Ombre Festival, il delitto di Garlasco al centro del dibattito: esperti a confronto sulla scena del crimine e sulle nuove indagini
Serata di riflessioni del giornalista autore di ‘Nel sangue di Garlasco’: analisi scientifica, errori investigativi, nuove piste e il caso Stasi-Sempio
11/07/2026 – 12:30
di Francesco Maria Ricci
VITERBO – Una delle pagine più controverse della cronaca giudiziaria italiana è stata protagonista della sesta serata di Ombre Festival, che nel suggestivo Cortile di Palazzo dei Priori ha dedicato un incontro all”Esame della scena del crimine – Nel sangue di Garlasco’, richiamando un pubblico numeroso e attento.
Moderata dalla giornalista Elena Angiani, la serata ha visto alternarsi sul palco Alessandra Stefanoni, responsabile del Laboratorio di Criminologia, Criminalistica e Scienze delle Investigazioni (Unitus), il criminologo investigativo ed ex dirigente della Polizia di Stato e della DIA Vincenzo Cianchella e il giornalista d’inchiesta Gianluca Zanella, autore del libro Nel sangue di Garlasco.
L’evento, organizzato con la collaborazione del Laboratorio dell’Università della Tuscia e della Croce Rossa Italiana – Comitato di Viterbo, è stato arricchito dall’allestimento sul palco di una ricostruzione di una scena del crimine con manichini e materiale tecnico, pensata per mostrare al pubblico il lavoro degli investigatori durante i rilievi.
La scena del crimine spiegata dagli esperti
Ad aprire la serata è stata Elena Angiani, che ha ringraziato volontari e organizzatori, sottolineando come Ombre Festival sia diventato negli anni un appuntamento culturale di rilievo nazionale.
«Siete tantissimi e questo dimostra quanto questo tema continui a interessare. Non siamo qui per riscrivere una sentenza, ma per comprendere come nasce e si sviluppa un’indagine complessa», ha spiegato la moderatrice introducendo il caso dell’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 a Garlasco.
Successivamente Alessandra Stefanoni ha illustrato il lavoro svolto dal Laboratorio di Criminologia dell’Università della Tuscia, nato nel 2021 dopo l’esperienza del curriculum universitario ‘Investigazione e Sicurezza’. La docente ha descritto il percorso formativo che integra teoria e pratica attraverso esercitazioni, simulazioni e attività dedicate alla genetica forense, alla balistica, alla medicina legale e alla criminalistica.
Particolare attenzione è stata dedicata alla scena del crimine permanente realizzata all’interno del complesso universitario di Santa Maria in Gradi e riprodotta simbolicamente durante la manifestazione.
A seguire è intervenuto Vincenzo Cianchella, già dirigente della Polizia di Stato e della Direzione Investigativa Antimafia, che ha illustrato le procedure operative adottate nelle prime fasi di un’indagine per omicidio.
Il criminologo ha spiegato l’importanza della corretta conservazione della scena del delitto, dell’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e del rigoroso repertamento delle prove, soffermandosi anche sul principio di Locard, secondo cui ogni autore di un reato lascia inevitabilmente tracce sul luogo del delitto e porta con sé elementi provenienti dalla scena del crimine.
Ampio spazio è stato riservato anche all’evoluzione delle tecniche investigative moderne, dal DNA alle impronte digitali, fino al funzionamento delle banche dati genetiche nazionali.
Zanella: ‘Mi sono convinto che Stasi non dovesse essere condannato con quella sentenza’
La seconda parte della serata è stata dedicata al caso Garlasco con l’intervento di Gianluca Zanella.
Il giornalista ha raccontato come il proprio interesse per il delitto sia nato soltanto molti anni dopo i fatti, nel 2017, quando venne a conoscenza dell’esistenza di un altro indagato, Andrea Sempio.
«Fino ad allora avevo seguito il caso come tutti. Poi ho iniziato a leggere gli atti, le sentenze e il materiale delle indagini. È stato studiando il processo d’appello bis del 2014 e la Cassazione del 2015 che ho maturato la convinzione che Alberto Stasi non avrebbe dovuto essere condannato sulla base di quella sentenza», ha spiegato.
Secondo Zanella, il punto di svolta dell’intero iter giudiziario sarebbe rappresentato proprio dal processo d’appello bis, durante il quale alcuni elementi indiziari sarebbero stati rivalutati senza che emergessero nuove prove materiali.
Tra gli aspetti sui quali il giornalista ha espresso le proprie perplessità figurano la teoria dello scambio dei pedali della bicicletta, la vicenda dei presunti graffi sulle braccia di Alberto Stasi, l’assenza dell’arma del delitto e la mancanza di un movente chiaramente dimostrato.
Le piste alternative e il ‘Mister X’
Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema delle cosiddette piste alternative.
Zanella ha spiegato di non ritenere credibile un collegamento tra l’omicidio e presunte sette sataniche o riti esoterici, pur riconoscendo che negli anni siano emerse testimonianze riferite a gruppi di giovani affascinati da quel mondo.
Diverso, invece, il ragionamento sviluppato nel suo libro riguardo a una possibile pista informatica.
Il giornalista ha illustrato una propria ricostruzione, precisando più volte che si tratta esclusivamente di un’ipotesi personale basata sull’analisi degli atti processuali.
Secondo questa interpretazione, Chiara Poggi potrebbe essere venuta a conoscenza di informazioni delicate e qualcuno avrebbe avuto accesso ai suoi dispositivi informatici, utilizzando materiale privato come possibile strumento di pressione.
Al centro dell’ipotesi figurano alcune email scambiate con una collega di lavoro, file presenti su una chiavetta USB, fotografie archiviate sul computer e i tentativi della giovane di contattare l’amica nei giorni precedenti l’omicidio.
«È una ricostruzione basata su elementi concreti ma resta una mia ipotesi. Se avessi la verità non saremmo qui a discuterne», ha ribadito Zanella.
Il caso Andrea Sempio e le nuove indagini
L’ultima parte del confronto si è concentrata sulla riapertura delle indagini da parte della Procura di Pavia e sulla posizione di Andrea Sempio.
Alla domanda della moderatrice se Alberto Stasi possa essere considerato una seconda vittima della vicenda giudiziaria, Zanella ha risposto che il progressivo emergere di nuovi elementi sta portando a rivalutare aspetti ritenuti per anni definitivi.
Il giornalista ha ricordato di essersi interessato alla figura di Sempio già molto tempo prima della recente riapertura dell’inchiesta, spiegando di aver sempre nutrito dubbi su alcuni elementi, tra cui le telefonate effettuate nei giorni del delitto, il cosiddetto alibi dello scontrino e gli accertamenti genetici svolti nel 2017.
Secondo Zanella, se gli approfondimenti fossero stati completati allora, oggi si sarebbe potuto evitare di riaprire il caso.
Pur manifestando le proprie perplessità investigative, il giornalista ha ribadito un principio fondamentale.
«Andrea Sempio non è stato rinviato a giudizio ed è innocente fino a prova contraria. Sarà eventualmente il processo a stabilire il valore degli elementi raccolti.»
Particolare attenzione è stata dedicata alla cosiddetta impronta 33, ritenuta uno degli elementi principali della nuova inchiesta.
«Se quell’impronta dovesse perdere valore probatorio, Andrea Sempio rischierebbe di risultare nuovamente estraneo alla vicenda», ha osservato.
Una vicenda che continua a interrogare il Paese
La serata si è conclusa con le domande del pubblico e il firmacopie del volume Nel sangue di Garlasco.
L’appuntamento ha confermato come il caso dell’omicidio di Chiara Poggi continui, a quasi vent’anni dai fatti, a suscitare interesse e dibattito, intrecciando aspetti scientifici, investigativi e giudiziari. Tra l’analisi della scena del crimine illustrata dagli esperti dell’Università della Tuscia e le riflessioni di Gianluca Zanella sulle criticità dell’inchiesta e sugli sviluppi delle nuove indagini, Ombre Festival ha offerto al pubblico un’occasione di approfondimento su uno dei casi più complessi e discussi della cronaca italiana, ricordando al tempo stesso che ogni ricostruzione alternativa resta distinta dalle verità accertate nelle sedi giudiziarie e che gli sviluppi dell’indagine sono tuttora in corso.
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Ricci Francesco Maria
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