MONTELEONE DI PUGLIA (FG) – Una leonessa con lo sguardo fiero, una zampa pronta a difendere e l’altra aperta all’accoglienza. Da domenica 9 agosto 2026 Monteleone di Puglia ha un nuovo simbolo destinato a raccontare, anche alle generazioni che verranno, una delle pagine più significative della storia del piccolo centro dei Monti Dauni.
È stata inaugurata “La Leonessa”, scultura in marmo Carrara Bianco Venato, nata da un progetto di Steven G. Kukla, americano con profonde radici monteleonesi, e scolpita dal maestro artigiano Massimo Baldoni. Un’opera che non nasce semplicemente dalla volontà di abbellire uno spazio pubblico, ma da un viaggio personale nella memoria, capace di attraversare l’Oceano e più di un secolo di storia familiare.
La Leonessa rende soprattutto omaggio alle donne di Monteleone di Puglia, protagoniste della storica rivolta del 23 agosto 1942, uno degli episodi più precoci e significativi di opposizione popolare al regime fascista durante la Seconda guerra mondiale.
In quei mesi Monteleone, come tanta parte dell’Italia rurale, viveva nella fame e nelle privazioni. Molti uomini erano lontani, mandati sui fronti di guerra, e sulle donne ricadeva il peso di mandare avanti famiglie, case e campagne. La scintilla scoppiò quando alcune pignatte di granoturco furono sequestrate alle donne che attendevano di poter macinare il poco cereale a loro disposizione. La protesta si allargò rapidamente al grido di “Vogliamo il pane, vogliamo sfarinare”.
Centinaia di donne si radunarono davanti al Municipio. La tensione degenerò, furono esplosi colpi d’arma da fuoco e diverse manifestanti rimasero ferite. Seguirono un durissimo rastrellamento e decine di arresti: 96 persone furono arrestate, con conseguenze drammatiche per numerose famiglie. La vicenda, censurata in Italia, arrivò invece fino a Radio Londra, che raccontò quella ribellione come un segnale dell’avversione popolare al fascismo.
Una storia che lo studioso Vito Antonio Leuzzi ha successivamente ricostruito attraverso documenti e fonti giudiziarie nel volume Donne contro la guerra. La rivolta di Monteleone di Puglia (23 agosto 1942), restituendo pienamente il protagonismo femminile di una comunità rurale che si oppose a un regime autoritario e a una guerra che aveva portato miseria e sofferenza.
Ed è proprio dentro questa memoria che trova il suo significato la Leonessa inaugurata il 9 agosto.
Dall’America a Monteleone sulle tracce della nonna
Dietro la scultura c’è infatti una storia nella storia. Quella di Steven G. Kukla, che vive con la moglie Cynthia a Litchfield, nel Connecticut, e che ha due figli maschi e una figlia. Tra le sue passioni ci sono la famiglia, i viaggi, lo yoga, la scrittura, le escursioni, la scultura figurativa su pietra e il collezionismo di minerali.
Ma soprattutto c’è una nonna che, nonostante l’Oceano e il trascorrere degli anni, non ha mai smesso idealmente di indicargli la strada verso casa.
Si chiamava Maria Assunta Capobianco, nata a Monteleone di Puglia nel 1900 e morta nel 1984. Era figlia di Rocco Capobianco, calzolaio, e Maria Maddalena Casullo. Nel 1906, quando Assunta era ancora una bambina, la famiglia lasciò Monteleone emigrando dapprima a Welland, in Canada, e successivamente negli Stati Uniti, tra Little Falls e Herkimer, nello Stato di New York.
Assunta conservò però il ricordo del paese d’origine. Raccontava di una casa di pietra, povera e fredda, e della salita che percorreva insieme alla madre per andare a prendere l’acqua a una fontana alimentata da una sorgente.
Nel 1917 sposò Angelo Gualtieri, originario di Baranello, in Molise, ed emigrato negli Stati Uniti nel 1910. Nel 1934 i due assunsero i nomi americanizzati di Susan e Charles Wills. La loro vita continuò oltreoceano, ma nella casa in cui sarebbe cresciuto Steven sopravvivevano gesti profondamente italiani: raccogliere cicoria e tarassaco, arrostire le castagne, pigiare l’uva per fare il vino, preparare la salsa di pomodoro e riunirsi intorno alla tavola nei giorni di festa.
Il viaggio del 2024 e il ritorno alle radici
Nell’aprile del 2024, Kukla e suo figlio Daniel decisero di compiere un vero e proprio viaggio alle radici, un itinerario genealogico nei paesi di nascita dei nonni materni: Monteleone di Puglia e Baranello, accompagnati da Stefano Ammirati di Southern Italy Travel.
A Monteleone, Kukla ebbe così l’opportunità di riscoprire concretamente i luoghi appartenuti alla storia della sua famiglia e, soprattutto, di conoscere più profondamente le vicende e l’identità della comunità dalla quale, oltre un secolo prima, era partita sua nonna. Un incontro con le proprie origini che andò ben oltre la semplice ricerca genealogica e che finì per trasformarsi in un’esperienza profondamente personale e creativa.
Dopo quel viaggio Kukla visitò Assisi e successivamente un amico a Carrara. Durante il volo di ritorno verso il Connecticut, racconta, fu travolto da un sentimento di gratitudine e da una forte spinta creativa.
Da quell’esperienza nacque “Strong Roots, Good Fruit” – “Radici forti, buoni frutti”, novella grafica fantasy ispirata alla storia familiare e a quella di Monteleone. Seguirono due album di musica digitale e, infine, il progetto tridimensionale della Leonessa. Il modello digitale ideato da Kukla venne trasformato in pietra dal maestro Massimo Baldoni, che scolpì l’opera nel pregiato marmo Carrara Bianco Venato.
Una zampa per difendere, una per accogliere
Ogni particolare della scultura possiede un preciso valore simbolico. La Leonessa poggia sulle zampe posteriori in una posizione che esprime determinazione. Lo sguardo indicpa chiarezza e capacità di illuminare il cammino. La zampa sinistra, sollevata e con gli artigli pronti, rappresenta la difesa e la forza. La destra, invece, racconta qualcosa di completamente diverso: è tesa in avanti, con il palmo aperto e gli artigli ritratti. È il gesto dell’accoglienza, della pace, della compassione e della carità.
Il volto resta fiero, le fauci sembrano pronte a ruggire. Non per aggredire, ma, nelle intenzioni dell’autore, per avere il coraggio di “ruggire la verità”. È difficile immaginare un’immagine più vicina alla storia di Monteleone: la forza di chi, nel 1942, trovò il coraggio di ribellarsi alla fame e all’oppressione e, dall’altra parte, la mano aperta di un paese che molti decenni dopo ha scelto di legare il proprio nome alla pace, alla convivenza e all’accoglienza.
La scultura è anche un dono alla vasta comunità dei monteleonesi emigrati nel mondo e, per Kukla, un omaggio personale a nonna Assunta, la bambina partita da queste montagne nel 1906 e rimasta, più di un secolo dopo, il filo invisibile capace di ricondurre suo nipote al paese. Nel progetto hanno avuto un ruolo, oltre a Kukla e Baldoni, anche Stefano Ammirati, Antonio Mazzoni, Immacolata Scelzo, l’attuale sindaco Sebastiano Maraschiello e Rosa Pollastrone, ricordati dallo stesso autore nei ringraziamenti.
E la storia potrebbe non fermarsi alla statua. Kukla immagina infatti di sviluppare in futuro un trailer animato e un’esperienza immersiva legata alla Leonessa, coltivando persino il sogno che la vicenda di Monteleone possa un giorno diventare un film d’animazione, uno spettacolo teatrale o un’operetta. Perché dietro questa scultura c’è, in fondo, il racconto universale dell’emigrazione italiana: si può partire da un piccolo paese, cambiare continente, lingua e persino nome, ma alcune radici continuano silenziosamente a vivere.
Maria Assunta Capobianco lasciò Monteleone bambina nel 1906. Centoventi anni dopo, il 9 agosto 2026, qualcosa di lei è tornato a casa attraverso suo nipote. È tornato nel marmo bianco di una Leonessa che ora guarda il paese e sembra custodirne la memoria. Una zampa ricorda che la libertà va difesa; l’altra rimane aperta verso chi arriva. In mezzo ci sono Monteleone, le sue donne, i suoi emigranti e più di un secolo di storia. Perché si può andare molto lontano, perfino dall’altra parte dell’Oceano, ma quando le radici sono forti trovano sempre, prima o poi, la strada del ritorno.
A cura di Michele Ciani
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