Carburanti ancora sopra i due euro, il gasolio pesa di più


Protesta dei trattori (Ansa)

Finito lo sconto sulle accise del diesel, il gasolio costa 21,6 centesimi al litro più della benzina. In Puglia, ad agosto, i prezzi erano leggermente superiori alla media nazionale. Famiglie e imprese fanno i conti con una spesa sempre più elevata.

Il costo dei carburanti continua a pesare sui bilanci delle famiglie e delle imprese italiane. Le ultime rilevazioni disponibili per il 12 ottobre indicano una media nazionale di 2,036 euro al litro per la benzina self-service e di 2,252 euro per il gasolio. Il diesel supera così la benzina di 21,6 centesimi al litro, un divario che riflette soprattutto le modifiche alla tassazione introdotte nel corso dell’anno e la fine dello sconto sulle accise del gasolio.

Il quadro resta particolarmente delicato per chi utilizza quotidianamente l’automobile per motivi di lavoro e per le attività produttive che dipendono dal trasporto su strada. L’aumento dei costi di rifornimento, infatti, si ripercuote non soltanto sugli automobilisti, ma anche sulle imprese di autotrasporto, sulla logistica e, indirettamente, sui prezzi di numerosi beni e servizi.

LA FINE DELLO SCONTO SULLE ACCISE DEL DIESEL

Uno dei passaggi più rilevanti è stato il 5 ottobre, data di scadenza del taglio di 6,1 centesimi al litro sulle accise del gasolio. La misura era stata introdotta per contenere temporaneamente il costo dei rifornimenti, in una fase caratterizzata dalle tensioni sui mercati energetici internazionali.

Al termine dell’agevolazione, dal 6 ottobre, la tassazione sul diesel è tornata ad aumentare per effetto della cessazione dello sconto. Il meccanismo delle accise mobili, indicato dal governo come possibile strumento alternativo per attenuare gli aumenti, non risultava ancora operativo alla data di scadenza, in assenza del necessario decreto attuativo.

Le accise mobili consentirebbero di utilizzare parte del maggior gettito dell’Iva generato dall’aumento dei prezzi dei carburanti per ridurre la componente fiscale. L’effettiva applicazione dipende tuttavia dall’adozione degli atti necessari e dalle modalità con cui il meccanismo viene attivato.

A rendere più significativo il divario tra benzina e gasolio è stato anche il riordino delle accise entrato in vigore a gennaio, che ha aumentato la tassazione sul diesel e ridotto quella sulla benzina. Il risultato è una differenza di prezzo che continua a incidere sui costi sostenuti da milioni di automobilisti.

I PREZZI DI OTTOBRE: OSCILLAZIONI CONTENUTE, MA LIVELLI ELEVATI

Le rilevazioni delle prime due settimane di ottobre mostrano variazioni relativamente contenute, senza però un ritorno ai livelli precedenti agli aumenti.

Il primo ottobre la media nazionale del self-service era pari a 2,084 euro al litro per la benzina e 2,285 euro per il gasolio. Il 6 ottobre, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), i valori erano scesi rispettivamente a 2,043 e 2,244 euro al litro.

Il 12 ottobre la benzina aveva registrato un’ulteriore diminuzione di 0,7 centesimi rispetto al 6 ottobre, attestandosi a 2,036 euro al litro. Il gasolio, invece, era salito di 0,8 centesimi, raggiungendo quota 2,252 euro.

Sulla rete autostradale i prezzi risultavano ancora più alti: 2,046 euro al litro per la benzina e 2,271 euro per il gasolio. Differenze che assumono particolare rilievo per chi percorre frequentemente le principali arterie stradali per ragioni professionali o personali.

Le medie nazionali, naturalmente, non coincidono necessariamente con il prezzo applicato da ogni singolo distributore. Il costo effettivo può variare in base alla località, alla rete di vendita, alla modalità di rifornimento e alle politiche commerciali delle compagnie.

LA SITUAZIONE IN PUGLIA: PREZZI SOPRA LA MEDIA NAZIONALE

Anche in Puglia il caro carburanti rappresenta un elemento di attenzione per cittadini e attività economiche. Per ottobre non è disponibile, nel quadro dei dati qui considerati, una media regionale direttamente confrontabile con quella nazionale del 12 ottobre. L’ultimo riferimento regionale individuato è quello del 10 agosto.

In quella data, il gasolio self-service costava in media 2,086 euro al litro in Puglia, contro i 2,076 euro della media nazionale. Per la benzina, il prezzo regionale era di 1,996 euro al litro, rispetto a 1,985 euro a livello italiano.

Lo scarto era quindi di circa un centesimo al litro per entrambi i carburanti. Una differenza contenuta in termini unitari, ma che può diventare più significativa per chi effettua rifornimenti frequenti o percorre lunghe distanze.

Il confronto con aprile restituisce un quadro ancora più articolato. Il 18 aprile la benzina in Puglia costava 1,781 euro al litro, mentre il gasolio raggiungeva 2,131 euro. Rispetto ai valori riportati per agosto, la benzina risultava aumentata di circa 21,5 centesimi al litro, mentre il gasolio era diminuito di circa 4,5 centesimi.

Queste variazioni devono essere interpretate con cautela: le due serie di dati provengono da fonti differenti e il confronto fornisce soltanto un’indicazione orientativa dell’andamento dei prezzi. Non costituisce, pertanto, una misura perfettamente omogenea della variazione registrata nello stesso periodo.

Per la Puglia, dove gli spostamenti su strada e i collegamenti tra centri urbani, aree interne e territori costieri hanno un ruolo importante nella vita quotidiana e nell’attività economica, l’andamento dei carburanti resta un tema rilevante. Per valutare con precisione l’impatto regionale saranno necessarie nuove rilevazioni aggiornate e confrontabili.

LA CRISI INTERNAZIONALE E LE MISURE DEL GOVERNO

Dietro l’andamento dei prezzi si collocano anche le tensioni internazionali, l’evoluzione delle quotazioni petrolifere e le conseguenze dell’escalation del conflitto in Iran. Questi fattori contribuiscono a condizionare i costi delle materie prime energetiche e, di conseguenza, i prezzi finali alla pompa.

Dal 19 marzo il governo è intervenuto con diversi provvedimenti per contenere il costo dei carburanti. Il confronto tra le rilevazioni di luglio e quelle di ottobre, tuttavia, richiede attenzione, perché nel frattempo sono cambiate le misure fiscali applicate.

Il 3 luglio, quando il taglio delle accise era ancora in vigore, la media nazionale del self-service era pari a 1,803 euro al litro per la benzina e 1,882 euro per il gasolio. I valori del 12 ottobre risultano quindi superiori rispettivamente di 23,3 e 37 centesimi al litro.

Si tratta di un confronto tra prezzi registrati in due momenti differenti, non di una misura dell’effetto di una singola decisione governativa. Per distinguere il peso delle quotazioni internazionali da quello delle imposte e delle altre componenti del prezzo sarebbe necessario analizzare separatamente ciascun fattore.

La questione centrale rimane l’efficacia degli strumenti adottati per contenere il costo dei rifornimenti. La fine di una misura temporanea, senza l’immediata operatività di un meccanismo alternativo, rischia infatti di lasciare automobilisti e imprese esposti a un livello di spesa elevato.

IL CONTO PER FAMIGLIE E IMPRESE

Le conseguenze economiche del caro carburanti non si esauriscono nel prezzo indicato alla pompa. Per le famiglie, il maggiore costo del rifornimento riduce le risorse disponibili per altre spese. Per le imprese, soprattutto quelle che dipendono dal trasporto su strada, l’aumento dei costi operativi può incidere sui margini e sulla competitività.

Secondo un’analisi attribuita all’associazione dei consumatori Adusbef, tra marzo e agosto gli automobilisti avrebbero sostenuto oltre 4,7 miliardi di euro di spesa aggiuntiva rispetto allo stesso periodo del 2025.

Per ottobre, l’Ufficio studi della Cgia di Mestre stima invece un aggravio complessivo di circa 1,1 miliardi di euro rispetto a un mese medio del 2025, anche considerando il tetto ai prezzi adottato da Eni e da altre compagnie.

Si tratta di stime elaborate sulla base di specifiche metodologie e ipotesi di calcolo, che non vanno confuse con una rilevazione diretta della spesa sostenuta da ogni famiglia o impresa. Il dato evidenzia, comunque, la dimensione economica del problema e la sua possibile ricaduta sui consumi e sull’attività produttiva.

Per le aziende di autotrasporto, l’incremento del prezzo del gasolio rappresenta una voce particolarmente sensibile. La possibilità di trasferire integralmente i maggiori costi sui clienti dipende dal settore, dai contratti e dalle condizioni di mercato. In caso contrario, una parte dell’aumento può tradursi in una riduzione dei margini.

ACCISE MOBILI E SCADENZA DEL TETTO AI PREZZI: I PROSSIMI PASSAGGI

Restano aperte due questioni. La prima riguarda l’effettiva attivazione delle accise mobili, che richiede il completamento dell’iter previsto. La seconda concerne la durata del tetto ai prezzi applicato dalle compagnie e il comportamento del mercato alla scadenza della misura.

La pubblicazione del decreto attuativo sarà un passaggio decisivo per capire se e in quale misura il meccanismo potrà contribuire a ridurre il costo dei rifornimenti. Sarà inoltre necessario verificare quali condizioni e quali limiti verranno stabiliti per la sua applicazione.

Parallelamente, la fine del tetto ai prezzi potrebbe modificare il quadro commerciale, rendendo ancora più importante monitorare l’andamento delle quotazioni e i listini delle singole compagnie. Gli effetti concreti dipenderanno dalle condizioni del mercato e dalle decisioni degli operatori.

Per cittadini e imprese, il nodo resta quello della prevedibilità dei costi. Dopo mesi di interventi temporanei e variazioni della fiscalità, la sfida è individuare strumenti capaci di attenuare gli effetti degli shock energetici senza affidare la tutela del potere d’acquisto esclusivamente a misure di breve durata.

Aggiornato il 20 ottobre 2026 alle ore 14:14


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