dimissioni dopo lo scandalo della maternità surrogata


Una lettera consegnata al gruppo parlamentare CDU/CSU ha chiuso, nel giro di poche righe, una vicenda politica che da un paio di giorni agitava la coalizione tedesca. Jens Spahn ha annunciato l’addio alla presidenza del gruppo dell’Unione e ha rassegnato le dimissioni, travolto dalle polemiche seguite alla nascita del figlio avuto tramite maternità surrogata negli Stati Uniti. Il cancelliere Friedrich Merz ha definito il passo indietro “giusto e inevitabile”.

Le ragioni delle dimissioni di Jens Spahn

Nel testo indirizzato ai deputati, riportato da ARD e poi rimbalzato sugli altri media tedeschi, Spahn riconosce un contrasto ormai troppo ampio tra la scelta compiuta nella sfera privata e ciò che il suo ruolo pubblico avrebbe richiesto. Il politico spiega di essersi reso conto che il desiderio di diventare padre insieme al marito non poteva più convivere con la carica istituzionale ricoperta, e che tale distanza si era allargata oltre le sue stesse previsioni. In nessuna parte del testo, però, menziona un cambiamento di giudizio sulla legge che il suo partito ha contribuito ad appoggiare, né offre alcuna risoluzione alla contraddizione fra i suoi principi etici, che in passato ha esercitato perché potessero essere applicati alla popolazione tedesca in generale, e le sue aspirazioni private, che, insieme al marito, ha soddisfatto aggirando la legge tedesca.

Nella lettera compare anche un riferimento all’inasprimento del confronto pubblico degli ultimi giorni, che lo avrebbe spinto a una riflessione profonda, accompagnata dall’auspicio che il dibattito, pur restando fermo nel merito, non perda una dimensione umana. Spahn afferma che, alla fine, ciò che conta di più per lui resta la sua famiglia.

Prima di rendere pubblica la decisione, Spahn ha avvertito personalmente i vertici di CDU e CSU, Friedrich Merz e Markus Söder, ringraziandoli per la fiducia accordatagli. Nel congedo rivolto ai colleghi di gruppo ricorda i quattordici mesi trascorsi alla guida dell’Unione parlamentare, un periodo che descrive come un onore, ringraziando in particolare il vicepresidente Alexander Hoffmann e l’intero comitato direttivo, oltre al capogruppo SPD Matthias Miersch per una collaborazione definita solida e improntata alla fiducia reciproca.

La reazione di Merz e degli alleati di coalizione

Secondo diverse ricostruzioni dei media tedeschi, sarebbe stato lo stesso cancelliere a sollecitare l’uscita di scena di Spahn. In una nota, Merz ha parlato di una scelta obbligata, sottolineando come la credibilità rappresenti, in politica, il patrimonio più delicato da custodire. Il cancelliere ha comunque riconosciuto il contributo dato da Spahn nella trasformazione del gruppo parlamentare, passato dall’opposizione al governo, definendolo un punto di riferimento nella costruzione dei principali dossier di riforma delle ultime settimane.

Toni simili sono arrivati da Hoffmann, che ha parlato di “massimo rispetto” per la guida garantita da Spahn in una fase complicata, annunciando al contempo che assumerà la presidenza ad interim fino all’elezione di un successore. Anche Miersch ha espresso apprezzamento per il rapporto costruito all’interno della coalizione, evitando però di entrare nel merito della questione legata alla maternità surrogata, che ha definito una faccenda interna all’Unione.

Settimane di pressioni crescenti, in un momento critico per il partito

Le dimissioni di Jens Spahn arrivano al termine di giorni segnati da richieste sempre più insistenti, provenienti anche dall’interno del partito. Il deputato della CDU Wolfgang Bosbach aveva raccontato a Deutschlandfunk di una sensazione diffusa di insofferenza tra i colleghi, ribadendo il rischio che si consolidasse l’idea di un doppio standard tra la classe politica e i cittadini comuni.

Parole ben più dure sono arrivate dal sottosegretario alla Famiglia Michael Brand, che sulle colonne del giornale Fuldaer Zeitung ha parlato di una violazione quantomeno morale della norma, se non formale. Anche dalla sezione CDU di Brilon, città natale di Merz, era arrivata una lettera aperta con la richiesta esplicita di un passo indietro. Critiche sono giunte pure dalle Chiese cattolica ed evangelica, oltre che da esponenti dell’opposizione.

Non ha aiutato il fatto che Spahn si sia sempre presentato come esponente dell’ala più conservatrice della CDU, distinguendosi su temi come immigrazione e questioni identitarie e rivendicando pubblicamente, in più occasioni, la propria contrarietà alla maternità surrogata, pratica vietata in Germania e respinta anche da una risoluzione del congresso del partito approvata a inizio anno, quando, come lo stesso Spahn ha ammesso in seguito, la gravidanza della madre surrogata di suo figlio negli USA era già in corso.

In un’intervista rilasciata al giornalista Paul Ronzheimer, Spahn aveva provato a spiegare il proprio percorso interiore, parlando di una lunga lotta personale tra la dottrina religiosa e la vita reale, e descrivendo una scelta difficile frutto di una lotta interiore. Inevitabilmente, però, questa posizione non risponde alla bruciante contraddizione con le sue scelte politiche, che di fatto hanno reso impossibile lo stesso percorso a chi, vivendo in Germania, non disponga, come Spahn e suo marito, di enormi mezzi economici.

Il caso arriva in un momento delicato per la CDU, impegnata in tre campagne elettorali regionali, a Berlino, in Sassonia-Anhalt e nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Nella capitale il partito aveva da poco archiviato le tensioni legate al sindaco Kai Wegner, e una polemica prolungata su Spahn avrebbe complicato ulteriormente il lavoro sul territorio, dove gli attivisti sono già impegnati a difendere riforme percepite come più gravose per l’elettorato dell’Est, anche per via dei salari mediamente più bassi. La percezione di un’élite politica che si permette senza remore ciò che vieta alla popolazione era davvero l’ultima cosa di cui l’Unione avesse bisogno in un momento di crollo della popolarità.

Chi potrebbe guidare il gruppo parlamentare

Diversi nomi circolano a Berlino per la successione. Tra questi emerge quello di Thorsten Frei, attuale responsabile della Cancelleria, mentre Günter Krings, oggi alla guida del gruppo regionale CDU del Nord Reno-Westfalia, viene indicato come possibile erede alla direzione della Cancelleria stessa. La proposta del nuovo nome spetta formalmente a Merz e Söder. Nel frattempo la guida resta nelle mani di Alexander Hoffmann.


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 Redazione Il Mitte

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