Legge di Bilancio 2027, cosa prevede? Le (possibili) novità riassunte in 10 punti


La Legge di Bilancio 2027 ha ora una cornice: il 2 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (Dpfp), il documento che fissa crescita, deficit e debito su cui la manovra dovrà essere costruita, e il quadro che ne esce è stretto. Il governo chiede di di poter utilizzare circa 14,4 miliardi nel biennio 2027-2028 per l’energia e altrettanti per la difesa, grazie alla clausola di salvaguardia nazionale. Per tutto il resto, dal taglio dell’Irpef alle pensioni, non c’è deficit aggiuntivo a disposizione, ogni misura dovrà essere pagata con tagli di spesa o nuove entrate.

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti lo ha detto chiaramente presentando il documento. Sulle misure annunciate serve un approccio più prudente, ma le richieste dei partiti di maggioranza restano numerose e la manovra è l’ultima prima delle elezioni politiche.

Questa guida raccoglie tutte le misure in discussione ad oggi e per ciascuna indica che cosa prevede oggi la legge, che cosa propone il governo o la maggioranza, quanto costerebbe e che cosa accade il 1° gennaio se non arriva nessun intervento. Molte agevolazioni, infatti, scadono a fine anno e per loro la Legge di Bilancio 2027 dovrà decidere se tenerle in vita.

Verso la Legge di Bilancio 2027. Le date da segnare

Il percorso della legge di Bilancio si incrocia quest’anno con due passaggi europei decisivi. Il primo è l’Ecofin del 9 ottobre, che potrebbe rappresentare un passaggio del negoziato sulla clausola di salvaguardia chiesta dall’Italia per energia e difesa.

Poi vi è il voto del Parlamento sulla relazione per lo scostamento di bilancio, previsto il 13 ottobre in entrambe le Camere, dove serve la maggioranza assoluta.

Entro il 15 ottobre il governo deve inviare alla Commissione europea il Documento programmatico di bilancio, una sorta di scheletro della manovra con il peso finanziario delle misure principali. Intorno al 20 ottobre il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare il disegno di legge e trasmetterlo alle Camere, anche se la data non è vincolante e negli anni passati tra il via libera del governo e l’arrivo del testo in Parlamento sono passati anche diversi giorni.

Il 21 ottobre Eurostat notificherà i dati sul deficit italiano, su cui Bruxelles valuterà la procedura per disavanzo eccessivo. Il 9 novembre un nuovo Ecofin esaminerà la raccomandazione sulla clausola italiana e il 24 novembre la Commissione pubblicherà il proprio parere sulla manovra. Novembre e dicembre saranno dedicati all’esame parlamentare e agli emendamenti con il termine finale, come di consueto, fissato per il 31 dicembre, per evitare l’esercizio provvisorio.

Quante risorse per la manovra 2027?

I dati Istat del 22 settembre hanno confermato un deficit 2025 al 3,1% del Pil, appena sopra la soglia europea del 3% ed è sfumata così l’uscita anticipata dalla procedura per disavanzo eccessivo, che avrebbe dato al governo più margini.

Secondo il Dpfp, il deficit scenderà al 2,9% nel 2026. L’indebitamento netto, incluso l’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale (Nec), risalirà poi al 3,4% nel 2027 e al 3,2% nel 2028, prima di calare al 2,3% nel 2029. La risalita è interamente dovuta alla spesa aggiuntiva per energia e difesa, pari allo 0,6% del Pil all’anno, senza di essa il deficit sarebbe al 2,8% nel 2027 e al 2,6% nel 2028. Il debito pubblico è atteso al 138,5% del Pil nel 2027, mentre la crescita prevista è dello 0,8%.

La clausola di salvaguardia libera circa 14,4 miliardi per l’energia nel biennio, da destinare secondo il Mef a interventi per famiglie, studenti, imprese e pubblica amministrazione tra trasporto pubblico per gli studenti, sostegno alle rinnovabili, aiuti alle imprese energivore e alla decarbonizzazione, un nuovo meccanismo di «energy release». Una cifra analoga va alla difesa.

Per le altre misure il Dpfp non prevede spazio nel 2027, con i primi margini, stimati in circa 3,5 miliardi nel 2028 e 6,5 miliardi nel 2029, che arriveranno solo negli anni successivi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inoltre scritto alla Commissione europea chiedendo di tenere conto dell’effetto dell’inflazione sulla spesa pubblica, una richiesta che potrebbe aprire qualche spazio ulteriore e che sarà discussa al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre.

Il pacchetto fiscale chiesto dalla maggioranza vale circa 7 miliardi, mentre la sola rivalutazione automatica delle pensioni costerà intorno ai 10 miliardi lordi. Tra le coperture allo studio ci sono un contributo delle banche e uno delle società energetiche, come vediamo più avanti.

Le (possibili) misure in Legge di Bilancio 2027

Misura Situazione oggi Costo stimato Senza intervento dal 2027
Irpef al 33% fino a 60.000 euro Proposta 2,5-2,7 miliardi Resta il 43% oltre 50.000 euro
Prima aliquota Irpef al 22% Proposta Non stimato Resta il 23%
5% sugli aumenti contrattuali Scade il 31/12/2026 Circa 1 miliardo con le altre misure in scadenza Aliquote ordinarie
15% su notturni, festivi e turni Scade il 31/12/2026 Incluso sopra Aliquote ordinarie
Flat tax 5% aumenti under 35 Proposta 200-350 milioni Nessuna agevolazione
Premi di produttività all’1% Già in vigore per il 2027 Già coperto Nessun cambiamento
Tredicesima agevolata Proposta Circa 500 milioni (versione al 15%) Aliquote ordinarie
Forfettario fino a 100.000 euro Proposta, serve via libera Ue Non stimato Resta 85.000 euro
Bonus ristrutturazioni ed ecobonus Aliquote in calo Non stimato 36% prima casa, 30% altri immobili
Ecobonus al 65% Allo studio Non stimato Nessun aumento
Bonus mobili Scade il 31/12/2026 Non stimato Non più disponibile
Iva al 5% sugli affitti dei giovani Allo studio Non stimato Resta il 10%
Esenzione bollo auto In vigore solo per il 2027 2,3 miliardi (2027) Bollo dovuto dal 2028
Blocco dello scatto dell’età pensionabile Proposta Circa 1,1 miliardi 67 anni e 1 mese
Uscita a 64 anni con sistema misto Proposta Circa 1,6 miliardi all’anno Solo per i contributivi puri
Ape sociale Scade il 31/12/2026 Non stimato Non più accessibile
Incremento pensioni minime dell’1,3% Scade il 31/12/2026 Non stimato Solo rivalutazione ordinaria
Esonero madri con tre o più figli Scade il 31/12/2026 Non stimato Nuovo regime con altri requisiti
Proroga iperammortamento Allo studio Limitato Investimenti entro il 30/9/2028

1) Irpef, il taglio per il ceto medio fino a 60.000 euro

La misura fiscale più attesa riguarda il secondo scaglione Irpef. Oggi l’aliquota del 33%, scesa dal 35% con la legge di Bilancio 2026, si applica ai redditi tra 28.000 e 50.000 euro, mentre oltre i 50.000 euro scatta il 43%. La proposta, portata avanti dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo e sostenuta da Forza Italia, è di estendere il 33% fino a 60.000 euro.

Il beneficio riguarderebbe solo la parte di reddito tra 50.000 e 60.000 euro, che pagherebbe 10 punti in meno. Chi guadagna fino a 50.000 euro non avrebbe alcun vantaggio, mentre per gli altri il risparmio annuo crescerebbe così:

Reddito imponibile Risparmio annuo
50.000 euro 0 euro
52.000 euro 200 euro
55.000 euro 500 euro
58.000 euro 800 euro
60.000 euro e oltre 1.000 euro

Il costo è stimato tra 2,5 e 2,7 miliardi di euro e le coperture non sono ancora state individuate. Accanto a questa ipotesi c’è quella, avanzata dal presidente della commissione Finanze della Camera Marco Osnato, di ridurre la prima aliquota dal 23% al 22%, un intervento che raggiungerebbe tutti i contribuenti ma che non ha ancora un perimetro né un costo definito.

2) Busta paga tra aumenti contrattuali, giovani, turni e premi

Il capitolo dei redditi da lavoro dipendente è quello in cui la Legge di Bilancio 2027 deve soprattutto evitare che qualcosa scompaia. L’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti contrattuali, introdotta dalla legge di Bilancio 2026, vale infatti solo per gli incrementi pagati nel 2026 ai dipendenti privati, in attuazione di rinnovi firmati tra il 2024 e il 2026 e a condizione che il reddito da lavoro del 2025 non superi 33.000 euro. Il 5% sostituisce Irpef e addizionali.

Senza una proroga, dal 2027 gli aumenti torneranno a essere tassati con le aliquote ordinarie. Meloni ha più volte detto di voler confermare la misura, che secondo i dati del Ministero del Lavoro ha interessato oltre 4 milioni di lavoratori, ma resta da capire se cambieranno il tetto di reddito e i requisiti.

Nella stessa situazione si trova la tassazione al 15% di notturni, festivi e indennità di turno: vale per il 2026, fino a 1.500 euro all’anno, per i dipendenti privati con un reddito 2025 non superiore a 40.000 euro. Il governo valuta di rinnovarla così com’è oppure di abbassare l’aliquota al 5%. Con un premio di 1.500 euro, il passaggio dal 15% al 5% vorrebbe dire 150 euro netti in più all’anno. Per mantenere tutte le agevolazioni sulle buste paga in scadenza servirebbe circa 1 miliardo.

La novità vera è una flat tax del 5% sugli aumenti di stipendio dei giovani, rilanciata da Giorgetti e da Leo, pensata per i lavoratori fino a 35 anni e accompagnata da un incentivo per le imprese che concedono gli aumenti. Aliquota definitiva, soglie e platea non sono ancora fissate e le prime stime di costo vanno da 200 a 350 milioni a seconda della versione.

Non richiedono interventi, invece, i premi di produttività, con l’imposta sostitutiva all’1% su un massimo di 5.000 euro che è già prevista per i premi pagati nel 2026 e nel 2027.

3) Meno tasse sulla tredicesima

Forza Italia ha rilanciato la richiesta di ridurre il prelievo sulla tredicesima, oggi tassata con le normali aliquote Irpef. Sul tavolo ci sono più versioni:

  • quella più contenuta, sostenuta da Osnato, prevede un’imposta sostitutiva del 15% per i lavoratori con redditi fino a 15.000 euro, con un costo di circa 500 milioni;
  • una variante più generosa abbasserebbe l’aliquota al 10%;
  • Antonio Tajani ha parlato di azzerare il prelievo per le famiglie con l’Isee più basso, senza indicare una soglia.

Il risparmio stimato va da 200 a 500 euro netti, ma aliquota, beneficiari e decorrenza sono ancora tutti da definire.

4) Partite Iva, la flat tax fino a 100.000 euro

La Lega chiede di alzare il tetto del regime forfettario da 85.000 a 100.000 euro di ricavi, mantenendo l’imposta sostitutiva del 15%. Giorgetti si è detto favorevole, ma l’ostacolo è europeo poiché la soglia di 85.000 euro è legata al limite per l’esenzione Iva previsto dalla direttiva comunitaria e per superarlo serve un negoziato con Bruxelles. Difficilmente, quindi, la misura potrà essere già operativa nel 2027.

C’è poi una scadenza che riguarda chi ha anche un lavoro dipendente: il limite di reddito da lavoro dipendente compatibile con il forfettario, oggi fissato a 35.000 euro. Salvo proroghe nella legge di Bilancio 2027, dal prossimo anno tornerà al limite ordinario di 30.000 euro.

5) Casa tra bonus ristrutturazioni, ecobonus e mobili

Per i bonus edilizi, senza un intervento il 1° gennaio scatterà un taglio. Oggi la detrazione per le ristrutturazioni è del 50% sull’abitazione principale e del 36% sugli altri immobili, con un tetto di spesa di 96.000 euro. Dal 2027, a legislazione vigente, le aliquote scendono rispettivamente al 36% e al 30%. Su 20.000 euro di lavori nella prima casa la detrazione passerebbe da 10.000 a 7.200 euro. Leo ha proposto di mantenere il 50% per l’abitazione principale. Già lo scorso anno il taglio era stato rinviato di dodici mesi con un emendamento.

Lo stesso calo riguarda l’ecobonus, su cui però il governo valuta un rilancio con il ritorno della detrazione al 65% per gli interventi di efficienza energetica, finanziabile con una parte delle risorse della clausola per l’energia. Non è ancora chiaro se l’aliquota maggiorata riguarderebbe tutti gli interventi o solo quelli sulla prima casa.

Il bonus mobili, la detrazione del 50% su un massimo di 5.000 euro per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici legato a una ristrutturazione, vale invece solo per gli acquisti fatti entro il 31 dicembre 2026. Senza proroga, dal 2027 non sarà più disponibile.

6) Affitti: Iva ridotta per i giovani e cedolare secca sui negozi

Il ministero dell’Economia studia la riduzione dell’Iva dal 10% al 5% sugli affitti dei giovani. Le soglie di età circolate finora sono 35 e 36 anni. L’agevolazione riguarderebbe però solo i contratti soggetti a Iva, cioè quelli stipulati con imprese di costruzione, fondi immobiliari e società di gestione, e non i normali affitti tra privati, che pagano la cedolare secca o l’imposta di registro. Leo ha precisato che la misura dipende dalle risorse disponibili.

Sul fronte commerciale torna la cedolare secca al 21% sugli affitti dei negozi, oggi limitata ai contratti stipulati nel 2019 per locali C/1 fino a 600 metri quadrati. Un disegno di legge presentato al Senato a marzo la renderebbe strutturale. Leo si è detto disponibile, ma solo con condizioni e criteri ancora da definire. Noi Moderati propone infine una cedolare al 5% per le locazioni di lungo periodo, insieme a un azzeramento delle tasse per gli under 30, senza però una quantificazione.

7) Bollo auto, l’esenzione 2027 e il nodo delle coperture

Su questo fronte il governo ha già deciso, almeno per un anno. Il decreto-legge n. 162 del 17 settembre 2026, ancora in attesa di conversione, esenta dal bollo i versamenti con scadenza ordinaria nel 2027 per un solo veicolo regolarmente assicurato per persona fisica. Per le auto l’esenzione riguarda quelle a benzina o gasolio, anche ibride, con potenza fino a 80 kW (si verifica alla voce P.2 della carta di circolazione). Chi non ha un’auto agevolabile può usarla per una moto o un ciclomotore a benzina. Se una persona ha più veicoli, l’esenzione va a quello meno potente. Il bollo 2026 va comunque pagato e gli arretrati restano dovuti.

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La misura costa circa 2,3 miliardi, la cifra destinata a compensare le Regioni per il mancato gettito. Il governo ha indicato l’obiettivo di renderla strutturale, ma per estenderla ai tre anni successivi servirebbero circa 5 miliardi in più. Senza nuove coperture, l’esenzione resterà limitata al 2027.

8) Pensioni: età, uscita a 64 anni, Ape sociale e minime

Dal 1° gennaio 2027, come stabilito dalla circolare INPS n. 28/2026, i requisiti aumentano di un mese per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita: la pensione di vecchiaia passa a 67 anni e 1 mese, quella anticipata ordinaria a 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne. Nel 2028 l’incremento complessivo arriverà a tre mesi. I lavoratori impegnati in attività gravose o particolarmente faticose e pesanti sono esclusi dall’adeguamento.

La Lega chiede di bloccare lo scatto del 2027, un intervento che costerebbe circa 1,1 miliardi e su cui la maggioranza si era impegnata con un ordine del giorno approvato a dicembre 2025. Il Dpfp, però, non prevede risorse a questo scopo.

La seconda richiesta del Carroccio è l’uscita a 64 anni anche per chi ha contributi prima del 1996, oggi riservata a chi è interamente nel sistema contributivo. In cambio la pensione verrebbe ricalcolata interamente con il metodo contributivo, con un taglio dell’assegno che secondo alcune simulazioni della Cgil supera il 10%. Il costo è stimato in circa 1,6 miliardi all’anno.

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon ha spiegato che si valuta di abbassare l’importo minimo della pensione richiesto per uscire, oggi generalmente pari a tre volte l’assegno sociale, almeno per disoccupati e categorie fragili, e di fissare il requisito contributivo intorno ai 25 anni. Quota 41, l’altra bandiera leghista, resta invece una proposta politica senza un disegno tecnico né coperture.

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L’Ape sociale, che consente l’uscita a 63 anni e 5 mesi a disoccupati, caregiver, invalidi e addetti a lavori gravosi, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2026 e senza un nuovo intervento non sarà più accessibile dal 2027. Quota 103 e Opzione donna, invece, non erano state rinnovate già dalla legge di Bilancio 2026 e restano utilizzabili solo da chi aveva maturato i requisiti entro le scadenze previste.

Sulle pensioni minime il governo deve decidere che cosa fare dell’incremento straordinario dell’1,3%, che porta l’assegno minimo da 611,85 a 619,80 euro al mese ma vale solo fino al 2026 e senza proroga resterà la sola rivalutazione ordinaria. Forza Italia chiede un intervento più ampio per portare gli assegni dei pensionati più svantaggiati verso gli 800-850 euro, anche attraverso le maggiorazioni sociali, ma si tratta di una proposta ancora da finanziare.

Per tutti i pensionati scatterà comunque la rivalutazione automatica all’inflazione, che sulla base dei dati di agosto è stimata intorno al 2,9% e costerà allo Stato circa 10 miliardi lordi. Il dato definitivo dipenderà dall’inflazione degli ultimi mesi dell’anno, salita a settembre. Il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha infine proposto una dote previdenziale per i nuovi nati: un libretto alimentato dallo Stato con un versamento annuale di 1.000 euro per ogni nuovo nato, a cui le famiglie potrebbero aggiungere versamenti volontari. Per ora è solo un’ipotesi.

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9) Famiglie e lavoratrici madri

Il bonus mamme

Il bonus mamme vale nel 2026 60 euro al mese, per un massimo di 720 euro all’anno, per le lavoratrici dipendenti e autonome con almeno due figli e un reddito da lavoro non superiore a 40.000 euro. Spetta fino al mese in cui il secondo figlio compie 10 anni, o fino ai 18 anni del più piccolo per chi ha tre o più figli. È una misura ponte in attesa del nuovo esonero contributivo parziale per le madri con almeno due figli, la cui partenza è stata rinviata al 2027. Importi e modalità del nuovo sgravio non sono ancora stati definiti, e la manovra dovrà chiarire come si coordinerà con il bonus.

Scade invece il 31 dicembre 2026 l’esonero contributivo totale per le lavoratrici con almeno tre figli, fino a 3.000 euro all’anno per le dipendenti a tempo indeterminato. Per il 2027 la normativa prevede un nuovo assetto con requisiti diversi.

Il ministero del Lavoro punta a un pacchetto da oltre 2 miliardi che comprende anche il rinnovo degli incentivi per le assunzioni di giovani e donne e degli sgravi nella Zes unica del Mezzogiorno, per la quale l’obiettivo è di almeno 4 miliardi nel triennio.

10) Imprese: iperammortamento, voucher per l’intelligenza artificiale e Zes

Per le imprese la novità più concreta sarebbe la proroga dell’iperammortamento, il meccanismo che ha sostituito il credito d’imposta Transizione 5.0, con il termine per completare gli investimenti agevolati che slitterebbe dal 30 settembre 2028 al 30 settembre 2029, perché il regime è partito con alcuni mesi di ritardo. Il Ministero delle Imprese valuta anche di ampliare le spese ammesse, includendo il software in cloud e i servizi legati all’uso dei macchinari. Secondo i ministeri la proroga potrebbe non richiedere nuove risorse significative.

Allo studio c’è anche un voucher per l’intelligenza artificiale destinato a micro, piccole e medie imprese, tra 8.000 e 15.000 euro a seconda della dimensione, con una dotazione complessiva di circa 200 milioni. Sono già finanziati per il 2027, invece, il credito d’imposta per la Zes unica (1 miliardo) e la Nuova Sabatini (450 milioni aggiuntivi).

Banche ed energia: chi potrebbe pagare la manovra?

La copertura più discussa è un contributo delle banche. La Lega propone un prelievo del 5% sugli utili dei dieci maggiori istituti per tre anni, con un gettito stimato in 2-3 miliardi da destinare a pensioni e misure sociali. Forza Italia è contraria e suggerisce in alternativa di agire sugli acconti d’imposta. Giorgetti non si è schierato e ha spostato il discorso sulla concorrenza nel settore bancario. Si discute anche di un possibile contributo delle società energetiche per finanziare le misure contro il caro bollette.

Cosa aumenta dal 2027?

Non tutte le novità del 2027 dipendono dalla nuova manovra. La legge di Bilancio 2026 ha già fissato un aumento progressivo delle accise sui tabacchi: l’accisa specifica sulle sigarette sale da 32 a 35,50 euro per mille pezzi nel 2027 e a 38,50 euro nel 2028.

Secondo la relazione tecnica, l’effetto medio è di circa 25 centesimi in più a pacchetto nel 2027, anche se i nuovi prezzi scatteranno solo con la pubblicazione dei listini da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e varieranno da marca a marca. Aumenta anche il prelievo su tabacco trinciato, sigarette elettroniche e tabacco riscaldato.

Le altre proposte sul tavolo

Il Fondo sanitario nazionale è salito a quasi 143 miliardi nel 2026. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha assicurato che nella manovra ci saranno risorse aggiuntive, senza indicare cifre, con priorità al personale (più assunzioni e stipendi migliori, anche sul fronte della tassazione degli straordinari) e alla prevenzione. Il Consiglio dei ministri ha intanto approvato il piano nazionale per la fragilità e la non autosufficienza, da oltre 1,5 miliardi, che dal 1° gennaio 2027 prevede l’apertura dei punti unici di accesso nelle Case di comunità.

Forza Italia ha avanzato anche la possibilità di recuperare le detrazioni per le spese sanitarie nello stesso anno in cui vengono sostenute, senza attendere la dichiarazione dei redditi, e l’esenzione dalle imposte per i primi cinque anni di attività delle start-up, con agevolazioni per chi vi investe. Le associazioni d’impresa e dei professionisti chiedono un buono digitale triennale per software, cloud e cybersicurezza. Sono tutte proposte senza una copertura individuata.

Attenzione

Le misure descritte in questa guida sono proposte e ipotesi in discussione all’8 ottobre 2026. Nessuna è definitiva finché non sarà approvato il testo della legge di Bilancio. Le stime di costo provengono da dichiarazioni del governo, dalla relazione tecnica della legge di Bilancio 2026 e da elaborazioni di stampa, e potranno cambiare con il testo del disegno di legge atteso intorno al 20 ottobre.


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