La Chiesa di Santa Sofia di Benevento si prepara a una nuova fase di tutela e valorizzazione. La Giunta comunale guidata dal sindaco Clemente Mastella ha approvato lo scorso 13 luglio il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo ai lavori di restauro e risanamento conservativo dell’antico complesso monumentale, riconosciuto nel 2011 patrimonio mondiale dall’UNESCO nell’ambito del sito seriale “I Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.
L’intervento, dal valore complessivo di 500mila euro, avrà come obiettivo principale l’eliminazione delle infiltrazioni di acqua piovana e dei fenomeni di umidità di risalita che interessano gli spazi interni della chiesa, con azioni mirate alla conservazione della struttura, dei materiali storici e degli apparati artistici presenti.
Il Comune di Benevento ricoprirà il ruolo di soggetto attuatore dell’intervento, mentre il finanziamento sarà di competenza della Prefettura, quale organo del Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno, proprietario del bene.
Il progetto nasce dalla necessità di intervenire in maniera preventiva su un edificio che, pur presentandosi complessivamente in condizioni discrete, mostra alcune criticità che, se trascurate, potrebbero trasformarsi in processi di degrado irreversibili con la perdita di elementi materici e del valore storico-testimoniale del monumento.
La finalità dell’intervento non è soltanto il recupero funzionale degli ambienti, ma soprattutto la salvaguardia dell’identità architettonica della chiesa, garantendo un equilibrio tra la fruizione pubblica e le esigenze di tutela proprie di un bene culturale di eccezionale rilevanza.
Il progetto punta infatti a una riqualificazione rispettosa dei caratteri originari dell’edificio, attraverso tecniche compatibili con i materiali antichi e secondo i principi del restauro conservativo: minimo intervento, reversibilità delle opere aggiunte, distinguibilità delle integrazioni e compatibilità chimico-fisica dei nuovi materiali con quelli esistenti.
Prima della definizione degli interventi è stata prevista una fase approfondita di conoscenza del manufatto, indispensabile per elaborare un progetto coerente con le reali condizioni della chiesa.
Le attività hanno riguardato: analisi delle patologie di degrado; studio della consistenza materica; rilievo architettonico; rilievo fotografico; acquisizione e confronto con documentazione storica.
La campagna fotografica e i rilievi hanno avuto una funzione non solo descrittiva, ma anche diagnostica: attraverso l’osservazione dei materiali e delle alterazioni sono state individuate le cause dei fenomeni di deterioramento e definite le successive operazioni di restauro.
Particolare importanza ha avuto il rilievo geometrico, anche attraverso l’utilizzo del laser scanner 3D, strumento che consente una restituzione millimetrica degli elementi architettonici e una precisa ricostruzione delle relazioni tra strutture, superfici e apparati decorativi.
Il progetto ricorda anche la particolare configurazione architettonica di Santa Sofia, uno degli esempi più originali dell’architettura altomedievale europea.
La pianta è caratterizzata da un nucleo centrale esagonale con sei colonne collegate da archi che sorreggono la cupola. Attorno si sviluppa un anello decagonale con pilastri e colonne disposti secondo differenti orientamenti, creando un sistema di coperture composto da volte quadrangolari, romboidali e triangolari.
Le pareti seguono una geometria altrettanto complessa: la zona absidale presenta un andamento circolare, mentre la parte centrale assume una configurazione che richiama una stella, interrotta soltanto in corrispondenza dell’ingresso.
La struttura muraria è costituita prevalentemente da tufo listato con laterizio, mentre all’interno sono presenti porzioni di affreschi, colonne in muratura e pietra con capitelli e un pavimento in battuto di cocciopesto realizzato negli anni Novanta.
Le analisi hanno evidenziato diverse forme di degrado, classificate secondo la normativa tecnica per i beni culturali. Tra i fenomeni riscontrati figurano: alterazioni superficiali dovute a fattori chimici, fisici e biologici; efflorescenze saline; colonizzazioni biologiche; macchie e fenomeni legati alla risalita dell’umidità; distacchi, lacune, esfoliazioni e microfratturazioni; depositi di varia natura.
Una particolare attenzione è stata dedicata proprio ai fenomeni di umidità, responsabili del trasporto dei sali all’interno delle murature e della formazione del cosiddetto “salnitro”, con conseguenti rischi per intonaci, pavimentazioni e superfici decorate.
Il piano di restauro interesserà diversi ambiti della chiesa. La pavimentazione esistente, realizzata in battuto di cocciopesto, presenta diffuse zone di usura e microfratture. Il progetto prevede la sostituzione dello strato superficiale con una nuova pavimentazione realizzata con tecniche e materiali analoghi, utilizzando cocciopesto e inerti naturali compatibili con quelli storici.
L’intervento comprenderà anche sistemi per ridurre il rischio di nuove fessurazioni, attraverso l’inserimento di una rete in fibra di vetro e la realizzazione di opportuni giunti di dilatazione.
Per proteggere il monumento dagli sbalzi climatici sarà realizzato un impianto di mitigazione termoigrometrica, non destinato alla climatizzazione tradizionale ma alla stabilizzazione delle condizioni interne. L’obiettivo è ridurre le variazioni di temperatura e umidità che possono accelerare il deterioramento delle murature e degli affreschi dell’VIII secolo.
È prevista l’installazione di una unità di trattamento aria con sistema a bassa rumorosità e distribuzione studiata per non alterare la percezione dello spazio monumentale.
Le porzioni di intonaco degradate saranno rimosse e sostituite con malte a base di calce idraulica pozzolanica, particolarmente indicate per le murature storiche perché traspiranti e compatibili con i materiali esistenti. La finitura sarà realizzata con tecniche tradizionali a base di grassello di calce stagionato.
Gli affreschi presenti all’interno della chiesa saranno protetti durante tutte le fasi del cantiere e successivamente sottoposti a interventi di pulitura da parte di restauratori qualificati secondo la normativa vigente. Analogo trattamento sarà riservato alle colonne, alle basi e ai capitelli, con operazioni di protezione, rimozione delle polveri e pulitura specialistica.
Il progetto prevede inoltre una revisione dell’impianto elettrico, con la predisposizione di nuovi cablaggi sotto pavimento per eliminare i cavi a vista nell’aula liturgica e migliorare sicurezza e funzionalità. Saranno inoltre revisionati o sostituiti alcuni proiettori per l’illuminazione interna.
Il restauro di Santa Sofia rappresenta un’operazione strategica per la città di Benevento, perché riguarda uno dei suoi simboli più importanti e uno dei monumenti longobardi più significativi d’Europa.
L’obiettivo finale è restituire alla comunità un luogo più sicuro, accessibile e fruibile, preservando al tempo stesso la materia storica e i valori culturali custoditi nell’edificio.
Un intervento che mette insieme esigenze liturgiche, conservazione scientifica, valorizzazione turistica e tutela del patrimonio, con l’ambizione di garantire alle future generazioni la trasmissione di un capolavoro architettonico unico.
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Giammarco Feleppa
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