainiero ricorda anche le scelte compiute dall’ex candidato sindaco Raffaele Di Mauro, che avevano segnato una discontinuità rispetto al passato e consentito di avviare un percorso di rinnovamento.

«Quel rinnovamento non può essere rinnegato – dichiara –. Riportare al centro della scena protagonisti, metodi e logiche del passato sarebbe un errore politico imperdonabile».

Non si tratterebbe, precisa Mainiero, di pronunciare una condanna collettiva, ma di dimostrare che una coalizione intenzionata a tornare al governo della città è capace di garantire credibilità, rigore e discontinuità.

«Non si ricostruisce il rapporto con Foggia difendendo ciò che la città ha già respinto – sostiene –. Non si risponde al fallimento dell’amministrazione Episcopo riproponendo figure che renderebbero il centrodestra vulnerabile sul terreno della legalità, della trasparenza e del buon governo».

L’alternativa al campo largo

Mainiero rivolge critiche anche all’attuale amministrazione comunale e al cosiddetto campo largo progressista.

La promessa di rappresentare «tutta un’altra storia», secondo il consigliere, sarebbe stata largamente tradita dall’immobilismo amministrativo, dall’uso muscolare della maggioranza consiliare, dalla scarsa disponibilità al confronto con le opposizioni e dall’assenza di una vera visione strategica per il futuro della città.

«Ma al fallimento del campo largo non si può rispondere tornando al passato», precisa.

La proposta alternativa dovrebbe essere più ampia degli attuali confini della coalizione e aperta alle migliori energie civiche, professionali, imprenditoriali, culturali e associative di Foggia.

Un progetto capace di coinvolgere persone provenienti anche da esperienze politiche differenti, purché unite da alcuni principi considerati non negoziabili: legalità, competenza, trasparenza, autonomia dagli interessi particolari e libertà dai sistemi di potere che hanno frenato lo sviluppo della città.

«La proposta si chiami Un’altra Foggia»

«Il compito del centrodestra non è assolvere il passato, ma costruire il futuro», conclude Mainiero.

Secondo il consigliere comunale, la coalizione non deve riscrivere la relazione sullo scioglimento, ma impedire che possano ripetersi le condizioni politiche e amministrative che l’hanno resa possibile.

«Non dobbiamo recuperare vecchi protagonisti, ma rendere protagoniste persone nuove, preparate, libere e credibili».

Da qui la proposta politica lanciata da Mainiero: «Il nuovo progetto deve chiamarsi “Un’altra Foggia”».

Una Foggia alternativa all’immobilismo dell’attuale amministrazione, alle opacità del passato, ai personalismi e alle rendite di posizione.

«La credibilità è la condizione preliminare di qualsiasi progetto politico – conclude Mainiero –. Non è più il tempo delle strategie di riabilitazione. È il tempo della verità, della responsabilità e del cambiamento. Quello vero».


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