Valter Lavitola ha confessato di essere il mandante dell’attentato avvenuto di fronte all’abitazione del giornalista d’inchiesta e conduttore di Report Sigifrido Ranucci. Nel suo interrogatorio emergono dichiarazioni di diverso tipo. Lavitola, infatti, ha detto di aver agito per far del bene a Ranucci, per aumentargli la scorta: “Avevo saputo di un progetto omicidiario nei confronti di Sigfrido. Lo volevano fare i servizi segreti israeliani dopo il servizio di Report sui cantieri Vittoria”, ha detto al gip. Le parole dell’imprenditore riportano l’attenzione sulle inchieste più delicate realizzate negli ultimi anni da Report. Dalla criminalità organizzata ai rapporti tra mafia e politica, passando per Israele e il traffico di armi: sono numerosi i dossier affrontati dalla trasmissione che hanno portato a querele, minacce e intimidazioni contro la redazione e il suo conduttore.
Cantieri Vittoria, l’inchiesta di Report citata da Lavitola
Il primo dossier è proprio quello nominato da Lavitola davanti al gip. Report si è occupato del Cantiere Navale Vittoria di Adria, in provincia di Rovigo, nell’inchiesta “Battaglia navale”, andata in onda il 16 novembre 2025. La vicenda ruotava attorno a uno stabilimento considerato strategico anche per le commesse destinate alla Difesa e alla Guardia costiera libica.
Durante il lavoro sul cantiere, la redazione aveva scoperto all’interno di un magazzino due casse contenenti armi, un ritrovamento sul quale avevano poi avviato accertamenti la Guardia di Finanza e la Procura di Rovigo. Ma quello delle armi era solo uno dei filoni affrontati.
Il Cantiere Vittoria era infatti entrato in una grave crisi economica ed era stato acquisito dall’imprenditore Roberto Cavazzana. L’indagine giornalistica ha ricostruito i passaggi dell’operazione, i finanziamenti e i soggetti che gravitavano intorno allo stabilimento. Nell’aprile 2026 Report è tornato sulla vicenda con “Il cantiere dei misteri”, allargando il campo alle possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. La stessa presentazione della puntata parlava di un filone che “lambisce aziende infiltrate dalla camorra” e arriva fino all’attentato contro Ranucci.
L’inchiesta era così diventata così uno dei primi possibili moventi presi in considerazione dopo l’esplosione davanti alla casa del giornalista. Oggi resta un elemento singolare: proprio l’imprenditore, secondo quanto emerso dalle indagini, aveva avuto contatti con Ranucci e aveva parlato con lui anche delle inchieste della trasmissione. La Rai ha successivamente avviato verifiche interne sull’origine di alcuni servizi, mentre Ranucci ha respinto l’ipotesi che Lavitola abbia mai condizionato il lavoro della redazione.
Il Clan Senese, il dossier sui rapporti tra mafia e Fratelli d’Italia
Uno dei filoni più controversi affrontati recentemente da Report riguarda il clan Senese e i suoi rapporti con esponenti e ambienti della politica. Già nel gennaio 2024 l’inchiesta “La mafia a tre teste”, firmata da Giorgio Mottola, aveva acceso i riflettori sull’indagine Hydra della Dda di Milano e sulla presunta alleanza tra esponenti di ‘ndrangheta, camorra e Cosa nostra per gestire insieme affari criminali in Lombardia. Quella ricostruzione è oggi al centro di un procedimento giudiziario: nel gennaio 2026, nel filone celebrato con rito abbreviato, il gup di Milano ha condannato 62 imputati a pene fino a 16 anni, riconoscendo la contestazione di associazione mafiosa formulata dalla Procura. Altri 45 imputati sono stati rinviati a giudizio nel processo ordinario, ancora in corso a Milano.
All’interno dell’inchiesta di Report era comparso anche il nome di Michele Senese, storico boss della criminalità romana di origine campana. La trasmissione aveva riportato le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nunzio Perrella sui presunti rapporti avuti in passato da Franco Meloni, padre della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con ambienti riconducibili al boss. Fratelli d’Italia aveva reagito duramente al servizio, avviando successivamente un’azione civile contro Mottola con una richiesta di risarcimento superiore ai 50mila euro. Report è poi tornato sullo stesso ambiente criminale il 12 aprile 2026 con l’inchiesta “Un mafioso per amico”.
Al centro del nuovo servizio c’era Gioacchino Amico, accusato di essere un referente del clan Senese in Lombardia e successivamente diventato collaboratore di giustizia. Report ha mostrato un selfie scattato dall’uomo con Giorgia Meloni e ricostruito i suoi tentativi di entrare in contatto con esponenti di Fratelli d’Italia e le sue presunte frequentazioni di Montecitorio. Il nome di Amico compare anche tra gli imputati del processo Hydra ordinario: nell’udienza del 2 luglio 2026 risultava infatti tra le persone coinvolte nel dibattimento.
Gaza, le minacce a Report e il riferimento a Israele
Nel novembre 2024, avviene un altro passaggio: Dopo la messa in onda di un servizio di Giorgio Mottola sul conflitto tra Israele e Palestina, alla redazione di Report arrivarono messaggi di minaccia. Uno di questi faceva riferimento alla strage avvenuta nel 2015 nella redazione francese di Charlie Hebdo. Le minacce furono denunciate pubblicamente e finirono all’attenzione delle autorità.
Il precedente è rilevante, ad oggi non esiste alcun elemento pubblico che dimostri un progetto dei servizi segreti israeliani per uccidere Ranucci. È una ricostruzione fornita dall’imprenditore durante l’interrogatorio e che, secondo il gip, non è stata accompagnata da indicazioni concrete utili a verificarla.
Ranucci sotto scorta: dalle mafie ai proiettili davanti casa
Le intimidazioni a Ranucci precedono di molto il 2024. Secondo quanto raccontato dal giornalista, già nel 2009 un’inchiesta su una cava di sabbia in Sicilia aveva attirato l’attenzione della famiglia mafiosa degli Ercolano. Da allora era stata predisposta una forma di tutela. Nel 2021 il livello di protezione venne aumentato fino alla scorta permanente dopo che dalle intercettazioni era emerso un presunto progetto per ucciderlo: un narcotrafficante legato alla ‘ndrangheta avrebbe incaricato due killer di colpirlo.
Negli anni sono poi arrivate altre intimidazioni. Ranucci ha denunciato pedinamenti e minacce e nei pressi della sua abitazione sono stati trovati due proiettili di una P38. A questa pressione si aggiungono le centinaia di querele e richieste di risarcimento ricevute dalla trasmissione. Tra chi ha avviato azioni contro Report figurano esponenti appartenenti a schieramenti politici diversi, da Ignazio La Russa e Giancarlo Giorgetti a Daniela Santanchè, fino a Matteo Renzi.
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Giulia Camuffo
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