Redazione-  Ci sono persone che sembrano attraversare una sola esistenza. E poi ce ne sono altre che, dentro la stessa vita, riescono a collezionare esperienze, incontri, passioni e trasformazioni sufficienti per riempirne molte. Maria Teresa De Rosa appartiene a questa seconda categoria.

La sua è una storia fatta di percorsi differenti, di esperienze che si sono intrecciate nel tempo e di una curiosità mai sopita verso il mondo dell’arte e dello spettacolo. Una donna che ha vissuto, per usare una metafora, tante vite in una vita, cambiando prospettiva, affrontando nuove sfide e lasciandosi guidare dalla voglia di sperimentare.

È proprio attraverso i set cinematografici e pubblicitari che Maria Teresa De Rosa ha avuto l’opportunità di misurarsi con ruoli differenti, entrando ogni volta in una dimensione nuova. Perché interpretare un personaggio significa, prima ancora di recitare, imparare ad ascoltarlo, comprenderne le fragilità, le paure, le gioie e le contraddizioni.

E nel suo percorso c’è un ruolo che più di altri ha lasciato il segno: quello di Nonna Teresa nella serie televisiva Sara e Marti.

La fiction racconta la quotidianità di due sorelle adolescenti, Sara e Marti, trasferitesi da Londra a Bevagna, piccolo paese dell’Umbria, per seguire il padre. Un cambiamento radicale che per le due ragazze significa lasciarsi alle spalle una vita conosciuta per affrontare un mondo nuovo, fatto di amicizie, difficoltà, scoperte e sentimenti.

A Bevagna comincia così un anno intenso e impegnativo, nel quale le protagoniste si confrontano con incontri e scontri, vittorie e delusioni, risate e lacrime. È il racconto di quell’età in cui tutto sembra definitivo e ogni emozione può diventare gigantesca: l’amicizia, la famiglia, il desiderio di sentirsi accettati, le prime infatuazioni e quell’amore che arriva senza chiedere permesso.

Ed è proprio all’interno di questo universo narrativo che Maria Teresa De Rosa ha saputo dare anima e corpo a Nonna Teresa, trasformando il personaggio in una presenza capace di parlare non soltanto ai più giovani, ma anche agli adulti.

Nonna Teresa non è semplicemente una figura inserita nella storia. È una presenza che appartiene a quel mondo di affetti e di memoria che spesso rappresenta il punto di riferimento di una famiglia. Attraverso la sua interpretazione, Maria Teresa De Rosa ha portato sullo schermo una dimensione fatta di umanità, calore e autenticità.

È stato anche grazie a questo personaggio che il pubblico ha potuto riconoscere e apprezzare ulteriormente le sue qualità artistiche. Il mestiere dell’attore, del resto, non consiste soltanto nel pronunciare battute davanti a una macchina da presa. Significa riuscire a rendere credibile una vita che non è la propria. Significa prestare il proprio volto, la propria voce e la propria sensibilità a qualcuno che esiste soltanto sulla pagina di una sceneggiatura.

Maria Teresa De Rosa lo ha fatto attraversando personaggi e situazioni differenti, dimostrando quella versatilità che rappresenta una delle caratteristiche più preziose per chi lavora nel mondo dello spettacolo.

Il suo percorso racconta dunque qualcosa di più di una carriera: racconta una donna che non ha avuto paura di cambiare pelle. Ogni esperienza è diventata una tessera di un mosaico più grande, ogni set un luogo nel quale imparare qualcosa di nuovo, ogni personaggio un’occasione per guardare il mondo da un’altra angolazione.

E forse è proprio questa la magia della recitazione: poter vivere altre esistenze senza smettere di essere se stessi.

Nel caso di Maria Teresa De Rosa, le tante vite vissute in una sola hanno trovato nel cinema e nella televisione una nuova possibilità di espressione. E Nonna Teresa, con la sua umanità e il suo calore, rimane uno dei capitoli più significativi di questo viaggio.

Una storia che passa dall’esperienza personale alla finzione televisiva e che trova nell’Umbria, con Bevagna e i suoi paesaggi, uno scenario particolarmente suggestivo. Un territorio che nella serie diventa parte integrante della crescita delle protagoniste e che offre alla narrazione quella dimensione intima e riconoscibile nella quale le vicende di Sara e Marti possono prendere vita.

Alla regia di Sara e Marti Emanuele Pisano, che ha contribuito a dare forma a un racconto capace di mettere al centro il delicato passaggio dall’adolescenza all’età adulta, con tutte le sue contraddizioni e le sue emozioni.

E dentro questa storia Maria Teresa De Rosa ha trovato il modo di lasciare la propria impronta.

Perché alcune interpretazioni si ricordano per ciò che accade sullo schermo. Altre, invece, rimangono nella memoria per ciò che riescono a trasmettere.

Quella di Nonna Teresa appartiene a questa seconda categoria: una presenza capace di trasformare un personaggio in una persona, una sceneggiatura in un frammento di vita e un set nell’ennesima, preziosa, tappa di una donna che ha saputo vivere tante vite in una sola.

Maria Teresa De Rosa

MARIA TERESA DE ROSA: «HO VISSUTO TANTE VITE, E OGNUNA HA LASCIATO UN POSTO SPECIALE NEL MIO CUORE»

Maria Teresa De RosaMaria Teresa De Rosa

A tu per tu con Maria Teresa De Rosa, una donna che ha fatto della vita un viaggio attraverso mille storie, volti ed emozioni.

Maria Teresa, se dovesse raccontare la sua vita attraverso un’immagine, quale sceglierebbe?

Sceglierei quella di una strada con tante diramazioni. Ho avuto la fortuna di percorrere sentieri diversi, di incontrare persone, vivere esperienze e scoprire parti di me che forse non conoscevo ancora. In questo senso posso dire di aver vissuto tante vite in una sola. E ognuna di queste vite ha lasciato un posto speciale nel mio cuore.

Nel suo percorso ci sono stati anche il cinema, la televisione e la pubblicità. Che cosa significa per Lei entrare in un ruolo?

Significa prestare per un momento la propria anima a qualcun altro. Ogni personaggio mi ha insegnato qualcosa, perché ogni volta bisogna mettersi in ascolto e cercare di comprendere una storia diversa dalla propria. Anche quando si tratta di un’esperienza breve, come può essere uno spot pubblicitario, c’è sempre qualcosa che rimane.

Tra le sue esperienze c’è anche uno spot molto conosciuto, quello della birra Moretti. Che ricordo conserva di quel set?

Lo ricordo con grande piacere. È stata un’altra esperienza importante del mio percorso, diversa da quelle cinematografiche e televisive, ma proprio per questo interessante. Un set pubblicitario ha ritmi e dinamiche particolari e permette di confrontarsi con un linguaggio differente. Anche quell’esperienza è rimasta nel mio cuore, come tutte le altre.

C’è un filo rosso che unisce tutte le esperienze che ha vissuto davanti alla macchina da presa?

Credo sia la gratitudine. Non ho mai voluto considerare un’esperienza come qualcosa di scontato. Ogni incontro, ogni persona, ogni occasione mi ha lasciato qualcosa. Alcune esperienze mi hanno regalato emozioni, altre insegnamenti, altre ancora mi hanno fatto scoprire aspetti nuovi di me. Ma tutte, indistintamente, hanno avuto un valore.

Poi è arrivata Nonna Teresa nella serie Sara e Marti. Che cosa ha trovato in quel personaggio?

Ho trovato una parte molto umana. Nonna Teresa è una figura che porta con sé affetto, esperienza e quella particolare saggezza che appartiene a chi ha vissuto tanto. Interpretarla significava non limitarsi a recitare delle battute, ma cercare di restituire una persona, con la sua sensibilità e il suo modo di stare accanto agli altri. Le ho voluto bene proprio perché, attraverso di lei, ho potuto raccontare sentimenti autentici.

La serie racconta due adolescenti che arrivano a Bevagna e si trovano improvvisamente a dover ricominciare. Quanto è importante, nella vita, avere qualcuno che ci accompagni nei momenti di cambiamento?

È fondamentale. Nella vita tutti attraversiamo momenti nei quali dobbiamo ricominciare. A volte cambiamo città, lavoro, relazioni; altre volte cambia semplicemente il modo in cui guardiamo noi stessi. In quei momenti avere accanto qualcuno che sappia ascoltare può fare una differenza enorme. E credo che proprio questo sia uno dei messaggi più belli della serie.

Lei ha interpretato molti ruoli. Quale personaggio le ha insegnato qualcosa su Maria Teresa?

Probabilmente più di uno. È difficile sceglierne soltanto uno, perché ogni esperienza mi ha restituito qualcosa. Quando interpreti un personaggio, pensi di essere tu a dare qualcosa a lui. Poi scopri che è esattamente il contrario: è lui a lasciare qualcosa dentro di te. Per questo non riesco a considerare nessuna esperienza come semplicemente “lavoro”.

Cosa rimane quando le luci del set si spengono?

Rimane ciò che hai provato. Rimangono i volti, le risate, la fatica, le emozioni, le persone incontrate. Rimane la consapevolezza di aver vissuto un altro piccolo pezzo di vita. Le luci si spengono, ma certi ricordi continuano ad illuminarti.

Lei sorride molto. È una caratteristica del suo carattere o una scelta?

È soprattutto gratitudine. Io sono grata alla vita. Non significa che tutto sia stato sempre semplice o che non ci siano stati momenti difficili. Significa scegliere, nonostante tutto, di guardare anche ciò che c’è di bello. La gratitudine verso la vita mi spinge a sorridere sempre. Il sorriso, per me, è un modo per dire grazie.

Se potesse incontrare la Maria Teresa che muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo, che cosa le direbbe?

Le direi di non avere paura. Di vivere tutto intensamente, senza preoccuparsi troppo di dove porterà una determinata strada. Le direi di fidarsi degli incontri e di non smettere mai di imparare. E soprattutto le direi: “Ricordati di essere grata”. Perché oggi penso che il vero successo non sia soltanto essere riconosciuti dagli altri, ma riuscire a riconoscere il valore della propria vita.

Ha vissuto tante vite. Se dovesse ancora sceglierne una, quale sceglierebbe?

Sceglierei ancora la mia. Con i suoi errori, le sue sorprese, le persone incontrate e tutte le esperienze vissute. Non cambierei nulla, perché anche ciò che è stato difficile mi ha condotta fino a qui. E se oggi posso sorridere guardando indietro, è perché ogni pezzo di strada ha avuto un senso.

E quale desiderio affida al futuro?

Continuare a vivere con curiosità. Continuare a incontrare persone, a conoscere storie, a emozionarmi. Se arriveranno nuovi personaggi, nuovi set e nuove opportunità, li accoglierò con entusiasmo. Ma vorrei soprattutto conservare questa gratitudine. Perché finché avrò un motivo per dire grazie, avrò anche un motivo per sorridere.

Un’ultima domanda, forse la più importante. Se la sua vita fosse un film, quale titolo sceglierebbe?

Tante vite, un solo cuore. Perché alla fine credo che sia proprio questo il senso del mio viaggio: aver attraversato tante esperienze, aver indossato tanti ruoli, aver incontrato tante persone, ma essere rimasta sempre fedele a ciò che sono. E portare dentro di me un pezzetto di ogni vita che ho avuto la fortuna di vivere.

Maria Teresa De RosaMaria Teresa De Rosa

Maria Teresa De Rosa porta con sé una vita ricca di incontri, affetti e passioni. Accanto a Lei c’è un marito che ama profondamente e ci sono le sue due figlie, Sara e Marta, che oggi vivono fuori dall’Umbria, senza però che la distanza abbia mai cancellato quel legame profondo con loro. E poi c’è l’Umbria, la sua terra del cuore, quella regione cara al Santo di Assisi che Maria Teresa ama e sente profondamente appartenerle.

Oggi, accanto alla recitazione e alle tante esperienze vissute, la fotografia occupa un posto prioritario nella sua vita. In ogni scatto Maria Teresa non si limita a fermare un’immagine: diventa custode dei ricordi degli altri, raccogliendo frammenti di vite, emozioni, sorrisi e istanti destinati altrimenti a sfuggire al tempo. Forse è proprio questa la sua ennesima vita: raccontare ciò che vede attraverso l’obiettivo, con la stessa sensibilità con cui, nel corso degli anni, ha raccontato personaggi e storie davanti a una macchina da presa.

E così, ancora una volta, Maria Teresa continua a vivere tante vite in una sola, con il cuore pieno di gratitudine e quel sorriso che sembra essere il suo modo più autentico di dire grazie alla vita.

 

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 Artur Nura

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