Svolta nelle indagini sul rogo avvenuto nella notte del 30 maggio davanti a un’abitazione di Enego, inizialmente considerato un grave atto intimidatorio. Nella mattinata di oggi, mercoledì 29 luglio, i militari del Nucleo Operativo e Radiomobile dei Carabinieri della Compagnia di Bassano del Grappa hanno eseguito una perquisizione personale, domiciliare e informatica disposta dalla Procura della Repubblica di Vicenza.
Il provvedimento riguarda Adriano Cappellari, collaboratore esterno del Giornale dell’Altopiano e de Il Giornale di Vicenza, indagato nell’ambito di un procedimento nel quale vengono ipotizzati i reati continuati di incendio, calunnia e simulazione di reato, oltre a procurato allarme e truffa ai danni di un ente pubblico.
Si tratta di contestazioni ancora al vaglio degli inquirenti. Il procedimento si trova infatti nella fase delle indagini preliminari e, in base al principio costituzionale della presunzione di innocenza, la responsabilità della persona indagata potrà essere accertata definitivamente soltanto attraverso un’eventuale sentenza irrevocabile di condanna.
L’incendio del 30 maggio
I Carabinieri della stazione di Enego erano intervenuti nella tarda serata del 30 maggio dopo la deflagrazione di un ordigno collocato davanti alla proprietà della famiglia Cappellari. L’esplosione aveva provocato danni anche agli immobili confinanti, mentre le fiamme erano state spente tempestivamente dai residenti, evitando conseguenze più gravi.
L’episodio era stato inizialmente presentato come un attentato intimidatorio nei confronti del giovane collaboratore giornalistico e aveva suscitato numerose manifestazioni pubbliche di solidarietà da parte delle istituzioni e delle organizzazioni sindacali dei giornalisti.
Le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza privato avevano mostrato una persona con il volto coperto e vestita con una tuta mentre lanciava una busta all’interno della proprietà e collocava vicino al cancello pedonale un involucro contenente materiale incendiario ed esplodente.
Tra gli oggetti rinvenuti figuravano bombolette di gas da campeggio, contenitori di alcol, una tanica con liquido infiammabile e artifici pirotecnici.
All’interno della busta erano stati trovati alcuni fogli contenenti minacce di morte rivolte allo stesso Cappellari, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello, sacerdote impegnato nel territorio di Caivano. Nel materiale erano presenti anche fotografie con i volti cerchiati e contrassegnati da una X.
La Procura precisa che né la presidente Meloni né don Patriciello risultano coinvolti nell’indagine: i loro nomi compaiono esclusivamente in quanto destinatari delle presunte minacce contenute nel materiale sequestrato.
Le precedenti lettere di minaccia
Secondo la ricostruzione contenuta nel provvedimento della Procura, il rogo presenterebbe analogie con altri episodi denunciati da Cappellari al Commissariato di Polizia di Bassano del Grappa il 5 novembre e l’11 dicembre 2025, oltre che il 16 febbraio 2026.
Nel primo caso era stata segnalata una busta trovata nella cassetta della posta dell’abitazione, contenente minacce di morte nei confronti di Cappellari, Meloni e don Patriciello. Nella busta si trovava anche la fotocopia di un articolo dedicato al sacerdote di Caivano e pubblicato nell’ottobre 2025. Una lettera dal contenuto analogo era stata recapitata anche alla redazione del periodico locale.
Nel dicembre successivo Cappellari aveva consegnato agli agenti un’altra busta, che secondo il suo racconto era stata trovata dal padre nella cassetta della posta. All’interno erano presenti tre cartucce calibro 22 e altri fogli con contenuti analoghi.
Un terzo plico era stato consegnato nel febbraio 2026. La busta risultava indirizzata a don Patriciello a Caivano e, secondo quanto riferito agli investigatori, sarebbe stata anticipata telefonicamente dal sacerdote alcuni giorni prima.
Le misure di protezione
Dopo le prime segnalazioni, a partire dal 6 novembre 2025 erano state predisposte alcune misure di tutela nei confronti di Cappellari, inizialmente attraverso un servizio di vigilanza generica.
Dopo l’escalation culminata nell’incendio di fine maggio, era stato attivato un dispositivo dedicato dei Carabinieri, composto da una vettura istituzionale e da due militari specializzati. Il servizio sarebbe stato utilizzato anche per alcuni spostamenti personali, compreso un viaggio a L’Aquila effettuato il 13 e 14 luglio in occasione della Partita del Cuore.
Gli accertamenti sulle immagini
Nel corso delle indagini Cappellari era stato ascoltato più volte e aveva indicato agli investigatori i propri sospetti nei confronti di alcune persone residenti nella zona di Enego.
Gli specialisti del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche hanno quindi esaminato le immagini della persona travisata ripresa dalle telecamere, stimandone l’altezza tra 1,69 e 1,75 metri. Una misura che, secondo gli inquirenti, sarebbe compatibile anche con la statura dello stesso indagato.
Gli investigatori hanno inoltre ricostruito la sequenza temporale registrata dall’impianto: Cappellari sarebbe rientrato nell’abitazione alle 23.11, mentre alle 23.35 risulterebbe ripreso durante la registrazione con il cellulare delle fasi finali dello spegnimento. Il rogo, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe stato appiccato tra le 23.28 e le 23.29.
Gli acquisti effettuati online
Un ulteriore elemento investigativo riguarda la provenienza dei materiali trovati davanti all’abitazione.
Con l’aiuto di un consulente nominato dalla Procura, i Carabinieri avrebbero identificato la marca e il modello delle bombolette e degli altri prodotti, nonostante le etichette fossero state rimosse. L’individuazione sarebbe stata possibile attraverso l’analisi delle valvole e dei singoli componenti.
Le verifiche effettuate presso una piattaforma di commercio elettronico avrebbero accertato che il 25 aprile Cappellari aveva ordinato quattro cartucce di gas della stessa marca individuata dagli investigatori. La merce sarebbe stata consegnata alla sua abitazione e pagata con la sua carta di credito.
Il successivo 29 aprile sarebbero state ordinate anche sei bottiglie di alcol etilico denaturato dello stesso marchio di quello rinvenuto sul luogo dell’incendio. Secondo quanto riferito dalla Procura, si tratterebbe delle uniche consegne di quei prodotti effettuate dalla piattaforma nel territorio comunale di Enego.
Gli accertamenti proseguiranno ora attraverso l’analisi del materiale informatico e degli altri elementi acquisiti durante la perquisizione. Le ipotesi formulate dalla Procura dovranno essere sottoposte alle successive verifiche previste dal procedimento penale, nel pieno rispetto del diritto di difesa e della presunzione di innocenza.
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Giovanni Polito
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