AGORÀ SUD – Calderone: «Restare è anche un dovere. La Sicilia si difende con merito, sacrificio e pari opportunità»


        

Il parlamentare messinese, oggi in Futuro Nazionale ma al momento del convegno ancora deputato di Forza Italia, è intervenuto al primo panel dell’evento di avvio dei lavori del progetto Agorà Sud, “Il diritto a restare in un territorio che cresce”.




Da presidente della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità ha affrontato senza sconti i temi dell’emigrazione giovanile, del lavoro, della sanità, degli incentivi alle imprese e delle responsabilità condivise tra politica e cittadini.

Il diritto di restare non può essere separato dalla responsabilità di costruire le condizioni per farlo. Tommaso Calderone ha scelto questa prospettiva, volutamente provocatoria, per il suo intervento tenutosi lo scorso 12 settembre, presso la Terrazza Mercadante del Marina di Capo d’Orlando, “Il diritto a restare in un territorio che cresce”, il confronto promosso da Quater a Capo d’Orlando.




Calderone, oggi passato a Futuro Nazionale ma in quella giornata ancora parlamentare di Forza Italia, ha partecipato al primo panel dedicato al dialogo delle istituzioni per il Sud, moderato da Raffaele Marmo, condirettore de Il Resto del Carlino.

Un intervento pronunciato anche nella veste di presidente della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità, incarico che pone Calderone direttamente al centro del dibattito sulle condizioni strutturali che rendono più difficile vivere, lavorare e fare impresa in Sicilia e nelle altre realtà insulari.

Ma, invece di scegliere un discorso costruito prevalentemente su cifre, finanziamenti e risultati istituzionali, Calderone ha annunciato subito l’intenzione di percorrere una strada differente. «Cercherò di fare un intervento atipico», ha esordito. E ha spiegato il perché: «Per lasciare il segno in un convegno bisogna anche evidenziare alcuni argomenti un po’ complicati, quasi fastidiosi».

Una premessa che ha anticipato il tono dell’intero intervento.

Oltre la battaglia dei numeri

Calderone è partito dalla contrapposizione che caratterizza spesso il dibattito politico nazionale. Da una parte chi sostiene che l’Italia stia crescendo, dall’altra chi contesta quella lettura utilizzando altri dati e altri indicatori.

«Ognuno riporta dei numeri che dovrebbero essere oggettivi e che talune volte sembrano essere soggettivi. In politica anche la matematica diventa un’arte e un esercizio un po’ strano, dove i numeri dovrebbero quadrare e invece non quadrano».

Per il parlamentare, dunque, parlare del diritto di restare significa andare oltre la semplice esposizione delle statistiche e interrogarsi sulle ragioni profonde che continuano a spingere tanti giovani a lasciare il Mezzogiorno. Ed è qui che Calderone ha introdotto uno dei concetti centrali del suo intervento: accanto al diritto di restare esiste, nella sua visione, anche una responsabilità individuale e collettiva.

«Io dirò che è anche un dovere restare, un dovere impegnarsi e un dovere non cercare scorciatoie. Questo è il diritto-dovere che ha un giovane in Sicilia o comunque al Sud».

Gli strumenti per fare impresa

Calderone ha quindi richiamato le numerose misure messe in campo negli ultimi anni per sostenere imprese, giovani e nuove iniziative economiche. Ha citato Resto al Sud, Resto al Sud 2.0, Nuove imprese a tasso zero, Smart&Start Italia, Fondo Impresa Femminile, Cultura Crea, Cultura Cresce, Fare Impresa Sicilia e altri strumenti destinati a sostenere investimenti e imprenditorialità.

Il ragionamento è stato diretto: le istituzioni hanno il dovere di mettere a disposizione strumenti, risorse e condizioni favorevoli, ma successivamente occorre che qualcuno abbia la capacità e la volontà di trasformare quelle opportunità in progetti.

«Lo Stato c’è stato, la Regione Siciliana c’è stata, è stata accanto agli imprenditori e, per talune misure, è stata accanto ai giovani che volevano fare impresa e li ha messi in condizione di poter operare».

Da qui il richiamo alla celebre frase di John Fitzgerald Kennedy: “Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese. Una citazione utilizzata per spostare il baricentro del discorso: non soltanto rivendicare diritti e interventi pubblici, ma chiedersi quale contributo ciascuno sia disposto a dare alla crescita della propria terra.

La colpa non è sempre degli altri

È stato probabilmente questo il passaggio più netto dell’intervento. Tommaso Calderone si è rivolto direttamente ai giovani presenti ai lavori di avvio del progetto Agorà Sud. «Per coltivare il diritto di restare ci dobbiamo capire. Dobbiamo essere onesti, dobbiamo ragionare e dobbiamo essere seri. Perché la colpa non è sempre degli altri». Il parlamentare ha contestato l’idea secondo cui ogni problema del territorio debba essere ricondotto esclusivamente alla responsabilità della politica.

«Basta con il cliché secondo cui la politica è la radice di tutti i mali e che i rappresentanti delle istituzioni siano tutti della stessa pasta. Questo populismo ha stancato. No, non siamo affatto tutti uguali, e le nostre azioni lo dimostrano».

Per Calderone esistono amministratori e rappresentanti istituzionali che lavorano, altri che sbagliano, altri ancora che non producono risultati. Ma la stessa distinzione, secondo il suo ragionamento, dovrebbe valere per la società civile. E qui il suo intervento è diventato ancora più esplicito. Ha raccontato che, durante gli anni trascorsi nelle segreterie politiche, avrebbe incontrato moltissime persone interessate a ottenere un posto di lavoro attraverso la mediazione della politica, mentre molto più raramente avrebbe ascoltato giovani presentarsi con un progetto imprenditoriale, un’idea da sviluppare o la volontà di costruire autonomamente il proprio percorso.

«La politica riflette la società, quello che la società è», ha sintetizzato. Un meccanismo che, secondo Calderone, può essere interrotto soltanto se la stessa politica impara a dire dei “no”. Calderone si è abituato a dire: “No, no, no. Non si può fare, non si può fare”».

Il diritto di restare diventa “restanza”

Il concetto di “restanza”, richiamato durante i lavori di avvio del progetto Agorà Sud, è entrato così nel cuore dell’intervento. Per Calderone restare non significa rinunciare alle proprie ambizioni né accontentarsi di ciò che offre il territorio. Significa, piuttosto, provare a costruire nella propria terra quando esistono le condizioni per farlo. «Restare è anche un dovere. Perché chi è capace, chi è votato al sacrificio, chi non cerca scorciatoie, chi studia, chi lavora, chi è capace rimane, resta. Ha la “restanza”, come viene chiamata». Parole accompagnate da un altro concetto: le istituzioni passano, mentre il territorio rimane. «Lo Stato siamo noi, siete voi. Calderone passa, ma passiamo tutti, perché niente c’è di più effimero della vita, figurarsi di un seggio all’Ars o al Parlamento italiano». È un invito a considerare la partecipazione non soltanto attraverso il voto, ma come assunzione quotidiana di responsabilità.

Per spiegare il paradosso di una terra nella quale convivono disoccupazione, emigrazione e contemporanea difficoltà a trovare alcune figure professionali, Calderone ha scelto il settore sanitario.

Nel corso dell’intervento ha parlato di una carenza di circa 1.500 medici in Sicilia, di concorsi che non riescono a coprire tutti i posti disponibili e delle difficoltà nel reperire personale medico e sanitario. Ha ricordato le eccellenze presenti nell’Isola, citando il Garibaldi di Catania e il Civico di Palermo, ma anche le criticità dei pronto soccorso e il ricorso a professionisti esterni per garantire i servizi. Da qui una serie di domande.

«Mancano 1.500 medici, perché? Mancano gli infermieri, perché? Mancano i tecnici, perché? Quindi il lavoro c’è, non è un problema di lavoro. Dove sono andati a finire?». Per Calderone questa contraddizione obbliga a superare spiegazioni troppo semplici. La Sicilia forma professionisti di livello, possiede università che il parlamentare ha definito di eccellenza, dispone di borse di specializzazione e, contemporaneamente, fatica a trattenere una parte delle competenze di cui avrebbe bisogno.

C’è però un punto sul quale Calderone ha voluto essere chiaro: il diritto a restare non può trasformarsi nell’obbligo di non partire. Andare fuori dalla Sicilia per studiare, specializzarsi, lavorare o costruire la propria carriera rimane una scelta legittima.

È un diritto anche andare via»

Il problema nasce quando la partenza non è più una scelta, ma diventa l’unica possibilità disponibile. Calderone ha utilizzato anche la propria esperienza familiare. Ha raccontato dei figli che hanno scelto percorsi professionali a Roma e Milano, sottolineando come, nella sua lettura, sia stata una decisione personale e non una fuga imposta dall’assenza assoluta di alternative. «L’hanno scelto loro, non li ha mandati fuori la Sicilia». È forse qui che il suo intervento si è avvicinato maggiormente al titolo scelto da Quater per l’evento di avvio dei lavori del progetto Agorà Sud.

Il vero obiettivo non dovrebbe essere impedire ai giovani di partire, ma costruire una Sicilia nella quale restare, partire e magari tornare siano tutte possibilità reali, senza che una di esse venga imposta dalla mancanza di lavoro, servizi o prospettive.

«Basta assistenzialismo, raccomandazioni e favori»

Calderone ha quindi rivolto un messaggio direttamente alla politica e agli amministratori locali. «Noi dobbiamo difendere con tutte le nostre forze la nostra terra». Ma la Sicilia, secondo il presidente della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità, non si difende attraverso vecchi meccanismi. «Non si difende con l’assistenzialismo. Non si difende con le raccomandazioni. Non si difende con i favori». Poi l’appello ai sindaci, formulato senza giri di parole: scegliere i migliori, non quelli indicati dal deputato di turno. Perché, ha avvertito, senza una rottura con queste logiche il rischio è ritrovarsi tra dieci anni a discutere degli stessi problemi.

«Possiamo mettere tutte le misure che vogliamo, possiamo fare tutti i bandi che vogliamo», ha osservato. Ma se non cambia anche l’approccio culturale, gli strumenti economici da soli non saranno sufficienti.

Nel suo intervento Calderone non ha risparmiato neppure le famiglie.

Il messaggio rivolto ai genitori è stato altrettanto esplicito: educare i ragazzi al sacrificio, allo studio e alla conquista degli obiettivi senza trasformare la ricerca di una scorciatoia nella prima soluzione possibile. «Facciamoli pedalare i nostri figli, che la politica saprà fare quello che deve fare». Un’espressione che riassume il carattere volutamente controcorrente del discorso. Alle istituzioni spetta creare opportunità. Ai giovani prepararsi per coglierle. Alle famiglie educare all’autonomia. Alle imprese investire. Ai professionisti accompagnare idee e progetti. Alla politica garantire regole, servizi e condizioni di partenza eque.

Una responsabilità distribuita, dunque, che Calderone ha contrapposto alla ricerca di un unico colpevole.

Il parlamentare è tornato infine al ruolo che ricopre alla guida della Commissione parlamentare per il contrasto degli svantaggi derivanti dall’insularità.

Ha ricordato che avrebbe potuto costruire il proprio intervento raccontando nel dettaglio il lavoro svolto dalla Commissione, le audizioni e le questioni affrontate negli ultimi anni. Ha preferito, invece, utilizzare alcuni esempi concreti per mostrare cosa significhi vivere in una regione insulare. Tra questi il costo dei collegamenti con le isole minori e il problema della cosiddetta doppia insularità, che grava su chi vive nelle piccole isole siciliane e deve affrontare un ulteriore livello di distanza rispetto alla terraferma. Calderone ha richiamato gli aumenti dei costi dei collegamenti marittimi e le conseguenze che questi producono sulla vita quotidiana, sulla mobilità e sull’economia. È proprio su questi squilibri che si misura, nella sua prospettiva, il ruolo delle istituzioni: compensare gli svantaggi oggettivi derivanti dalla geografia e garantire ai cittadini condizioni di partenza comparabili.

«Restituiamo dignità a questa terra»

La parte conclusiva dell’intervento ha assunto quasi il tono di un appello. «Alziamoci tutti insieme e restituiamo a questa terra, che è meravigliosa, la dignità. La dignità di cercare lavoro, di trovare lavoro, di partire tutti dalla stessa posizione». Per Calderone è questo ciò che la politica deve garantire: non il risultato finale, ma la possibilità di partire senza essere penalizzati dal luogo nel quale si è nati. Il resto deve arrivare dal merito, dalla preparazione, dal lavoro, dalla capacità di assumersi rischi e responsabilità.

Ed è con poche parole che Calderone ha sintetizzato la Sicilia alla quale guarda: «La mia idea di Sicilia è un’idea di bellezza, un’idea di concretezza, un’idea che non è solo un sogno, un’idea che è realtà». Un intervento che ai lavori di avvio del progetto Agorà Sud ha quindi spostato la discussione dal solo diritto di restare a una domanda più complessa: quali responsabilità devono assumersi istituzioni, politica, imprese, famiglie e giovani perché quel diritto possa essere realmente esercitato? Nella lettura proposta da Calderone, la risposta passa certamente dalle risorse e dalle politiche contro gli svantaggi dell’insularità. Ma passa anche da un cambiamento culturale: meno assistenzialismo e raccomandazioni, più opportunità, merito, iniziativa e responsabilità.

Perché il diritto a restare acquista pieno significato soltanto quando un giovane può guardare alla Sicilia e decidere liberamente se costruire qui il proprio futuro, partire per cercare altre esperienze oppure tornare portando con sé competenze e conoscenze. E quando nessuna di queste strade è una fuga obbligata.


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