A Berlino, gli edifici antichi si notano subito, perché non sono pochi. I berlinesi sono però ben consapevoli del fatto che anche i pochi che ci sono non sono originali, ma, per lo più, ricostruzioni del dopoguerra. D’altra parte, è questo che accade quando una città viene rasa al suolo: la sua storia architettonica può essere preservata solo con grande fatica e sempre in misura limitata e cono elementi di artificialità. È proprio questo il caso dell’Ephraim-Palais, all’incrocio tra la Poststraße e il Mühlendamm. La sua facciata arrotondata e i balconi in ferro dorato richiama il tempo in cui l’originale fu costruito, un tempo in cui l’architettura di rappresentanza aveva quello stile tipicamente mitteleuropeo che ancora si trova in molte capitali europee e anche nelle zone della Germania che i bombardamenti risparmiarono parzialmente. L’Ephraim-Palais di oggi, che presenta importanti differenze rispetto all’originale, è il testimone sopravvissuto di quasi tre secoli di storia di Berlino, durante i quali è stato abbattuto, disperso, negoziato tra le due metà di una città divisa e infine ricostruito qualche metro più a nord rispetto alla sua collocazione originaria.
L’angolo più bello di Berlino: gli anni d’oro dell’Ephraim Palais
Prima che Veitel Heine Ephraim mettesse gli occhi su quell’angolo di Berlino, il lotto aveva già una storia considerevole. Dalla fine del XV secolo fino al 1739, sul punto in cui la Poststraße confluisce nel Mühlendamm si trovava la più antica farmacia della città. Nel 1762 Ephraim, gioielliere di corte e appaltatore della zecca al servizio di Federico II di Prussia, acquistò il terreno insieme a due edifici preesistenti.
L’incarico di trasformare quell’insieme di costruzioni in una residenza degna del rango del committente fu affidato all’architetto Friedrich Wilhelm Diterichs. Entro il 1766, i due edifici erano stati unificati attorno a una scalinata ovale e convertiti in un palazzo d’angolo in stile rococò, con colonne toscane, inferriate dorate ai balconi e una facciata dalle curve pronunciate che si ripetevano anche negli ambienti interni. Quello in cui si trovava il palazzo fu presto identificato come “l’angolo più bello” di Berlino, anche perché i suoi ornamenti barocchi erano abbastanza ricchi e sofisticati da reggere il confronto con il vicino castello reale.
Una storia movimentata
Per oltre sessant’anni dopo la morte del fondatore, il palazzo rimase alla famiglia Ephraim, che lo cedette nel 1823. Nei decenni successivi l’edificio cambiò più proprietari, finché nel 1843 passò in mano alla città di Berlino, che nel tempo lo destinò a usi diversi, tra cui quello di ufficio anagrafe.
Tra il 1892 e il 1895 l’assessore all’urbanistica Hermann Blankenstein supervisionò un ampliamento verso il Mühlendamm, rispettando il linguaggio architettonico dell’impianto originale. Il prospetto sul lato della Sprea acquisì così la stessa eleganza che caratterizzava il fronte principale.
Nel 1925 le autorità berlinesi pianificarono un intervento piuttosto complesso sul sistema idraulico del Mühlendamm: fra i lavori previsti c’erano l’implementazione una seconda chiusa tra Fischerinsel e Waisenbrücke, l’allargamento della Sprea, la demolizione dell’argine costruito e la sostituzione del vecchio ponte con uno largo 37 metri. L’Ephraim-Palais, che occupava l’area interessata dai lavori, era d’ostacolo.
A decretare la fine del palazzo fu però il regime nazista, che ne decise la demolizione, con l’intenzione di costruire al suo posto un complesso monumentale di proporzioni tali da cancellare l’identità storica del quartiere di Nikolaiviertel. I frammenti della facciata furono depositati nel distretto di Wedding, allora parte di quella che sarebbe diventata Berlino Ovest, dove attraversarono, quasi dimenticati, gli anni della guerra, sopravvivendo a tutti i bombardamenti.
Il dopoguerra
Dopo il 1945, la questione della ricostruzione rimase irrisolta per decenni. Berlino Ovest elaborò per un certo periodo il progetto di riedificare il palazzo a Kreuzberg e farne un museo, ma c’erano considerevoli ostacoli pratici. Prima di tutto, i costi erano davvero proibitivi e, in secondo luogo, tutti i documenti di costruzione erano custoditi a Berlino Est e quindi inaccessibili.
Il progetto fallì definitivamente nel 1982. Fu la celebrazione del 750° anniversario della fondazione di Berlino a sbloccare la situazione: le due metà della città si accordarono per uno scambio di beni culturali. Berlino Est ottenne, tra le altre cose, gli archivi della Manifattura Reale di Porcellana e, in cambio, cedette i materiali necessari alla ricostruzione dell’Ephraim-Palais.
La ricostruzione nel Nikolaiviertel e il museo
Nell’estate del 1983 le parti originali conservate a Berlino Ovest furono trasferite a Est. Tra il 1985 e il 1987 l’edificio fu ricostruito nel Nikolaiviertel nella sua forma storica precedente all’ampliamento ottocentesco, integrando gli elementi autentici della facciata sopravvissuti alla demolizione. Poiché il sito originario era ormai occupato dalla sede stradale del Mühlendamm, la ricostruzione fu collocata qualche metro più a nord-ovest e leggermente rialzata rispetto alla quota originale. L’apertura ufficiale avvenne nel 1987.

Foto: Bundesarchiv, Bild 183-1987-0519-034 / CC-BY-SA 3.0, CC BY-SA 3.0 DE, via Wikimedia Commons
All’interno, il rococò domina ancora l’atmosfera, sebbene in una versione più sobria rispetto all’originale e non del tutto autentica in ogni elemento. Un caso emblematico è quello del soffitto al primo piano: proviene dal Palais Wartenberg, demolito, e fu trasferito all’Ephraim-Palais durante i lavori di ricostruzione.
Oggi l’edificio ospita il Museum Ephraim-Palais, dove il Museo Civico di Berlino (Stadtmuseum Berlin) allestisce la mostra permanente sulla storia della città e mostre temporanee dedicate a temi legati allo stile di vita, alla cultura e alla storia di Berlino. Nell’edificio ha sede anche la Fondazione Ephraim Veitel per la promozione della vita ebraica in Germania, che nel 2019 vi ha celebrato il suo 220° anniversario.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione Il Mitte
Source link



