Palazzo Malvaso: la decisione di non dissequestrare l’immobile produce l’effetto paradossale dell’impossibilità di demolire
La decisione del giudice monocratico del Tribunale di Latina, Gabriella Naldi, in sostituzione del giudice Francesca Zani, titolare dell’ultimo processo per reati edilizi in cui è imputato l’ex consigliere comunale di Forza Italia, Vincenzo Malvaso, produce un effetto paradossale. L’immobile abusivo di Borgo Piave realizzato dal costruttore Vincenzo Malvaso, ex vice presidente della commissione urbanistica ai tempi dell’amministrazione Di Giorgi (2011-2014), non può essere demolito se rimane sequestrato.
Il giudice Naldi ha, infatti, rigettato l’istanza dell’avvocato difensore Renato Archidiacono volta a d ottenere la revoca dell’ultimo sequestro preventivo disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina tramite ordinanza del 28 marzo 2024. Il sequestro ha posto i sigilli all’area di 3.175 metri quadrati dove sorge il cosiddetto Palazzo Malvaso realizzato dalla società dell’imprenditore Piave Costruzioni s.r.l.
La difesa di Malvaso ha rappresentato che in relazione all’immobile è già intervenuta una sentenza di condanna divenuta irrevocabile lo scorso 11 febbraio. In esecuzione della predetta condanna, la Procura Generale ha emesso ordine di demolizione del fabbricato insistente sull’area oggetto di sequestro lo scorso 18 marzo, dopodiché, come noto, anche il Comune ha emesso ordine di demolizione lo scorso 28 luglio, dopo aver annullato il permesso a costruire.
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La stessa difesa di Malvaso ha evidenziato, a sostegno dell’istanza, l’assoluta indispensabilità del dissequestro così da poter eseguire l’ordine di demolizione, nonché di procedere ad una pianificazione dell’attività demolitoria. Un punto che ha trovato il favore del pubblico ministero il quale si è espresso a favore della revoca del sequestro.
Tuttavia, il giudice Naldi ha ritenuto che “l’istanza non può trovare accoglimento, in ragione della permanenza del periculum che ha giustificato l’originaria imposizione del vincolo reale, da ritenersi tuttora concreto ed attuale”. Inoltre, secondo il giudice, “nell’ordinanza che ha disposto l’apprensione in via cautelativa dell’immobile oggetto dell’istanza, viene evidenziato come la libera disponibilità della struttura possa aggravare o
protrarre la conseguenza del reato asseritamente ipotizzato, in ragione dell’accertata prosecuzione dei lavori per l’ultimazione del complesso”.
Per quanto riguarda l’ordine di demolizione del Comune, il giudice ribadisce, citando il Consiglio di Stato, che “il contemperamento con le esigenze difensive nel procedimento penale si realizza ritenendo che il termine assegnato dall’ordinanza per la demolizione o la rimessione in pristino non decorra sin quando l’immobile rimane sotto sequestro, a prescindere dunque dall’autonoma iniziativa della parte ai fini del dissequestro del bene”.
Infine, il potenziale conflitto tra i due provvedimenti – sequestro e ordine di demolizione – “si risolve, sul piano degli effetti, con l’attitudine del sequestro ad inibire solo temporaneamente l’efficacia del provvedimento amministrativo repressivo, la quale è destinata a riespandersi, con le relative conseguenze in caso di inottemperanza, solo una volta che il sequestro sia
cessato”. E ancora “l’istanza va, allo stato, rigettata, riservando ogni ulteriore determinazione in merito all’esito della chiusura dell’istruttoria e della decisione, calendarizzata per l’udienza del 24 marzo 2027”. Quest’ultima è la data in cui riprenderà il processo per lottizzazione abusiva a carico dell’ex consigliere comunale di Forza Italia, Vincenzo Malvaso, e del progettista del cosiddetto palazzo “Malvaso”, a Borgo Piave, Francesco Pappa. Lo scorso 8 luglio, nel processo, è stato sentito come testimone il Carabinieri Forestale Stefano Giulivo che si è interessato della vicenda e ha svolto le indagini. Successivamente, il giudice ha rinviato alla prossima primavera. Il collegio difensivo è rappresentato dagli avvocati Renato Archidiacono e Antonio Leone. A costituiris parte civile il Comune di Latina, tramite l’avvocato dell’ente, Cinzia Mentullo.
A maggio 2024, dopo il terzo e ultimo sequestro dell’immobile, il Tribunale del Riesame aveva respinto il ricorso presentato dalla proprietà del complesso che sorge a Borgo Piave, confermando la validità del provvedimento di sequestro eseguito a marzo dello stesso anno.
Il 28 marzo 2024, infatti, i militari del Nucleo Investigativo di polizia ambientale agroalimentare e forestale del Gruppo carabinieri forestale avevano dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina.
Il provvedimento accoglieva la richiesta formulata dal sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Giuseppe Miliano, inerente alla prosecuzione dei lavori del centro residenziale e commerciale costituito da 23 unità immobiliari più una unità commerciale, articolate su quattro livelli + piano seminterrato, della volumetria complessiva pari a 9.762 metri cubi , situato a Borgo Piave.
Il complesso edilizio “Malvaso” – dal cognome del costruttore ed ex consigliere comunale di Forza Italia della maggioranza Di Giorgi, Vincenzo Malvaso -, come noto, risulta essere già stato sequestrato nel 2015 a seguito di precedente indagine che è stata definita, a luglio 2017, con la sentenza di condanna del Giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina (la sentenza per abuso d’ufficio e violazione di norme urbanistiche per 1 anno e 8 mesi di reclusione è stata impugnata in Corte d’Appello dove i reati hanno guadagnato la prescrizione), dove è stato accertato come la variante al PPE di Borgo Piave che ha conferito la nuova potenzialità edificatoria di oltre 9700 metri cubi sia stata approvata con meri atti di Giunta sul falso presupposto che tale variante fosse conforme allo strumento urbanistico generale (PRG), laddove in realtà le modifiche apportate all’originario Piano Particolareggiato Esecutivo del 1987 incidevano in maniera rilevante sulle vigenti previsioni del PRG. – come comprovato anche dalla Deliberazione Commissariale n. 205 del 24 maggio 2016 di annullamento della revisione del PPE di Borgo Piave.
Con la predetta sentenza, è stato impresso dal Giudice di I^ grado anche l’ordine di demolizione, il quale ancora non è stato revocato, sebbene i reati contestati allora siano ormai prescritti. A febbraio 2025, la Corte di Appello di Roma ha condannato alla pena di 6 mesi per le violazioni di natura urbanistica l’ex consigliere comunale, il quale ha rimediato il non doversi procedere per l’estinzione del reato di abuso d’ufficio, così come voluto dalla riforma Nordio.
In tale contesto, secondo il nuovo provvedimento di sequestro del marzo 2024, la ripresa dei lavori finalizzata alla cristallizzazione di una vera e propria lottizzazione abusiva non poteva essere autorizzata come nel caso di specie a fronte di una SCIA presentata nel mese di novembre 2023 dalla società titolare del complesso immobiliare, in variante al Permesso di Costruire n°41EP/2013, quest’ultimo dichiarato illegittimo dal Giudice di I^ grado. Sul punto la SCIA, per avere validità giuridica, doveva essere conforme alle previsioni urbanistiche vigenti, conformità che nel caso di specie risultava assente in virtù del fatto che il nuovo PPE di Borgo Piave risultava annullato dal Commissario Prefettizio con la Deliberazione Commissariale n.205 del 24 maggio 2016
Allo stato, il sequestro aveva riguardato l’intero complesso edilizio, nonché l’area circostante delle dimensioni di 3.715 metri quadrati, mentre Malvaso e Pappa sono ora imputati per il reato di lottizzazione abusiva.
La vicenda del cosiddetto palazzo Malvaso è tornata all’attenzione dell’opinione pubblica non solo per il sequestro di due anni fa, ma anche per l’interlocuzione tra lo stesso ex esponente forzista e l’amministrazione Celentano. Malvaso, infatti, aveva ottenuto dal Tar l’annullamento dell’ordine di demolizione dello stabile in Via Piave e, in cambio del mancato ricorso al Consiglio di Stato da parte del Comune, aveva rinunciato a chiedere i danni all’ente di Piazza del Popolo. Un do ut des che aveva fatto discutere, tanto più che nella Giunta Celentano siede il nipote di Malvaso, l’attuale assessore alle Attività Produttive, Antonio Cosentino.
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Bernardo Bassoli
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