In Veneto un pendolare che decide di portare la propria bicicletta sul treno per venti giorni al mese può arrivare a spendere 70 euro soltanto per il trasporto del mezzo. Una cifra che si aggiunge al normale costo dell’abbonamento ferroviario e che, nell’arco di undici mesi, raggiunge i 770 euro. In Lombardia, invece, lo stesso pendolare non pagherebbe nulla, perché sui treni regionali Trenord, entro i confini tariffari lombardi, il trasporto delle biciclette è gratuito. In Alto Adige, al contrario, il biglietto ordinario giornaliero costa 7,50 euro, che diventerebbero 150 euro per venti giornate di utilizzo. Sono simulazioni basate sulle tariffe ordinarie, senza considerare eventuali riduzioni o abbonamenti, ma mostrano come uno stesso comportamento possa avere costi profondamente diversi a seconda del territorio.
Portare la bicicletta sul treno rappresenta una delle possibilità offerte dalla cosiddetta mobilità intermodale, cioè la combinazione di più mezzi per compiere uno stesso spostamento e per evitare, una volta tanto, l’auto. Per chi non abita vicino a una stazione, oppure lavora in un luogo difficilmente raggiungibile a piedi una volta sceso dal treno, poter utilizzare la bicicletta sia prima sia dopo il viaggio ferroviario può rappresentare un’alternativa all’automobile privata. È una possibilità che riguarda il pendolarismo, ma anche il cicloturismo, soprattutto nei territori attraversati da itinerari ciclabili collegati alla rete ferroviaria.
Il problema è che, se dal punto di vista ambientale unire bici e treno è una delle scelte più sensate, per il portafoglio personale a volte rischia di essere un salasso non da poco. Intanto non esiste una tariffa nazionale unica per il trasporto delle biciclette sui treni regionali. Ci sono infatti regioni in cui il servizio è gratuito, altre che applicano un supplemento giornaliero, altre ancora in cui si paga per ogni singola corsa. A queste differenze si aggiungono gli abbonamenti mensili o annuali, le agevolazioni per determinate categorie di viaggiatori e limitazioni che possono cambiare a seconda del servizio ferroviario utilizzato.
Per ricostruire un quadro completo, ed analizzare le varie differenze territoriali, abbiamo analizzato i tariffari e le condizioni di trasporto dei principali operatori ferroviari regionali italiani. Abbiamo considerando 21 territori cioè le 19 regioni, e le province autonome di Trento e Bolzano. Il confronto riguarda le biciclette tradizionali montate, quelle cioè che vengono portate a bordo senza essere smontate o richiuse in una sacca. Per le biciclette pieghevoli opportunamente chiuse, infatti, nella maggior parte dei casi è previsto il trasporto gratuito come bagaglio.
Quanto costa trasportare la bici sui treni regionali
Partiamo dalle regioni in cui il trasporto delle biciclette è gratuito. In base ai tariffari analizzati, sui principali servizi ferroviari regionali di Lombardia, Liguria, Abruzzo, Marche, Puglia e Sicilia non è previsto un supplemento economico per portare a bordo una bicicletta tradizionale. Attenzione però, perché questo non significa poter salire indistintamente su qualsiasi convoglio. La gratuità riguarda solo i treni abilitati al trasporto bici e, in alcuni casi, è limitata a determinati confini territoriali o richiede il rilascio di un titolo di viaggio gratuito.
In Abruzzo e nelle Marche, per esempio, Trenitalia prevede che il viaggiatore si presenti al personale di bordo prima della salita per ottenere il supplemento gratuito. In Sicilia è possibile procurarsi il titolo anche attraverso le biglietterie, le emettitrici automatiche o i canali digitali. In Lombardia la gratuità riguarda i servizi Trenord compresi entro i confini tariffari regionali, mentre per i collegamenti sovraregionali o transfrontalieri possono essere previsti supplementi.
Spostandosi nelle altre regioni, la situazione cambia. In Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e in diversi altri territori la tariffa ordinaria prevede un supplemento da 3,50 euro, utilizzabile per viaggi illimitati fino alle 23:59 del giorno indicato sul biglietto, sui servizi in cui il trasporto bici è ammesso. Dove previsto, è possibile acquistare in alternativa un biglietto di seconda classe valido per la stessa tratta del passeggero, una soluzione che potrebbe essere addirittura economicamente più conveniente se gli spostamenti sono brevi.
In Campania, invece, nei giorni feriali il trasporto della bicicletta costa 2 euro per singola corsa. Questo significa che un pendolare che effettua ogni giorno un viaggio di andata e ritorno deve considerare una spesa aggiuntiva di 4 euro, che nell’arco di venti giornate lavorative diventano 80 euro. Il sabato e nei giorni festivi, però, la bicicletta viaggia gratuitamente sui regionali abilitati. Una scelta tariffaria che di fatto distingue chi utilizza il servizio durante la settimana, magari per raggiungere il posto di lavoro, da chi viaggia nei fine settimana.
Anche in Trentino si applica un supplemento da 2 euro per corsa, mentre in Alto Adige il biglietto giornaliero ordinario costa 7,50 euro. Quest’ultimo prezzo si riduce a 3,50 euro per i titolari dei pass provinciali che danno diritto alla tariffa agevolata. La differenza non è trascurabile, soprattutto quando il trasporto della bicicletta diventa una necessità quotidiana.
Il confronto, però, non è sempre semplice. In Toscana, per esempio, il trasporto della bicicletta montata prevede l’acquisto di un biglietto di seconda classe, e quindi il costo dipende dalla tratta percorsa. In altri territori possono esserci condizioni differenti tra imprese ferroviarie che operano nella stessa regione. In Basilicata, per esempio, il servizio regionale Trenitalia prevede il supplemento ordinario da 3,50 euro, mentre Ferrovie Appulo Lucane consente di trasportare gratuitamente le biciclette a pedalata muscolare sui propri treni Stadler attrezzati, che possono ospitare da tre a sei biciclette a seconda della composizione.
Questo significa che, per comprendere davvero quanto costa utilizzare insieme bicicletta e treno, non basta guardare la regione in cui si vive. Bisogna considerare anche l’impresa ferroviaria, il tipo di treno, la tratta e la frequenza degli spostamenti.
Le agevolazioni per chi utilizza la bici ogni giorno
Se le tariffe ordinarie mostrano già differenze importanti, il quadro diventa ancora più interessante quando si analizzano gli abbonamenti e le agevolazioni previsti per chi porta regolarmente la bicicletta sul treno.
In Friuli-Venezia Giulia, per esempio, chi possiede un abbonamento ferroviario regionale può acquistare un abbonamento mensile per la bicicletta al costo di 20 euro. Quindi, rispetto al supplemento ordinario giornaliero di 3,50 euro, questa formula diventa conveniente già a partire dal sesto giorno di utilizzo nel mese. Inoltre, sui collegamenti compresi tra Maniago e Sacile è previsto il trasporto gratuito della bicicletta.
In Emilia-Romagna esiste invece un abbonamento annuale bici da 60 euro, riservato ai residenti e utilizzabile, alle condizioni previste, sui servizi regionali Trenitalia Tper. Per comprendere la differenza basta confrontare i due importi: acquistando diciotto supplementi giornalieri da 3,50 euro si spenderebbero 63 euro, quindi più del costo dell’abbonamento annuale. Quindi insomma, se uno viaggia più di 18 volte in un anno con la bici al seguito, conviene farsi l’abbonamento.
In Toscana invece sono previste diverse possibilità, tra cui un abbonamento mensile da 39,60 euro, uno annuale da 50 euro e uno annuale da 20 euro riservato ai fine settimana. Nel Lazio l’abbonamento annuale per il trasporto della bicicletta costa 120 euro, ridotti a 60 per chi ha un voucher regionale.
Ci sono poi casi in cui la gratuità non riguarda indistintamente tutti i viaggiatori, ma determinate categorie. In Trentino, per esempio, i titolari di alcuni abbonamenti provinciali per lavoratori, studenti universitari e pensionati possono portare gratuitamente la bicicletta sui treni regionali abilitati, per gli spostamenti ammessi all’interno della provincia e nei giorni non festivi.
In tutta Italia quindi ci sono agevolazioni molto diverse tra loro. Un biglietto ordinario relativamente costoso può essere compensato da un abbonamento economico, mentre una tariffa giornaliera apparentemente contenuta può incidere molto sulle spese di chi utilizza il servizio quasi tutti i giorni.
Per questo abbiamo costruito un simulatore che permette di selezionare il territorio e indicare per quanti giorni al mese si intende portare la bicicletta sul treno. Il sistema restituisce una stima della spesa mensile e annuale, distinguendo i supplementi per singola corsa da quelli giornalieri e mostrando, quando sono disponibili e applicabili, le principali formule agevolate.
Il costo è soltanto una parte del problema
Le differenze economiche, però, rappresentano soltanto uno degli aspetti da considerare. L’altro riguarda la possibilità effettiva di salire a bordo con la propria bicicletta.
Non tutti i treni regionali sono infatti abilitati al trasporto delle biciclette montate e, anche quando il servizio è previsto, il numero di posti disponibili è piuttosto limitato. Trenitalia specifica che il trasporto è consentito solo sui convogli contrassegnati dall’apposito adesivo e, chiaramente, nei limiti della capienza disponibile che però finché non si arriva a bordo non la si conosce. Lo stesso vale per Trenord, che precisa come il personale possa impedire l’accesso alle biciclette in caso di affollamento o per ragioni di sicurezza.
Paradossalmente quindi, e sarà sicuramente capitato a molti, un pendolare può avere acquistato il supplemento necessario, oppure possedere un abbonamento che consente il trasporto della bicicletta, senza però per questo avere la certezza di trovare un posto disponibile sul convoglio che deve prendere.
La questione è stata affrontata anche a livello europeo. Il regolamento UE 2021/782, relativo ai diritti e agli obblighi dei passeggeri ferroviari, dedica infatti un intero articolo, il sesto, al trasporto delle biciclette. La norma riconosce il diritto dei passeggeri di portarle a bordo, eventualmente dietro pagamento di un corrispettivo ragionevole, pur consentendo alle imprese ferroviarie di introdurre limitazioni per ragioni operative o di sicurezza.
Dal giugno 2025 sono inoltre applicabili le disposizioni relative agli spazi per le biciclette nei treni di nuova acquisizione o sottoposti a interventi di ammodernamento significativo. Il regolamento prevede che venga stabilito un numero adeguato di posti, tenendo conto della tipologia del servizio e della domanda. In assenza di specifici piani che individuino tale numero, il riferimento minimo è di quattro posti per composizione. Non è quindi un obbligo che si applica automaticamente a tutti i convogli già in circolazione, ma rappresenta un criterio che deve essere considerato nel rinnovo del materiale ferroviario.
Rimane però la domanda: quanti treni regionali sono effettivamente attrezzati per trasportare biciclette? Quanti posti sono disponibili sulle linee utilizzate maggiormente dai pendolari? E soprattutto, esistono differenze tra i servizi pensati per il cicloturismo e quelli che vengono utilizzati ogni giorno per raggiungere scuole, università e luoghi di lavoro?
Il tema, quindi, non è solo quanto costa un biglietto ma in che treni posso usarlo e, soprattutto, se ci sono spazi liberi. Se l’obiettivo delle politiche di mobilità è ridurre la dipendenza dall’automobile privata, la possibilità di utilizzare la bicicletta insieme al treno dovrebbe rappresentare un servizio accessibile, conveniente e affidabile. Sicuramente renderlo gratuito può essere un incentivo importante, ma non è sufficiente se poi i treni attrezzati sono pochi.
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