2026-07-20
VITERBO – Scomode verità. È questo il titolo dell’ultimo libro di Alessandro Di Battista, presentato ieri sera, domenica 19 luglio, all’Ombre Festival in un dialogo con l’assessore all’Urbanistica del Comune di Viterbo, Emanuele Aronne. Un volume che affronta alcuni dei temi più controversi dell’attualità internazionale, dalla guerra in Ucraina alla situazione nella Striscia di Gaza, passando per il ruolo dell’informazione, della politica e della finanza nella costruzione del dibattito pubblico.
Un incontro durato oltre un’ora, durante il quale l’ex parlamentare del Movimento 5 Stelle ha ripercorso alcuni dei passaggi centrali del libro, soffermandosi sul modo in cui vengono raccontati i conflitti, sul rapporto tra potere e informazione e sul peso degli interessi economici nelle scelte dei governi.
Guerra o massacro, il peso delle parole
A dare il via al confronto è stata proprio la scelta delle parole contenute nel libro. Guerra in Ucraina, massacro a Gaza: due definizioni differenti che, secondo Di Battista, descrivono situazioni altrettanto diverse.
«Una guerra è quando ci sono due eserciti che si fronteggiano – ha spiegato –. A Gaza, invece, da una parte c’è l’esercito più armato del Medio Oriente, sostenuto dagli Stati Uniti, e dall’altra una popolazione che vive sotto occupazione».
Per spiegare l’origine della propria posizione, Di Battista è tornato a un ricordo dell’infanzia, risalente al 1987 e alla Prima Intifada. Viveva a Roma e, mentre avrebbe voluto guardare i cartoni animati, il padre seguiva al telegiornale le immagini delle rivolte palestinesi.
«Mi disse di stare attento, perché quelli che il sistema mediatico descriveva come coloro che avevano ragione potevano essere i carnefici, mentre gli altri potevano essere le vittime».
Un episodio che, ha raccontato, lo avrebbe spinto negli anni a non fermarsi mai alla prima ricostruzione dei fatti. «Ognuno ha le proprie verità e le proprie opinioni, giuste o sbagliate che siano. Credo però che sia dovere di tutti fare uno sforzo e andare a cercare le informazioni».
Quando la verità arriva troppo tardi
Da qui il passaggio a uno dei temi centrali di Scomode verità: il modo in cui l’informazione contribuisce a costruire il consenso attorno alle scelte politiche e militari.
Di Battista ha ricordato l’invasione dell’Iraq del 2003, giustificata dalla presunta presenza di armi di distruzione di massa, mai ritrovate. Un caso diventato, a suo giudizio, l’esempio più evidente di come una narrazione possa condizionare l’opinione pubblica e rendere accettabile una guerra.
«La verità può venire a galla quando diventa comoda e non più scomoda – ha affermato –. Oggi sappiamo che quelle armi in Iraq non c’erano, ma lo sappiamo quando ormai non è più possibile cambiare il corso degli eventi».
Nel corso del dialogo, Aronne ha ricordato anche il discorso tenuto il 5 febbraio 2003 dall’allora segretario di Stato americano Colin Powell davanti al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, quando mostrò una fialetta sostenendo che rappresentasse una prova dei programmi iracheni per la produzione di armi proibite.
Di Battista ha quindi affiancato il caso iracheno alla guerra in Vietnam, facendo riferimento all’incidente del Golfo del Tonchino, utilizzato dall’amministrazione statunitense per ottenere dal Congresso l’autorizzazione ad ampliare l’intervento militare.
«Se hanno mentito sul Vietnam e sull’Iraq – si è chiesto – perché dovremmo prendere per oro colato tutte le versioni che vengono fornite oggi dalla Casa Bianca e riprese dal nostro sistema politico e mediatico?».
Le notizie non bastano senza approfondimento
Il problema, secondo l’ex deputato, non sarebbe soltanto la mancata diffusione delle notizie, ma soprattutto l’assenza di un vero approfondimento.
«Le notizie vengono anche date – ha spiegato –. Ogni giorno i siti pubblicano centinaia di articoli e magari, tra questi, compare anche la notizia di una scuola bombardata. Ma manca l’approfondimento, quello che trasforma una vicenda in un titolo del telegiornale, in un argomento discusso nei programmi e permette al cittadino di comprenderla e prendere posizione».
È proprio questo, secondo Di Battista, il passaggio che spesso viene meno: il cittadino riceve un’informazione, la consuma e nel giro di poche ore la dimentica, senza avere il tempo e gli strumenti per farla propria.
«Un cittadino informato può comprendere e agire. Un consumatore di notizie usa e getta, invece, dopo ventiquattro ore ha già dimenticato tutto».
Dietro le guerre anche gli interessi economici
Ampio spazio è stato dedicato al rapporto tra conflitti, industria bellica e finanza internazionale.
Di Battista ha citato alcune delle maggiori aziende produttrici di armamenti al mondo, ricordando come molte di queste abbiano sede negli Stati Uniti e vedano tra i propri investitori grandi fondi finanziari e banche d’affari.
«Le guerre, purtroppo, arricchiscono molte persone», ha sostenuto, richiamando l’immagine degli imprenditori intercettati dopo il terremoto dell’Aquila mentre immaginavano gli affari legati alla successiva ricostruzione.
Da qui il parallelo con le distruzioni provocate dai conflitti in Ucraina e nella Striscia di Gaza. «Immaginate quante persone potenti possano arricchirsi grazie a disastri di queste dimensioni».
Secondo Di Battista, il potere economico e finanziario avrebbe ormai assunto un peso maggiore rispetto alle stesse istituzioni politiche, riducendo l’autonomia dei governi e condizionandone le scelte.
Una critica che ha rivolto anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, descritta come una figura che in passato aveva percepito come autonoma, ma che oggi, a suo giudizio, avrebbe sacrificato alcune delle proprie posizioni per convenienza politica.
Le critiche all’Europa
Nel corso della serata non sono mancate le critiche all’Unione Europea e al diverso atteggiamento assunto nei confronti dei conflitti internazionali.
«L’Europa ha approvato numerosi pacchetti di sanzioni contro la Federazione Russa e nessuno nei confronti di Israele», ha osservato Di Battista, contestando quella che considera una doppia morale nell’applicazione dei valori democratici occidentali.
Un ragionamento che lo ha riportato ancora una volta sulla Striscia di Gaza e sulle vittime civili, in particolare i bambini, ricordando come la tragedia si stia consumando sulle sponde dello stesso Mediterraneo che bagna le coste italiane.
Parole nette, attraverso le quali Di Battista ha espresso apertamente la propria solidarietà nei confronti della popolazione palestinese, ribadendo di non considerare quanto sta accadendo un conflitto tra forze equivalenti.
Destra e sinistra, categorie ormai superate
Nella parte finale dell’incontro, il confronto si è spostato sulla politica italiana e sulle tradizionali divisioni tra destra e sinistra.
Di Battista ha spiegato di non credere più in queste categorie, anche alla luce della propria esperienza in Parlamento e delle scelte compiute negli anni dai principali schieramenti.
Ha citato, tra gli esempi, l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori da parte di governi di centrosinistra e la trasformazione del finanziamento pubblico ai partiti in rimborsi elettorali, sostenuta anche da forze politiche che si dichiaravano liberiste.
«Ha ancora senso parlare di destra e di sinistra?», ha domandato al pubblico, sostenendo che il vero potere sia ormai altrove, nei grandi interessi internazionali, economici e finanziari.
Una serata che, seguendo il filo conduttore del libro, ha portato sul palco alcune delle questioni più controverse dell’attualità, senza la pretesa di fornire risposte definitive ma con l’obiettivo, dichiarato dallo stesso Di Battista, di spingere il pubblico a dubitare, approfondire e non accontentarsi della prima verità che viene raccontata.
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Farronato Andrea
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