Morte di Abderrahim Fakir a Bologna, la famiglia: “Aspettiamo l’autopsia per riportarlo in Marocco” – alanews


La salma di Abderrahim Fakir sarà trasferita in Marocco per il funerale non appena saranno completati gli accertamenti medico-legali sulla sua morte. Il 42enne, originario di Casablanca ma cresciuto a Bologna, è deceduto domenica pomeriggio durante un intervento delle forze dell’ordine nel quartiere Pilastro. La famiglia attende ora l’autopsia per poter riportare il corpo nel Paese d’origine e, allo stesso tempo, chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto.

La famiglia: “Vogliamo giustizia, non disordini”

A spiegare la volontà dei parenti è il cognato Hamed Mimi, marito della sorella Nadia, che ha raccontato all’ANSA di essere in attesa dei tempi necessari per gli esami sul corpo. “Stiamo aspettando l’autopsia qui a Bologna – ha spiegato – speriamo venga fatta questa settimana, altrimenti si va troppo avanti. Poi aspettiamo che il consolato prepari tutti i documenti per poter riportare la salma nel nostro Paese”.

L’obiettivo della famiglia è celebrare il funerale a Casablanca, città da cui provengono i parenti di Fakir. Molti di loro, però, vivono ormai da decenni in Italia: arrivarono tra il 1993 e il 1994 e Abderrahim trascorse gran parte della sua vita a Bologna.

Mimi lo descrive come “una persona tranquilla”, che negli ultimi tempi stava affrontando anche diversi problemi di salute. “Soffriva di asma, aveva problemi di cuore e aveva scoperto da poco una malattia molto seria. Era molto agitato anche per questa ragione”, ha raccontato il familiare.

I dubbi sulla posizione in cui è stato bloccato Fakir

Secondo il cognato, la fase successiva al fermo avrebbe potuto essere gestita diversamente. Una volta immobilizzato e ammanettato, Fakir avrebbe dovuto essere spostato da terra o messo in una posizione che gli permettesse di respirare meglio.

“Una volta che una persona è ammanettata e a terra, potevano almeno alzarlo o metterlo seduto. Non può stare per diversi minuti in quella posizione, perché non riusciva più a respirare”, ha affermato Mimi. La famiglia punta quindi a chiarire ogni dettaglio della dinamica attraverso gli accertamenti della procura, mentre dopo gli scontri avvenuti nella notte successiva alla manifestazione il cognato ha rivolto un appello alla calma.

“Non vogliamo che succedano disordini in città, non serve a niente. Ormai Abderrahim è morto e la vita non torna indietro. La calma, la sicurezza e la tranquillità sono la cosa migliore”, ha detto. E ha aggiunto: “Noi abbiamo manifestato per chiedere giustizia, non per fare caos. Se qualcuno si è infiltrato approfittando della situazione, non rappresenta la nostra famiglia. Speriamo solo che una tragedia così non capiti più a nessuno, che sia nero, bianco o giallo”.

Autopsia e accertamenti: la procura indaga sulla morte di Fakir

Per stabilire le cause della morte di Fakir sono previsti nuovi esami. Il procuratore di Bologna Paolo Guido, titolare del fascicolo per omicidio colposo, affiderà gli accertamenti a un medico legale specializzato in medicina d’urgenza, a un tossicologo e a un cardiologo.

Il 42enne ha smesso di respirare domenica pomeriggio durante una manovra di contenimento effettuata da due agenti. Alla scena erano presenti anche quattro operatori sanitari, che secondo quanto emerso non sarebbero intervenuti mentre l’uomo chiedeva aiuto.

L’autopsia dovrebbe essere preceduta da una Tac sul corpo di Fakir, ma il conferimento dell’incarico potrebbe slittare fino a venerdì per alcune difficoltà procedurali legate alla nuova normativa sul cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine.

Il nodo dello scudo penale e la partecipazione all’esame

La nuova legge prevede una tutela specifica per gli operatori delle forze dell’ordine in caso di possibili conseguenze penali legate a condotte compiute durante il servizio. La procura ha applicato lo stesso principio anche alla posizione dei sanitari coinvolti.

Al momento i due agenti, di 23 e 28 anni, e i quattro operatori sanitari non risultano iscritti nel registro degli indagati: i loro nomi sono stati semplicemente annotati in un apposito registro. Questa situazione crea però un problema tecnico, perché secondo il codice di procedura penale la partecipazione all’autopsia attraverso propri consulenti è normalmente garantita agli indagati e alle parti lese.

L’avvocato Fabio Anselmo, che assiste i familiari di Fakir, ha già annunciato la nomina come consulente del direttore dell’Istituto di Medicina legale della Sapienza Vittorio Fineschi, noto anche per essere stato consulente della famiglia Cucchi. Il legale dei due poliziotti, Gabriele Bordoni, invece, affiderà l’incarico al medico legale Matteo Tudini.

Il confronto tra gli avvocati: “Forse era ancora vivo”

Durante una conferenza stampa al Senato organizzata dalla senatrice di Avs Ilaria Cucchi, l’avvocato Anselmo ha sollevato ulteriori interrogativi sulla base del video che documenta gli ultimi momenti della vita di Fakir. “Quello che si desume da quel video – ha dichiarato – è che quando gli agenti si sono alzati mentre Abderrahim Fakir era agonizzante, forse non era ancora morto. Se questo fosse vero, questa tragedia assumerebbe i contorni più terribili. Nessuno lo soccorre, nessuno lo slega”.

Di fronte a questa ricostruzione, la difesa degli agenti mantiene una posizione diversa. I due poliziotti non sono stati sospesi, come previsto dalla normativa sullo scudo, ma non sono tornati in servizio. Uno aveva già programmato un periodo di ferie, mentre l’altro è in malattia per le ferite riportate durante la colluttazione, con una prognosi di 12 giorni, in particolare per i morsi ricevuti a una gamba. L’avvocato Bordoni ha ribadito che i suoi assistiti sono profondamente scossi dall’accaduto, ma ha contestato una lettura diversa della scena: “In quel video non vedo nulla di diverso da un normale placcaggio stradale”.

Per approfondire:  Fakir, Noury (Amnesty): “Scudo penale dà sensazione di impunità”




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 Alessandro Bolzani

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