Il Governo studia il rafforzamento della detrazione per gli interventi di efficientamento energetico sull’abitazione principale. Infissi, cappotti, pompe di calore e solare termico tra i lavori allo studio. Ma per ora resta un’ipotesi: senza una modifica legislativa, dal 2027 l’aliquota scenderà al 36%
ROMA – L’Ecobonus potrebbe tornare al 65% nel 2027 per una serie selezionata di interventi destinati a migliorare l’efficienza energetica dell’abitazione principale.
È una delle ipotesi allo studio del Governo in vista della prossima Legge di Bilancio. L’obiettivo sarebbe concentrare maggiormente le risorse sugli interventi capaci di ridurre i consumi energetici degli edifici, evitando contemporaneamente il forte ridimensionamento degli incentivi già programmato per il prossimo anno.
La cautela, tuttavia, è indispensabile: non esiste ancora una norma che riconosca per il 2027 la detrazione del 65%.
Massimali, requisiti, beneficiari, interventi ammessi e modalità di recupero fiscale dovranno essere eventualmente stabiliti dalla Manovra.
Cosa succede dal 2027 senza una nuova legge
Il punto di partenza è la normativa già vigente.
Nel 2026 l’Ecobonus riconosce, alle condizioni previste dalla legge, un’aliquota del 50% per l’abitazione principale e del 36% negli altri casi.
Dal 1° gennaio 2027 è invece già programmata un’ulteriore riduzione: 36% per l’abitazione principale e 30% per gli altri immobili.
È proprio su questo decalage che il Governo starebbe valutando di intervenire.
Dal 36 al 65%
Se l’ipotesi venisse confermata, il cambiamento sarebbe considerevole.
Prendiamo una spesa agevolabile di 20.000 euro.
Con l’aliquota del 36% già prevista per il 2027, la detrazione teorica sarebbe di 7.200 euro.
Con un Ecobonus al 65%, salirebbe invece a 13.000 euro.
La differenza sarebbe quindi di 5.800 euro.
Rispetto al 50% applicabile nel 2026, che su 20.000 euro corrisponde a 10.000 euro, l’eventuale nuovo incentivo aumenterebbe la detrazione teorica di altri 3.000 euro.
Quali lavori potrebbero rientrare nel 65%
Secondo le anticipazioni disponibili, il Governo starebbe valutando di riservare l’aliquota maggiorata agli interventi con una più diretta incidenza sull’efficienza energetica dell’edificio.
Tra quelli indicati figurano:
sostituzione di infissi e serramenti;
cappotto termico e isolamento dell’involucro;
pompe di calore e sistemi di climatizzazione efficienti;
sistemi ibridi;
solare termico;
schermature solari;
sistemi di building automation per la gestione intelligente degli impianti.
L’elenco non è definitivo e potrà cambiare durante la preparazione e l’esame parlamentare della Legge di Bilancio.
La novità degli infissi
Particolarmente significativa sarebbe l’inclusione degli infissi nell’aliquota del 65%.
Prima della riduzione generale delle agevolazioni, infatti, finestre e schermature solari godevano normalmente di un trattamento inferiore rispetto ad altri interventi di efficientamento energetico: fino alle spese del 2024 l’aliquota era del 50%.
Il precedente 65% riguardava invece interventi come isolamento dell’involucro opaco, pompe di calore, sistemi ibridi, collettori solari termici e building automation.
Portare al 65% anche la sostituzione degli infissi costituirebbe quindi un incentivo particolarmente significativo per uno degli interventi più diffusi nelle abitazioni italiane.
Attenzione: “prima casa” e “abitazione principale” non sono sempre la stessa cosa
C’è poi un particolare fiscale da non sottovalutare.
Nel linguaggio comune si parla di Ecobonus per la “prima casa”, ma la normativa vigente utilizza il concetto di abitazione principale.
Non sono necessariamente sinonimi.
Per l’aliquota maggiorata attualmente prevista, rilevano infatti la titolarità dell’immobile o di un diritto reale di godimento e la sua destinazione ad abitazione principale, secondo le condizioni stabilite dalla normativa fiscale.
La futura Manovra dovrà quindi stabilire esattamente quale platea potrà usufruire dell’eventuale 65%.
Restano da decidere i massimali
L’aliquota rappresenta soltanto una parte dell’agevolazione.
Per capire quanto varrà realmente il nuovo Ecobonus bisognerà conoscere almeno quattro elementi: limiti di spesa, requisiti tecnici, beneficiari e periodo di recupero della detrazione.
Oggi questi elementi non sono ancora definiti per l’ipotetico Ecobonus 2027 al 65%.
Non sarebbe quindi corretto applicare automaticamente al possibile nuovo incentivo tutte le regole dell’Ecobonus attuale.
Il nodo dei condomìni
Un altro capitolo particolarmente delicato riguarda i condomìni.
Per gli interventi sulle parti comuni bisognerà capire come l’eventuale aliquota maggiorata si coordinerà con la posizione fiscale dei singoli proprietari, soprattutto negli edifici nei quali convivono abitazioni principali, seconde case e immobili con destinazioni differenti.
Gli operatori del settore sottolineano proprio la necessità di attendere la formulazione normativa prima di considerare acquisita qualsiasi percentuale maggiorata.
Conviene aspettare il 2027?
È probabilmente la domanda più importante per le famiglie che stanno programmando lavori.
Ma oggi non esiste una risposta valida per tutti.
Chi sostiene una spesa nel 2026 può contare sulle agevolazioni già previste dalla normativa vigente.
Chi rinvia il pagamento al 2027 potrebbe beneficiare del 65% soltanto se la nuova misura verrà effettivamente approvata e se l’intervento possiederà tutti i requisiti che saranno stabiliti dalla legge.
In assenza della modifica, scatteranno invece le aliquote già programmate: 36% sull’abitazione principale e 30% negli altri casi.
Rinviare un intervento esclusivamente confidando nel 65% significa quindi, allo stato attuale, assumersi un rischio normativo.
Una scelta che riguarda anche imprese ed edilizia
L’eventuale ritorno al 65% avrebbe effetti che andrebbero oltre le famiglie.
Infissi, isolamento termico, impiantistica, pompe di calore e sistemi energetici coinvolgono una filiera composta da imprese edili, installatori, serramentisti, progettisti, tecnici e produttori di materiali.
Un incentivo più stabile e selettivo potrebbe sostenere investimenti privati e contemporaneamente contribuire alla riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare italiano.
Ma proprio l’esperienza degli ultimi anni suggerisce l’importanza di costruire un sistema prevedibile, con regole chiare e coperture finanziarie definite, evitando continui cambiamenti delle aliquote.
La Manovra dirà se il 65% diventerà realtà
Per il momento, quindi, bisogna distinguere nettamente ciò che è legge da ciò che è allo studio.
La legge dice che dal 2027 l’Ecobonus scenderà al 36% sull’abitazione principale e al 30% sugli altri immobili.
Il Governo sta invece valutando di modificare questo scenario riportando al 65% la detrazione per alcuni interventi energetici sull’abitazione principale.
Se l’ipotesi entrerà nella Legge di Bilancio, per molte famiglie la differenza sarà sostanziale.
Su 20.000 euro di lavori significa passare, in termini teorici, da 7.200 a 13.000 euro di detrazione.
Ma fino alla presentazione e all’approvazione della Manovra, quei 13.000 euro rimangono una simulazione.
Il 65% è una possibilità concreta sul tavolo del Governo. Non è ancora un diritto acquisito dal contribuente.
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