Servizi sociosanitari: cosa può cambiare dal 2027 con le regole sull’accreditamento


La sospensione delle nuove disposizioni in materia di accreditamento e accordi contrattuali scade il 31 dicembre 2026: Anffas chiede più tempo e una revisione delle regole, per tutelare la continuità dei sostegni alle persone con disabilità e agli anziani non autosufficienti

Come saranno selezionati e finanziati i servizi sociosanitari erogati per conto del Servizio sanitario nazionale? E quali garanzie ci saranno per le persone con disabilità e gli anziani non autosufficienti che hanno bisogno di sostegni continuativi? Sono le questioni sollevate da Anffas, l’Associazione nazionale di famiglie e persone con disabilità intellettive e disturbi del neurosviluppo, in vista della scadenza del 31 dicembre 2026, quando terminerà la sospensione di alcune disposizioni sull’accreditamento istituzionale e sugli accordi contrattuali con le strutture sanitarie e sociosanitarie.

In sintesi, le regole per scegliere e finanziare le strutture private che lavorano per il servizio pubblico sono in fase di revisione, e Anffas teme che il nuovo sistema possa penalizzare la qualità e la continuità dei servizi destinati alle persone con disabilità. L’associazione chiede quindi una proroga e una revisione sostanziale delle regole, affinché la selezione degli enti erogatori non si basi prevalentemente sul prezzo, ma tuteli la qualità dei servizi, la continuità assistenziale e le relazioni costruite nel tempo con le persone.

Legge sulla concorrenza e accreditamento: che cosa prevede il quadro normativo

Per comprendere la richiesta di Anffas è necessario ricostruire i passaggi normativi che hanno portato alla scadenza del 2026.

La legge 5 agosto 2022, n. 118, cioè la legge annuale per il mercato e la concorrenza 2021, ha modificato la disciplina dell’accreditamento istituzionale e della stipula degli accordi contrattuali per le strutture private che erogano prestazioni per conto del Servizio sanitario nazionale. L’obiettivo era rafforzare la trasparenza delle procedure e introdurre criteri di valutazione legati, tra gli altri aspetti, alla qualità, alla sicurezza e all’appropriatezza delle prestazioni.

Il sistema dell’accreditamento, infatti, non coincide con una semplice autorizzazione ad aprire una struttura, ma è uno dei passaggi attraverso i quali una struttura sanitaria o sociosanitaria può essere riconosciuta idonea a operare per conto del servizio pubblico. L’accreditamento, da solo, non garantisce però che tutte le prestazioni erogate siano finanziate dal Servizio sanitario nazionale: per questo sono rilevanti anche gli accordi contrattuali, che regolano i rapporti con il sistema pubblico.

Nel dicembre 2024, la legge 16 dicembre 2024, n. 193, all’articolo 36, ha sospeso l’efficacia di alcune disposizioni introdotte nel 2022 e del decreto ministeriale 19 dicembre 2022 in materia di valutazione delle strutture, proprio per consentire una revisione complessiva della disciplina. La sospensione è collegata ai lavori del Tavolo nazionale sull’accreditamento e al successivo confronto in Conferenza Stato-Regioni, con un limite temporale fissato al 31 dicembre 2026.

Il termine, dunque, non riguarda genericamente tutte le norme sulla concorrenza né significa che dal 1° gennaio 2027 tutti i servizi sociosanitari dovranno automaticamente essere assegnati al massimo ribasso, ma riguarda specifiche disposizioni sull’accreditamento e sugli accordi contrattuali, la cui disciplina è in corso di revisione. È proprio sulle modalità con cui si arriverà al nuovo assetto che si concentra l’allarme di Anffas.

Perché Anffas teme gli effetti delle procedure competitive

Nel documento di approfondimento La concorrenza nei servizi sociosanitari: una scadenza alle porte e tanti nodi ancora da sciogliere, realizzato da Salvatore Semeraro, componente del Comitato tecnico di Anffas Nazionale, l’associazione esamina le possibili conseguenze delle regole in discussione.

L’allarme lanciato è che i servizi sociosanitari non possano essere trattati come semplici prestazioni da acquistare periodicamente mettendo in competizione i soggetti che le erogano. Questo vale soprattutto quando sono necessari sostegni complessi e continuativi, nei quali l’efficacia degli interventi dipende anche dalla conoscenza della persona, dalla fiducia e dalla continuità delle relazioni.

Secondo Anffas, una competizione incentrata prevalentemente sul prezzo potrebbe produrre effetti negativi su più livelli. La riduzione dei costi potrebbe incidere sulle condizioni di lavoro degli operatori e, di conseguenza, sulla stabilità delle équipe e sulla qualità dei sostegni. Inoltre, secondo l’associazione, gli oneri potrebbero ricadere sulle famiglie o sui Comuni, chiamati a intervenire per coprire le risorse necessarie a mantenere i servizi.

Il punto sollevato dall’associazione è che il criterio economico non dovrebbe prevalere sulla valutazione della qualità degli interventi e dei bisogni delle persone.

Che cosa chiede Anffas: non basta spostare la scadenza

La richiesta dell’associazione si articola su due livelli. Il primo è una proroga del termine del 31 dicembre 2026, per evitare che il passaggio al nuovo quadro normativo avvenga senza che siano stati sciolti i nodi ancora aperti.

Il secondo, considerato da Anffas decisivo, è una revisione sostanziale del sistema. Secondo l’associazione, un’eventuale proroga, da sola, non risolverebbe infatti le questioni relative ai criteri di selezione degli erogatori, alla qualità dei servizi e alla tutela della continuità assistenziale.

Nella revisione, secondo l’associazione, dovrebbero trovare spazio:

  • la programmazione dei fabbisogni nei territori, in modo che l’organizzazione dei servizi risponda alle necessità effettive delle persone;
  • la verifica nel tempo dei requisiti e della qualità degli interventi, e non soltanto una valutazione iniziale;
  • il riconoscimento del ruolo degli enti del Terzo settore nella realizzazione di attività di interesse generale;
  • la sussidiarietà e l’amministrazione condivisa, come strumenti di collaborazione tra istituzioni pubbliche ed enti sociali;
  • la salvaguardia della continuità dei sostegni, soprattutto nei percorsi che richiedono interventi complessi e relazioni consolidate.

Che cosa potrebbe cambiare dal 2027

La scadenza del 31 dicembre 2026 rende urgente definire quale disciplina si applicherà successivamente: gli sviluppi dipenderanno dalle decisioni del legislatore e dall’esito del confronto istituzionale sul sistema nazionale di accreditamento.

Sulla base delle questioni sollevate da Anffas, gli scenari da seguire sono principalmente tre:

1. Una proroga della sospensione. Il legislatore potrebbe concedere più tempo per completare la revisione. Sarebbe la soluzione richiesta dall’associazione, ma dovrebbe essere accompagnata da un percorso chiaro e da tempi definiti: rinviare la scadenza senza risolvere le questioni di fondo lascerebbe aperta l’incertezza per gli enti erogatori e per le amministrazioni.

2. Una revisione delle regole prima della scadenza. Il confronto istituzionale potrebbe portare a un nuovo assetto che disciplini in modo più preciso l’accreditamento e la stipula degli accordi contrattuali. Per Anffas, il passaggio fondamentale sarebbe conciliare la trasparenza e la concorrenza con la continuità assistenziale, differenziando le procedure in funzione delle situazioni e dei bisogni delle persone.

3. L’applicazione del quadro risultante dalle norme in vigore alla scadenza. Se non intervenissero ulteriori modifiche o proroghe, la sospensione cesserebbe al termine previsto. Le conseguenze concrete dipenderebbero dalle disposizioni applicabili, dagli atti attuativi e dalle scelte delle Regioni.

Le possibili conseguenze per le persone con disabilità e le famiglie

Per chi usufruisce di servizi sociosanitari, il tema non riguarda soltanto le modalità amministrative con cui vengono scelti gli enti gestori, ma anche le condizioni nelle quali saranno garantiti i sostegni, la stabilità degli interventi e la possibilità di costruire percorsi personalizzati.

Anffas richiama la necessità di rendere il sistema coerente con le riforme in materia di disabilità e non autosufficienza, nelle quali la direzione indicata è quella di un progressivo superamento dei modelli rigidamente standardizzati, a favore di sostegni orientati ai diritti, all’autonomia, alla partecipazione e alla qualità di vita. In questa prospettiva, la continuità assistenziale non significa soltanto mantenere attivo un servizio, ma anche evitare che cambiamenti organizzativi compromettano relazioni e interventi importanti per la persona. L’associazione sottolinea quindi la necessità di considerare l’umanizzazione delle relazioni di cura e la personalizzazione dei sostegni tra gli elementi da tutelare nella definizione delle regole.

Per le famiglie, resta da capire quali criteri saranno adottati e come verranno garantite la qualità e la stabilità dei servizi nei diversi territori. La situazione concreta dipenderà anche dalle decisioni delle amministrazioni competenti e dalle modalità con cui sarà attuato il quadro nazionale.

L’appello al legislatore e alle Regioni

Il presidente nazionale di Anffas, Roberto Speziale, riassume la posizione dell’associazione chiedendo che la qualità dei sostegni e la qualità di vita delle persone guidino le scelte normative. «Serve una proroga, ma soprattutto una revisione che riconosca il ruolo del Terzo Settore e metta realmente al centro le persone; i diritti non possono dipendere da gare al massimo ribasso», dichiara.

Anffas rivolge il proprio appello al legislatore, al Tavolo nazionale sull’accreditamento, alla Conferenza Stato-Regioni-Autonomie locali e alle Regioni, chiedendo un intervento tempestivo.

Il confronto dei prossimi mesi sarà quindi importante per capire come verranno bilanciati gli obiettivi di concorrenza e trasparenza con le esigenze di continuità, qualità e personalizzazione dei servizi. La richiesta di Anffas è che la revisione non si limiti a definire procedure per selezionare gli erogatori, ma chiarisca anche quale modello di sostegno le istituzioni intendono garantire alle persone con disabilità, agli anziani non autosufficienti e alle loro famiglie.

Per approfondire:

L’approfondimento completo di Anffas (PDF)

Redazione


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