Per chi lavora in proprio, attraversare un periodo di difficoltà economica non significa necessariamente dover rinunciare alla propria attività. Un calo degli incarichi, la perdita di clienti importanti o una contrazione dei compensi possono compromettere l’equilibrio finanziario anche di professionisti con anni di esperienza. Proprio per affrontare queste situazioni, il sistema previdenziale italiano prevede una specifica forma di tutela.
Si tratta del Bonus Partite IVA 2026, un’indennità INPS che può raggiungere 817,69 euro al mese per sei mesi, destinata a determinate categorie di titolari di partita IVA che hanno subito una significativa riduzione del reddito.
La possibilità di accedere al beneficio resta aperta ancora per poche settimane: il termine per presentare domanda è fissato al 31 ottobre 2026. Prima di procedere, tuttavia, occorre verificare attentamente la propria situazione contributiva e fiscale, poiché il sostegno non viene riconosciuto indistintamente a tutti i lavoratori autonomi.
Bonus Partite IVA 2026: una tutela economica per chi lavora in proprio
Nel mondo del lavoro autonomo, la continuità degli incassi rappresenta spesso una delle principali incognite. A differenza dei dipendenti, molti liberi professionisti non possono contare su una retribuzione costante e devono sostenere le spese necessarie a mantenere operativa la propria attività anche quando le entrate diminuiscono.
Per rispondere almeno parzialmente a questa esigenza è stata introdotta l’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa, conosciuta attraverso l’acronimo ISCRO.
Inizialmente sperimentata nel triennio 2021-2023, la misura è diventata strutturale dal 1° gennaio 2024 per effetto della Legge 213/2023. Non si tratta, quindi, di un’agevolazione straordinaria introdotta esclusivamente per l’anno in corso, ma di uno strumento stabile del sistema di protezione sociale.
La sua particolarità consiste nel fatto che il lavoratore può ricevere l’aiuto economico continuando a esercitare la professione. L’obiettivo non è compensare la perdita definitiva dell’occupazione, bensì offrire un sostegno durante una fase di ridotta capacità reddituale.
Questa distinzione è fondamentale: l’ISCRO interviene quando l’attività attraversa una crisi, non quando viene definitivamente abbandonata.
Chi può richiedere il Bonus Partite IVA nel 2026
La platea dei potenziali beneficiari comprende i professionisti che svolgono abitualmente un’attività autonoma e risultano iscritti alla Gestione Separata INPS, secondo quanto previsto dall’articolo 2, comma 26, della Legge 335/1995.
Rientrano quindi nel campo di applicazione della misura, purché soddisfino tutte le condizioni richieste, anche i lavoratori che adottano il regime fiscale forfettario.
Non basta, però, possedere una partita IVA. Sono esclusi dal perimetro ordinario del beneficio i professionisti assicurati presso altre casse previdenziali obbligatorie, come quelle previste per numerose professioni regolamentate.
Un ulteriore requisito riguarda l’anzianità dell’attività: al momento della richiesta, la partita IVA deve risultare attiva da almeno tre anni per l’esercizio professionale che ha determinato l’iscrizione alla gestione previdenziale interessata.
È inoltre indispensabile essere in regola con il versamento dei contributi obbligatori. Su questo punto l’INPS ha introdotto un chiarimento favorevole ai lavoratori: chi ha regolarmente pagato i contributi, ma non ha ancora formalizzato l’iscrizione alla Gestione Separata, non viene automaticamente escluso per questa sola irregolarità amministrativa. Rimane comunque necessario completare la registrazione.
Requisiti reddituali: quanto devono essere diminuiti i guadagni
Il parametro decisivo per ottenere il Bonus Partite IVA 2026 è la contrazione del reddito professionale. Il legislatore ha stabilito un meccanismo di confronto che considera tre annualità fiscali.
Per le domande presentate nel 2026, l’INPS prende in esame il reddito da lavoro autonomo prodotto nel 2025 e lo confronta con la media dei redditi conseguiti nel 2023 e nel 2024.
Il valore riferito al 2025 deve risultare inferiore al 70% della media del biennio precedente. In sostanza, occorre aver registrato una riduzione superiore al 30% rispetto al valore medio utilizzato come riferimento.
Facciamo un esempio. Un professionista che abbia dichiarato 6.000 euro nel 2023 e 5.000 euro nel 2024 presenta una media annuale di 5.500 euro. Il 70% di tale importo corrisponde a 3.850 euro. Per rispettare il requisito, il reddito professionale del 2025 dovrà essere inferiore a questa cifra.
Al confronto percentuale si aggiunge un secondo vincolo: il reddito autonomo del 2025 non deve superare 12.749,18 euro, soglia aggiornata per il 2026 dall’INPS attraverso la circolare n. 4 del 28 gennaio.
È importante distinguere il reddito dal fatturato. Per la verifica vengono considerati i dati fiscali dell’attività professionale, rilevabili, secondo il regime applicato, dai quadri RE, RH o LM della dichiarazione dei redditi. Non è quindi sufficiente confrontare semplicemente gli importi delle fatture emesse.
Quanto spetta con il Bonus Partite IVA 2026: fino a 4.906 euro complessivi
La somma riconosciuta varia in funzione dei redditi professionali pregressi. Non esiste un assegno identico per tutti i beneficiari, perché l’INPS applica una formula individuale.
Il calcolo parte dalla media dei redditi da lavoro autonomo relativi al 2023 e al 2024. Questa viene dimezzata per ottenere il valore semestrale, sul quale si applica una percentuale del 25%.
L’importo così determinato costituisce la mensilità teorica, sulla quale operano i limiti minimi e massimi stabiliti dalla normativa.
Per il 2026, le cifre ufficiali sono state rivalutate in base all’andamento dell’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Di conseguenza, l’indennità mensile è compresa tra 255,53 e 817,69 euro lordi.
Considerando le sei mensilità previste, il contributo complessivo può oscillare tra 1.533,18 e 4.906,14 euro lordi.
Per riprendere l’esempio precedente, con una media reddituale di 5.500 euro, il valore semestrale è pari a 2.750 euro. Applicando il 25% si ottiene una prestazione mensile di 687,50 euro, per un totale di 4.125 euro nell’arco dei sei mesi.
Occorre ricordare che l’indennità concorre alla formazione del reddito imponibile e non comporta l’accredito di contributi figurativi. Il periodo nel quale viene percepita, pertanto, non produce automaticamente copertura previdenziale utile ai fini pensionistici.
Chi resta escluso e quando non è possibile ripresentare domanda
Oltre ai requisiti economici e professionali, la disciplina individua alcune condizioni incompatibili con l’erogazione del sostegno.
Non possono accedere all’indennità i titolari di pensione diretta, i lavoratori assicurati presso altre forme previdenziali obbligatorie e i beneficiari dell’Assegno di inclusione. Sono inoltre previste incompatibilità con specifiche indennità di disoccupazione, tra cui NASpI e DIS-COLL, e con determinate cariche politiche remunerate.
Un aspetto particolarmente rilevante riguarda chi ha già utilizzato questa forma di tutela.
Chi ha beneficiato dell’ISCRO nel 2024 oppure nel 2025 non può richiederla nuovamente nel 2026. La legge vieta infatti una nuova domanda nel biennio successivo all’anno in cui è iniziata la fruizione.
La limitazione continua a operare anche quando il beneficiario ha perso il diritto all’indennità prima di ricevere tutte le mensilità disponibili.
Diversa è la situazione di chi aveva inoltrato una richiesta senza ottenere la prestazione, ad esempio per una domanda respinta o revocata dall’origine. In queste circostanze è possibile presentare una nuova istanza, sempre che risultino soddisfatti i requisiti previsti per il 2026.
Domanda Bonus Partite IVA 2026: la procedura INPS entro il 31 ottobre
Il periodo utile per richiedere il beneficio è iniziato il 15 giugno 2026 e terminerà il 31 ottobre 2026, secondo le indicazioni contenute nel messaggio INPS n. 1987 del 15 giugno.
La procedura viene gestita attraverso i canali telematici dell’Istituto. Chi desidera presentare autonomamente la richiesta può collegarsi al portale ufficiale INPS e raggiungere il servizio denominato Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche.
Il percorso di navigazione comprende la sezione dedicata a sostegni, sussidi e indennità. Una volta effettuata l’autenticazione mediante SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi, occorre selezionare la prestazione ISCRO.
In alternativa, il cittadino può utilizzare il Contact Center Multicanale chiamando il numero 803 164, gratuito da rete fissa, oppure lo 06 164164 da telefono cellulare, con costi determinati dal proprio operatore.
La richiesta può essere trasmessa anche attraverso i patronati abilitati, utilizzando i servizi telematici dedicati.
Durante la compilazione è necessario autocertificare i redditi degli anni interessati, qualora le relative informazioni non siano già disponibili negli archivi previdenziali.
Per informazioni complete e accesso alla prestazione è disponibile la documentazione ufficiale sul sito INPS, cercando il servizio dedicato all’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa.
Continuità dell’attività e aggiornamento professionale: gli impegni dopo l’ammissione
Ottenere il contributo non significa essere esonerati dal rispetto delle condizioni previste durante il periodo di erogazione.
Il beneficiario deve mantenere attiva la partita IVA: la cessazione dell’attività durante la percezione dell’indennità determina la decadenza dal diritto. Analoga conseguenza può derivare dalla sopravvenienza di altre situazioni incompatibili con la prestazione.
La disciplina collega inoltre il sostegno economico a percorsi di aggiornamento professionale, pensati per rafforzare le competenze del lavoratore e favorire la capacità di mantenersi competitivo sul mercato.
Questa impostazione riflette un cambiamento nella concezione degli ammortizzatori sociali. La tutela non riguarda più soltanto chi perde un impiego subordinato, ma si estende, seppure con condizioni specifiche, anche a chi rischia di vedere compromessa la sostenibilità della propria professione.
Il Bonus Partite IVA 2026 non elimina l’incertezza che caratterizza molte attività indipendenti, né può sostituire stabilmente un reddito professionale. Può però offrire un margine finanziario durante un periodo particolarmente difficile, consentendo di affrontare gli impegni economici senza interrompere immediatamente il lavoro.
Per i potenziali beneficiari, il passaggio decisivo consiste ora nel verificare la propria posizione fiscale e previdenziale e completare la procedura prima della scadenza del 31 ottobre 2026, evitando di perdere l’accesso a un sostegno che può raggiungere quasi 5.000 euro complessivi.
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