Reddito di base incondizionato in Europa: nuova iniziativa popolare


Il reddito di cittadinanza è stato eliminato tanto in Germania quanto in Italia, ma, fra coloro che si occupano di welfare, sostenibilità economica e sviluppo sociale il dibattito in merito è tutt’altro che spento. Anzi, si continua a parlarne e si strutturano proposte per estendere l’idea di un sostegno economico che permetta a tutta la popolazione, anche oltre i confini nazionali, di avere i mezzi necessari per la sussistenza. Il 7 luglio, la Commissione Europea ha registrato ufficialmente un’iniziativa dei cittadini europei (ICE) intitolata “Introduzione del reddito di base incondizionato (UBI) in tutta l’UE“. Con questo atto, gli organizzatori chiedono all’esecutivo comunitario di adottare tutte le misure giuridiche necessarie per favorire l’introduzione dell’UBI negli Stati membri e di emanare una raccomandazione affinché i governi nazionali si attivino in tal senso.

I quattro criteri che definiscono il reddito di base incondizionato in Europa

Gli organizzatori della campagna hanno fissato quattro requisiti che, a loro giudizio, un reddito di base universale deve possedere per meritare la definizione di “incondizionato”.

Universalità

La misura spetta a chiunque risieda nel territorio, senza controlli sui mezzi economici né soglie di reddito o di patrimonio da rispettare. Età, provenienza, cittadinanza, residenza e professione non incidono sul diritto a percepirlo.

Individualità

Il beneficio viene erogato a ogni persona singolarmente, a prescindere dallo stato civile, dalla convivenza o dalla composizione del nucleo familiare. Questa impostazione, secondo i promotori, tutela la riservatezza e riduce le forme di controllo reciproco all’interno del nucleo domestico.

Assenza di condizioni

Nessun prerequisito viene richiesto per accedervi: né la dimostrazione di un impiego, né la disponibilità a lavorare, né la partecipazione a servizi di comunità. Il reddito necessario per la sussistenza è considerato un diritto dell’individuo, non collegato al suo merito o al suo operato.

Importo sufficiente per una vita dignitosa

L’importo deve garantire un tenore di vita dignitoso, in linea con gli standard sociali e culturali del paese di riferimento, e permettere la partecipazione alla vita sociale. Il testo dei promotori fissa un riferimento preciso: la soglia netta dovrebbe collocarsi al di sopra del livello di rischio di povertà definito dagli standard UE, pari al 60% del reddito mediano netto equivalente nazionale. Nei paesi in cui tale mediana risulta bassa, i promotori propongono un parametro alternativo, come un paniere di beni e servizi, per determinare un importo capace di assicurare dignità, sicurezza materiale e piena partecipazione sociale.

Le ragioni dei promotori: l’UBI come strumento di giustizia sociale in tempi di iperevoluzione tecnologica

Il testo dei promotori collega la proposta ai cambiamenti indotti dall’intelligenza artificiale e dalla robotica, sviluppi che renderebbero urgente svincolare il sostentamento delle persone dalla vendita della propria forza lavoro, in uno scenario in cui i posti disponibili non basterebbero più per tutti. Gli organizzatori sottolineano inoltre come, già oggi, il volume di lavoro non retribuito, spesso svolto dalle donne, superi quello retribuito, e come una parte consistente degli impieghi remunerati rientri fra le mansioni che, secondo i promotori della campagna, sarebbero prive di una reale utilità sociale e legate solo alla creazione artificiale di scarsità, nonché associate a gravi danni ecologici. Un reddito di base incondizionato, nella visione dei promotori, non sostituisce il sistema di welfare esistente ma lo integra, lasciando allo Stato il compito di continuare a finanziare istruzione, sanità, assistenza, servizi per l’infanzia, trasporti, energia, diritto alla casa e cultura.

Come verrebbe finanziato il reddito di base incondizionato in Europa

Alla campagna si affianca un filone di ricerca dedicato alla sostenibilità finanziaria della misura a livello europeo, basato su microdati EU-SILC di Eurostat relativi al 2020 e riferiti a 26 Stati membri, con l’esclusione della Lituania per carenza di dati.

Il modello elaborato prevede un’erogazione individuale e incondizionata, che sostituisce le prestazioni sociali esistenti solo quando il loro valore risulti inferiore all’importo dell’UBI, non soggetta a imposta sul reddito e ancorata alla soglia di rischio di povertà. La condizione posta è duplice: nessuna famiglia collocata sotto l’ottantesimo percentile di reddito deve subire una perdita economica, e nessun nucleo deve restare in condizione di povertà dopo la riforma. Sono stati costruiti quattro scenari, differenziati in base agli importi destinati ad adulti e minori: il primo lega il pagamento alla soglia di povertà specifica di ciascun nucleo familiare, il quarto fa riferimento alla soglia di povertà severa.

Il finanziamento poggia in primo luogo su una riforma dell’imposta sul reddito, con aliquote progressive fino al 56%. A questo si aggiungono due fonti di risparmio: l’esclusione della popolazione carceraria dall’UBI, poiché i bisogni primari risultano già coperti dallo Stato, per un valore stimato tra 3,15 e 4,7 miliardi di euro l’anno a seconda dello scenario, e il dimezzamento dei costi amministrativi della protezione sociale, resi superflui dall’eliminazione della verifica dei mezzi, per circa 59,8 miliardi di euro l’anno.

Nonostante questi apporti, resta un divario di finanziamento in quasi tutti gli scenari: -2,25% del PIL UE nel primo, -2,54% nel secondo, -1,73% nel terzo e -0,39% nel quarto, il più contenuto. Per colmarlo, lo studio propone una tassa ambientale sulle emissioni di CO2, calcolata facendo convergere le aliquote nazionali verso il livello più alto già in vigore nell’Unione (quello di Malta e Paesi Bassi) o verso un valore intermedio tra tale massimo e la media UE, con un gettito potenziale stimato tra 323 e 640 miliardi di euro. A questa si affianca un’imposta patrimoniale, calcolata con due metodi distinti: la convergenza delle aliquote implicite verso il livello più alto in vigore, quello greco, che genererebbe tra 236 e 467 miliardi di euro, oppure il blocco della quota di ricchezza detenuta dal 2% più abbiente ai livelli del 2010, che produrrebbe tra 98 e 172 miliardi di euro. Tre pacchetti combinati, tra i quali una ripartizione al 35% ambientale e 65% patrimoniale, una equamente divisa e una che limita la patrimoniale ai livelli del 2010 integrandola con l’imposta ambientale per la parte restante, risultano sufficienti a coprire il divario in tutti e quattro gli scenari, con un contributo compreso tra lo 0,84% e il 3% del PIL UE.

Secondo la ricerca, in tutti gli scenari la povertà viene eliminata e l’indice di Gini (usato in economia come misura della diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza) scende da valori intorno a 0,42 lordo (0,38 netto) a circa 0,30 dopo la riforma, con una quota di famiglie beneficiarie compresa tra il 50% e il 63% a seconda dello scenario considerato.

Al via la raccolta firme per supportare il progetto

Per obbligare la Commissione europea a formulare raccomandazioni formali, gli organizzatori devono raccogliere un milione di firme distribuite tra gli Stati membri entro un anno. La comunicazione della Commissione riferita alla registrazione indica invece un termine di sei mesi per l’avvio della raccolta. Quest’ultima è coordinata da reti di attivisti e gruppi di base.

Tra i sostenitori figura Unconditional Basic Income Europe (UBIE), rete internazionale che riunisce attivisti provenienti da 25 paesi e che promuove il reddito di base come diritto umano universale. Il rappresentante dell’iniziativa è l’austriaco Klaus Sambor. Tra i membri del comitato promotore compaiono anche Michele Gianella, Aija Lasmane, Marcus Petz, Alexander Stredak, Branko Gerlic e Otto Lüdemann.

L’iniziativa e la relativa documentazione ufficiale, compresa la decisione di registrazione della Commissione, sono consultabili sul portale dedicato alle Iniziative dei cittadini europei.

La lezione della pandemia

Di reddito universale si è parlato molto negli ultimi 20 anni, ma in particolare dopo la pandemia. Parte del dibattito nasce dal confronto con le prestazioni condizionate già esistenti nei diversi paesi europei, come il reddito garantito e il salario minimo che, per quanto generose, presentano criticità legate proprio alla loro condizionalità: la trappola della povertà, che scoraggia la ricerca di un impiego, i costi amministrativi elevati, la stigmatizzazione di chi ne fa richiesta, ma anche una copertura insufficiente della popolazione bisognosa e tassi elevati di mancato utilizzo da parte degli aventi diritto. Il documento completo che illustra il principio dell’UBI è scaricabile gratuitamente, in inglese, a questo link. Qui trovate invece la pagina dedicata alla proposta presentata alla Commissione Europea


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione Il Mitte

Source link

Di