Cultura e Società – Ci sono libri che si leggono per svago e libri che, invece, si leggono per sopravvivere. Opere in cui l’inchiostro si mescola inevitabilmente al sangue, al dolore e alla cruda verità. È questo il caso della dirompente produzione letteraria di Maria Teresa Liuzzo, scrittrice e poetessa dall’animo fiero e indomabile, autrice della celebre “Saga di Mary”. In questa profonda e complessa intervista esclusiva, rilasciata al giornalista e Professore maltese Patrick Sammut (Direttore della rivista “Il-Pont”), la Liuzzo si mette completamente a nudo. Affronta i temi delicati del suo ultimo romanzo, del confine sottile tra l’inferno degli abusi domestici e la salvezza spirituale, e si scaglia con rabbia e fierezza contro la corruzione e l’ipocrisia dei moderni salotti letterari.
Tra incubo e salvezza: la genesi di Mary e del suo angelo Raf
D) Questo è un romanzo non semplice da categorizzare. Ha del reale, dell’onirico, del mistico, della fiaba, del fantastico, dello psicologico, ma è anche un romanzo di memoria. Quali sono le tue reazioni?
R) Guardo sempre il lato positivo che si regge sulla verità e non sulla menzogna, ed è proprio nel dolore che mi alzo più forte di prima.
D) Infatti, ci sono momenti in cui dal reale (la vita difficile di Mary) si passa al surreale. Quanto è vero questo, o è tutto un sogno?
R) Sia la vita che il sogno hanno una loro metamorfosi o, se vogliamo, una “sintesi clorofilliana”. Del resto, nel bene e nel male, la vita non è tutta un sogno? È evidente che la Mary del romanzo sta vivendo un’altra vita (reincarnazione), ma vive parallelamente su altri piani (corpo – psiche – spirito). La sofferenza e la schiavitù, invece, sono reali. Mary attendeva il boia come una liberazione da una vita abusata e consumata nel terrore e nell’angoscia.
D) Ci si chiede: ma chi è Raf? E chi è S.A.I.R.?
R) Raf è il daimon di Mary (un angelo che nel tempo si materializza): le rimane accanto, la protegge, l’ama disperatamente. Sia lui che l’”Angelo Bianco” hanno suggerito a Mary di scrivere il romanzo, il primo di una fortunata e ormai famosa trilogia. S.A.I.R. è il titolo nobiliare di un Principe che corrisponde a Sua Altezza Reale Imperiale. Anche lui un personaggio realmente esistito e reincarnato. Sin da bambino fu sempre vicino a Mary, discreto e devoto. Si incontrarono per caso, anni dopo la guerra, in Svizzera. Nel lungo e commosso abbraccio capirono che non si erano mai perduti.
D) Amore e morte si legano forte in questo romanzo, ricordando la vita di certe Sante. Cosa ne pensi?
R) Concordo pienamente. L’intera trilogia è un impasto di carne e sangue. Non è spiegabile altrimenti come un corpo umano (quello esile, denutrito e martoriato di una bambina indesiderata) potesse sopravvivere sepolta viva, ustionata da ogni male e succube di una violenza cieca e criminale. Eppure, la Mary del romanzo ha trovato nel buio più profondo la luce che acceca, quella dell’Infinito e della Fede. Mary sapeva sin d’allora che il letto più sicuro, più accogliente, è la ferita.
Un grido disperato contro gli abusi e una carezza per l’umanità
D) Subentra anche l’elemento sociale: prostituzione, traffico d’organi e tanto abuso domestico. È anche un romanzo di denuncia?
R) Sì, è soprattutto un romanzo di denuncia, come gran parte della mia scrittura. Un grido disperato che possa scuotere le coscienze di un mondo sanguinario, surreale, disumano e cinico, dove i bambini sono i nuovi martiri.
D) Mary viene vista quasi come un Cristo crocifisso in versione femminile, o una Cenerentola senza un lieto fine. La scrittura è salvezza contro tutta l’umiliazione patita?
R) Moltissimo. Mary è stata un Cristo crocifisso (non dimentichiamo che la mente Divina è Donna). Mary non conosce odio né rivalsa. La sua bocca ha masticato fiele trasformandolo in miele. Ha amato molto e perdonato sempre, per dare pace al suo cuore. Il romanzo ha riscosso interesse in tutto il mondo ed è stato tradotto in innumerevoli lingue. Nei progetti c’è persino un film sul nuovo realismo.
D) Quello tra Mary e Raf è un amore sensuale ma anche platonico…
R) Raf e Mary sono legati dal destino. Anche i loro nomi sono biblici e hanno conosciuto l’estasi spirituale e terrena.
L’allergia ai “salotti letterari” e la Scrittura come Tempio Sacro
D) Si legge tanto di Mary come scrittrice di successo. Eppure, non sappiamo quasi niente della sua vita pubblica. Quanto c’è di vero?
R) Mary è una donna molto riservata, legata al ruolo di sposa e di madre prima ancora di essere scrittrice. La Scrittura ebbe un ruolo importante nella sua vita: fu una necessità organica. Durante un’intervista rispose: “Scrivo per non morire”.
Ha vissuto molti anni di “clausura” senza mai lamentarsi. Da sempre è allergica ai salotti letterari. Non ama le “passerelle” e non partecipa ai concorsi che si moltiplicano in modo nauseante, trasformati spesso in alcove vivaci e spumeggianti. Oggi va di moda l’autocelebrarsi, scrivere soltanto per gli amici della propria consorteria, diventando “stampelle di mutuo soccorso”. I critici diventano politicanti, addestrato è il piccolo esercito di nani pronti a inchinarsi al “gran signore”.
Se la Scrittura è purezza, verità, sangue e dolore, non dovrebbe mai subire contaminazioni. Non ho patologie quali l’invidia, l’ingratitudine o l’odio. Opero nel campo della cultura da oltre mezzo secolo, ho pubblicato dodici libri di poesie e quattro romanzi, e ho ricevuto circa 800 recensioni in tutto il mondo da critici di altissimo spessore internazionale (da Thomas Fleming ad Athanase Vnthev De Thracy, da Folco Quilici a Giulio Andreotti, ndr).
D) C’è chi l’ha definita “l’agnello sacrificale” della letteratura…
R) È fuori da ogni dubbio che la Liuzzo non si genuflette ai “poteri loschi”. La dignità non deve essere confusa con la superbia. Mary è una donna libera che ben conosce quel filo sottile tra libertà e libertinaggio (sa che la bellezza fisica è solo caducità e che il “cervello” è quello che rimane). Qualcuno mi ha definita scherzando “Musulmana” per la mia estrema riservatezza: per me è soltanto rispetto verso me stessa. Penso che il corpo, quanto la mente, siano un Tempio Sacro.
Ad alcuni critici disonesti chiedo di guardare in fondo ai loro cuori e costituirsi alla propria coscienza. Mary non è un oggetto di consumo, né mercanzia, e mai scenderà a compromessi. Il mio motto da sempre è: “Più crepe mi fate, e più luce mi entra”. Sono orgogliosa di essere me stessa: Maria – Mary – Mia.
Per me hanno viaggiato i miei libri: sono stati i miei occhi, la mia bocca, le mie gambe, la mia coscienza. La Scrittura è il cuore del mondo. L’omaggio più bello che si possa fare a una Donna costa meno di un fiore di campo. Si chiama: RISPETTO.
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Prof. Patrick Sammut
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