Edilizia ed Abitare – Presentato a Olbia lo studio di Confartigianato Sardegna e Nomisma su come cambiano edilizia e domanda abitativa nell’Isola


EDILIZIA E ABITARE – Ecco la “condizione dell’abitare” dell’Isola:
case vuote, nuovi bisogni e costi in aumento ma anche tanti immobili
da recuperare e rigenerare. Presentato oggi a Olbia lo studio di
Confartigianato Sardegna e Nomisma su come cambiano edilizia e domanda
abitativa nell’Isola. Giacomo Meloni (Confartigianato Sardegna): “La
casa deve tornare ad essere un fattore di coesione sociale e di
sviluppo diffuso”.

La Sardegna vive una profonda trasformazione demografica, sociale e
territoriale che richiede politiche abitative differenziate. Uno
squilibrio abitativo che vede da una parte case vuote e vetuste,
centri che si spopolano e immobili da recuperare e dall’altra
territori nei quali la domanda cresce, gli affitti diventano sempre
più onerosi e trovare un alloggio stabile per famiglie, lavoratori e
studenti può risultare difficile. Una frattura territoriale e sociale
che si intreccia con l’invecchiamento della popolazione, il
cambiamento delle strutture familiari e l’aumento del costo della
vita.
E i dati di questa “condizione dell’abitare” parlano chiaro: su oltre
1 milione di abitazioni di proprietà, ben 320mila, pari al 30,4%,
risultano non occupate o destinate agli affitti brevi. Di queste,
circa 51mila (il 16,2%) sono utilizzate per locazioni turistiche,
mentre nelle aree interne la quota delle abitazioni disabitate supera
il 50%. Al contrario, l’80% delle compravendite immobiliari è
concentrato lungo i litorali, con la sola Gallura che assorbe il 21,7%
delle transazioni regionali. Inoltre, una recente analisi dell’Ufficio
Studi di Confartigianato Sardegna, sulla “salute” per parco
immobiliare a uso abitativo, dice che del totale delle oltre 700mila
abitazioni occupate in Sardegna, il 61,3%, 442.700 unità, è stato
edificato prima del 1980.
Un mercato, dunque, profondamente sbilanciato, proprio mentre cresce
la domanda di abitazioni da parte di famiglie, lavoratori e studenti.
Anche la popolazione anziana esprime bisogni abitativi nuovi, che oggi
non trovano ancora un’offerta adeguata di soluzioni flessibili e
dedicate.
A pesare sulle famiglie è inoltre il costo complessivo dell’abitare:
mantenere una abitazione, tra mutui, affitti e utenze incide pesante
sui bilanci: i sardi destinano alla casa il 33,5% del reddito (contro
il 26,6% UE), arrivando ad assorbire fino al 40% delle uscite mensili
per utenze e consumi domestici. La fragilità è evidente
nell’entroterra, dove il 29,9% dei contribuenti dichiara sotto i 10
mila euro l’anno.
La sfida, quindi, non è soltanto costruire nuove abitazioni, ma
riportare sul mercato quelle inutilizzate, rigenerare i centri e le
aree interne, diversificare l’offerta abitativa e migliorare la
qualità del patrimonio esistente. L’obiettivo è rendere il sistema
dell’abitare più sostenibile, accessibile e coerente con i nuovi
bisogni della popolazione.
Per affrontare questa trasformazione non basta costruire nuove case:
occorre rimettere in circolo quelle inutilizzate, riqualificare il
patrimonio esistente e progettare un’offerta abitativa capace di
rispondere ad esigenze molto diverse.
È questa la sfida emersa dal report sull’edilizia e sulla domanda
abitativa nell’Isola, realizzato da Nomisma, presentato e discusso
questa mattina a Olbia nell’iniziativa regionale pubblica organizzata
da Confartigianato Imprese Sardegna e ANAEPA Edilizia Confartigianato,
dal titolo “La nuova domanda abitativa come opportunità per le imprese
edili artigiane della Sardegna”.
L’iniziativa è stata aperta dagli interventi introduttivi di Giacomo
Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, e Stefano
Crestini, Presidente nazionale di ANAEPA Confartigianato Edilizia. E’
seguita la relazione di Elena Molignoni, Responsabile Area Mercato
Immobiliare di Nomisma, che ha illustrato il dossier “Impatto dei
cambiamenti che investono la domanda abitativa in Sardegna. Conoscere
la domanda per orientare l’offerta”, approfondendo le dinamiche del
mercato immobiliare regionale e i cambiamenti che stanno modificando
le esigenze abitative. Il confronto è proseguito con gli interventi di
Francesco Licheri, Presidente di INU Sardegna, e Valeria Saiu,
dell’Università di Cagliari e del CAMI – Centro Interdipartimentale di
Ricerche sulla Casa e il Mercato Immobiliare. Le conclusioni sono
state affidate a Franco Cuccureddu, Assessore Regionale
dell’Artigianato, Turismo e Commercio.
“I dati che emergono dall’indagine sono chiari: il patrimonio
immobiliare sardo sta cambiando in funzione delle trasformazioni
socio-demografiche in atto, alle quali dobbiamo prestare grande
attenzione – afferma Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato
Imprese Sardegna – il futuro dell’edilizia non dipende soltanto dalle
normative europee, ma anche dalla capacità di programmare lo sviluppo
sociale e urbanistico tenendo conto dei cambiamenti demografici ed
economici della regione”. “L’Isola sta affrontando una delle
trasformazioni demografiche più profonde del Paese, destinata ad avere
conseguenze significative anche sul mercato immobiliare. Avremo
bisogno di abitazioni diverse: più piccole, accessibili, prive di
barriere architettoniche e vicine ai servizi, soprattutto sanitari,
assistenziali e di trasporto – continua Meloni – nei prossimi decenni
avremo meno persone in età lavorativa, una popolazione sempre più
anziana e territori esposti al progressivo impoverimento demografico e
alla riduzione dei servizi. Non possiamo considerare questo scenario
inevitabile e irreversibile: deve diventare, al contrario, uno dei
temi centrali delle politiche di sviluppo della Sardegna. Parlare di
edilizia significa parlare anche di rigenerazione urbana, mobilità,
qualità della vita e capacità dei nostri centri di rimanere vivi e
attrattivi”.
Per Stefano Crestini, Presidente Nazionale di Confartigianato ANAEPA
Edilizia, “la sfida dell’edilizia non è più costruire nuovi
agglomerati, ma riqualificare il patrimonio esistente, ripensando
città e infrastrutture in una visione che comprenda viabilità, servizi
e connessioni digitali. Occorre rispondere a bisogni abitativi sempre
più diversificati: famiglie numerose, persone sole, studenti,
lavoratori in mobilità e anziani, anche attraverso immobili
riconvertiti in studentati o strutture assistenziali. Il turismo,
inoltre, richiede soluzioni capaci di adattarsi a flussi sempre più
distribuiti durante l’anno. Questa trasformazione chiama in causa le
imprese e le amministrazioni, ma necessita anche di un sostegno
pubblico stabile, con incentivi sostenibili e duraturi. Dal 1998 al
2026, secondo i dati citati, gli incentivi edilizi hanno mobilitato
circa 72 miliardi di euro: una cifra che impone una riflessione
sull’efficacia e sulla sostenibilità delle agevolazioni. Superando la
logica dei bonus straordinari, bisogna puntare su interventi che
migliorino l’efficienza energetica, riducano i consumi e lascino un
patrimonio più moderno alle future generazioni. Riqualificare
significa anche svolgere una funzione sociale, contrastare il lavoro
irregolare e ridurre la dipendenza energetica dall’estero”.
Secondo Francesco Licheri “La casa deve essere ripensata come un
servizio e non soltanto come un bene patrimoniale. I cambiamenti
demografici, la trasformazione delle famiglie e le nuove esigenze di
lavoro e studio richiedono abitazioni più flessibili, capaci di
adattarsi nel tempo. Per questo occorre recuperare il patrimonio
esistente, riqualificare gli immobili, superare le barriere
architettoniche e favorire il riutilizzo degli spazi, anche attraverso
incentivi mirati e sostenibili. Nelle aree interne, però, il recupero
delle case non basta. Per mantenere vivi i piccoli comuni bisogna
garantire servizi sanitari, istruzione e trasporti accessibili. La
rigenerazione urbana deve quindi integrarsi con una strategia
territoriale che risponda ai bisogni reali delle comunità. Serve una
regia pubblica capace di individuare soluzioni concrete, coinvolgendo
università e imprese artigiane. La riqualificazione, infatti, non si
realizza soltanto con grandi investimenti, ma attraverso interventi
quotidiani, manutenzione programmata e piccole trasformazioni. Le
microimprese possono svolgere un ruolo decisivo nel preservare il
patrimonio edilizio, migliorandone l’efficienza energetica e
adattandolo alle nuove necessità. L’obiettivo è trasformare la casa in
una componente del welfare e garantire un futuro sostenibile ai
territori”.

Secondo Franco Cuccureddu: “il turismo in Sardegna cresce e si
conferma uno dei pilastri dell’economia regionale, ma la vera sfida è
trasformare questa ricchezza in valore diffuso per imprese, lavoratori
e territori. La percezione dell’Isola, spesso identificata
esclusivamente con il mare e le vacanze estive, non restituisce tutta
la complessità di un comparto che negli ultimi anni ha recuperato
posizioni e ampliato la propria presenza. Oggi le strutture ricettive
operano in 209 Comuni su 377, mentre aumentano i visitatori stranieri
e si rafforza la possibilità di destagionalizzare i flussi turistici.
Un cambiamento emerge anche dal mercato delle locazioni brevi, passate
da circa 24.500 nel 2023 a 52mila. Una crescita che, secondo l’analisi
proposta, è legata anche all’emersione di un’offerta già esistente, in
precedenza non sempre dichiarata. Questo fenomeno, insieme alla
concentrazione della domanda in determinati periodi e località,
richiede politiche capaci di governare lo sviluppo turistico e
rispondere alle esigenze abitative dei residenti. In questa direzione
si inseriscono anche gli interventi regionali destinati a sostenere
l’edilizia popolare nei Comuni maggiormente interessati dalla
pressione turistica. Ma il punto centrale è soprattutto economico:
quanto della spesa dei visitatori rimane realmente in Sardegna? La
crescita delle presenze, da sola, non basta se non si traduce in
opportunità per il sistema produttivo locale. Per questo occorre
rafforzare le filiere che collegano turismo, artigianato, commercio e
agroalimentare, favorendo la collaborazione tra strutture ricettive e
imprese del territorio. Dalla lavorazione dei materiali ai servizi,
dalle produzioni alimentari alle attività specializzate, esistono ampi
margini per trattenere nell’Isola una quota maggiore della ricchezza
generata dai flussi turistici. La sfida riguarda anche il modello di
sviluppo. I costi sostenuti per trasporti, servizi, promozione e
gestione delle destinazioni devono essere considerati nel valutare il
ritorno economico complessivo del settore. Il turismo deve contribuire
alla crescita senza sottrarre risorse essenziali ai bisogni dei
residenti, a partire da istruzione, sanità e lavoro. L’obiettivo è
costruire un sistema più integrato, capace di valorizzare le
produzioni locali, sostenere le piccole imprese e distribuire le
opportunità oltre le tradizionali destinazioni costiere. Perché il
successo turistico della Sardegna non si misuri soltanto nel numero
degli arrivi, ma nella capacità di generare occupazione, rafforzare
l’economia locale e produrre benefici duraturi per tutta la comunità”.
La relazione di Elena Molignoni ha posto al centro la necessità di
mettere in relazione il diritto all’abitare, la rigenerazione urbana,
la sostenibilità ambientale e le prospettive delle imprese edili
artigiane. Una sfida che richiede interventi coordinati e una visione
di lungo periodo: perché la risposta alla domanda di casa non passa
soltanto da nuove costruzioni ma anche dalla capacità di valorizzare
ciò che già esiste e renderlo nuovamente utile alle persone e ai
territori.
Case vuote nei borghi, domanda sulle coste: un mercato diviso in due
I dati del dossier restituiscono l’immagine di un mercato immobiliare
profondamente disomogeneo. Nei comuni delle aree interne, lo
spopolamento e l’invecchiamento della popolazione si accompagnano alla
sottoutilizzazione del patrimonio edilizio e alla presenza di alloggi
in condizioni di degrado. Lungo le coste, invece, si concentrano le
compravendite, gli investimenti immobiliari e la domanda legata al
turismo e alle seconde case. In ogni caso il dossier dice anche come
non sarebbe corretto considerare la crescita degli affitti brevi come
unica causa dello spopolamento o della riduzione della disponibilità
di alloggi destinati alla residenza permanente o dell’aumento dei
canoni di locazione. Una dinamica che rischia di penalizzare chi
nell’Isola vive e lavora tutto l’anno: giovani coppie, famiglie,
lavoratori stagionali e dipendenti chiamati a trasferirsi per motivi
professionali, oltre agli studenti. Il problema, tuttavia, non
riguarda soltanto il prezzo degli immobili. Le famiglie devono fare i
conti con redditi che faticano a tenere il passo con le spese
obbligate, bollette energetiche comprese, mentre il crescente ricorso
al credito al consumo può ridurre la capacità di risparmio e rendere
più difficile affrontare un futuro acquisto immobiliare. A questo
scenario si aggiunge una domanda abitativa che cambia. Le famiglie
sono mediamente più piccole, aumenta il peso della popolazione anziana
e cresce l’esigenza di abitazioni efficienti, accessibili, vicine ai
servizi e adatte a differenti fasi della vita. La casa non può più
essere considerata soltanto un bene da acquistare o un investimento: è
anche un’infrastruttura sociale, essenziale per la qualità della vita,
la mobilità del lavoro e la tenuta delle comunità.
Le soluzioni: recuperare, riqualificare, diversificare
Il confronto ha messo in evidenza alcune direttrici di intervento per
contribuire a riequilibrare il sistema abitativo regionale. La prima è
la rigenerazione del patrimonio immobiliare inutilizzato, soprattutto
nei borghi e nei centri delle aree interne. Recuperare edifici vuoti,
ristrutturare abitazioni degradate e riconvertire immobili non più
adeguati significa aumentare l’offerta senza consumare nuovo suolo,
migliorare la qualità urbana e creare condizioni più favorevoli per
attrarre residenti, attività economiche e servizi.
La seconda riguarda la necessità di rafforzare l’accessibilità
economica della casa, sostenendo la locazione stabile e promuovendo
strumenti capaci di favorire l’incontro tra proprietari e potenziali
inquilini. Nei territori maggiormente esposti alla pressione
turistica, una gestione più equilibrata delle locazioni brevi può
inoltre contribuire a preservare un’offerta sufficiente per chi cerca
un’abitazione per viverci tutto l’anno. L’obiettivo è individuare
misure proporzionate alle caratteristiche dei singoli mercati locali,
evitando soluzioni uniformi per situazioni molto diverse.
La terza priorità è la riqualificazione energetica e funzionale degli
edifici. Migliorare isolamento, impianti e prestazioni energetiche
consente di contenere i consumi, ridurre le spese di gestione e
rendere le abitazioni più confortevoli. Un patrimonio edilizio
efficiente è anche una risposta concreta alle difficoltà delle
famiglie alle prese con il costo dell’energia e un’occasione per
valorizzare competenze, professionalità e capacità progettuali delle
imprese locali.
Accanto alla riqualificazione tradizionale, il dossier richiama
l’attenzione su formule abitative innovative, da sviluppare in
relazione ai bisogni dei diversi territori: student housing,
co-living, micro-living e senior housing. Soluzioni che possono
offrire risposte più flessibili a studenti, lavoratori fuori sede,
giovani in cerca di autonomia e persone anziane che desiderano
mantenere indipendenza e relazioni sociali, con servizi adeguati alle
proprie necessità. Particolare rilievo assume proprio il tema della
popolazione anziana. L’invecchiamento demografico richiede abitazioni
accessibili, prive di barriere, vicine ai servizi sanitari e di
prossimità, ma anche nuove forme di convivenza e assistenza. Il senior
housing, il cohousing per anziani e le reti di servizi possono
contribuire a contrastare l’isolamento e a migliorare la qualità della
vita, aprendo al contempo opportunità nell’ambito della cosiddetta
Silver Economy.
Per rendere efficaci queste strategie servono una programmazione
territoriale integrata, procedure amministrative più semplici,
strumenti finanziari accessibili e un coordinamento tra Comuni,
Regione, professionisti, proprietari e imprese. Le politiche abitative
dovranno tenere conto delle specificità locali: sostenere la residenza
stabile nelle zone turistiche, favorire il recupero nei centri in
declino e collegare gli interventi edilizi alla presenza di servizi,
infrastrutture e opportunità di lavoro.
Edilizia, 23mila imprese e 42mila addetti: la casa come leva di sviluppo
La questione abitativa rappresenta anche una concreta opportunità economica.
In Sardegna, nel II trimestre 2026, operano 22.780 imprese delle
Costruzioni (Sezione F), di cui 13.168 artigiane (58% del totale). Sia
per il totale che per l’artigianato il numero di imprese risulta in
salita rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: le prime del
+0,6% e le seconde del +0,7%. Gli addetti complessivamente coinvolti
nelle Costruzioni sono 41.521, di cui 22.482 impiegati in imprese
artigiane.
Il comparto artigiano delle Costruzioni genera 1.329 milioni di euro
di valore aggiunto, pari al 39,5% del valore aggiunto totale
dell’artigianato sardo (>5,5 punti percentuali rispetto al 34,0% del
totale Italia) e al 3,8% dell’economia regionale, un contributo
superiore alla media nazionale (2,7%). Si tratta di un settore
fortemente caratterizzato dalla presenza di micro e piccole imprese:
il 91,5% degli addetti lavorano in imprese attive con meno di 50
addetti.
Numeri che evidenziano il peso delle costruzioni nell’economia
dell’Isola e il ruolo delle piccole imprese nella manutenzione, nella
ristrutturazione e nella riqualificazione degli edifici. La nuova
domanda abitativa può alimentare interventi diffusi sul territorio,
dalla messa in sicurezza degli immobili all’efficientamento
energetico, dal recupero dei centri storici alla realizzazione di
abitazioni accessibili e servizi per le persone anziane.
Per le imprese artigiane, questa prospettiva significa poter
trasformare le esigenze sociali in occasioni di lavoro qualificato,
investimenti e innovazione. A condizione, però, che gli interventi
siano accompagnati da una programmazione stabile, incentivi efficaci,
accesso al credito e procedure che consentano anche alle realtà più
piccole di partecipare ai progetti di rigenerazione.
“I dati ci restituiscono l’immagine di un comparto delle costruzioni
che genera occupazione, valore e sviluppo, ma che deve sapersi
adattare a uno scenario profondamente mutato. La sfida è accompagnare
le imprese nella transizione tecnologica e ambientale, investire nella
formazione e nelle competenze e favorire l’accesso al credito,
ripensando contemporaneamente città e territori alla luce dei nuovi
bisogni – rimarca il Presidente di Confartigianato Sardegna – il
futuro del settore non consisterà semplicemente nel costruire di più,
ma nel costruire meglio: riqualificare il patrimonio esistente,
rendere le abitazioni più efficienti e accessibili e integrare le
nuove tecnologie senza perdere il valore delle competenze e del lavoro
artigiano. Dobbiamo progettare luoghi nei quali sia ancora possibile
vivere, lavorare e costruire il proprio futuro”.
“La casa deve tornare a essere un fattore di coesione sociale e di
sviluppo diffuso. Recuperare gli immobili esistenti significa
sostenere le imprese artigiane, limitare il consumo di suolo,
migliorare la vivibilità dei centri abitati e offrire nuove
opportunità a chi vuole restare, trasferirsi o investire nell’Isola –
conclude Meloni – la vera sfida è trasformare un patrimonio oggi in
parte inutilizzato in una risorsa capace di rispondere ai bisogni
abitativi, rivitalizzare le comunità e generare valore per l’intera
Sardegna”.

1. Il paradosso delle 319mila case non occupate: Su un totale
regionale di 1,049 milioni di abitazioni, ben 319 mila (il 30,4%)
risultano prive di residenti stabili. Il dato diventa drammatico nelle
zone interne, dove l’incidenza delle abitazioni sfitte supera il 50%.
A questo si contrappone una fortissima concentrazione del mercato
immobiliare: oltre l’80% delle compravendite complessive (15.119
transazioni su 18.797 nel 2025) avviene lungo i litorali. Emblematico
è il caso della Gallura Nord-Est, che assorbe il 21,7% delle
compravendite regionali pur ospitando appena il 10% della popolazione
sarda.
2. La morsa del costo dell’abitare sui bilanci familiari: Le famiglie
sarde destinano all’abitazione e utenze il 33,5% del reddito, contro
una media europea del 26,6%. Nel paniere dei consumi mensili, le voci
legate a casa, acqua, elettricità e gas assorbono il 40% del budget
familiare, collocando la Sardegna ai vertici nazionali per spese
obbligate. Nelle zone non costiere, dove il 29,9% dei contribuenti
dichiara un reddito inferiore ai 10.000 euro annui, la sostenibilità
dell’alloggio diventa un’emergenza. Questa pressione spinge verso
l’indebitamento: la rata media mensile pro-capite è di 241 euro, con
un debito residuo medio di 25.446 euro a persona.
3. Il boom dell’extra-alberghiero e la stretta sulle locazioni
stabili: Il 2025 ha segnato il massimo storico per il turismo sardo,
con un incremento del +33% negli arrivi e del +39% nelle presenze.
L’espansione si è riflessa sul tessuto abitativo attraverso la
proliferazione degli affitti brevi. Cagliari e Gallura concentrano il
58% degli esercizi extra-alberghieri e 30.111 Codici Identificativi
Nazionali (CIN) sui 51.597 regionali. La conversione dello stock
residenziale in asset turistico ha sottratto alloggi alla residenza
stabile, innescando rincari dei canoni tra il +20% e il +40%
nell’ultimo decennio.
4. La spinta delle nuove concessioni e la transizione energetica: In
controtendenza con il dato nazionale (-6,1% nei permessi nel 2025), la
Sardegna registra un +9,4% nelle concessioni per nuove abitazioni
(+17% dal 2017), trainato da Cagliari e Sassari. Sotto il profilo
energetico, il 21,7% degli APE depositati rientra nelle classi A e B,
superando la media italiana (20,4%), con Cagliari al 27,4%. Permane
tuttavia una forbice territoriale: nelle province interne di Nuoro e
Sud Sardegna, le classi F e G rappresentano rispettivamente il 44,8% e
il 42,8% dello stock.
ANALISI DEI RISCHI SISTEMICI
Dal Report emergono tre principali vettori di rischio per il futuro dell’Isola:
• Spopolamento e squilibrio demografico: Negli ultimi sei anni la
Sardegna ha perso il 3,7% della popolazione, un ritmo quasi quadruplo
rispetto alla media nazionale. Il calo delle nascite non è compensato
dal saldo migratorio positivo (+4,4mila persone nel 2025),
prospettando un calo del -16,1% delle coppie con figli entro il 2034.
Nei micro-comuni l’indice di vecchiaia supera 496 (vs 280 dei grandi
centri) e l’indice di dipendenza strutturale degli anziani tocca quota
62,2 (vs 39,0 nazionale), col rischio di desertificazione sociale e
paralisi dei servizi.
• Espulsione abitativa e frattura sociale: La combinazione tra redditi
bassi nelle aree interne, inflazione ed esplosione degli affitti
turistici costieri crea un fenomeno di espulsione dai mercati
abitativi. Giovani e famiglie a reddito medio-basso faticano a
reperire alloggi a canoni sostenibili o contratti stabili.
• Degrado del patrimonio immobiliare: Oltre 319mila abitazioni non
occupate costituiscono una risorsa congelata. Senza interventi di
recupero, un’ampia porzione del patrimonio rischia il degrado fisico
ed energetico, aumentando i costi di gestione ed erodendo la ricchezza
delle famiglie.
LE SOLUZIONI PRATICABILI PER UN ABITARE SOSTENIBILE
Confartigianato Sardegna e Nomisma delineano quattro interventi
strategici per riorientare l’offerta:
1. Regolazione mirata degli affitti brevi: Per mitigare gli squilibri
nei comuni litoranei e nei centri storici, occorre introdurre
strumenti urbanistici capaci di governare i CIN e preservare alloggi
destinate alla residenza stabile e ai contratti convenzionati.
2. Piano straordinario di rigenerazione per le aree interne:
Trasformare le case sfitte in risorsa. Confartigianato propone leve
fiscali, urbanistiche e finanziarie locali per il recupero del
costruito inutilizzato nell’interno, favorendo il reinsediamento di
famiglie e smart worker attraverso co-living e borghi rigenerati.
3. Opportunità dalla Silver Economy e Senior Housing: Gli over 65
rappresentano un quarto dei consumi regionali e possiedono oltre l’80%
delle case. L’abitare assistito, il senior co-housing e i servizi
domotici di prossimità rispondono all’invecchiamento attivo e creano
un’opportunità per le imprese artigiane dell’edilizia e dei servizi.
4. Efficientamento energetico mirato e supporto alla locazione:
Priorità agli interventi di riqualificazione energetica nei comuni
interni e nelle province a più alta incidenza di classi F e G (Nuoro e
Sud Sardegna). In parallelo, occorre promuovere contratti a canone
concordato e garanzie pubbliche che riducano i rischi di morosità e
incentivino i locatori a immettere gli immobili sul mercato
residenziale stabile.


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