In Molise è nata una nuova teoria economica. Non la insegnano a Harvard né alla Bocconi. È molto più semplice: se un territorio muore, basta organizzare un concerto gratuito. Se un comprensorio turistico è stato abbandonato per trent’anni, ci si piazza un palco. Se un paese perde giovani, imprese e servizi, gli si regala una serata musicale. Sipario. Applausi. E tutti a casa.
Peccato che la realtà abbia il brutto vizio di non seguire i comunicati stampa.
Perché nessun artista, per quanto famoso, può sostituire una strada, un impianto, una cabinovia, un albergo aperto dodici mesi l’anno o una strategia di sviluppo. Gli eventi sono il punto d’arrivo di un territorio vivo, non il trucco per nasconderne l’agonia.
Prendiamo Campitello Matese. Decenni di promesse, di annunci, di plastici, di tavoli, di rinvii. Decenni nei quali il cuore turistico del Molise è stato lasciato consumarsi lentamente. E proprio mentre la società partecipata regionale archivia una vicenda fallimentare che certifica il disastro amministrativo accumulato negli anni, la risposta qual è? Un concerto.
È come mettere una mano di vernice su una casa che sta crollando.
Poi c’è Riccia. Uno dei paesi più belli del Molise, che continua a vivere soprattutto grazie all’agricoltura e alla tenacia dei suoi cittadini. Un turismo che esiste quasi per ostinazione, non certo perché inserito in una programmazione regionale degna di questo nome.
Ma anche qui arriva la bacchetta magica della politica: palco, manifesti, slogan e fotografie.
La domanda, però, è inevitabile: chi ha deciso tutto questo? E soprattutto con quale logica?
Perché i fondi della Strategia Nazionale per le Aree Interne non nascono per finanziare tournée estive o cartelloni elettorali mascherati da programmazione culturale. Nascono per rafforzare servizi, infrastrutture, scuole, sanità territoriale, mobilità, sviluppo. Tutto ciò che permette a un territorio di restare vivo quando i riflettori si spengono.
E invece assistiamo all’ennesima operazione nella quale la politica sembra confondere una strategia nazionale con un calendario di spettacoli.
Michele Iorio, oggi consigliere delegato e ieri assessore, difficilmente può chiamarsi fuori, anche se come sembra è stato tirato fuori dalle scelte in barba alla politica o alla distribuzione delle deleghe, ma questo è un fatto che attiene a chi ne è colpevole o chi si accontenta di essere messo ai margini a favore di visibilità d’altri. La distribuzione delle risorse SNAI porta inevitabilmente anche la sua impronta politica, e in un incontro con la nostra testata lo ha decisamente ribadito e pure con forza e determinazione. Una distribuzione che molti sindaci non hanno mai nascosto di considerare penalizzante, parlando apertamente di risorse sottratte ai singoli territori. L’ex sindaco di Spinete Andrea Romano, capofila e fautore principale del progetto Snai – Aree interne – si è visto snaturare sia nei progetti che nelle tempistiche, completamente un gioiello che sta diventando più un campo da coltivazione per voti che per garantire il raccolto, e la sua delusione è davvero tanta, tanto da trasparire sul suo volto e dalle sue sempre ponderate parole.
Poi ci sono sindaci, come Rosario De Matteis che combattono e non si piegano alla imponderabile voglia della politica del consenso a tutti i costi e mettono in piedi manifestazioni che non soffrono di finte eleganti promesse, come i sindaci delle Mainarde che si oppongono al grande evento e creano sinergia per concentrare il loro operato cancellando autoreferenzialità e ponendosi al cospetto della passione, come quelli dell’Alto Molise che garantiscono ancora una sana dose di politica, come alcuni del Basso Molise che fanno da se per far per tre, Termoli in testa.
Il punto, però, è ancora un altro.
Gli eventi erano stati annunciati a febbraio.
I sindaci hanno visto il loro coinvolgimento soltanto pochi giorni fa. Mai condivisi. Mai discussi. Accompagnati da una determina firmata nella seconda metà di luglio.
In pratica, prima la propaganda. Poi gli atti.
È una straordinaria innovazione amministrativa: si programma il passato e si ufficializza il presente quando ormai tutti conoscono già il finale.
Nel frattempo, la Regione sembra vivere in una dimensione parallela.
Bandi scritti con l’approssimazione di una brutta copia. Proroghe che inseguono proroghe perché le adesioni non arrivano. Conferenze stampa organizzate prima ancora che esistano graduatorie definitive. Loghi, slogan e fotografie che precedono le decisioni amministrative.
È il governo dell’effetto speciale. L’istituzionalizzazione dell’annuncio.
Una macchina che sembra avere un solo carburante: la comunicazione. Lo sviluppo può aspettare.
La SNAI, però, è una cosa seria. O almeno dovrebbe esserlo.
Non è una cassaforte da aprire quando serve un titolo sui giornali o un palco da inaugurare in piena estate. Né dovrebbe diventare il carburante di campagne elettorali che in Molise sembrano non finire mai, dove gli avversari spesso siedono nello stesso tavolo di maggioranza e gli alleati si colpiscono a colpi di dichiarazioni, veline e distinguo.
La politica, invece di costruire prospettive, continua a costruire consenso.
O almeno ci prova. Perché il consenso ottenuto distribuendo spettacoli assomiglia molto a quei fuochi d’artificio che illuminano il cielo per qualche secondo e poi lasciano soltanto fumo.
Il problema più grave, tuttavia, non è nemmeno questo. È il silenzio.
Un’opposizione che sembra aver smarrito la propria funzione costituzionale.
Nessuna verifica serrata. Nessuna richiesta di trasparenza. Nessuna battaglia politica degna di questo nome. Come se tutto fosse normale. Come se fosse normale utilizzare strumenti pensati per lo sviluppo strutturale come veicoli di consenso. Come se fosse normale annunciare prima gli spettacoli e poi predisporre gli atti. Come se fosse normale continuare a perdere abitanti mentre si festeggia sul palco.
Alla fine il rischio è uno solo.
Che il Molise diventi definitivamente la regione dell’effimero. Quella dove si inaugurano eventi invece di opere. Dove si distribuiscono manifesti invece di opportunità. Dove il turismo viene evocato come una formula magica mentre le località continuano a svuotarsi.
E dove la politica, incapace di curare la malattia, prova a convincere i cittadini che basti alzare il volume della musica per non sentirne più i sintomi. La stessa politica che quando era all’opposizione arrideva ai concerti e li usava come attacchi verso chi li proponeva.
Ma il pubblico, prima o poi, smette di applaudire.
E quando il palco verrà smontato, resteranno le domande. Quelle vere. Le stesse che il Molise aspetta da troppo tempo. Perché uno spettacolo dura una sera. L’abbandono, invece, dura da decenni.
A cura di Maurizio Varriano.
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