Redazione – Riceviamo e integralmente pubblichiamo l’interessante riflessione politica a cura di Luca Sforzini, Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale, sulle recenti dinamiche interne al Movimento 5 Stelle e sul fondamentale ruolo dei “laboratori culturali” nell’anticipare i grandi cambiamenti della politica italiana.
L’arte di provare ad arrivare prima
di Luca Sforzini – Presidente del Centro Studi Rinascimento Nazionale
C’è una differenza sostanziale tra chi fa politica e chi osserva la politica. La differenza è il tempo. La maggior parte rincorre gli avvenimenti. Pochissimi provano ad anticiparli. Ancora meno riescono a farlo con continuità.
Non ho mai pensato che il compito di un centro studi fosse inseguire le notizie del giorno. Quello è il mestiere, sacrosanto, dei giornalisti. Un laboratorio culturale deve fare qualcosa di diverso: cercare di leggere le tendenze quando ancora sono appena percettibili, individuare le faglie lungo le quali potrebbe muoversi la politica di domani, formulare domande prima che diventino patrimonio del dibattito pubblico.
È con questo spirito che il 5 agosto ho deciso di pubblicare una lettera aperta a Beppe Grillo. Non era un’offerta politica, né la proposta di un’alleanza improbabile. Era un invito al confronto. Partiva da una constatazione molto semplice: esiste una parte del grillismo delle origini che non sembra riconoscersi più nell’evoluzione impressa al Movimento Cinque Stelle da Giuseppe Conte. Una parte che, su alcuni temi, potrebbe trovare punti di riflessione comuni con sensibilità diverse, accomunate dalla critica al conformismo culturale, all’eccesso di burocrazia e alla progressiva chiusura del dibattito pubblico.
Naturalmente molti hanno liquidato quell’iniziativa come una provocazione. È comprensibile. Ogni tentativo di aprire una strada nuova viene quasi sempre interpretato così.
Poi, però, sono arrivati i fatti. Lo scontro tra Grillo e Conte si è ulteriormente accentuato. Grillo ha iniziato a manifestare pubblicamente interesse per alcune riflessioni di Elon Musk. Numerose testate nazionali — da Repubblica al Corriere della Sera, da Libero a Il Sole 24 Ore, passando per Today, Dagospia e altre ancora — hanno dedicato attenzione proprio a quella lettera. La Verità ha inserito quell’iniziativa all’interno di una riflessione più ampia sui possibili nuovi equilibri della politica italiana.
La domanda, a quel punto, non era più la stessa. Non si trattava più di chiedersi perché avessi scritto a Grillo. Semmai, diventava interessante interrogarsi sul perché quel tema fosse improvvisamente entrato nell’agenda del dibattito nazionale.
Credo che sia proprio questa la funzione di un centro studi. Non quella di avere sempre ragione. Sarebbe una pretesa ridicola. Ma quella di provare a individuare le domande giuste prima che diventino evidenti a tutti.
Ho letto con interesse anche l’articolo di Fabio Rubini su Libero, che descrive il Centro Studi Rinascimento Nazionale come il laboratorio culturale e strategico che accompagna la crescita di Futuro Nazionale. È una definizione che considero corretta, almeno nelle intenzioni. Un centro studi non nasce per sostituirsi alla politica. Nasce per alimentarla con idee, analisi, scenari, prospettive. Per offrire strumenti di riflessione a chi, poi, dovrà assumere decisioni politiche.
È in questa chiave che va letta anche la lettera a Beppe Grillo. Non era rivolta soltanto a una persona. Era rivolta a un universo politico e culturale che, negli ultimi anni, sembra aver progressivamente perso una propria rappresentanza. Molti osservatori, a mio avviso, continuano a concentrarsi sul dettaglio, mentre la questione più interessante è un’altra.
Se anche solo una parte delle sensibilità originarie del grillismo dovesse tornare a interrogarsi sul proprio futuro, il cambiamento non riguarderebbe soltanto la destra. Riguarderebbe, forse soprattutto, la sinistra. Per anni si è dato quasi per scontato che il Movimento Cinque Stelle fosse destinato a rappresentare stabilmente uno dei pilastri del cosiddetto campo largo. Ma quella convergenza è stata prevalentemente politica, tattica. Non necessariamente culturale.
Il grillismo delle origini nasceva come movimento anti-establishment, diffidente verso gli apparati, insofferente alle burocrazie e ai professionisti della politica. È legittimo domandarsi se una parte di quell’elettorato continui davvero a riconoscersi nell’attuale configurazione politica.
È questa, a mio giudizio, la domanda più interessante. Perché se quel mondo dovesse rimettersi in movimento, gli effetti andrebbero ben oltre Futuro Nazionale o il Centro Studi Rinascimento Nazionale. Potrebbero cambiare gli equilibri complessivi della politica italiana. Potrebbe riaprirsi la competizione per una parte dell’elettorato che molti ritenevano ormai definitivamente collocata. E quando torna contendibile un grande bacino di consenso, cambiano inevitabilmente anche tutti i calcoli politici.
Naturalmente nessuno può sapere oggi se questo scenario si realizzerà. La politica non è una scienza esatta. Ma ritengo sia dovere di chi fa analisi interrogarsi sulle possibilità, non soltanto descrivere ciò che è già accaduto. In un sistema politico sempre più frammentato, anche spostamenti relativamente contenuti possono modificare la geografia parlamentare, incidere sulla formazione delle future maggioranze e influenzare gli equilibri attraverso cui matureranno le grandi scelte istituzionali della prossima legislatura, a partire dall’elezione del futuro Presidente della Repubblica.
È per questo che considero significativa la sequenza degli eventi: prima una riflessione. Poi l’attenzione delle principali testate nazionali. Infine il dibattito politico. Forse tutto questo non produrrà alcun cambiamento. Oppure rappresenterà soltanto il primo segnale di una ricomposizione più ampia degli spazi politici italiani. Lo diranno gli eventi, non gli editoriali.
Resto però convinto di una cosa. Le grandi trasformazioni politiche non iniziano quasi mai quando tutti se ne accorgono. Iniziano molto prima, quando qualcuno decide di porsi una domanda che gli altri considerano ancora fuori luogo. Se il Centro Studi Rinascimento Nazionale riuscirà a svolgere questa funzione, avrà assolto il compito per il quale è nato: non quello di prevedere il futuro, ma quello di provare a comprenderlo un istante prima che diventi evidente a tutti.
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