Il Museo Archeologico Nazionale di Calatia riapre al pubblico con un percorso di visita profondamente rinnovato, pensato per raccontare la storia di Calatiae del territorio di Maddaloni attraverso linguaggi, strumenti e modalità di fruizione più accessibili e inclusivi.
Tra le principali innovazioni del percorso di visita – ora dotato di un nuovo sistema di illuminazione – le sale didattiche riallestite al piano terra e integrate nello spazio museale, la sezione dedicata alle carrozze rinnovata con nuovi strumenti di comunicazione e la sala con la ricostruzione di un saggio di scavo, ora maggiormente integrate nella narrazione museale.
Un ripensamento complessivo ha interessato la sala dedicata alla via Appia, sia per superare l’obsolescenza delle tecnologie del precedente allestimento, sia per aggiornarla alle più recenti sperimentazioni nel campo del video mapping museale.
La nuova sala trasforma pareti e pavimento in superfici narrative sulle quali immagini a 360 gradi della città contemporanea, riprese aeree, mappe, documenti storici, animazioni e materiali d’archivio costruiscono un viaggio nel tempo e nello spazio per raccontare la “Regina Viarum”.
Il percorso consente, poi, di entrare virtualmente nel lavoro dell’archeologo attraverso un’installazione multimediale dedicata alla Tomba 25, una delle diciannove sepolture individuate in una necropoli databile tra IV e III secolo a.C.
Nuove installazioni
Tra le nuove installazioni, un modello architettonico del Casino di Starza Penta, pensato anche per una fruizione tattile, e un grande tavolo sinestetico con un modello tridimensionale del territorio di Calatia, destinato a un’esperienza di video mapping interattivo, consentono di leggere il patrimonio attraverso una pluralità di linguaggi.
Il rinnovamento riguarda anche gli spazi di accoglienza: gli archi del vestibolo sono stati nuovamente resi permeabili verso la corte centrale dell’edificio, ristabilendo una relazione più diretta con gli ambienti del Museo, ed è stata realizzata una nuova sala biglietteria con angolo bookshop.
Il nuovo logo trae ispirazione da uno dei reperti più significativi delle collezioni: il dinos in lamina di bronzo con presa configurata a galletto, proveniente dalla Tomba 559 e databile tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C.
Il progetto è stato finanziato con risorse del PNRR di competenza del Ministero della Cultura, nell’ambito della Missione 1 – Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura, Componente 3 – Investimento 1.2 “Rimozione delle barriere fisiche e cognitive in musei, biblioteche ed archivi”, per un importo complessivo di 200.000 euro.
Il progetto scientifico del nuovo allestimento è stato curato da Ilaria Menale, direttrice del Museo; Carlo Rescigno, docente ordinario presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e presso la Scuola Superiore Meridionale; Valeria Parisi, docente presso l’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”; Antonella Tomeo, direttrice del Museo Archeologico Nazionale dell’Antica Capua; Lorenzo Toscano, dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.
L’accessibilità: una nuova idea di esperienza museale
L’accessibilità rappresenta uno dei principi fondanti del nuovo progetto. L’obiettivo è garantire la massima fruizione del Museo da parte di un pubblico ampio e diversificato, con particolare attenzione alle persone con disabilità, attraverso una narrazione ampliatadei contenuti e una pluralità di strumenti analogici, digitali, tattili e audiovisivi.
L’innovazione tecnologica è stata concepita non come elemento fine a se stesso, ma come strumento al servizio della conoscenza e dell’inclusione, capace di offrire a ciascun visitatore differenti modalità per orientarsi, comprendere e approfondire il patrimonio.
Attraverso una mobile app, accessibile tramite QR code collocati su pannelli e didascalie, sono disponibili contenuti multilingue, strumenti di audiolettura per persone non vedenti e ipovedenti e approfondimenti sulle collezioni. Il progetto comprende inoltre un digital twin, trasformato in una smart map interattiva con didascalie e contenuti di approfondimento, strumenti di Realtà Aumentata per la lettura dei reperti e una caccia al tesoro digitale pensata per i visitatori più giovani.
Il Casino di Starza Penta: la sede del Museo diventa parte del racconto
Il Casino di Starza Penta, residenza della famiglia Carafa della Stadera, che ebbe in feudo Maddaloni dal 1465, è infatti parte integrante della storia del territorio e diventa esso stesso un oggetto della visita.
L’edificio ha attraversato nei secoli profonde trasformazioni. Legato alla presenza della famiglia Carafa, fu frequentato anche da Carlo III di Borbone durante le battute di caccia; nel Novecento venne utilizzato come caserma, prima di essere destinato alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio archeologico del territorio.
Questa relazione viene resa evidente anche attraverso il nuovo percorso, nel quale la città antica di Calatia, l’Appia, le necropoli, il Casino dei Carafa e la Maddaloni contemporanea diventano elementi di un unico paesaggio storico. La visita permette così di passare dalla storia delle collezioni alla storia dell’edificio e, attraverso quest’ultima, di tornare al territorio e alla comunità che lo abita.
L’antica Calatiae la sua storia
La storia di Calatia, antica città che sorgeva nel territorio dell’attuale Maddaloni, affonda le proprie origini almeno nell’VIII secolo a.C., quando l’area fu abitata da comunità di cultura italica che seppero sviluppare un insediamento favorito dalla posizione strategica, lungo una delle principali direttrici di collegamento della Campania antica.
Nel corso dei secoli Calatia crebbe e si consolidò come centro di riferimento del territorio, grazie anche alla sua collocazione tra le aree interne della Campania e le grandi città della costa, sviluppando relazioni commerciali e culturali che sono documentate soprattutto dalle ricche necropoli e dai corredi funerari, testimonianza della presenza di gruppi aristocratici e di una società articolata.
A partire dal IV secolo a.C. la città entrò progressivamente nell’orbita di Roma, mantenendo tuttavia elementi della propria identità e delle proprie tradizioni, mentre la realizzazione della via Appia, alla fine dello stesso secolo, ne rafforzò ulteriormente la posizione strategica, inserendo Calatiaall’interno di una grande infrastruttura destinata a collegare Roma con il Mezzogiorno e a favorire lo spostamento di persone, merci, eserciti e idee.
In età romana la città continuò a essere frequentata e a svolgere un ruolo significativo nelle dinamiche economiche e territoriali della regione, inserendosi pienamente nella rete di insediamenti e di vie di comunicazione che caratterizzava la Campania, fino a quando, nel corso dei secoli successivi, perse progressivamente centralità e l’abitato antico venne abbandonato.
Le tracce di questa lunga storia sono oggi restituite dai numerosi reperti conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Calatia, che permettono di ricostruire non soltanto la storia della città antica, ma anche le trasformazioni di un territorio attraversato per oltre un millennio da popolazioni, culture e sistemi politici differenti.
Info per la visita
Il Museo Archeologico Nazionale di Calatia è aperto tutti i giorni tranne il lunedì, dalle 9.00 alle 19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima).
Biglietti: intero 5,00€, ridotto 18-25 anni 2,00€, gratuito minori di 18 anni e aventi diritto secondo normativa vigente (https://cultura.gov.it/agevolazioni).
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