Animali esotici
24 Luglio 2026
Uno studio su base percettiva in Etiopia e una ricerca sulla Somalia confermano gli effetti del caldo estremo e della siccità su salute, produttività e prestazioni riproduttive dei dromedari. In Kenya i medici veterinari segnalano un aumento del 15% dei decessi per ipertermia
di Redazione Vet33
Anche i dromedari (Camelus dromedarius), animali storicamente resistenti a temperature intense e siccità prolungata, non sono risparmiati dagli effetti estremi del cambiamento climatico in Africa. Il Nord Africa e il Corno d’Africa ospitano circa l’80% della popolazione mondiale, rendendo la crisi climatica in quest’area particolarmente rilevante per la specie a livello globale. Uno studio basato sulla percezione dei pastori nell’Etiopia meridionale ha rilevato che i cambiamenti climatici e la variabilità climatica hanno influenzato la salute, la produttività e le prestazioni riproduttive dei dromedari. E una ricerca pubblicata a giugno 2o26, basata sui dati di un’indagine demografica e sanitaria somala del 2020, ha mostrato che la mortalità dovuta alla siccità ha colpito quasi il 46% delle circa 6.000 famiglie proprietarie coinvolte, con un picco del 73% nella regione settentrionale di Sool.
La testimonianza di un allevatore in Etiopia
Ali Umer, pastore di circa 500 dromedari nella zona di Semera, nella regione dell’Afar, in Etiopia nord-orientale, ha raccontato alla BBC gli effetti diretti del caldo estremo sui propri animali: “Vedo i miei dromedari soffrire per il caldo estremo. Si formano vesciche sulle zampe, gli occhi lacrimano e la sabbia rovente brucia la pelle e consuma il pelo quando sono fermi”. Umer ha riferito di aver perso otto cuccioli nell’ultimo mese a causa del caldo estremo, osservando che anche il vento, un tempo fonte di sollievo, “ora trasporta calore”.
I dati sulla mortalità in Somalia
La ricerca condotta in Somalia, basata su un campione di circa 6.000 famiglie di allevatori, ha rilevato che quasi il 46% dei nuclei familiari proprietari di dromedari ha riportato perdite riconducibili alla siccità. Nella regione settentrionale di Sool, una delle aree più colpite, il tasso di mortalità ha raggiunto quasi il 73%, definito dallo studio come un livello “sconvolgente”. La crisi è aggravata dalla riduzione di pascoli e vegetazione dovuta alla scarsità d’acqua, dalla mancanza di aree ombreggiate e, in alcune zone, da servizi veterinari insufficienti e difficoltà nella gestione delle mandrie.
L’aumento dei casi di ipertermia riscontrato dai veterinari
Nella contea di Marsabit, in Kenya nord-orientale al confine con l’Etiopia, il medico veterinario Hassan Nuya Guyo ha dichiarato: “Stiamo assistendo a un aumento significativo dei casi di ipertermia nei camelidi, a seguito dei quali contraggono infezioni multiple. Negli ultimi due anni, abbiamo registrato un aumento di oltre il 15% dei decessi di dromedari nella nostra contea a causa del caldo estremo”.
I meccanismi fisiologici dello stress da calore
Secondo gli esperti, l’animale è in grado di sopportare temperature intorno ai 40°C grazie a un sistema fisiologico efficiente, che permette di modificare la temperatura corporea nel corso della giornata evitando un’eccessiva perdita di acqua attraverso la sudorazione, oltre a limitare la perdita di liquidi tramite urina concentrata e feci secche.
Il dottor Mohammed Bengoumi, scienziato della FAO specializzato nella salute dei dromedari, ha però precisato: “In molte aree del Sahara, le temperature estive superano ormai frequentemente i 50 gradi, aumentando il rischio di un grave stress termico, soprattutto quando si combinano con una riduzione della copertura vegetale, la scarsità d’acqua e un accesso limitato all’ombra”.
Gli effetti cellulari del calore prolungato
Il professor Abdelmadjid Chehma, dell’Università di Ghardaia in Algeria, che ha condotto ricerche sperimentali sui dromedari nel Sahara, ha spiegato che l’esposizione prolungata, giorno e notte, a temperature comprese tra 41 e 45°C attacca direttamente le cellule dell’animale.
“Il loro sistema immunitario ne risente – ha spiegato – perché questi livelli di calore danneggiano i globuli bianchi e altre cellule. A causa dello stress, le cellule fanno fatica a ripararsi e finiscono per distruggersi”.
Le conseguenze osservate includono perdita di peso, infiammazioni, problemi muscolari e ossei, alterazioni chimiche legate al malfunzionamento renale e malattie infettive da parassiti, effetti documentati anche dal professor Mohammed el Khasmi, esperto di idrobiologia animale dell’Università di Casablanca, in Marocco.
Il quadro climatico in Nord Africa
Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), il Nord Africa è la subregione del continente che si è riscaldata più rapidamente tra il 1991 e il 2025, con un aumento medio di 0,43°C per decennio. Nel 2024, diversi Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente hanno registrato temperature superiori ai 50°C.
Uno studio condotto in Algeria ha rilevato un significativo aumento delle morti di dromedari durante le ondate di calore estive, raccomandando interventi mirati nei periodi più critici, tra cui approvvigionamenti straordinari di acqua, alimentazione supplementare e un monitoraggio più intenso delle malattie.
La migrazione degli allevatori
In diverse aree dell’Etiopia, alcuni allevatori stanno spostando le mandrie dalle regioni settentrionali verso il sud, dove l’acqua e la vegetazione sono relativamente più disponibili.
Daniel Gelan, professore e ricercatore nel campo dello sviluppo pastorale presso la Vision University in Etiopia, ha dichiarato alla BBC: “Non è lo spostamento stagionale degli allevatori. Stanno lasciando definitivamente la regione settentrionale perché non possono più sostenere l’allevamento dei dromedari in quella zona a causa del caldo estremo e della siccità”.
Uno studio del 2025 condotto nella zona di Borana, in Etiopia meridionale, ha individuato nella mobilità delle mandrie la principale strategia utilizzata dagli allevatori per affrontare la crisi. Tra le altre misure indicate figurano la diversificazione degli animali allevati, la riduzione preventiva delle dimensioni delle mandrie prima del picco della siccità e la conservazione delle riserve di mangime.
CITATI: ABDELMADJID CHEHMA, ALI UMER, DANIEL GELAN, HASSAN NUYA GUYO, MOHAMMED BENGOUMI, MOHAMMED EL KHASMI
TAG: AFRICA, ALGERIA, CALDO, CAMBIAMENTO CLIMATICO, CAMELIDI, DROMEDARI, ETIOPIA, FAO, KENYA, SICCITà, SOMALIA
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