Risale al 2007 la legge che prometteva di dare vita a quella che dovrebbe essere la quarta area protetta più grande d’Italia. Ma oggi qualcosa si sta muovendo
La data della svolta
Ma ora c’è una data, il 9 dicembre, che dovrebbe indicare la svolta. Risale al 2007 la legge finanziaria nazionale che prometteva di dare vita a quella che dovrebbe essere la quarta area protetta più grande d’Italia. Ma ad oggi, ben vent’anni dopo, tra prese di posizione di tutela ambientale, veti incrociati, tutto è rimasto fermo da dove era partito. Una vera e propria “odissea”, che si aggiunge alle tante incompiute della nostra Isola, ma anche di altre parti d’Italia.
Promesso, dunque, finanziato sulla carta e atteso da comunità, ambientalisti e agricoltori, il parco è rimasto ostaggio di un infinito limbo burocratico. Ma cosa potrebbe accadere il 9 dicembre: è la data indicata per la sua istituzione, stando a quanto è stato stabilito dal Tar che dopo l’immobilismo di questi anni ha posto un punto fermo.
Il Tribunale regionale, infatti, a metà giugno ha accolto il ricorso presentato dalle associazioni ambientaliste, condannando la Regione Siciliana per inadempienza. La sentenza avrebbe accertato il ritardo e la condotta delle istituzioni regionali che non avrebbero completato l’intesa con il Ministero dell’Ambiente per l’approvazione del decreto istitutivo e della relativa perimetrazione. Il Tribunale, dunque, ha dato dei tempi per completare tutto, altrimenti si rischia la nomina di un commissario. La sentenza del Tar non è stata affatto digerita soprattutto dalla parte politica. Da una parte si vorrebbe ricorrere al Cga, il Consiglio di giustizia amministrativa, dall’altro si susseguono incontri in Commissione regionale Ambiente dove i vari deputati si sono espressi contro la sua nascita.
L’istituzione del Parco
Coloro che sostengono l’istituzione del parco, come associazioni ecologiste, operatori del turismo sostenibile, comitati civici ritengono il parco una risorsa fondamentale per tutto il territorio, perché da una parte potrebbe tutelare vallate, cave fluviali e canyon storici da eventuali speculazioni edilizie, discariche o impianti industriali.
Inoltre la nascita del parco potrebbe garantire una maggiore visibilità del Sud Est a livello internazionale, attraendo fondi comunitari, turismo naturalistico, escursionismo ed enogastronomia. Infine ci sarebbe una maggiore protezione per alcuni specie di flora e fauna che rendono unico il territorio dei fiumi Anapo, Irminio e Cassibile. A temere invece sulle conseguenze che i vincoli imposti dal parco possano incidere sull’economia rurale sono molti sindaci, ma anche organizzazioni agricole, allevatori.
Da una parte si teme la burocratizzazione e il blocco delle attività agricole e pastorali, dall’altra si sostiene che essendoci in questa parte della Sicilia già zone vincolate come Riserve Naturali, Siti di Interesse Comunitario (SIC) e Zone di Protezione Speciale un unico parco sarebbe superfluo. Inoltre si contesta l’attuale perimetrazione dell’ipotetico sito.
Ma quale territorio verrebbe coinvolto con l’istituzione del Parco? La superficie stimata sarebbe di oltre 140 mila ettari, coprendo tre province Siracusa, Ragusa, Catania e ben 27 comuni, tra cui Buccheri, Palazzolo Acreide, Noto, Avola, Sortino, Siracusa, Ragusa, Modica, Giarratana, Scicli, Grammichele, Militello in Val di Catania. E mentre la politica si muove su un fronte, oltre quattrocento persone si sono ritrovate domenica scorsa a Buccheri, nell’ambito di un’iniziativa promossa da Ente Fauna Siciliana, Legambiente Sicilia, Lipu, Club Alpino Italiano, WWF O.A Siciliane, Federparchi, Associazione Acquanuvena, Slow Food Siracusa e Italia Nostra Sicilia per sostenere l’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei e del rispetto di quanto sancito dalle ultime pronunce di legge.
«La sentenza parla chiaro, la politica non può sostituirsi alla sentenza – afferma Marco Mastriani, coordinatore regionale Federparchi Sicilia -. Se alla scadenza la Regione non chiude l’intesa o pensa di prendere altro tempo, subentrerà il commissario dello Stato, non possono esserci scorciatoie. In questi due mesi che restano la Regione deve cercare di chiudere l’intesa, dove possibile portare migliorie e lo faccia ascoltando i territori ma non stravolgendo la perimetrazione o allungando i tempi del procedimento. Noi faremo altri incontri pubblici anche con il comitato “In cammino per il Parco nazionale degli Iblei” e coinvolgeremo i produttori a cui spesso vengono raccontate falsità. Per fugare paure e perplessità perché anche per loro ci sono grandi opportunità con l’istituzione di un Parco nazionale».
Per gli ambientalisti, dunque, il parco servirebbe a tutelare il paesaggio ibleo, campagne, uliveti, muri a secco, masserie e antichi percorsi che testimoniano secoli di lavoro e rapporto tra uomo e terra. Netta, invece, è la posizione del sindaco di Buccheri Alessandro Caiazzo, che parla di perimetrazione e zonizzazione che rischiano di imporre nuovi vincoli e soprattutto di sovrapposizione con ciò che già esiste sul territorio. «Ci sono già delle aree protette – sottolinea –. In questi anni c’è stata un’estensione del patrimonio boschivo e naturalistico. Questa è la prova che è stata avviata tutela ed implementazione delle aree naturalistiche. Inoltre dato che vengono ancora considerate aree dove c’è una biodiversità questa è la dimostrazione che il lavoro fatto è stato fatto bene».
Il sindaco Caiazzo ribadisce che la sentenza del Tar non è entrata nel merito, ma si è solo pronunciata sul silenzio della Regione, ordinandone dunque l’istituzione. Ma rivela che in questi anni i Comuni si sono adoperati per inviare al Libero Consorzio di Siracusa le osservazioni e valutazioni sul Parco. Però si è creata un’inevitabile confusione dovuta anche al commissariamento delle ex Province.
Adesso i Comuni stanno facendo altre considerazioni specifiche che saranno trasferite alla Regione che dovrà esprimersi o con il diniego alla costituzione del Parco o autorizzandolo, ma si dovrebbe tenere conto di queste valutazioni. Dunque l’ultima parola sembra ancora non essere stata scritta. Le scadenze sono imminenti e potrebbero confermare o ribaltare l’esito. Intanto questo è uno dei territori più affascinanti e visitati del Sud Est siciliano, tra Pantalica, Cavagrande e altri luoghi naturalistici, che chiedono sempre più tutele e valorizzazioni.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


